L’Agenzia di Comunicazione e Pubblicità Inside btb, con la fondamentale collaborazione delle Istituzioni Pubbliche e delle Associazioni di categoria ed il supporto di numerosi sponsor locali, organizza il giorno 9 marzo 2009 il Communication Day, l’evento ferrarese dedicato alla Comunicazione e alla Pubblicità. Giunto alla sua sesta edizione, l’evento si rinnova nei contenuti, rivolgendosi anche alla Scuola e all’Amministrazione Pubblica, e nel format di presentazione, che diventa più dinamico e d’impatto.
Internet e le nuove professioni: un trend che non si ferma
Inutile negare che siamo in piena recessione: banche in crisi che “rischiano” di essere nazionalizzate, aziende che chiudono o al limite licenziano, cassa integrati, precari senza occupazione e panico generale ad ogni livello.
Il quadro che si prospetta per i prossimi tempi non è sicuramente rassicurante ma di certo ci sono alcune particolarità molto “luminose” all’interno di questa realtà in recessione.
La prima è che da questa crisi il mercato uscirà probabilmente moralizzato e la seconda è che Internet, la Rete continuano a crescere e a produrre specializzazione, posti di lavoro ed occupazione di qualità.
Il community manager, l’infobroker, l’infosecurity manager o il web trainer sono tutte professioni che fino a qualche anno fa non esistevano, mentre invece oggi sono richiestissime e rischiamo di trovarci in una situazione in cui la domanda sia maggiore dell’offerta.
La mente collettiva dei Borg come esempio di Cloud Computing
Ci sono cose in natura che anche usando i più grandi e potenti super computer di questo pianeta, non possono essere simulate, calcolate o misurate.
Ci sono cose in natura che sono di una tale complessità che pur usando la spaventosa capacità di calcolo dei computer più veloci del mondo, non possono essere capite e sondate.
Calcoli quantici, simulazioni di esplosioni nucleari, biologia molecolare, matematica,climatologia e astrofisica sono cose ad oggi insondabili in profondità per un motivo banale: non abbiamo abbastanza potenza di calcolo.
E allora come fare?
Un sistema interessante, poco costoso e tremendamente performante potrebbe essere quello di imbrigliare tutta la potenza inutilizzata dei PC di tutto il pianeta nei momenti in cui non vengono utilizzati, per esempio quando parte lo screen saver.
Si perchè sappiamo tutti che i nostri computer non sono utilizzati al 100% in maniera costante, e mentre non sono da noi utilizzati, sprecano le loro potenzialità facendo girare inutili salva schermo.
A questo devono aver pensato all’Università di Berkeley quando hanno pensato di far partire il progetto BOINC (Berkeley Open Infrastructure for Network Computing) diretto da David Anderson.
Una intuizione semplicissima e straordinariamente brillante: scrivere un piccolo software da installare su tutti i computer del mondo che non faccia altro che fare calcoli su dati prestabiliti nei tempi di inattività.
Lo schema di funzionamento è semplicissimo: l’utente installa il client (il piccolo programmino) il quale si procura i dati da calcolare attraverso Internet e li processa nei tempi morti. I suddetti dati vengono pacchettizzati ed inviati ai computer degli utenti i quali, rispediscono i risultati al sito a calcoli terminati.
Semplice, veloce, funzionale e senza limiti di spazio ne di tempo.
Grazie ad un semplicissimo pannello si possono scegliere i progetti dei quali fare parte: calcoli climatici, così come atomici o astrofisici, il nostro computer diverrà una succursale dei più grandi laboratori di ricerca del pianeta a costo zero e senza alcun investimento da parte nostra.
La mente collettiva di tutti i computer del mondo e la capacità di calcolo espressa è immensa: chi ha seguito la serie di Star Trek e conosce i Borg, capisce perfettamente di cosa stiamo parlando: il cloud computing, la condivisione delle risorse inespresse, è il futuro dell’informatica.
Cosa nasconde Internet? Alla scoperta della Rete nascosta
Esiste un Internet nascosta, una Rete invisibile ai motori di ricerca e di conseguenza oscurata anche agli occhi degli umani che ricercano la conoscenza in rete.
Google, e come lui tutti i motori di ricerca, non ci dicono tutta la verità sul Web, o meglio non sono in grado di farci vedere tutto quello che si cela nelle immense pieghe della Rete.
Come è noto a tutti infatti Google, come tutti i motori di ricerca, cercano e trovano i contenuti sui computer di tutto il mondo utilizzando degli “spider”, dei file che vengono lanciati nel Web dai motori stessi e che si spostano tra i link da un sito all’altro.
Va da se che se esistono dei contenuti che non sono linkati da nessuno come pagine ad accesso ristretto, repository audiovideo o database strutturati, la visibilità di questi dati è nulla così come la conoscenza che le masse possono avere dei suddetti dati.
Questa Internet occultata è chiamata dagli esperti “Web invisibile” o “Deep Web” e sembra essere diventata la nuova frontiera della ricerca online visto che i contenuti che vengono trovati oggi dai motori di ricerca sembrano essere la punta dell’iceberg rispetto a quelli che sono in realtà presenti in rete.
Ma come fare per scovare dei dati che fino ad oggi sono rimasti stealth?
“Per raggiungere tale obiettivo, i motori di nuova generazione dovrebbero acquisire la capacità di comprendere i termini di ricerca degli utenti e svolgere per conto di questi ultimi delle query all’interno dei database. Se per esempio un navigatore digita la parola “Genova”, il motore di ricerca dovrebbe mostrarsi in grado di riconoscere tutti i database che (plausibilmente) contengono informazioni sulla città (ad esempio guide di viaggio, o atlanti storici) nonché sapere come formulare delle query automatiche al loro interno.
E se dal punto di vista concettuale il problema appare relativamente lineare, in termini pratici le cose sono molto complesse”
Il nuovo supercomputer tedesco farà un petaFlops di operazioni la secondo
Immaginate per un attimo una macchina, un computer: pensatelo di ultima generazione, con un processore Intel Quad core, con una hard disk da qualche centinaio di giga e un paio di giga di RAM.
Ok adesso che avete in testa questo computer moltiplicatelo per migliaia e migliaia di volte: il risultato di quello che avete pensato è il Jaguar, un supercomputer americano in grado di superare i mille milioni di milioni (un quadrilione) di operazioni al secondo.
Una macchina in grado, per capirci, si simulare una esplosione nucleare.
Google in down. Il motore si ammutolisce e il panico serpeggia
Chi ha usato Google nella giornata di sabato 31 gennaio, facendo una ricerca di qualunque tipo, è probabilmente incorso in questo messaggio: “Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer”.
A seguito del rilascio di una patch di aggiornamento della lista di indirizzi web noti per essere portatori di software malevolo, è stato erroneamente incluso anche l’indirizzo “/”, che ha così di fatto incluso qualunque cosa fosse stata scritta dopo, comprendendo quindi tutti i siti del mondo ed identificabili come potenzialmente pericolosi. hardwaregadget.blogosfere.it
Navigare quanto è sicuro? Rapporto sulla sicurezza online
Internet cresce, si allarga, si espande: aumentano le persone che frequentano la Rete, i social network i blog ed i forum così come aumentano quelli che si scambiano beni e servizi attraverso il Web all’aumentare dei quali si amplifica anche il movimento di danaro che ne consegue.
Se fino a non tropo tempo fa il furto di una password o della propria identità su un sito erano considerate cose di poco conto, oggi non è più così visto che si è sempre più legati alle nostre identità virtuali, ai nostri alter ego digitali.
Secondo gli esperti, i criminali informatici stanno portando avanti una vera e propria strategia di attacco che sfrutta le caratteristiche del Web 2.0, punta a compromettere siti autentici e ad alto traffico, e utilizza email spam sempre più subdole e mirate.
Siti popolari come i social network o quelli per le ricerche ormai non sono più un luogo sicuro per gli utenti di internet e nell’arco del 2009 ci si aspetta un consolidamento di questa tendenza.
Il web marketing virale di Facebook fa paura
Il futuro del giornalismo è qui e si chiama “Citizen Journalism”
Che il giornalismo partecipativo, dal basso o citizen journalism sia già una realtà di fatto è ormai acclarato: una grossa parte della Rete si muove ormai in questa direzione ed è ormai chiaro che la partecipazione delle masse è quello che riesce veramente a fare la differenza tra Internet e gli altri media.
Sulla falsa riga del giornalismo partecipativo che vede in grossi network fatti dalle persone “comuni” la propria punta di diamante (vedi Blogolandia che compie un anno in questi giorni) esistono una grande quantità di iniziative che potremmo definire “citizen”: ci sono siti che permettono di prendere prestiti e di investire danaro in forma del tutto partecipativa e “popolare” come zopa.it, ci sono portali che danno spazio alle pubblicità fatte dagli utenti come zooppa.com ed esistono innumerevoli siti che offrono servizi collaborativi di ogni genere.
Ma una cosa in particolare sembra prestarsi particolarmente per far funzionare la partecipazione online: il giornalismo.
Grazie alle nuove tecnologie e soprattutto alle nuove forme di scambio file tramite piattaforme mobili, l’invio di foto, filmati o semplice testo non è più legato alla presenza di un computer o di una connessione via cavo: ormai siamo liberi di “postare” quello che vogliamo da dove vogliamo ed ovunque vogliamo.
Perché la pubblicità non ci ha salvati dalla crisi?
La settimana scorsa è circolata la notizia che un’agenzia pubblicitaria belga, dovendo procedere ad una riduzione del personale, ha indetto un concorso online attraverso il quale è possibile decidere chi verrà licenziato.
Si trattava naturalmente di un falso, di un’operazione di marketing virale che aveva lo scopo di creare un passaparola e dare visibilità all’agenzia e alla sua capacità inventiva.
Difficile valutare i ritorni di un’operazione del genere: di sicuro ha avuto il pregio di portare agli occhi di tutti, in modo paradossale, un fenomeno che proprio nei giorni precedenti il Natale ha fatto tabula rasa di creativi in diverse agenzie di pubblicità italiane.
Sicurezza in Rete: bilancio annuale e nuovi pericoli
A fine anno è tempo di bilanci per tutto quello che è stato e per poter così fare una proiezione su quello che sarà.
Importanti aziende come Cisco o Trend Micro in questi mesi stilano un rapporto sul grado di sicurezza della nostra amata Rete e quello che emerge quest’anno non è certo confortante.
Ci sono dei punti fermi, delle entità malevole come lo spam che sono praticamente nate insieme ad Internet e che probabilmente con Internet moriranno: Cisco infatti sostiene che circa 200 miliardi di mail al giorno, un totale del 90% di tutte quelle che si muovono in un giorno, sono di spam.
Un dato per nulla confortante ma forse il meno pericoloso ed aggressivo: se la posta indesiderata è certamente un invasivo problema, questo non vuol dire che sia particolarmente pericolosa come invece lo potrebbero essere virus e worm mandati via mail, fenomeno questo diventato meno frequente nel 2008.
Gli utenti infatti, più protetti da software di ogni tipo e maggiormente smaliziati, ci pensano su prima di aprire un file di dubbia provenienza.
