Archives for 2009

Web Marketing tip di fine agosto per le aziende italiane

Banalità di un mercoledì di metà agosto: ci sono migliaia di modi per promuovere un’azienda nel web, ed è forse questa la vera novità di questo mezzo rispetto ai media tradizionali. Fino a pochi anni addietro fare pubblicità significava investire un sacco di soldi per realizzare spot radiofonici o televisivi, cartelloni, manifesti, locandine, volantini. Nessuna possibilità di interazione con gli utenti finali, a parte forse la possibilità di fare aeroplanini o barchette con i volantini, unidirezionalità del messaggio ed eccessiva omologazione erano i limiti più evidenti. Tanto che per muovere un po’ le acque ci voleva gente come Oliviero Toscani, che seppe usare un linguaggio nuovo attraverso la fotografia e la provocazione.

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Dalla TV al social network: passa per la rete il nuovo marketing delle grandi aziende

Di esempi ne abbiamo già fatti molti in differenti settori, su questo blog, ma quello di The Gap, azienda americana leader nel settore dei jeans e dell’abbigliamento casual, merita un piccolo approfondimento. Erano famosi per i loro spot televisivi, quelli di The Gap, ma la loro nuova campagna “Born to Fit” passa completamente per il web e per i social network, con particolare riferimento a Facebook, Twitter e YouTube.

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Aziende e buoni propositi di fine estate: un blog per ricominciare alla grande

Ferragosto è per molti una sorta di boa, doppiata la quale ci si getta in una nuova stagione di lavoro che porta diritta all’anno nuovo. Passate le ferie ed il riposo estivo (per i fortunati che ne hanno potuto godere) è tempo di rimettersi all’opera, di progettare nuove sfide e di concepire nuovi modelli di sviluppo e di impresa, tanto più in un’epoca di crisi come questa. E’ vero, c’è poco denaro da investire, ma in tutti i momenti critici sono le idee e le capacità che debbono sopperire alle scarse finanze e fare la differenza. E le idee non costano altro che fatica e concentrazione, per questo sono la vera soluzione e la vera risorsa per le nostre aziende.

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Orvieto e Open Office Conference: quando il SEO non serve (o quasi)

Purtroppo non capita spesso, ma ci sono occasioni in cui i motori di ricerca si dimostrano davvero capaci di attribuire il giusto peso ad una pagina web, indipendentemente dal lavoro svolto dai SEO. Sembra proprio essere il caso della pagina della Open Office Conference, la Conferenza Mondiale degli Sviluppatori Open Office, che si svolgerà ad Orvieto il 3-4-5 Novembre 2009.

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Google Wave. Internet nuova ultima frontiera da conquistare

Condividere, uploddare, scaricare, inviare mail, bloggare, Twittare, aggiungere l’amicizia su Facebook, aprire un thread su FriendFeed: sono tutti termini nuovi, molti dei quali neologismi, che fino a qualche anno fa non esistevano.
Tutti hanno un minimo denominatore comune e cioè la condivisione, lo sharing delle informazioni, di qualunque tipo ed origine è oggi la cosa che muove, che fa da motore al Web, il quale è passato da statico a “liquido” (Web 2.0) e che si sta proiettando verso il 3.0 e cioè la convergenza informativa e la condivisione totale.
Oggi abbiamo decine di servizi e di piattaforme, ognuna delle quali ci permettere di fare tutto quello di cui sopra: con Facebook possiamo condividere video ed esperienze, con Flickr mostriamo al mondo le nostre foto, con Twitter i nostri pensieri brevi non hanno confini e con FriendFeed possiamo vedere addirittura lo “scorrere del tempo” in una sorta di story board cinematografica verticale.
Ok, tutto questo è bellissimo ma ci dobbiamo registrare e loggare in tutti i servizi e dobbiamo tener aperte moltissime schede del browser oltre ad imparare ad usare tutti questi servizi 2.0 (che non sono semplicissimi in verità).
A questa cosa devono aver pensato quei geniacci di Google quando hanno pensato a “Wave” il nuovo progettone che esce fuori dai cervelli che hanno ideato e creato Google Maps e che dovrebbe essere rilasciato a fine anno..
Google Wave permette di condividere in una finestra unica diverse funzioni che fino ad oggi sono state pensate per l’utilizzo diversi software o siti web, ma la vera rivoluzione non è questa quanto la riscoperta del “tempo reale”.
Si perché se è vero che tutti sappiamo cosa sia la modifica di file in contemporanea ed in tempo reale da più utenti, Wave intende dare un nuovo significato a questa voce.
Se oggi per esempio comunichiamo con Skype o MSN, vediamo che l’utente con il quale chattiamo sta appunto scrivendo, grazie ad una iconcina che si muove e simula il suo movimento della “penna”: insomma il software ci avvisa che l’utente dall’altra parte sta scrivendo ma non sappiamo cosa.
Con Google Wave sapere questo sarà possibile grazie ad un sistema che permetterà di vedere non solo il fatto che l’altra persona stia scrivendo ma anche CHE COSA stia scrivendo, con tanto di correzioni, ri-battiture e cose simili.
Ecco che cos’è la rielaborazione del termine “tempo reale”, e lo stesso sistema sarà disponibile ad esempio anche per i documenti, i fogli di calcolo, i testi e così via.
In pratica grazie a questo nuovo social network non solo avremo la possibilità di interagire con gli altri come facciamo oggi su Facebook e Twitter ma potremmo anche utilizzare tutti i servizi di Google e lo potremo fare rivoluzionando ed evolvendo il nostro modo di vedere la contemporaneità.
Sarà un po come dipingere una grande tela in una stanza e farlo tutti insieme nello stesso momento, oltre a mandarci mail, ad usare una chat, condividere foto e video e ad uploddare quello che vogliamo sui nostri blog.
Ovviamente Wave non è solo questo ma prima di tutto un accentratore di servizi. Google infatti punta ad essere, e credo che ormai sia chiaro a tutti, l‘unico gestore -monopolista- dei servizi online di ogni genere e natura.

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Social network: il 25% della aziende italiane ne ha paura. Hanno ragione?

Un’azienda italiana su quattro ha paura di Facebook, MySpace, Linkedin e Twitter; lo rivela un recente rapporto di Sophos, società leader a livello mondiale nel settore della sicurezza informatica e nella tecnologia di controllo dell’accesso alla rete. Un’azienda monitorata su tre ha infatti subito attacchi di spam, phishing e malware e presume che questo sia causato da siti di social network.

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Yahoo punta ai social network e alle applicazioni

Fonte: Reuters.

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La tua azienda su Facebook in 5 minuti

Continua la pubblicazione quindicinale delle MiniGuideWeb di Boraso.com, freschissimi shot di cultura minima del web per le PMI italiane da trangugiare durante la pausa pranzo. “La tua azienda su Facebook in 5 minuti”  è una MiniGuidaWeb per chi si domanda se sia utile per un’azienda essere presente su Facebook e magari creare anche una pagina.

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Un programmatore PHP su WordPress-mu per Studio Boraso.com

Estate, tempo di ferie, ma Studio Boraso.com non si ferma neppure col caldo e guarda dritto davanti a se. Sono tanti i progetti che bollono in pentola, molti dei quali da sviluppare sulla potente piattaforma WordPress-mu. E’ per questo che stiamo cercando un bravo programmatore PHP in grado di sviluppare su questa e su altre piattaforme CMS, da inserire in tempi brevi.

Attendiamo candidature per inserimento immediato presso la nostra sede di Occhiobello (RO).

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Chiquita, una strategia di marketing “10 e lode”

Ancora un caso di successo di cui vale la pena parlare: Chiquita Italia SpA, leader nazionale nel comparto banane (quota di mercato pari al 45%, fatturato c.a. 180 milioni di euro l’anno), ha lanciato nel 2008 la strategia di marketing web oriented  Il mio 10 e lode, una campagna fortemente social che vede nel sito dedicato www.ilmio10elode.it e nella presenza su Facebook e su MySpace le sue armi vincenti.

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Marketing grazie a Facebook

Un social network consiste in un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari.
Internet è la culla ideale per il genere di struttura della quale stiamo parlando, una struttura sociale che si basa su connessioni evanescenti, ed Internet stesso è il mezzo che ha dato la fama e la notorietà a siti come Facebook o MySpace o ancora Twitter, l’evoluzione mista tra SMS e chat.
Ci si incontra virtualmente, si scambiano foto, filmati ed esperienze, si fanno delle semplici chiacchiere, si trovano posti di lavoro e a volte… si perdono posti di lavoro.
Oramai i social network come Facebook sono diventati molto più di passatempi: sono parti integranti di noi, innesti ed appendici alla nostra stessa vita.
Ma quali potrebbero essere le fonti di introito di aziende che, di fatto, sanno tutto di noi?
Ricordate il film Minority Report, nella scena in cui Tom Cruise fugge dalla polizia e si trova a viaggiare con i mezzi pubblici? In quel pezzo di film Cruise è letteralmente inseguito dalla pubblicità.
I cartelloni pubblicitari in realtà sono monitor, grandi schermi che lo chiamano per nome e gli offrono le cose che sanno essere di suo gradimento? E come sanno queste cose? Attraverso le informazioni che noi stessi abbiamo “rilasciato” sulla rete.
E non crediamo che questa cosa sia così lontana, è solo questione di tempo e di “potenza di calcolo”.
Prendiamo Facebook ad esempio: i suoi database comparativi si incrociano e sanno che io, ad esempio, amo il salame, mi piace l’acqua “leggera”, esco in genere per andare al cinema o al ristorante leggo libri cyber punk e mi vesto in maniera casual.
Prendete questi dati, metteteli a disposizione delle agenzie pubblicitarie ed il gioco è fatto, la pubblicità sarà mirata su ognuno di noi in maniera precisa e a tratti inquietante.
Ecco il grande potere del quale stiamo dotando i gestori dei servizi Web: la possibilità di conoscerci a fondo, a fondo quanto nemmeno un caro amico forse potrebbe conoscerci.

E-business, le aziende italiane ancora non navigano

Lo dicono chiaramente i risultati del Primo osservatorio italiano sull’e-business, un’indagine condotta nell’ultimo quadrimestre del 2008 dall’Istituto di Ricerca Sinaptica per conto di eBit Marketing and Retail Innovation. Gli investimenti delle PMI italiane non decollano e la causa principale è insita nella “scarsa conoscenza, frammentata e poco approfondita, del panorama offerto dall’e-business“, nonché “dalla mancanza di interlocutori adeguati“. Per il 98% del campione esaminato (120 grandi aziende italiane) fare e-business coincide ancora e soltanto con l’avere un sito internet.

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