News: Archivo » Luglio 2009

  • Orvieto e Open Office Conference: quando il SEO non serve (o quasi)

    Purtroppo non capita spesso, ma ci sono occasioni in cui i motori di ricerca si dimostrano davvero capaci di attribuire il giusto peso ad una pagina web, indipendentemente dal lavoro svolto dai SEO. Sembra proprio essere il caso della pagina della Open Office Conference, la Conferenza Mondiale degli Sviluppatori Open Office, che si svolgerà ad Orvieto il 3-4-5 Novembre 2009.

    Google ha indicizzato molto bene questa pagina, tanto che gli utenti inglesi la trovano in prima pagina con la chiave di ricerca ”Orvieto“, come se si trattasse del famoso “Pozzo di San Patrizio” o del Duomo, il tutto in pochissimo tempo. Magia del SEO? In questo caso direi di no. Anzi, mi sembra la dimostrazione più lampante che i motori di ricerca non sono così stupidi come ci piace dipingerli.

    Perché quella pagina su Orvieto piace così tanto a Google, in un sito che di Orvieto ne parla solamente in quella occasione e che di certo non si occupa né di geografia, né di turismo né di Italia? La risposta sembrerebbe banale, ma lo è molto meno di quanto appaia. E, soprattutto, la “lezione” che ne deriva è davvero esemplare, perché in un colpo solo consente di comprendere meccanismi del web marketing che troppo spesso sfuggono agli addetti ai lavori e ai loro committenti.

    Cosa porta a questo risultato, dunque? Intanto è chiaro che gli algoritmi delle SERP di Google hanno ”pesato” nel giusto modo l’autorevolezza della pagina di Open Office. In secondo luogo, data l’importanza della conference, molte pagine web da tutto il mondo puntano alla parola “Orvieto” linkando a quella pagina e tra questi siti già ben posizionati e autorevoli rispetto alla keyword stessa, oltre che rispetto ad Open Office. Tanto basta, a dispetto di chi vede i SEO come dei maghi in grado di ribaltare il naturale ordine delle cose.

    Ma come detto all’inizio non è sempre domenica e non è quasi mai “Orvieto”, nella routine del nostro lavoro. Al contrario, la bravura di un SEO che sa cosa sta facendo è propio quella di cercare l’Orvieto che è dentro ogni sito, ovvero quei potenziali, quelle chiavi di ricerca e quegli “ecosistemi digitali” in grado di accreditare un sito, di fargli scalare posizioni sui motori e di andare oltre i limiti del proprio posizionamento naturale. Sfruttando al meglio le sue potenzialità, non facendo macumbe o con una bacchetta magica che nessuno possiede. 

    Ma la lezione che viene da questo piccolo esempio va molto oltre, e va sicuramente estesa alle nostre istituzioni e a tutti coloro che si occupano di marketing turistico, ad esempio. Non ho idea di quali siano stati i meccanismi che porteranno la Open Office Conference ad Orvieto, a novembre, ma non credo che sia costato soldi al comune o alle istituzioni in generale. E’ qualcosa che attiene piuttosto alla posizione geografica della location, al suo fascino e a chissà quali altri meccanismi, ma il fatto è che un evento di questo genere, che sicuramente non è un concerto di Madonna o chissà quale costosissima kermesse, sta dando ad Orvieto una bella visibilità internazionale ed un prestigio a costi molto bassi.

    Altro che le costosissime campagne pubblicitarie televisive o la partecipazione alle fiere e agli eventi internazionali. Il marketing turistico e territoriale è sulla rete e si fa da se, se il territorio è in grado di creare opportunità ed eventi. La rete è lo strumento più valido per il posizionamento di un brand territoriale. Il Web Marketing Territoriale è dunque oggi la migliore strategia che si possa immaginare in ambito turistico, la meno costosa e la più efficace, se svolta bene e in modo coordinato. E’ qui che entrano in gioco esperti SEO, consulenti e guru di varia natura, ma a monte deve essereci una progettualità seria e a lungo termine.

    FONTE: “Chiave di ricerca Orvieto su Google in lingua inglese: una bella sorpresa” di Fabrizio Caccavello su www.orvietonews.it.

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  • Google Wave. Internet nuova ultima frontiera da conquistare

    Condividere, uploddare, scaricare, inviare mail, bloggare, Twittare, aggiungere l’amicizia su Facebook, aprire un thread su FriendFeed: sono tutti termini nuovi, molti dei quali neologismi, che fino a qualche anno fa non esistevano.
    Tutti hanno un minimo denominatore comune e cioè la condivisione, lo sharing delle informazioni, di qualunque tipo ed origine è oggi la cosa che muove, che fa da motore al Web, il quale è passato da statico a “liquido” (Web 2.0) e che si sta proiettando verso il 3.0 e cioè la convergenza informativa e la condivisione totale.
    Oggi abbiamo decine di servizi e di piattaforme, ognuna delle quali ci permettere di fare tutto quello di cui sopra: con Facebook possiamo condividere video ed esperienze, con Flickr mostriamo al mondo le nostre foto, con Twitter i nostri pensieri brevi non hanno confini e con FriendFeed possiamo vedere addirittura lo “scorrere del tempo” in una sorta di story board cinematografica verticale.
    Ok, tutto questo è bellissimo ma ci dobbiamo registrare e loggare in tutti i servizi e dobbiamo tener aperte moltissime schede del browser oltre ad imparare ad usare tutti questi servizi 2.0 (che non sono semplicissimi in verità).
    A questa cosa devono aver pensato quei geniacci di Google quando hanno pensato a “Wave” il nuovo progettone che esce fuori dai cervelli che hanno ideato e creato Google Maps e che dovrebbe essere rilasciato a fine anno..
    Google Wave permette di condividere in una finestra unica diverse funzioni che fino ad oggi sono state pensate per l’utilizzo diversi software o siti web, ma la vera rivoluzione non è questa quanto la riscoperta del “tempo reale”.
    Si perché se è vero che tutti sappiamo cosa sia la modifica di file in contemporanea ed in tempo reale da più utenti, Wave intende dare un nuovo significato a questa voce.
    Se oggi per esempio comunichiamo con Skype o MSN, vediamo che l’utente con il quale chattiamo sta appunto scrivendo, grazie ad una iconcina che si muove e simula il suo movimento della “penna”: insomma il software ci avvisa che l’utente dall’altra parte sta scrivendo ma non sappiamo cosa.
    Con Google Wave sapere questo sarà possibile grazie ad un sistema che permetterà di vedere non solo il fatto che l’altra persona stia scrivendo ma anche CHE COSA stia scrivendo, con tanto di correzioni, ri-battiture e cose simili.
    Ecco che cos’è la rielaborazione del termine “tempo reale”, e lo stesso sistema sarà disponibile ad esempio anche per i documenti, i fogli di calcolo, i testi e così via.
    In pratica grazie a questo nuovo social network non solo avremo la possibilità di interagire con gli altri come facciamo oggi su Facebook e Twitter ma potremmo anche utilizzare tutti i servizi di Google e lo potremo fare rivoluzionando ed evolvendo il nostro modo di vedere la contemporaneità.
    Sarà un po come dipingere una grande tela in una stanza e farlo tutti insieme nello stesso momento, oltre a mandarci mail, ad usare una chat, condividere foto e video e ad uploddare quello che vogliamo sui nostri blog.
    Ovviamente Wave non è solo questo ma prima di tutto un accentratore di servizi. Google infatti punta ad essere, e credo che ormai sia chiaro a tutti, l‘unico gestore -monopolista- dei servizi online di ogni genere e natura.

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  • Social network: il 25% della aziende italiane ne ha paura. Hanno ragione?

    Un’azienda italiana su quattro ha paura di Facebook, MySpace, Linkedin e Twitter; lo rivela un recente rapporto di Sophos, società leader a livello mondiale nel settore della sicurezza informatica e nella tecnologia di controllo dell’accesso alla rete. Un’azienda monitorata su tre ha infatti subito attacchi di spam, phishing e malware e presume che questo sia causato da siti di social network.

    Il 63% degli amministratori di sistema delle aziende prese in esame è preoccupato che i dipendenti condividano troppi dati personali attraverso i social network, mettendo a rischio la rete aziendale e i dati sensibili. Gli esperti di Sophos condividono queste preoccupazioni, sottolineando che l’uso frequente dei social network rende le aziende un obiettivo primario per i criminali informatici che puntano a rubare identità, diffondere malware o bombardare gli utenti di messaggi di spam.

    L’indagine condotta da Sophos rivela che un terzo delle aziende continua a considerare la gestione della produttività come la ragione principale per controllare l’accesso dei dipendenti ai social network, ma in questa ottica sta crescendo notevolmente anche la considerazione della minaccia rappresentata da malware e da fuga di dati, temuta da un’azienda su cinque.

    Il pericolo è reale: nel 2009 quattro dei social network più popolari - Facebook, MySpace, LinkedIn e Twitter - hanno subito un elevato numero di attacchi di spam e malware con l’obiettivo di violare i PC degli utenti o sottrarre informazioni sensibili. Gli account cui sono stati “rubati” nome utente e password -attraverso phishing o spyware- sono utilizzati per l’invio di spam o collegamenti malevoli ad amici e colleghi. Ma proibire ai dipendenti di utilizzare i social network è la strategia giusta per evitare guai?

    Secondo Walter Narisoni, Sales Engineer Manager di Sophos Italia, assolutamente no. “La completa messa al bando dei social network sui luoghi di lavoro potrebbe rivelarsi una mossa affrettata, causando più danni che benefici. Negando completamente al proprio personale l’accesso al sito di social network, le aziende corrono il rischio di indurre i propri dipendenti a escogitare un modo per aggirare il divieto, creando vulnerabilità ancora più pericolose nel sistema di sicurezza aziendale. Non dimentichiamo inoltre che i siti di social networking possono avere anche scopi aziendali benefici in alcuni casi, offrendo l’opportunità di creare contatti con clienti attuali e potenziali“.

    Le aziende debbono dunque trovare soluzioni ed arginare le minacce rappresentate dai nuovi social media e dagli strumenti di condivisione e socializzazioni offerti dal nuovo web. Debbono investire in soluzioni integrate di sicurezza e controllo, e dedicarsi alla sensibilizzazione degli utenti che “devono imparare a scegliere e gestire password sicure per impedire ai criminali informatici di assumere il controllo degli account online, che potrebbero fungere da punto di accesso alla rete aziendale”.  L’interessante articolo “Sophos segnala: due terzi delle aziende temono che i social network mettano a repentaglio la sicurezza di rete” si conclude con una check list per la sicurezza aziendale rispetto a queste minacce.

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  • Yahoo punta ai social network e alle applicazioni

    Fonte: Reuters.

    Grandi novità in vista per Yahoo!, colosso da oltre 100 milioni di visitatori unici in america a giugno e 330 milioni nel mondo a maggio (dati comScore). Il motore di ricerca più anziano del mondo si rifarà presto il trucco e indosserà ornamenti ed accessori griffati Facebook, Twitter ed eBay.

    Tapan Bhat, vicepresidente senior di Integrated Consumer Experience di Yahoo, ha annunciato oggi in una affollata conferenza stampa che questo rappresenta “un cambiamento epocale nel modo in cui pensiamo i nostri prodotti, nel modo in cui pensiamo agli utenti, e nel modo in cui pensiamo alla nostra attività“. A parte l’enfasi c’è da credergli, perché il “nuovo che avanza” nel web non è soltanto l’effetto di una bolla del momento o di una moda, ma una vera e propria rivoluzione.

    In questo contesto Yahoo! sta cercando di rafforzare la propria posizione sul web, studia nuovi modi per vendere pubblicità e cerca un’intesa con Microsoft, per trovare nuovi canali di marketing ma soprattutto per fare ricerca e proporre nuovi servizi e applicazioni. E’ forse proprio quest’ultimo il vero topic del web >2.0, infatti. Le applicazioni rappresentano forse il solo punto d’unione in grado di armonizzare una proposta web mai così ampia e spesso caotica. E l’unico modo per fare soldi.

    Il nuovo web è ricco di opportunità, ma estremamente dispersivo. I soldi arrivano dalla pubblicità contestualizzata (context advertising) e dalle sue infinite declinazioni. E applicazioni. Ma per capire in tempo utile da che parte tira il vento non basta rifare il look ad una homepage o seguire i filoni auriferi del momento, ed è per questo che sono in corso negoziati con Microsoft.

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  • La tua azienda su Facebook in 5 minuti

    Claudio Gagliardini

    di Claudio Gagliardini · pubblicato il 20 Luglio 2009
    Archiviato in Come fare per.., Social Network, Web marketing
    Tags: , , , , ,

    Continua la pubblicazione quindicinale delle MiniGuideWeb di Boraso.com, freschissimi shot di cultura minima del web per le PMI italiane da trangugiare durante la pausa pranzo. “La tua azienda su Facebook in 5 minuti” (SCARICA DA QUI) è una MiniGuidaWeb per chi si domanda se sia utile per un’azienda essere presente su Facebook e magari creare anche una pagina.

    Ha davvero senso farlo? Chi andrà a cercare la pagina della mia azienda su Facebook? OK, mi hai quasi convinto, ma quanto mi costa?” Queste le domande più diffuse tra i nostri clienti, cui la MiniGuidaWeb di mezza estate cerca di dare risposte chiare e semplici. E poi il come fare, sempre utile per chi con il web 2.0 non ha confidenza.

    Molte aziende sono già presenti su Facebook, specialmente quelle piccole e a carattere prettamente locale. Macellerie, gelaterie, artigiani, negozi. Ma anche realtà più grandi e veri colossi, come Fiat. Sul social network c’è spazio per tutti ed i risultati delle campagne di web marketing sono veloci da cogliere, ma ricordate sempre: il web è talmente facile che soltanto chi vi si applica con costanza quotidiana e con grande competenza può davvero sperare di ottenere il successo.

    LE GUIDE PUBBLICATE:
    1 – Web e aziende 2.0
    2 - Primi su Google senza trucchi
    3 - Comunicare con il Corporate Blog
    4 - Web perché, web per chi?
    5 - La tua azienda su Facebook in 5 minuti

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  • Un programmatore PHP su WordPress-mu per Studio Boraso.com

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 16 Luglio 2009
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Estate, tempo di ferie, ma Studio Boraso.com non si ferma neppure col caldo e guarda dritto davanti a se. Sono tanti i progetti che bollono in pentola, molti dei quali da sviluppare sulla potente piattaforma WordPress-mu. E’ per questo che stiamo cercando un bravo programmatore PHP in grado di sviluppare su questa e su altre piattaforme CMS, da inserire in tempi brevi.

    Attendiamo candidature per inserimento immediato presso la nostra sede di Occhiobello (RO).
    (Continua a leggere… )

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  • Chiquita, una strategia di marketing “10 e lode”

    Ancora un caso di successo di cui vale la pena parlare: Chiquita Italia SpA, leader nazionale nel comparto banane (quota di mercato pari al 45%, fatturato c.a. 180 milioni di euro l’anno), ha lanciato nel 2008 la strategia di marketing web oriented  Il mio 10 e lode, una campagna fortemente social che vede nel sito dedicato www.ilmio10elode.it e nella presenza su Facebook e su MySpace le sue armi vincenti.

    Come già annotato in “E-business, le aziende italiane ancora non navigano“, l’appartenenza ad una multinazionale (l’americana Chiquita Brands International, con sede a Cincinnati - Ohio) rende Chiquita Italia un caso d’eccellenza per la nostra nazione: 10 milioni di euro stanziati in marketing nel 2009, in forte crescita rispetto ai 6,5-7 milioni del 2008 ed una grande fiducia nei social media, nel social network e nel web. La campagna “Cos’è per te 10 e lode?” mira a conoscere gli aspetti “10 e lode” della vita dei ragazzi italiani e lo fa nel luogo più frequentato dal target prescelto: il social web.

    Il sito www.ilmio10elode.it è la migliore testimonianza di quanto l’azienda creda in questi nuovi strumenti di marketing. Un capolavoro di contextual advertising che ha nel dna la formula vincente per attrarre gli utenti e per conoscerne i gusti. Il concept del sito è per certi versi la riproduzione in scala della formula di www.ulike.net, ovvero “dimmi cosa ti piace e ti darò quel che vuoi“. Gli utenti si registrano, compilano un rapido questionario a premi e possono inserire la loro top ten in fatto di musica, film, libri e altro. Concorsi fotografici, estrazioni settimanali di premi ed un ampio spazio alla socializzazione tra gli utenti ne arricchiscono l’offerta. Davvero un bel risultato.

    Un risultato che trova in Facebook e MySpace ottimi alleati e poderosi veicoli di promozione. Come funziona la strategia social di questa campagna? Semplice. Il sito internet è il traguardo, non il punto di partenza (e soprattutto non l’uovo di Colombo in grado di materializzare contatti e business, come pensano troppi imprenditori). Il social web è l’habitat naturale dei contatti e dei clienti, acquisiti e futuri, ed è lì che Chiquita li va a cercare per portarli sul proprio sito. Come? Socializzando, entrando nelle dinamiche del target, stuzzicando interessi e appetiti (del resto le banane sono fatte per essere mangiate) e promuovendo un concetto forte, quello del 10 e lode. Non a caso lo slogan della pagina su Facebook è “diffondi la qualità in tutte le sue forme!”

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