News: Archivo » Settembre 2007

  • Pc gratis? E’ possibile

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 23 Settembre 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    E’ interessantissima l’innovazione di marketing proposta da AsiaTotal che propone un pc basato su Windows CE.. a costo zero! Questa iniziativa è resa possibile dalla vendita di spazi pubblicitari sui tasti, che portano al sito internet dell’azienda che ha sponsorizzato il tasto.

    Il computer è completo di mouse, casse e monitor lcd da 7″, e la trovata sembra davvero gustosa, sarà distribuito gratuitamente a piccole aziende e singoli utenti che vivono in nazioni disagiate.

    immagine: techticker

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  • Pc gratis? E’ possibile

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 23 Settembre 2007
    Archiviato in Marketing non convenzionale

    E’ interessantissima l’innovazione di marketing proposta da AsiaTotal che propone un pc basato su Windows CE.. a costo zero! Questa iniziativa è resa possibile dalla vendita di spazi pubblicitari sui tasti, che portano al sito internet dell’azienda che ha sponsorizzato il tasto.

    Il computer è completo di mouse, casse e monitor lcd da 7″, e la trovata sembra davvero gustosa, sarà distribuito gratuitamente a piccole aziende e singoli utenti che vivono in nazioni disagiate.

    immagine: techticker

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  • Il “caso” Bzzers

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 22 Settembre 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    E’ con estremo piacere che spunto la tag “marketing non convenzionale” per dire la mia, o almeno proporre il caso, su un figlio del web 2.0 che ha fatto e farà parlare. Ne hanno parlato downloadblog e il “mini guru” del marketing, ma c’è ugualmente spazio per qualche riflessione.

    Bzzers è un progetto assolutamente 2.0: opinioni, buzzmarketing, social networking, karma.. un modello ormai navigato che sinceramente inizia anche a suscitare alcuni dubbi. Il concetto è semplice (ma non avendo provato in prima persona siamo a valutare il progetto): alcune persone che parlano tra loro in merito a prodotti e servizi, centrando l’attenzione sui brand noti. Dai i voti alle aziende quindi, ma se sei un’azienda non andartene e “scopri un nuovo modo di far conoscere il tuo brand”. Voto 10 al first moving italiano di questo concetto ma alcuni dubbi rimangono:

    - spontaneità : sul web tutto è diverso (ad esempio le adwords permettono sostanzialmente di comprare come parola chiave il nome del concorrente, pensate se succedesse su un giornale) ma trovo rischioso il doppio ruolo di beta tester e giudice imparziale per la stessa persona. Personalmente se mi regalano un prodotto (a caval donato..) difficilmente ne dirò peste e corna tanto quanto avrei fatto comprandolo (e rimandendone insoddisfatto). In questo caso comunque si torna alle recensioni e ai numerosi blogger (e ancor prima di siti come telefonino.net) che da tempo provano gadget e prodotti più o meno geek a beneficio della comunità .

    - novità : se per l’italia siamo forse ancora nella dimensione della novità grazie al volto 2.0 dell’iniziativa, di certo ciò può essere detto a livello globale. Epinions funziona benissimo da tempo, e in Italia progetti di valutazione dal basso sono da tempo in piedi nei siti di viaggi (non scelgo più l’albergo senza le stelline di chi mi ha preceduto) e nei comparatori di prezzi. La vera novità sta forse nel fatto di essere centrato sul prodotto ed in particolare sul buzz.

    L’impressione è quella di chi mi ha preceduto, dubbio e curiosità , in particolare sulla più generale deriva di business che il 2.0 sta assumendo, prendendomi pienamente la responsabilità di ciò che dico, e non riferendomi a bzzers, inizio a pensare che lo sfruttamento commerciale del web 2.0 non sia poi cosi “democratico e partecipativo”, poco male è sempre stato cosi ma i nuovi miti della condivisione vacillano.

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  • Il “caso” Bzzers

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 22 Settembre 2007
    Archiviato in Marketing non convenzionale

    E’ con estremo piacere che spunto la tag “marketing non convenzionale” per dire la mia, o almeno proporre il caso, su un figlio del web 2.0 che ha fatto e farà parlare. Ne hanno parlato downloadblog e il “mini guru” del marketing, ma c’è ugualmente spazio per qualche riflessione.

    Bzzers è un progetto assolutamente 2.0: opinioni, buzzmarketing, social networking, karma.. un modello ormai navigato che sinceramente inizia anche a suscitare alcuni dubbi. Il concetto è semplice (ma non avendo provato in prima persona siamo a valutare il progetto): alcune persone che parlano tra loro in merito a prodotti e servizi, centrando l’attenzione sui brand noti. Dai i voti alle aziende quindi, ma se sei un’azienda non andartene e “scopri un nuovo modo di far conoscere il tuo brand”. Voto 10 al first moving italiano di questo concetto ma alcuni dubbi rimangono:

    - spontaneità : sul web tutto è diverso (ad esempio le adwords permettono sostanzialmente di comprare come parola chiave il nome del concorrente, pensate se succedesse su un giornale) ma trovo rischioso il doppio ruolo di beta tester e giudice imparziale per la stessa persona. Personalmente se mi regalano un prodotto (a caval donato..) difficilmente ne dirò peste e corna tanto quanto avrei fatto comprandolo (e rimandendone insoddisfatto). In questo caso comunque si torna alle recensioni e ai numerosi blogger (e ancor prima di siti come telefonino.net) che da tempo provano gadget e prodotti più o meno geek a beneficio della comunità .

    - novità : se per l’italia siamo forse ancora nella dimensione della novità grazie al volto 2.0 dell’iniziativa, di certo ciò può essere detto a livello globale. Epinions funziona benissimo da tempo, e in Italia progetti di valutazione dal basso sono da tempo in piedi nei siti di viaggi (non scelgo più l’albergo senza le stelline di chi mi ha preceduto) e nei comparatori di prezzi. La vera novità sta forse nel fatto di essere centrato sul prodotto ed in particolare sul buzz.

    L’impressione è quella di chi mi ha preceduto, dubbio e curiosità , in particolare sulla più generale deriva di business che il 2.0 sta assumendo, prendendomi pienamente la responsabilità di ciò che dico, e non riferendomi a bzzers, inizio a pensare che lo sfruttamento commerciale del web 2.0 non sia poi cosi “democratico e partecipativo”, poco male è sempre stato cosi ma i nuovi miti della condivisione vacillano.

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  • Adsense for mobile: e google sbarca sui cellulari

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 20 Settembre 2007
    Archiviato in Motori di ricerca e Search Marketing

    google adsense for mobile Ci siamo davvero: google ha lanciato in molti paesi nel mondo la nuova tecnologia di pubblicità per i telefonini: adsense for mobile. La meccanica è la stessa: chi ha un sito web visibile via mobile potrà guadagnare come sempre inserendo adsense in appositi spazi. E sembra che anche per adwords, dopo una fase di testing, sia giunto il momento di passare ai terminali mobili.

    L’innovazione del mobile advertising o mobile search engine marketing era in realtà attesa e le previsioni sono rosee. Tutti concordano nel dire che il terminale del futuro sarà uno strumento che integra la connettività del cellulare e le funzioni del computer, alcuni modelli sono già molto vicini a questo ibrido. Alcune criticità però non mancano, come sottolineato sul blog degli analisti di jupiter research:

    - il contesto di fruizione va necessariamente riconsiderato: se cerco dal computer “dentifricio” probabilmente voglio informazioni sul prodotto, ma se eseguo la stessa ricerca dal mio cellulare potrei in realtà voler sapere dove si trova il negozio più vicino.

    - permane un problema di fruizione legato all’esigenza di creare delle landing page.

    - non è ancora presente in tutte le località la targettizzazione geografica, vero punto di forza di google “classico”.

    - in termini di pricing, costa di più o di meno la comunicazione mobile o quella su computer?

    - se il futuro della ricerca su mobile è roseo, al momento molti non sono pronti.

    - cliccando sull’adsense “pizzeria” è possibile telefonare?

    Questi interessanti spunti ci dicono due cose:
    a) le prospettive sono buonissime
    b) c’è ancora molto da lavorare

    siete pronti ad ospitare google anche sul vostro telefonino?

    per l’immagine: techdigger.com

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  • Openmoko: e il cellulare diventa open source

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 19 Settembre 2007
    Archiviato in Innovazioni e tecnologia

    Openmoko è un prodotto quasi filosofico, si tratta infatti di uno standard, un progetto ad oggi inserito anche in un vero terminale. Il primo smartphone a supportare openmoko è neo 1973 e la grande particolarità del prodotto sta propri nel tipo di software: open source. Openmoko è un progetto per la creazione di una piattaforma aperta per smartphone utilizzando software linux (ed in particolare il kernel). Ad oggi è disponibile solo per sviluppatori al costo di 300$ ma da ottobre 2007 dovrebbe essere rilasciata una versione aperta all’acquisto al costo di 450$.

    Qui un approfondimento tecnico relativo al prodotto.

    la riflessione che viene spontanea è legata al costo comunque ancora elevato del prodotto, è possibile che la chiave per l’abbattimento dei prezzi sia nella collaborazione oper source anche a livello hardware?

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  • L’università prepara i talenti che le aziende richiedono?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 18 Settembre 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Il dibattito è serrato, soprattutto in questi ultimi tempi, anche se la tematica è da sempre molto calda: l’università e le aziende si parlano? Stando alle reciproche dichiarazioni sembra proprio di no.

    Uno dei problemi principali degli atenei italiani è la forte settorialità : in un contesto competitivo dinamico in cui un responsabile di prodotto deve saper parlare con il marketing, e viceversa, i nostri atenei sfornano professionalità molto elevate ma fortemente specializzate e spesso mancanti di un lessico basilare per inserirsi senza dolori e lunghi (e costosi) periodi di formazione in azienda. Dalla parte del neolaureato e neoassunto sembra giustificata e inevitabile una trafila che comprende stage, tirocinio e apprendistati vari, tutte procedure che andrebbero assorbite dal già lungo percorso scolastico. Non è possibile laurearsi a 23/24 anni (contro i 21/22 degli americani) e dover poi mettere in preventivo 3 anni di ulteriore formazione prima di arrivare “a regime”. E si parla di laureati specialistici con professionalità elevate, quindi di figure per cui esiste una domanda da parte delle aziende, non di quei lavoratori che sono costretti a sopportare un precariato estremo (forse dovuto al fatto che le aziende devono sopportare un precariato fiscale da parte del governo, ma questo è tema che non ci interessa).

    Il punto, oltre ai ritardi nella formazione, è legato però anche alla tipologia di formazione ad oggi proposta dagli atenei italiani: sostanzialmente lo studio dell’economia industriale e del management delle grandi aziende prepara ad un lavoro che può avere sede solo a Milano vista la struttura industriale del nostro paese, con il risultato che le pmi mancano di professionalità perchè non possono permettersele e non risultano attrattive e che le grandi multinazionali si giocano i laureati italiani. Esistono molti studenti che lavorerebbero volentieri senza spostarsi dalla propria residenza e che di certo potrebbero fornire sul territorio competenza e qualità , ciò che manca è una preparazione ad hoc ed un dialogo tra università e impresa in cui le pmi spieghino “ciò di cui necessitano” e le università rispondano con corsi specifici dedicati.

    Chi ci rimette non è tanto il singolo, quanto la collettività e la struttura del nostro paese: le piccole e medie imprese continuano in questo modo ad impiegare personale non professionalizzato o peggio a formare continuamente all’interno figure ibride con costi elevatissimi. Molte piccole aziende non possono permettersi un responsabile marketing, un contabile e un responsabile di prodotto, e l’università non fornisce un percorso professionale che garantisca basi di tutte queste competenze, come fare?

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