News: Archivo » Febbraio 2009

  • La mente collettiva dei Borg come esempio di Cloud Computing

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 26 Febbraio 2009
    Archiviato in Futuro, Innovazioni e tecnologia
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    Ci sono cose in natura che anche usando i più grandi e potenti super computer di questo pianeta, non possono essere simulate, calcolate o misurate.
    Ci sono cose in natura che sono di una tale complessità che pur usando la spaventosa capacità di calcolo dei computer più veloci del mondo, non possono essere capite e sondate.
    Calcoli quantici, simulazioni di esplosioni nucleari, biologia molecolare, matematica,climatologia e astrofisica sono cose ad oggi insondabili in profondità per un motivo banale: non abbiamo abbastanza potenza di calcolo.
    E allora come fare?
    Un sistema interessante, poco costoso e tremendamente performante potrebbe essere quello di imbrigliare tutta la potenza inutilizzata dei PC di tutto il pianeta nei momenti in cui non vengono utilizzati, per esempio quando parte lo screen saver.
    Si perchè sappiamo tutti che i nostri computer non sono utilizzati al 100% in maniera costante, e mentre non sono da noi utilizzati, sprecano le loro potenzialità facendo girare inutili salva schermo.
    A questo devono aver pensato all’Università di Berkeley quando hanno pensato di far partire il progetto BOINC (Berkeley Open Infrastructure for Network Computing) diretto da David Anderson.
    Una intuizione semplicissima e straordinariamente brillante: scrivere un piccolo software da installare su tutti i computer del mondo che non faccia altro che fare calcoli su dati prestabiliti nei tempi di inattività.
    Lo schema di funzionamento è semplicissimo: l’utente installa il client (il piccolo programmino) il quale si procura i dati da calcolare attraverso Internet e li processa nei tempi morti. I suddetti dati vengono pacchettizzati ed inviati ai computer degli utenti i quali, rispediscono i risultati al sito a calcoli terminati.
    Semplice, veloce, funzionale e senza limiti di spazio ne di tempo.
    Grazie ad un semplicissimo pannello si possono scegliere i progetti dei quali fare parte: calcoli climatici, così come atomici o astrofisici, il nostro computer diverrà una succursale dei più grandi laboratori di ricerca del pianeta a costo zero e senza alcun investimento da parte nostra.
    La mente collettiva di tutti i computer del mondo e la capacità di calcolo espressa è immensa: chi ha seguito la serie di Star Trek e conosce i Borg, capisce perfettamente di cosa stiamo parlando: il cloud computing, la condivisione delle risorse inespresse, è il futuro dell’informatica.

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  • Cosa nasconde Internet? Alla scoperta della Rete nascosta

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 24 Febbraio 2009
    Archiviato in internet
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    Esiste un Internet nascosta, una Rete invisibile ai motori di ricerca e di conseguenza oscurata anche agli occhi degli umani che ricercano la conoscenza in rete.
    Google, e come lui tutti i motori di ricerca, non ci dicono tutta la verità sul Web, o meglio non sono in grado di farci vedere tutto quello che si cela nelle immense pieghe della Rete.
    Come è noto a tutti infatti Google, come tutti i motori di ricerca, cercano e trovano i contenuti sui computer di tutto il mondo utilizzando degli “spider”, dei file che vengono lanciati nel Web dai motori stessi e che si spostano tra i link da un sito all’altro.
    Va da se che se esistono dei contenuti che non sono linkati da nessuno come pagine ad accesso ristretto, repository audiovideo o database strutturati, la visibilità di questi dati è nulla così come la conoscenza che le masse possono avere dei suddetti dati.
    Questa Internet occultata è chiamata dagli esperti “Web invisibile” o “Deep Web” e sembra essere diventata la nuova frontiera della ricerca online visto che i contenuti che vengono trovati oggi dai motori di ricerca sembrano essere la punta dell’iceberg rispetto a quelli che sono in realtà presenti in rete.
    Ma come fare per scovare dei dati che fino ad oggi sono rimasti stealth?
    “Per raggiungere tale obiettivo, i motori di nuova generazione dovrebbero acquisire la capacità di comprendere i termini di ricerca degli utenti e svolgere per conto di questi ultimi delle query all’interno dei database. Se per esempio un navigatore digita la parola “Genova”, il motore di ricerca dovrebbe mostrarsi in grado di riconoscere tutti i database che (plausibilmente) contengono informazioni sulla città (ad esempio guide di viaggio, o atlanti storici) nonché sapere come formulare delle query automatiche al loro interno.
    E se dal punto di vista concettuale il problema appare relativamente lineare, in termini pratici le cose sono molto complesse”

    Una cosa pare essere certa: dal Web non si è mai finito di imparare e la rivoluzione che stiamo vivendo, quella della digitalizzazione e della globalizzazione informativa, mostra giorno dopo giorno, paradossalmente, di essere soltanto all’inizio.

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  • Il nuovo supercomputer tedesco farà un petaFlops di operazioni la secondo

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 11 Febbraio 2009
    Archiviato in Futuro
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    Immaginate per un attimo una macchina, un computer: pensatelo di ultima generazione, con un processore Intel Quad core, con una hard disk da qualche centinaio di giga e un paio di giga di RAM.
    Ok adesso che avete in testa questo computer moltiplicatelo per migliaia e migliaia di volte: il risultato di quello che avete pensato è il Jaguar, un supercomputer americano in grado di superare i mille milioni di milioni (un quadrilione) di operazioni al secondo.
    Una macchina in grado, per capirci, si simulare una esplosione nucleare.

    Bene, ieri il ministro per la ricerca tedesco ha annunciato che anche in Europa nascerà un supercomputer che avrà una capacità di calcolo superiore al petaFLOPS (Floating Point Operations Per Second e indica il numero di operazioni in virgola mobile eseguite in un secondo dalla CPU).
    La macchina mostruosa avrà una memoria principale di 144 terabyte, uno spazio di storage di 6 petabyte e connessioni di rete da 5,1 GB/s. L’intero sistema assorbirà circa 2,2 megawatt, e cioè circa come 700 case medie italiane.
    I supercomputer vengono utilizzati per realizzare processi di calcolo intensivi come le analisi meteorologiche (incluse le analisi sull’incidenza dell’inquinamento sull’ambiente), le analisi molecolari (calcolo della struttura tridimensionale e del loro ripiegamento, delle proprietà chimiche, ecc) simulazioni fisiche (simulazioni di fluidodinamica, simulazioni di detonazioni nucleari, di astrofisica, di fisica nucleare ecc), criptoanalisi e altro. I militari e le agenzie governative di tutte le nazioni ne fanno un uso molto intenso.

    La macchina più veloce sul territorio italiano è Cineca, si trova a Casalecchio di Reno e si piazza al 177esimo posto nella classifica di top500.org

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  • Google in down. Il motore si ammutolisce e il panico serpeggia

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 03 Febbraio 2009
    Archiviato in Motori di ricerca e Search Marketing, Web 2.0, internet
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    Chi ha usato Google nella giornata di sabato 31 gennaio, facendo una ricerca di qualunque tipo, è probabilmente incorso in questo messaggio: “Questo sito potrebbe arrecare danni al tuo computer”.
    A seguito del rilascio di una patch di aggiornamento della lista di indirizzi web noti per essere portatori di software malevolo, è stato erroneamente incluso anche l’indirizzo “/”, che ha così di fatto incluso qualunque cosa fosse stata scritta dopo, comprendendo quindi tutti i siti del mondo ed identificabili come potenzialmente pericolosi. hardwaregadget.blogosfere.it

    Il disservizio è da imputarsi ad un errore umano ed anche se l’origine della lista degli indirizzi non è ben chiara c’è spazio per una riflessione su questa vicenda.
    Tutta la Rete, tutti gli angoli di Internet, hanno parlato di questa cosa: nemmeno dell’elezione di Obama si è parlato tanto.
    Ora, se è vero come è vero che Google da dei servizi straordinari, ha semplificato il modo di vivere Internet, identifica in pieno il Web 2.0 e si pone come azienda leader e da imitare a livello planetario, è anche vero che ormai è un quasi assoluto monopolista e la cosa rischia di avere delle curiose ripercussioni.
    Ricordo che quando iniziai ad usare Internet le possibilità di ricerca erano molteplici: da Yahoo! a Lycos, da Altavista fino all’italianissimo Arianna vi erano molte possibilità per “surfare” in Rete: se si doveva fare una ricerca la si poteva fare su un sacco di motori diversi.
    Oggi questi motori esistono ancora ma sono virtualmente, almeno come motori, estinti e questo è dovuto alla genialità degli informatici di Mountain View che sono riusciti a creare un algoritmo ricerca efficace, ma così efficace da spazzare via la concorrenza.

    Oggi bastano 50 minuti di Google in down per mandare a catafascio le search di mezzo mondo e con loro il business allegato: se si cerca e non si trova l’inserzionista non ha visite e non guadagna, ergo una reazione a catena che porta verso una spirale di panico.
    Ora, se Microsoft è sempre stata cosiderata il “male oscuro” perchè unica monopolista si sistemi operativi del pianeta, Google, evitando i passi falsi fatti dalla casa di Readmond, sta scansando ormai da anni questo appellativo.
    Allo stesso modo è bene prendere coscienza di un fatto, che per sua natura non è congetturale e quindi incontrovertibile: Google è un monopolista assoluto e non ha, ad oggi, rivali in grado si scalfirne la supremazia.
    Da questo possono partire dibattiti di ogni tipo, ideologie complottiste, spy story e via dicendo, ma l’importante è che i dibattiti partano da un dato di fatto del quale è giusto avere coscienza.

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