News: Archivo » Dicembre 2008

  • Perché la pubblicità non ci ha salvati dalla crisi?

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 30 Dicembre 2008
    Archiviato in Internet e altri media

    La settimana scorsa è circolata la notizia che un’agenzia pubblicitaria belga, dovendo procedere ad una riduzione del personale, ha indetto un concorso online attraverso il quale è possibile decidere chi verrà licenziato.
    Si trattava naturalmente di un falso, di un’operazione di marketing virale che aveva lo scopo di creare un passaparola e dare visibilità all’agenzia e alla sua capacità inventiva.
    Difficile valutare i ritorni di un’operazione del genere: di sicuro ha avuto il pregio di portare agli occhi di tutti, in modo paradossale, un fenomeno che proprio nei giorni precedenti il Natale ha fatto tabula rasa di creativi in diverse agenzie di pubblicità italiane.

    Nulla di cui stupirsi: la crisi economica ha portato ad una notevole riduzione del budget destinato alla pubblicità, che si è trasformata in tagli al personale creativo di piccole e grandi agenzie italiane.
    Pare che qualcuno sia stato licenziato per telefono, altri all’indomani della festa aziendale.

    Dopo la crisi economica e finanziaria, dopo la crisi dell’informazione, assistiamo ora anche alla grande crisi della pubblicità.
    O forse quella che crediamo essere l’ultima è stata in realtà la prima.
    Già. La crisi nel settore pubblicitario è arrivata prima della crisi economica, è arrivata quando le nostre agenzie di pubblicità si sono manifestate incapaci di rinnovarsi nel tempo, quando i creativi hanno smesso di inventare, quando si sono adagiati sul loro status quo e hanno smesso di produrre idee.

    I media classici sono in crisi da tempo, la pubblicità italiana non ha saputo cogliere le nuove esigenze dei consumatori, non ha saputo rinnovarsi, non ha sfruttato le potenzialità delle nuove tecnologie: ha rinunciato, in tre parole, ad essere efficace, e anziché costituire il traino verso la ripresa è rimasta impigliata lei stessa nelle maglie della crisi.

    Si parla di imprenditori che non possono più permettersi di investire in pubblicità.
    Io parlo di imprenditori che non vogliono investire perché non ci credono, perché non si fidano.
    Le imprese, come i consumatori, chiedono una comunicazione commerciale innovativa, una nuova spinta verso la creatività.

    La pubblicità è un’opportunità, non un obbligo.
    Le agenzie di pubblicità devono farsi conoscere come promotrici di cambiamento.
    Devono saper ascoltare, perché la comunicazione è relazione.
    E devono tener conto di una nuova generazione di consumatori che lavora, si diverte e si nutre di Internet.
    Se i direttori delle grandi agenzie navigassero si renderebbero conto che il Web non è solo un insieme di informazioni ma una Rete di idee e di spunti offerti.
    Il loro concetto di comunicazione si deve evolvere, approfittando di quei giovani talenti che sono ancora capaci di giocare e di fare magie.

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  • Sicurezza in Rete: bilancio annuale e nuovi pericoli

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 22 Dicembre 2008
    Archiviato in internet
    Tags: , , , , ,

    A fine anno è tempo di bilanci per tutto quello che è stato e per poter così fare una proiezione su quello che sarà.
    Importanti aziende come Cisco o Trend Micro in questi mesi stilano un rapporto sul grado di sicurezza della nostra amata Rete e quello che emerge quest’anno non è certo confortante.
    Ci sono dei punti fermi, delle entità malevole come lo spam che sono praticamente nate insieme ad Internet e che probabilmente con Internet moriranno: Cisco infatti sostiene che circa 200 miliardi di mail al giorno, un totale del 90% di tutte quelle che si muovono in un giorno, sono di spam.
    Un dato per nulla confortante ma forse il meno pericoloso ed aggressivo: se la posta indesiderata è certamente un invasivo problema, questo non vuol dire che sia particolarmente pericolosa come invece lo potrebbero essere virus e worm mandati via mail, fenomeno questo diventato meno frequente nel 2008.
    Gli utenti infatti, più protetti da software di ogni tipo e maggiormente smaliziati, ci pensano su prima di aprire un file di dubbia provenienza.

    Di contro sono aumentati i furti di identità, che sono una vera e propria piaga di difficile individuazione: l’aumentare dell’uso di Social Network quali Facebook o MySpace e l’uso intensivo di portali per l’eCommerce come eBay, fanno dell’identità personale una cosa esclusiva e decisamente molto ambita.
    Come per tutte le merci che sono ritenute tali esiste un “listino” una sorta di menù con i vari prezzi sulle identità che si possono recuperare:
    “Tra gli oggetti più richiesti, pacchetti di programmi pericolosi (malware) avanzati, valutati oltre 1.500 euro, così come avere 10.000 personal computer infettati con software capace di spiare gli utenti (780 euro) e «pacchetti base del malware», una sorta di cassetta degli attrezzi per sottrarre informazioni (780 euro). Si scambiano anche programmi pericolosi (cavalli di Troia) per controllare computer a distanza (68 euro), dati di conti correnti bancari (39 euro) e carte di credito (28 euro). E a 1,10 euro si scambiano i dati di login per un account MySpace o Skype, mentre vale un euro il profilo Facebook” iltempo.ilsole24ore.com

    Fate quindi attenzione quando parlate con qualcuno su un social network o quando comprate su eBay: non potete mai essere certi del fatto che parliate davvero con chi credete di farlo.

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  • Marketing neurale: il futuro è alle porte

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 19 Dicembre 2008
    Archiviato in Futuro, Marketing non convenzionale

    Molti di noi che amano la fantascienza si sono trovati spesso a fantasticare su cose che fino ad oggi sono state considerate del tutto impossibili, come ad esempio il gestire il proprio computer con la sola “forza del pensiero“.
    In molti film di fantascienza abbiamo visto i protagonisti indossare un casco o una cosa simile che aiutasse loro a gestire complesse macchine e computer grazie ad un collegamento neurale tra la macchina e l’uomo.
    Abbiamo sempre pensato che tutto questo forse fantascienza per un motivo molto semplice: non si possono controllare i pensieri in maniera precisa e mirata e quindi la macchina non capisce cosa fare a causa della “confusione” generata dal nostro complesso cervello.

    Ma se si riuscisse a selezionare la parte del cervello dove accade con precisione una cosa e se a questa sezione venisse collegato un preciso strumento potremmo gestire ed incanalare i pensieri, oltre che “vederli”?
    Pare di si:
    “Preconizzata da un intero universo sci-fi, la macchina in grado di leggere e riprodurre le immagini nel cervello umano potrebbe divenire realtà in un futuro non troppo lontano. Questo grazie anche al lavoro di alcuni ricercatori nipponici”.
    La cosa straordinaria è la spaventosa evoluzione che paventa una scoperta simile:
    “Una volta perfezionato il sistema, il passo successivo punterà dritto a visualizzare le immagini all’interno del pensiero umano, qualcosa di simile alle “nuvolette” dei fumetti. Non solo: la sfida è rivolta anche ai sogni, che potrebbero addirittura un giorno essere registrati e rivissuti da svegli (…) Tra quelli ipotizzati, di sicuro il più curioso è quello del “neural marketing”: nel passare vicino ad un cartellone pubblicitario, il dispositivo leggerebbe la mente del potenziale cliente, proponendo un acquisto a tema con quanto pensato dal passante” punto-informatico.it

    Tutto questo ha dello straordinario: se questa tecnologia si evolvesse come pare possa nei prossimi anni, si avrebbe un altro sistema di fare marketing: non più orientati verso congetture e desideri delle persone, ma direttamente ai pensieri delle stesse saltando tutti i passaggi intermedi ed i “veti” morali che il nostro cervello mette alla nostra comunicazione.

    Se da un lato la ricerca porta in una direzione splendida e luminosa, dall’altra ci sono dei lati sinistri ed oscuri come la perdita totale dell’intimità della propria mente.

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  • Nuovi mestieri grazie ad Internet

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 17 Dicembre 2008
    Archiviato in Futuro, Innovazioni e tecnologia, Web 2.0
    Tags: , , , ,

    Al contrario di quello che si possa pensare, Internet e le nuove tecnologie, possono generare posti di lavoro più di quanti non ne facciano sparire con l’automatizzazione.
    Se da un lato scompaiono vecchi mestieri come il fabbro o lo spazzacamino, dall’altro lato nascono nuove mansioni estremamente professionalizzate come il programmatore, il sistemista o il tecnico hardware.

    Non solo, ma grazie ad Internet nascono “mestieri” che possono essere gestiti completamente da remoto come il web designer.
    Il punto cruciale non sta nel fatto che il numero delle professioni possa calare, ma nel fatto che si deve essere in grado di inventarne delle nuove:
    “Michael Buckley ancora non riesce a crederci. «Fare soldi - confessa - è l’ultima cosa a cui avrei pensato». Eppure questo 33enne del Connecticut vede il suo conto in banca crescere, ogni anno, di 100mila dollari. E a gonfiarglielo è un lavoro che, fino a pochi mesi fa, semplicemente non esisteva. Michael non fa altro che registrare dei video e “postarli” su YouTube. Milioni di persone lo fanno ogni giorno per puro divertimento, senza guadagnare un soldo. Alcune centinaia, invece, sono entrate in un nuovo programma ideato dall’azienda di San Bruno, in California, che consente agli utenti di diventare “partner”. E di guadagnarsi da vivere con il lavoro che non c’era.”

    Questo ragazzo è riuscito, con sagacia ed intelligenza, ad inventare un lavoro, un’ impresa che fino a pochi anni fa non sarebbe nemmeno stata pensabile, e grazie alla sua fantasia riesce ad arricchirsi:
    “Il programma di partnership, varato un anno fa, funziona in modo molto semplice. Chi decide di diventare “partner” dà a YouTube il permesso di aggiungere degli spot ai propri video. E se a vederlo sono migliaia, o addirittura milioni di persone, i profitti della pubblicità vengono divisi tra YouTube e il creatore del video” corriere.it

    Il problema oggi non sta nel dove riuscire a trovare nuovi posti di lavoro, ma come sfruttare le opportunità tecnologiche per generarne di mai visti prima.

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  • Google: Internet a due velocità distinte?

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 15 Dicembre 2008
    Archiviato in Motori di ricerca e Search Marketing, internet
    Tags: , , ,

    Sul blog di Repubblica sta girando in queste ore la notizia secondo la quale Google stia contrattando con le compagnie telefoniche americane per avere una “corsia preferenziale” nella velocità delle connessioni:
    Google sta trattando con le compagnie di telecomunicazione americane per ottenere che il suo traffico sia considerato “prioritario” sulla rete. Quindi addio Neutralità della rete? La notizia non è confermata ma è praticamente certa. Per certi versi sarebbe meglio che non lo fosse: se non altro perché Google ha sempre combattuto contro ogni forma di corsia preferenziale.” repubblica.it

    La notizia a quanto si legge non è ancora confermata ma visto che a renderla nota è stato il Wall Street Journal c’è da aspettarsi che almeno un fondo di verità ci possa essere.
    Se la faccenda fosse confermata saremmo davanti ad un paradosso informativo di tutto rispetto: Google, motore stesso dell’informatizzazione e della rivoluzione digitale, nonché baluardo della Rete democratica, si pone con forza in una situazione di abuso di posizione dominante, che porterebbe di fatto tutte le altre aziende dispensatrici di servizi online ad essere in secondo piano fin dalla loro nascita.
    In pratica l’unico baluardo che Internet continua a mantenere, e cioè la democrazia intrinseca della velocità delle informazioni, verrebbe meno e la “legge del più forte” sarebbe la nuova forma di business da seguire.

    Nei fatti non importerebbe più la qualità di un prodotto, la struttura di un sito o le ricerche SEO: tutto questo sarebbe annichilito di fronte alla non raggiungibilità di un dato servizio per via della poca quantità di banda.
    Di cuore, speriamo che questa informazione venga smentita e ci auguriamo che Internet continui ad essere un posto nel quale tutti, almeno all’inizio della propria attività online, siano uguali.

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  • Blogolandia: nuova formula didattica di insegnamento

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 09 Dicembre 2008
    Archiviato in Web 2.0, internet
    Tags: , , ,

    L’insegnamento può diventare un piacere se fatto attraverso i mezzi che i ragazzi ritengono più divertenti.
    Ecco perché una intera classe di Lecce ha deciso di gestire l’urban blog dedicato alla loro città: scrivere diventa conoscere, apprendere e divertirsi

    E’ innegabile che uno dei grandi ostacoli all’insegnamento sia la noia che gli studenti provano nei confronti dell’insegnamento stesso.
    Si è sempre detto e sostenuto che se i metodi di insegnamento fossero più vicini ai ragazzi a cui si insegna, più divertenti e meno prolissi, l’insegnamento diverrebbe facilitato e la cultura un divertimento: è per questi motivi che un’ intera classe dell’ ITC Costa di Lecce, ha deciso di portare avanti l’urban blog della propria città all’interno del network Blogolandia.
    In questo modo i ragazzi hanno la possibilità di conoscere meglio la propria realtà, approfondire il rapporto con essa, e contemporaneamente riescono ad esprimere se stessi attraverso un mezzo a loro congeniale come il blog su Internet, rimanendo nei canoni del rispetto delle leggi e della divulgazione imparziale.
    Blogolandia.it si dimostra quindi anche un ottimo mezzo didattico per le scuole che trovano problemi a far avvicinare i ragazzi all’attività giornalistica e al lavoro di gruppo.

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  • Digital Natives: i nati digitali

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 01 Dicembre 2008
    Archiviato in Innovazioni e tecnologia, internet

    C’è una nuova categoria di persone che rivendica un ruolo nella nostra società, accanto agli anziani, agli adulti, ai giovani, ai bambini… sono gli “screenagers”, nati meno di 16 anni fa insieme al Web e cresciuti con le nuove tecnologie, dal pc al cellulare.
    Hanno straordinarie potenzialità, sono multitasking (cioè possono fare più cose contemporaneamente), sono transculturali, globali e aggreganti virtualmente.
    Questi ragazzi che vivono in Rete presentano addirittura differenze neurologiche rispetto alle generazioni precedenti, sottoposte a stimoli ed abitudini diverse.

    In Corea il 51% dei bambini tra 2 e 5 anni usa Internet.
    In Italia dobbiamo ancora prendere atto dell’esistenza degli screenagers e dobbiamo renderci conto del grande divario che si sta creando tra le loro esigenze e i nostri metodi educativi e formativi: a scuola bambini e ragazzi si annoiano perché si trovano spaesati in un mondo arretrato che non prevede schermi e connessioni, in istituti che non sono in grado di offrire loro nemmeno una lavagna multimediale.

    Attraverso il Web riescono ad esprimere il loro più alto valore sociale e creativo: la prima esigenza è quella di aprire l’accesso ad Internet e non di chiuderlo.

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