News: Archivo » Agosto 2008

  • Second Life: analisi di un ciclo

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 29 Agosto 2008
    Archiviato in Futuro, Innovazioni e tecnologia, Social Network, Web 2.0

    E’ innegabile che io trovi il mondo di Second Life estremamente affascinante.
    Più che per quello che oggi riesce a rappresentare, lo vedo come un ponte verso il futuro: domani forse non useremo più il WEB come lo intendiamo oggi, ma saremo immersi in un mondo tridimensionale nel quale poterci muovere attraverso una nostra “trasposizione digitale” in maniera molto più agevole ed efficace rispetto a quella in forma di “testo” che conosciamo oggi.

    Ma Second Life, che vanta una crescita smisurata in questi ultimi mesi, riuscirà a reggere il proprio stesso peso, o collasserà su se stessa?

    E’ una domanda che mi pongo in maniera abbastanza insistente.

    Il Metaverso è indubbiamente una macchina di difficile gestione ed il suo futuro, almeno come lo immaginiamo oggi, non è assolutamente certo.

    Un meccanismo complesso ed abnorme che richiede una potenza di calcolo smisurata e sempre in crescita, necessita di hardware: di performante e numerosissimo hardware che renda il mondo di SL fruibile da milioni di persone contemporaneamente ed in tempo reale.

    Basti pensare al numero di cose che per ognuno di noi devono essere immagazzinate e calcolate contemporaneamente: l’ inventario risiede sui server della Linden Lab, il nostro aspetto, i nostri soldi ed i nostri debiti, i terreni acquistati, i nostri gruppi ed amici e tutti i nostri account sono solo alcune delle cose che albergano sui server californiani che fanno girare Second Life.

    Ecco perchè, con il passare del tempo (e con l’ aumentare degli utenti) i costi di gestione e manutenzione si sono moltiplicati e gonfiati a dismisura.

    Continue interruzioni del servizio per manutenzione, un client per nulla stabile che non da sicurezza sulle operazioni e transazioni nel metaverso, un “motore” grafico troppo pesante che obbliga gli utenti ad avere dei computer super performanti: sono tutte cose che mettono un serio freno alla possibilità di sviluppo della piattaforma.

    Pensiamo per un attimo se il client fosse stabile al 100% e se l’ hardware richiesto fosse più modesto: certamente il bacino di utenza si moltiplicherebbe e crescerebbe in maniera esponenziale e velocissima rispetto a quello che accade oggi.

    Allo stesso momento si creerebbe il collo di bottiglia “fisico” dei server: i 2000 oggi presenti per gestire SL non sarebbero sufficienti per muovere la mole di dati e ne servirebbero altri… molti altri. Ed ecco l’ aumento dei costi e delle spese che forse non sarebbero coperti dagli ulteriori guadagni dati dalle entrate.

    Vi è un altro punto oscuro nel futuro della Linden Lab e della sua creazione: gli investimenti esterni saranno sempre cospicui ed abbondanti come sono oggi?

    A ben pensare infatti, molti degli investimenti fatti nel metamondo, sono del tutto estranei al business digitale: è difficile sostenere che un mensile come Max abbia ingenti guadagni nell’universo virtuale, essendo il suo target editoriale, puramente tangibile e pragmatico.

    Il dubbio che viene è che le grandi aziende, o almeno molte di queste, investano nel metamondo solo per avere una sorta di pubblicità a basso costo: Second Life è di moda e con una piccola spesa in investimento, si può avere un grosso riscontro grazie ai giornali che fagocitano e rigurgitano tutto quello che riguarda SL con grandissimo entusiasmo.

    Ma sarà sempre così? Se il metamondo dovesse passare di moda, se la bolla dovesse crescere troppo per quello che sono le sue possibilità di autosostentamento, Second Life riceverebbe ancora tutta questa attenzione?

    Ora, è innegabile che la strada aperta dalla Linden Lab non sia per nulla uno scherzo o una bolla: meno chiaro e semplice da analizzare è se il nostro amato ed idolatrato metaverso riuscirà a reggere al proprio stesso peso o collasserà su se stesso dopo aver raggiunto una dimensione superiore a quella “fisiologicamente” supportabile.

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  • Google pronto ad indicizzare contenuti in flash

    Daniele Bellintani

    di Daniele Bellintani · pubblicato il 27 Agosto 2008
    Archiviato in Innovazioni e tecnologia, Motori di ricerca e Search Marketing

    Ottima notizia per tutti i webmaster che utilizzano flash.
    Google ha reso noto che sta lanciando un fondamentale cambiamento all’algoritmo di ricerca, integrandolo con la tecnologia “flash reader” messa a disposizione da Adobe, società che possiede il famoso applicativo software.
    Grazie a questa “partnership” tra Adobe e Google, il motore californiano sarà in grado di leggere il testo e seguire i link all’interno della trama in flash.

    I contenuti tagliati fuori dagli indici dei motori di ricerca a causa del flash “illeggibile” da parte dei robot di Mountain View, sono davvero molti.
    Questo è stato il maggior limite di Google e degli altri motori di ricerca, superato il quale il motto “only the sky will be the limit” sarà più vicino ad essere realtà, per questa azienda incredibile che ha rivoluzionato il web.

    Adobe fa sapere che la tecnologia che sarà supportata nell’algoritmo di Google sarà ceduta anche a Yahoo!. Saranno bravi in egual misura ad applicarla? Stiamo ad osservare.
    Comunque a breve vedremo i due leader del mercato indicizzare contenuti di ogni tipo. “No more limits” per questo web che diventa sempre più un oasi di libertà e di collegamento mondiale.

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  • Internet Marketing per bambini

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 25 Agosto 2008
    Archiviato in Web marketing

    Che adolescenti e bambini, anche sotto i 10 anni, siano grandi frequentatori della Rete lo sapevamo, ma l’ultima ricerca condotta da DoubleClick Performics e ROI Research ci fa capire la vera portata di questo fenomeno.
    Risulta infatti che l’83% dei giovanissimi tra i 10 e i 14 navighi in Internet per almeno un’ora al giorno, ma in molti casi si trattengono più a lungo.

    I giovanissimi, però, non si limitano a trascorrere molto tempo online: spesso comprano via Internet o sono determinanti nell’orientare gli acquisti Web dei loro genitori.
    Quando si tratta di comprare online vestiti, prodotti alimentari, Dvd o piccoli gadget elettronici, i desideri dei bambini tra gli 8 e i 12 anni influenzano notevolmente i comportamenti degli adulti. I ragazzi tra i 13 e i 21 anni, invece, sono più orientati all’acquisto di computer, telefonini e a volte addirittura di automobili.

    Cosa stona in tutto questo?
    Il fatto che in Italia il mondo della pubblicità non si è ancora accorto di nulla, e gli investimenti in pubblicità online siano ancora molto bassi.
    Forse perchè, mentre bambini e ragazzi esprimono preferenze, ricercano prodotti, influenzano le scelte d’acquisto, il business della comunicazione è ancora gestito da quegli ultrasessantenni che non hanno ancora compreso le reali le potenzialità della Rete.

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  • La febbre dei social network: ma a cosa servono?

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 20 Agosto 2008
    Archiviato in Social Network, Web 2.0

    107 milioni di iscritti per Myspace e 73 milioni per Facebook. Questi sono i numeri impressionanti che contraddistinguono le due più grandi reti sociali del pianeta.
    Ma cosa sono i social network, e soprattutto a cosa servono?
    “Una rete sociale (spesso si usa il termine inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari.
    La versione di Internet delle reti sociali è una delle forme più evolute di comunicazione on line. La rete delle relazioni sociali che ciascuno di noi tesse ogni giorno, in maniera più o meno casuale, nei vari ambiti della nostra vita, si può così “materializzare”, organizzare in una “mappa” consultabile, e arricchire di nuovi contatti.” http://it.wikipedia.org

    In pratica, per usare uno di questi social, ci si iscrive al portale, si genera un profilo e si cercano gli amici ed i conoscenti che appartengono allo stesso social per poter comunicare con loro.
    Se la comunicazione potrebbe avvenire anche via posta o via telefono senza l’utilizzo delle reti sociali, grazie a queste ultime abbiamo la possibilità di avere un quadro molto più multimediale delle persone che conosciamo, e siamo anche in grado di sapere sempre, in tempo reale, cosa fanno, cosa pensano o chi conoscono.

    Sull’enorme potenziale che si sviluppa con un tale bacino di utenti, sono nate diverse forme di social che hanno caratteristiche precise di caso in caso: le reti sociali professionali come ad esempio la famosissima Linkedin hanno lo scopo di mettere in comunicazione tra loro persone che hanno voglia o necessità di rimanere sul mercato del lavoro.
    Il profilo che ci si crea è incentrato sulla professionalità e si può tenere traccia di tutte le conoscenze lavorative che si sono fatte negli anni.

    Con Facebook per esempio, solo guardando la propria home page personale (ognuno ne possiede una diversa da tutti gli altri) si può sapere in tempo reale cosa fanno tutti i nostri amici/contatti: si può vedere il loro umore, se sono in ferie o al lavoro, con chi hanno parlato e quali foto sono andati a sbirciare.
    Ovviamente tutto questo avviene solo se l’utente ne da il benestare.

    In definitiva, un social network è una sorta di enorme stanza che contiene tutte le persone che conosciamo. In ogni istante, in questa ampia camera, girandoci soltanto a destra e a sinistra possiamo vedere con chi parla Tizio e che foto sta guardando Caio, riusciamo a vedere chi dorme e chi lavora, chi mangia e chi danza.
    Tutto in tempo reale e senza l’oppressione della presenza fisica: e con un click possiamo decidere di non farci più vedere o di chiudere gli occhi.

    Ora, è difficile giudicare in quale direzione ci porteranno queste tecnologie, leggere, sofisticate, potenti e anche potenzialmente molto invasive.
    E’ innegabile che l’importanza dei social network, almeno dal punto di vista mediatico, è straordinaria. Circa 180 milioni di iscritti solo nelle due reti sociali più importanti non è un numero che si può considerare risibile.

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  • Sitelink di Google: nuova frontiera per il marketing online

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 18 Agosto 2008
    Archiviato in Motori di ricerca e Search Marketing

    Vi sarà capitato, cercando un sito su Google, di trovare un risultato come quello che vedete nell’immagine, cioè un link principale sotto il quale sono presenti diversi altri link che portano alle pagine interne del sito.
    Si tratta dei Sitelink.

    I Sitelink hanno lo scopo di aiutare gli utenti nella navigazione, individuando un percorso più rapido che consente di risparmiare tempo e ti trovare velocemente le informazioni cercate.

    Come si ottengono i Sitelink?
    Attraverso alcune caratteristiche del sito, come un dominio popolare, molti link in entrata da siti di qualità, una struttura di navigazione semplice e immediata, un numero rilevante di ricerche, pagine interne popolari e visitate alle quali far corrispondere i Sitelink.

    Il processo di assegnazione dei Sitelink è molto lento perchè Google ha bisogno di raccogliere molti dati sul sito in oggetto.
    Nessuna scorciatoia?
    Non è detto.
    Google stesso dichiara che attualmente i Sitelink sono automatizzati e che sta lavorando per migliorarne gli algoritmi ma che, in futuro, potrebbe prendere in considerazione le richieste dei Webmaster.
    Può essere quindi che in futuro verrà data ai Webmaster la possibilità di segnalare i Sitelink del proprio sito.

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  • Marketing e Web marketing di Obama

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 14 Agosto 2008
    Archiviato in Marketing non convenzionale, Web marketing

    Qualche tempo fa uno studio della BBC aveva rilevato come l’abile utilizzo del Web sia stato uno degli elementi fondamentali del successo di Barack Obama alle primarie democratiche degli Stati Uniti.
    Come?
    Innanzitutto il sito Internet di Obama funzionava alla perfezione ed era già ricco di contenuti nel momento della sua candidatura.
    Soprattutto erano pronti i numerosi strumenti che consentivano ai visitatori di effettuare donazioni con grande facilità, fondamentali se pensiamo alla dispendiosa campagna elettorale messa in atto.
    Attraverso Internet sono state mobilitate centinaia di persone, reclutati migliaia di volontari in tutti gli Stati americani.
    Non basta: Obama, a differenza dei suoi rivali, ha incoraggiato l’interazione attraverso social network come MySpace e Facebook, guadagnando la simpatia della popolazione più giovane.

    Sebbene Internet sia da alcuni anni un elemento importante nella comunicazione politica americana, l’utilizzo che ne ha fatto Obama è andato oltre, creando una vera e propria operazione di marketing virale.

    Dopo aver rivoluzionato molte strategie elettorali attraverso un massiccio utilizzo della Rete, lo staff di Obama ha infatti pensato di continuare sulla via dell’innovazione, inviando una email a tutti i sostenitori con scritto: «Barack sta scegliendo il suo numero due e vuole che tu sia il primo a saperlo. Ci hai aiutato a costruire questo movimento dal basso e Barack vuole che tu prenda parte a questo importante momento».
    Cosa significa?
    Che mentre sui giornali statunitensi non si fa che parlare di chi sarà il numero due di Obama, l’annuncio non avverrà tramite una conferenza stampa come tutti si aspettano, ma in anteprima attraverso una mail o un sms a chi compila il modulo online.
    In questo modo vengono tagliati fuori i grandi network e aperto un canale di comunicazione diretto e immediato con le nuove generazioni, quelle che vivono di Web e SMS, oltre alla possibilità di entrare in contatto con nuovi sostenitori.
    Bella mossa.

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  • La pubblicità del futuro si chiama Web Marketing

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 11 Agosto 2008
    Archiviato in Internet e altri media

    La televisione è uno strumento che invecchia, come i telespettatori che la guardano.
    Negli Stati Uniti l’età media degli spettatori ha ormai raggiunto i 50 anni, ma si tratta di un target che non risulta interessante per parecchie aziende.
    Di qui la necessità di indirizzare altrove l’investimento pubblicitario.

    Oggi, a differenza di qualche anno fa, ognuno di noi ha la possibilità di scegliere il proprio intrattenimento e in particolar modo i giovani preferiscono media più attivi, come Internet, i social network, i videogiochi.  

    Negli Stati Uniti spopola TiVo, una televisione che consente agli utenti di scaricare in anticipo i programmi preferiti e vederli in qualunque momento, senza la pubblicità.

    In Italia il fenomeno non è ancora così accentuato, ma che i giovani preferiscano il Web alla Tv e che ci trascorrano più tempo è un dato ufficiale.
    Le reti satellitari mostrano un po’ più di dinamismo, ma in generale l’interesse per la scatola televisiva sta scemando e i big player se ne sono accorti: un esempio tra tanti è quello di Sony che ha incorporato YouTube come uno dei canali ai quali si può accedere attraverso il telecomando.

    Su YouTube, però, non è certo facile far girare il classico “spottone”, noioso e autocelebrativo, non lo guarderebbe nessuno.
    E’ necessario creare contenuti originali, marketing innovativo, non convenzionale, virale.

    Ci vogliono idee nuove. Più inventiva, più originalità e, questa è la buona notizia per le aziende, minori investimenti.
    In una situazione economica difficile come quella attuale e con la necessità di ridurre gli investimenti in comunicazione, il Web potrebbe essere la risposta che soddisfa ogni esigenza.

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