Mercoledì 25 Febbraio abbiamo riunito più di 50 imprenditori all'ADI di Milano per una Boraso eXperience. Durante il workshop abbiamo chiesto ai partecipanti una cosa molto concreta: come state usando l’Intelligenza Artificiale nelle vostre aziende?
I risultati della survey hanno raccontato una situazione molto chiara.
La maggior parte dei presenti utilizza l’AI con frequenza quotidiana o settimanale. Gli ambiti principali sono produzione di contenuti, analisi e sintesi di informazioni, supporto alle attività marketing e organizzative. L’adozione individuale è quindi già diffusa.
Quello che emerge con altrettanta forza, però, è il rovescio della medaglia: solo una minoranza ha integrato l’AI nei processi core, pochissime aziende hanno definito linee guida interne strutturate e quasi nessuna ha sviluppato una vera architettura che colleghi l’AI ai propri dati proprietari.
In altre parole, l’AI è entrata nelle persone prima che nei sistemi.
Ed è qui che si gioca la differenza tra sperimentazione e vantaggio competitivo.
Dall’efficienza individuale alla trasformazione organizzativa
I risultati della survey hanno mostrato che la maggior parte delle aziende si trova oggi nel primo scenario: l’AI come assistente personale. È una fase naturale, ma non è ancora strategica.
Possiamo immaginare quattro livelli di maturità:
- Tool individuali – AI come supporto operativo.
- Workflow integrati – AI inserita in parti di processo.
- Agenti con obiettivi specifici – sistemi che operano con accesso ai dati e logiche decisionali.
- Architettura AI governata – integrazione strutturale con dati, CRM, piattaforme, sistemi di BI e regole di governance.
Il tema degli agenti: meno hype, più progettazione
Durante il workshop si è parlato molto di AI Agents. Il termine è spesso usato in modo generico, ma la differenza rispetto a un semplice chatbot è sostanziale.
Un agente non si limita a rispondere. Ha un obiettivo, accede a dati specifici, mantiene memoria, opera entro un perimetro definito e può attivare azioni sui sistemi aziendali.
Se pensiamo alle applicazioni concrete, il potenziale è evidente: un agente che monitora le performance ADV e segnala anomalie di marginalità, uno che analizza il catalogo e suggerisce azioni per migliorare il profitto, uno che supporta il customer care con accesso integrato a ordini e logistica.
Ma perché questo accada serve qualcosa che oggi, secondo la survey, manca quasi sempre: l’integrazione con i dati proprietari e una governance chiara.
Senza questi elementi, l’AI resta uno strumento di supporto. Con questi elementi, diventa un moltiplicatore decisionale.
Competenze: cosa può essere interno e cosa no
La formazione è fondamentale e la maggior parte dei partecipanti ha espresso interesse a sviluppare competenze AI diffuse in azienda. Tuttavia, quando si entra nel territorio dell’integrazione avanzata — API, orchestrazione di workflow, sicurezza dei dati, progettazione di agenti complessi — la situazione cambia.
È utile distinguere tre livelli:
- AI literacy diffusa, che deve essere trasversale.
- Competenze di orchestrazione, per progettare processi supportati dall’AI.
- Competenze di architettura, necessarie per integrare sistemi e dati in modo robusto.
Il rischio della crescita non governata
Quando l’adozione dell’AI avviene in modo spontaneo, senza policy e senza integrazione, si crea un fenomeno invisibile ma rilevante: la cosiddetta “shadow AI”. Dati caricati su piattaforme esterne, processi decisionali non tracciati, dipendenza da provider senza una strategia di medio termine.
Emerge che la definizione di linee guida interne è ancora un’eccezione, non la regola. Questo non è un problema immediato, ma è un segnale: l’adozione sta correndo più veloce della progettazione.
E ogni accelerazione non governata prima o poi presenta il conto.
Da domani: dove concentrare gli sforzi
- Mappare gli usi attuali dell’AI in azienda.
- Identificare i processi ad alto impatto economico.
- Collegare l’AI ai dati proprietari in modo strutturato.
- Progettare i primi agenti con obiettivi chiari e misurabili.
- Definire governance, metriche e responsabilità.
Visione e metodo: la differenza tra "farsi le cose in casa" e farle bene
C'è un ultimo punto emerso con forza dal confronto con gli imprenditori: la consapevolezza che la tecnologia, da sola, non è una strategia. Oggi chiunque può attivare un abbonamento a un modello LLM e iniziare a sperimentare. È il tipico approccio "fatto in casa": utile per prendere confidenza, ma rischioso quando si tratta di scalare sui processi core.
Il vero salto di qualità richiede un mix di professionalità verticale e formazione continua. La differenza tra un tool che "funziona" e un’architettura AI che genera valore economico sta nella progettazione. Spesso, il limite più grande per un’azienda non è la mancanza di budget, ma la difficoltà nel visualizzare il traguardo: molte realtà non sanno nemmeno dove potrebbero arrivare con l’AI perché mancano i modelli di riferimento per immaginarlo.
In Boraso il nostro ruolo è esattamente questo: non solo fornire la tecnologia, ma agire come partner strategico per aiutarvi a mappare il potenziale inespresso. Possiamo dirvi fin dove può spingersi la vostra azienda, trasformando un'intuizione vaga in un vantaggio competitivo solido e governato.
L’AI come infrastruttura competitiva
I risultati della survey raccontano un momento di passaggio. L’entusiasmo è alto, l’utilizzo è diffuso, ma la maturità organizzativa è ancora in costruzione. Il vero vantaggio competitivo non nasce dal prompt più efficace, ma dalla capacità di integrare dati, processi e tecnologia in un’architettura coerente.
Chi si fermerà alla fase di sperimentazione individuale otterrà piccoli guadagni di efficienza. Chi sceglierà la via della progettazione professionale costruirà un sistema. Ed è nel sistema che si crea la differenza nel medio periodo. Noi siamo qui per aiutarvi a progettarlo.