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Ripensare il passaparola

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Ieri ero a colloquio con un piccolo imprenditore di zona, un professionista. La sua frase “io vivo di passaparola” mi ha fatto ripensare alcuni concetti legati al viral marketing che troppo spesso diamo per scontati. Il passaparola esiste da sempre, e con esso alcune attività che mai hanno avuto bisogno di campagne di buzzmarketing per decollare. Molti operatori poco preparati hanno fatto passare il marketing virale per il salvatore della patria, in realtà forse è necessario fermarsi e pensare.

Non dobbiamo
partire dagli influenzatori e scrivere il contenuto “su di loro” (anche se a volte sembra comodo)

Non dobbiamo appicciare un “dillo a un amico” qua e la pensando che l’effetto virale partirà da solo

Non dobbiamo
pensare di poter viralizzare qualsiasi cosa (difficilmente domattina orde di persone parleranno bene di un tornio)

Dobbiamo invece migliorare e massimizzare le possibilità di diffusione del passaparola, come?

– Serve un buon prodotto o un buon oggetto di passaparola potenziale (il professionista che lavora bene riceve un voto di fiducia proprio per questo motivo, e i clienti non mancano)

– Serve tanta tanta trasparenza, la viralità è un boomerang, gli scheletri prima o poi escono dall’armadio

– è necessario predisporre il tutto e lasciare che le cose arrivino da sole, non è il caso di spingere oltre modo la propagazione, se non va non va

– Serve fortuna, serve il momento: spesso un successo può dipendere dalla giornata positiva di un blogger famoso che ci regala un llink, dobbiamo essere pronti anche a questo

Insomma il passaparola non può essere la colonna portante di una strategia o comunque non può essere “garantito”, sono troppi i fattori random e soggettivi che ne guidano le dinamiche

Per l’immagine: utalkmarketing.com

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