• La febbre dei social network: ma a cosa servono?

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 20 Agosto 2008
    Archiviato in Social Network, Web 2.0

    107 milioni di iscritti per Myspace e 73 milioni per Facebook. Questi sono i numeri impressionanti che contraddistinguono le due più grandi reti sociali del pianeta.
    Ma cosa sono i social network, e soprattutto a cosa servono?
    “Una rete sociale (spesso si usa il termine inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari.
    La versione di Internet delle reti sociali è una delle forme più evolute di comunicazione on line. La rete delle relazioni sociali che ciascuno di noi tesse ogni giorno, in maniera più o meno casuale, nei vari ambiti della nostra vita, si può così “materializzare”, organizzare in una “mappa” consultabile, e arricchire di nuovi contatti.” http://it.wikipedia.org

    In pratica, per usare uno di questi social, ci si iscrive al portale, si genera un profilo e si cercano gli amici ed i conoscenti che appartengono allo stesso social per poter comunicare con loro.
    Se la comunicazione potrebbe avvenire anche via posta o via telefono senza l’utilizzo delle reti sociali, grazie a queste ultime abbiamo la possibilità di avere un quadro molto più multimediale delle persone che conosciamo, e siamo anche in grado di sapere sempre, in tempo reale, cosa fanno, cosa pensano o chi conoscono.

    Sull’enorme potenziale che si sviluppa con un tale bacino di utenti, sono nate diverse forme di social che hanno caratteristiche precise di caso in caso: le reti sociali professionali come ad esempio la famosissima Linkedin hanno lo scopo di mettere in comunicazione tra loro persone che hanno voglia o necessità di rimanere sul mercato del lavoro.
    Il profilo che ci si crea è incentrato sulla professionalità e si può tenere traccia di tutte le conoscenze lavorative che si sono fatte negli anni.

    Con Facebook per esempio, solo guardando la propria home page personale (ognuno ne possiede una diversa da tutti gli altri) si può sapere in tempo reale cosa fanno tutti i nostri amici/contatti: si può vedere il loro umore, se sono in ferie o al lavoro, con chi hanno parlato e quali foto sono andati a sbirciare.
    Ovviamente tutto questo avviene solo se l’utente ne da il benestare.

    In definitiva, un social network è una sorta di enorme stanza che contiene tutte le persone che conosciamo. In ogni istante, in questa ampia camera, girandoci soltanto a destra e a sinistra possiamo vedere con chi parla Tizio e che foto sta guardando Caio, riusciamo a vedere chi dorme e chi lavora, chi mangia e chi danza.
    Tutto in tempo reale e senza l’oppressione della presenza fisica: e con un click possiamo decidere di non farci più vedere o di chiudere gli occhi.

    Ora, è difficile giudicare in quale direzione ci porteranno queste tecnologie, leggere, sofisticate, potenti e anche potenzialmente molto invasive.
    E’ innegabile che l’importanza dei social network, almeno dal punto di vista mediatico, è straordinaria. Circa 180 milioni di iscritti solo nelle due reti sociali più importanti non è un numero che si può considerare risibile.

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  • Sitelink di Google: nuova frontiera per il marketing online

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 18 Agosto 2008
    Archiviato in Motori di ricerca e Search Marketing

    Vi sarà capitato, cercando un sito su Google, di trovare un risultato come quello che vedete nell’immagine, cioè un link principale sotto il quale sono presenti diversi altri link che portano alle pagine interne del sito.
    Si tratta dei Sitelink.

    I Sitelink hanno lo scopo di aiutare gli utenti nella navigazione, individuando un percorso più rapido che consente di risparmiare tempo e ti trovare velocemente le informazioni cercate.

    Come si ottengono i Sitelink?
    Attraverso alcune caratteristiche del sito, come un dominio popolare, molti link in entrata da siti di qualità, una struttura di navigazione semplice e immediata, un numero rilevante di ricerche, pagine interne popolari e visitate alle quali far corrispondere i Sitelink.

    Il processo di assegnazione dei Sitelink è molto lento perchè Google ha bisogno di raccogliere molti dati sul sito in oggetto.
    Nessuna scorciatoia?
    Non è detto.
    Google stesso dichiara che attualmente i Sitelink sono automatizzati e che sta lavorando per migliorarne gli algoritmi ma che, in futuro, potrebbe prendere in considerazione le richieste dei Webmaster.
    Può essere quindi che in futuro verrà data ai Webmaster la possibilità di segnalare i Sitelink del proprio sito.

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  • Marketing e Web marketing di Obama

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 14 Agosto 2008
    Archiviato in Marketing non convenzionale, Web marketing

    Qualche tempo fa uno studio della BBC aveva rilevato come l’abile utilizzo del Web sia stato uno degli elementi fondamentali del successo di Barack Obama alle primarie democratiche degli Stati Uniti.
    Come?
    Innanzitutto il sito Internet di Obama funzionava alla perfezione ed era già ricco di contenuti nel momento della sua candidatura.
    Soprattutto erano pronti i numerosi strumenti che consentivano ai visitatori di effettuare donazioni con grande facilità, fondamentali se pensiamo alla dispendiosa campagna elettorale messa in atto.
    Attraverso Internet sono state mobilitate centinaia di persone, reclutati migliaia di volontari in tutti gli Stati americani.
    Non basta: Obama, a differenza dei suoi rivali, ha incoraggiato l’interazione attraverso social network come MySpace e Facebook, guadagnando la simpatia della popolazione più giovane.

    Sebbene Internet sia da alcuni anni un elemento importante nella comunicazione politica americana, l’utilizzo che ne ha fatto Obama è andato oltre, creando una vera e propria operazione di marketing virale.

    Dopo aver rivoluzionato molte strategie elettorali attraverso un massiccio utilizzo della Rete, lo staff di Obama ha infatti pensato di continuare sulla via dell’innovazione, inviando una email a tutti i sostenitori con scritto: «Barack sta scegliendo il suo numero due e vuole che tu sia il primo a saperlo. Ci hai aiutato a costruire questo movimento dal basso e Barack vuole che tu prenda parte a questo importante momento».
    Cosa significa?
    Che mentre sui giornali statunitensi non si fa che parlare di chi sarà il numero due di Obama, l’annuncio non avverrà tramite una conferenza stampa come tutti si aspettano, ma in anteprima attraverso una mail o un sms a chi compila il modulo online.
    In questo modo vengono tagliati fuori i grandi network e aperto un canale di comunicazione diretto e immediato con le nuove generazioni, quelle che vivono di Web e SMS, oltre alla possibilità di entrare in contatto con nuovi sostenitori.
    Bella mossa.

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  • La pubblicità del futuro si chiama Web Marketing

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 11 Agosto 2008
    Archiviato in Internet e altri media

    La televisione è uno strumento che invecchia, come i telespettatori che la guardano.
    Negli Stati Uniti l’età media degli spettatori ha ormai raggiunto i 50 anni, ma si tratta di un target che non risulta interessante per parecchie aziende.
    Di qui la necessità di indirizzare altrove l’investimento pubblicitario.

    Oggi, a differenza di qualche anno fa, ognuno di noi ha la possibilità di scegliere il proprio intrattenimento e in particolar modo i giovani preferiscono media più attivi, come Internet, i social network, i videogiochi.  

    Negli Stati Uniti spopola TiVo, una televisione che consente agli utenti di scaricare in anticipo i programmi preferiti e vederli in qualunque momento, senza la pubblicità.

    In Italia il fenomeno non è ancora così accentuato, ma che i giovani preferiscano il Web alla Tv e che ci trascorrano più tempo è un dato ufficiale.
    Le reti satellitari mostrano un po’ più di dinamismo, ma in generale l’interesse per la scatola televisiva sta scemando e i big player se ne sono accorti: un esempio tra tanti è quello di Sony che ha incorporato YouTube come uno dei canali ai quali si può accedere attraverso il telecomando.

    Su YouTube, però, non è certo facile far girare il classico “spottone”, noioso e autocelebrativo, non lo guarderebbe nessuno.
    E’ necessario creare contenuti originali, marketing innovativo, non convenzionale, virale.

    Ci vogliono idee nuove. Più inventiva, più originalità e, questa è la buona notizia per le aziende, minori investimenti.
    In una situazione economica difficile come quella attuale e con la necessità di ridurre gli investimenti in comunicazione, il Web potrebbe essere la risposta che soddisfa ogni esigenza.

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  • 6 gradi di separazione sul Web

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 06 Agosto 2008
    Archiviato in Social Network

    E’ vero che tra ognuno di noi e il Presidente degli Stati Uniti ci sono solo sei gradi di separazione?
    Questa tesi affascinante è stata sostenuta nel 1967 dallo psicologo Stanley Milgram, secondo
    il quale ogni persona può essere collegata a qualunque altra attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari: un conoscente ci può presentare a un suo conoscente, che a sua volta fa lo stesso con un altro conoscente… se questa operazione viene ripetuta almeno 6 volte, si può arrivare a contattare anche le persone più importanti, fino alla vetta del mondo sociale. 
     
    Oggi la teoria è confermata da uno studio effettuato da Microsoft esaminando l’utilizzo del client di messaggistica istantanea Windows Live Messenger.
    I ricercatori hanno analizzato per circa 2 anni i log di 30 miliardi di conversazioni on line fra 180 milioni di navigatori sparsi in 5 continenti, senza accedere al contenuto delle chat né all’identità degli utenti: si sono limitati a monitorare i flussi delle conversazioni, mettendoli in relazione con i dati demografici relativi ai singoli internauti.
    Il risultato ha confermato in pieno la teoria: tra 2 utenti del programma ci sono in media 6,6 gradi di separazione.

    In un precedente esperimento condotto da ricercatori della Columbia University nel 2003, fu chiesto agli internauti di andare alla ricerca di diciotto persone in tredici nazioni, utilizzando solo le loro connessioni online. Fu dimostrato che in media bastavano dai cinque ai sette passaggi per arrivare a destinazione.

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  • Contattare le aziende via email? Meglio di no

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 04 Agosto 2008
    Archiviato in E-business

    Una recente inchiesta della Strike Force Sales, dopo aver inviato 460 richieste di informazioni via email ad un ampio spettro di aziende e organizzazioni, ha stabilito che il 60% delle grandi società non risponde alle domande dei clienti.
    Il dirigente operativo Darren Cox spiega che, dopo una settimana, il 59% delle compagnie doveva ancora inviare una risposta, e quelle che l’avevano fatto ci avevano messo almeno un giorno e mezzo.
    I settori più reticenti risultano essere il commercio e l’edilizia.
    “Considerando che Internet ha rivoluzionato il mondo degli affari e le cifre che vengono spese in pubblicità, ignorare le e-mail dei clienti è una vera negligenza”, sostiene Cox, che continua: “Le società ricevono circa l’80% di spam e il 20% di vere richieste, ma nessuno si preoccupa di dividere le une dalle altre”.

    In un’epoca di Web 2.0, nella quale gli utenti sono abituati a confrontarsi ed interagire, un comportamento di questo genere fa capire come molte aziende siano arretrate rispetto alle richieste dei clienti che desiderano ricevere informazioni ed essere agevolati prima, durante e dopo l’acquisto di un prodotto o servizio.
    Va inoltre ricordato che recenti ma consolidati studi hanno dimostrato che acquisire un nuovo cliente costa cinque volte di più che conservarne uno vecchio… se siamo disposti ad investire in marketing e pubblicità per acquisire nuovi clienti, perché non siamo altrettanto disposti ad investire in customer care per mantenere i clienti che già abbiamo?

    Oggi la posta elettronica ha sorpassato il telefono come strumento di comunicazione d’affari ed è impensabile inviare una email e non ottenere risposta.

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  • Internet sulle automobili dal 2009

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 28 Luglio 2008
    Archiviato in Futuro, Innovazioni e tecnologia

    Le case automobilistiche stanno facendo a gara per la messa a punto di tecnologie che permettano di portare il Web dentro gli abitacoli delle automobili.

    Già alla fine dell’anno gli americani della Chrysler dovrebbero essere in grado di vendere automobili con Web incorporato e Bmw dovrebbe raggiungere lo stesso obiettivo nel 2010.

    Il sistema Internet sul quale punta la Chrysler è stato elaborato da Autonet Mobile sulla base della tecnologia senza fili wifi, utilizzando per le connessioni la rete cellulare ad alta velocità.

    Naturalmente per motivi di sicurezza e affinché il conducente non si distragga e non corra il rischio di provocare incidenti, la navigazione online dall’automobile sarà riservata esclusivamente ai passeggeri che, durante i viaggi, potranno giocare con i videogiochi online, guardare un film, scaricare musica, scrivere e-mail… fare insomma tutto ciò che si può fare da qualunque computer connesso con la Rete.

    La presenza di Internet in automobile dovrebbe infine consentire anche il controllo della stessa a distanza, per accertarne le condizioni ed eventualmente anche per chiudere portiere e luci… ideale per chi non è mai sicuro di aver chiuso la macchina e gli viene il dubbio solo quando è già arrivato a casa.

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