News: Web 2.0

  • Blog aziendali: alla Bocconi li chiamano “Enterprise Generated Content”

    Un interessante convegno, che si terrà giovedì 24 Settembre 2009, alla Bocconi di Milano, verterà sul tema ”I pilastri dell’Enterprise Generated Content“, il termine scelto dai bocconiani per definire i contenuti generati dalle aziende. Già battezzati in diversi modi in passato (es. branded content, corporate generate content), la nascita di una definizione “ufficiale” da parte della Bocconi degli “Enterprise Generated Content”, è una prova evidente che le aziende stanno ottenendo lo status di produttori di contenuti, affiancandosi in qualche misura ai media tradizionali.

    Al convegno, che si terrà alla Bocconi presso l’Aula AS02 in via Roentgen 1 (ingresso gratuito previa registrazione online), saranno presentate le ricerche realizzate dall’Università, arricchite dalle importanti considerazioni di grandi nomi dell’imprenditoria italiana come Barilla, Purina, Telethon, Intesa San Paolo, Replay, oltre che dal parere di rappresentanze degli editori come Mondadori, Yahoo!, Time Warner e Corriere.it. Le ricerche presentate saranno: “Social Media Monitor: 100 aziende nella rete”; “Dalla filiera alla rete: le nuove regole d’ingaggio nella comunicazione digitale”; “Le community aziendali: verso il knowledge networking”.

    INFO: Centro ASK, tel. 02 5836.3710 - e.mail:ask@unibocconi.it (partecipazione gratuita previa iscrizione obbligatoria online entro il 22 settembre 2009)

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  • Anche Audi punta su Facebook per il suo web marketing

    Come già scritto in passato (es. Web Marketing innovativo: gli esempi di Volkswagen e Jaguar), le grandi case automobilistiche stanno sbarcando convintamente su Facebook per sperimentare nuove forme di comunicazione e di interazione con i propri clienti/fan. Un trend comune a molti per tante diverse interpretazioni, vista la libertà creativa che il mezzo Facebook consente, ma alla base una confidenza notevole nei nuovi social media come strumenti di comunicazione e di aggregazione.

    A differenza di quanto avviene sulla pagina di Volkswagen, in cui l’azienda consiglia agli utenti l’auto ideale in base al profilo Facebook, nel caso dell’Audi c’è un coinvolgimento dei fan (clienti acquisiti e potenziali, estimatori e appassionati, etc.) nella progettazione di automobili che vedranno la luce tra 10, 20 o 30 anni. I video presenti nella pagina illustrano le idee e le convinzioni dei designer Audi e chiedono una partecipazione diretta degli utenti su temi quali “come può la tua vettura giocare un ruolo nel mantenerti connesso al tuo mondo digitale, nel futuro?” o “cosa dovrebbe essere Audi in futuro?”.

    Facebook e gli altri social network rappresentano dunque una grande sfida per i grandi marchi, ma anche (e forse soprattutto) un’ottima opportunità per le piccole e medie imprese. Aprire una pagina su Facebook, l’abbiamo già scritto in “La tua azienda su Facebook in 5 minuti“, è gratuito e non comporta grandi competenze tecniche, ma a monte deve esserci una precisa strategia di comunicazione e di coinvolgimento, altrimenti non porta nulla e rischia semmai di compromettere l’immagine aziendale.

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  • Social Media Footprint, il web marketing che traccia una strada

    Mi capita spesso di parlare con clienti e amici del perché non sia sufficiente avere un ottimo sito web per ottenere contatti e richieste. Molti sono convinti che fare web significhi solo e soltanto quello: avere un bel sito web, ben indicizzato, pulito ed in ordine, e starsene lì ad attendere risultati che stranamente faticano ad arrivare. Sarebbe bello se fosse così (o magari sarebbe soltanto molto noioso), ma in realtà le cose vanno in modo molto diverso, premiando la dinamicità, la fantasia e le buone idee di chi fa altro, oltre che tenere online un sito e magari anche un bel blog. La rete non è fatta per ospitare “pesci morti”, ma per contenere l’esuberanza di quelli vivi e sguazzanti, sempre pronti a riflettere la luce del sole sulle loro lucede squame multicolore a beneficio di tutti, oltre che di se stessi.

    Se in ecologia si parla già da tempo di ecological footprint (impronta ecologica) e della necessità di renderla il meno invasiva e dannosa possibile, riducendo i propri consumi ed il proprio impatto ambientale, nel web marketing vale l’esatto contrario e le aziende che si affacciano al web debbono oggi avere un’impronta quanto più grande e definita possibile (pur senza inquinare o spammare); una loro orma da seguire senza perdersi tra altre migliaia di tracce più o meno evidenti. Per Social Media Footprint si intende, infatti, la capacità di impatto e di penetrazione delle aziende nel web, ovvero la loro attitudine a veicolare messaggi e a promuoversi attraverso tutti i canali e gli strumenti offerti dalla rete.

    Questo vale per tutti e a tutti i livelli. Accanto e a complemento dei siti e blog aziendali, ci sono decine di strumenti gratuiti da utilizzare con profitto per essere protagonisti nel proprio settore. Come? Postando foto e video, ad esempio (Flickr e YouTube sono i media giusti per veicolarli con successo), ma anche rispondendo a quesiti tecnici sui forum o nei vari gruppi presenti in social network come Facebook. Navigando i blog di settore e commentando, creando applicazioni utili o divertenti per Facebook o MySpace; condividendo un po’ del proprio know-how con altri utenti della rete ed allacciando nuove relazioni; tweettando post del proprio o di altri blog di settore su Twitter.

    Tutto questo può sembrare soltanto una perdita di tempo, ma giova al business della propria azienda molto più di quanto non si riesca ad immaginare. Creare una propria impronta sui social media, infatti, consente di instaurare rapporti e relazioni a più livelli, nonché di far rimbalzare il proprio nome ed il proprio marchio in differenti contesti e modalità. Permette di guadagnare credibilità ed immagine e di diventare un punto di riferimento. Ma, soprattutto, consente di essere citati, linkati, tweettati, di far girare i propri post, foto, video e audio su altri siti senza alcuno sforzo, solamente grazie alla popolarità che si sarà acquisita nel tempo. Solo allora inizieranno a fioccare le visite e i contatti e la visibilità aumenterà in modo rapido ed esponenziale.

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  • Web Marketing tip di fine agosto per le aziende italiane

    Banalità di un mercoledì di metà agosto: ci sono migliaia di modi per promuovere un’azienda nel web, ed è forse questa la vera novità di questo mezzo rispetto ai media tradizionali. Fino a pochi anni addietro fare pubblicità significava investire un sacco di soldi per realizzare spot radiofonici o televisivi, cartelloni, manifesti, locandine, volantini. Nessuna possibilità di interazione con gli utenti finali, a parte forse la possibilità di fare aeroplanini o barchette con i volantini, unidirezionalità del messaggio ed eccessiva omologazione erano i limiti più evidenti. Tanto che per muovere un po’ le acque ci voleva gente come Oliviero Toscani, che seppe usare un linguaggio nuovo attraverso la fotografia e la provocazione.

    Oggi tutto è cambiato. L’avvento del web, con particolare riferimento a quello che continuiamo a chiamare web 2.0, ha reso possibile una trasformazione radicale dell’approccio al target a tutti i livelli ed in tutte le direzioni. I social network, in particolare Facebook, hanno dato il via ad una nuova era non soltanto nei rapporti sociali e nel modo di relazionarsi, ma anche nel modo in cui le aziende promuovono i propri prodotti. Molto spesso in modo spontaneo, sono nate le community e dove non ci sono ancora c’è sempre qualcuno che si affretta a crearle. Gruppi di utenti web che condividono passioni, interessi, desideri. Nuovi canali per veicolare messaggi promozionali ed informazioni, ma anche (talvolta soprattutto) applicazioni, giochi e passatempi di varia natura.

    Nel post “Dalla TV al social network: passa per la rete il nuovo marketing delle grandi aziende“, ho già citato il caso di The Gap, jeanseria americana che ha lanciato di recente un’interessante campagna promozionale su Facebook. Uno dei punti di forza di quella campagna è la possibilità per gli utenti (fan) di proporre i propri “style tips” attraverso Polyvore.com, un sito che consente di “giocare” con abiti e accessori di moda creando dei set da condividere con gli amici o da pubblicare sul sito stesso o su altre fonti, come ad esempio la pagina Facebook di The Gap. Questo è soltanto un esempio, ma di applicazioni di vario genere e natura i social network sono già pieni. E molte di queste applicazioni sono state create da aziende per favorire l’interazione con i propri fan.

    E’ tempo che anche le aziende italiane entrino in questa nuova era. E non si tratta soltanto di rivolgersi ad una ditta che sappia realizzare applicazioni o giochini virali per promuovere i propri prodotti, ma di una vera e propria rivoluzione culturale in ambito pubblicitario. I prodotti stanno diventando gadget virtuali, qualcosa che assomiglia molto alle vecchie e adorabili figurine Panini, ma che a differenza di queste possono essere “attaccati” su qualsiasi supporto (virtuale) in piena libertà, anziché su un albo con posti numerati e predeterminati.

    Le esperienze vincenti di giochi come Second Life, The Sims, Sim City, etc., possono essere applicate con successo al web marketing di quasi tutti i tipi di azienda, creando piccoli simulatori, collezioni virtuali e applicazioni di ogni genere da proporre attraverso i siti istituzionali e le pagine sui social network. Ma occorre sviluppare al più presto questa nuova visione e credere in una strategia di marketing che sfrutti appieno le opportunità del web.

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  • Dalla TV al social network: passa per la rete il nuovo marketing delle grandi aziende

    Di esempi ne abbiamo già fatti molti in differenti settori, su questo blog, ma quello di The Gap, azienda americana leader nel settore dei jeans e dell’abbigliamento casual, merita un piccolo approfondimento. Erano famosi per i loro spot televisivi, quelli di The Gap, ma la loro nuova campagna “Born to Fit” passa completamente per il web e per i social network, con particolare riferimento a Facebook, Twitter e YouTube.

    Una scelta coraggiosa e drastica che dimostra quanto le aziende USA stiano credendo nel web 2.0 e nei suoi strumenti, in grado di avvicinare il pubblico e di instaurare rapporti più profondi e viscerali con il target. Il passaggio tra la vecchia pubblicità e la nuova nasconde infatti molteplici aspetti, spesso poco percettibili o ignorati, ma che rappresentano un cambiamento epocale. Il consumatore diventa supporter e testimonial, abbandona il suo ruolo passivo di spettatore TV e diventa parte attiva in un grande processo di comunicazione a più vie e a più direzioni.

    Quello che The Gap e le altre aziende attive su Facebook stanno facendo, è trasformare il vecchio e silenzioso “parco clienti” in una macchina pubblicitaria di entusiasti fan, pronti a confrontarsi tra loro, a mostrarsi, ad apparire in prima persona, a fruire di un livello di informazione molto più completo e complesso di quello tradizionale.  Non più spot TV da pochi secondi, in grado soltanto di fare immagine, ma un gran numero di contenuti, video, articoli di approfondimento, blog post e molto altro, per costruire un legame nuovo e consapevole tra il marchio ed i propri consumatori.

    Nello specifico, la campagna “Born to Fit” è molto ben congegnata e basata sull’idea del “nati per…”, un “gioco” in cui i testimonial (il designer della casa Patrick Robinson e gli attori Alessandro Nivola e Sonya Walger) raccontano in video cosa sono ”nati per fare”. Ma la pagina Facebook di The Gap consente ai fan di svagarsi in molti modi, ad esempio condividendo consigli per lo stile attraverso Polyvore, un interessante sito che permette di creare “fashion sets” utilizzando le foto dei prodotti messe online dalle più grandi aziende di moda, con relativi prezzi e riferimenti web, oppure caricando foto in proprio. Interessante anche l’applicazione iPhone, chiamata StyleMixer, che permette di giocare con le collezioni dell’azienda, di interagire con gli altri utenti e di ottenere codici sconto quando ci si trova in prossimità di un punto vendita Gap.

    Il web si conferma dunque un oceano di opportunità per le aziende e la creatività è il suo unico limite. Le nuove campagne pubblicitarie debbono consentire interazione con il pubblico, offrire idee e consigli, permettere agli utenti di passare del tempo e di giocare, di confrontarsi tra loro, di diventare in qualche modo personaggi, di dire la loro e di essere protagonisti, esprimendo i propri gusti, le proprie capacità e passioni. La sfida del web è aperta, signore aziende italiane!

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  • Aziende e buoni propositi di fine estate: un blog per ricominciare alla grande

    Ferragosto è per molti una sorta di boa, doppiata la quale ci si getta in una nuova stagione di lavoro che porta diritta all’anno nuovo. Passate le ferie ed il riposo estivo (per i fortunati che ne hanno potuto godere) è tempo di rimettersi all’opera, di progettare nuove sfide e di concepire nuovi modelli di sviluppo e di impresa, tanto più in un’epoca di crisi come questa. E’ vero, c’è poco denaro da investire, ma in tutti i momenti critici sono le idee e le capacità che debbono sopperire alle scarse finanze e fare la differenza. E le idee non costano altro che fatica e concentrazione, per questo sono la vera soluzione e la vera risorsa per le nostre aziende.

    La nostra è un’epoca incentrata sulla comunicazione, sull’immagine e sulla esposizione, intesa come mezzo per imporre le proprie idee ed i propri prodotti/servizi, troppo spesso al di là del loro stesso valore. Tutte cose che costano care e che passano attraverso canali intasati e votati alla reiterazione, allo spamming, alla sovraesposizione sistematica, più che alla sana ed imprescindibile comunicazione. Ecco perché non mi stanco di proporre alle aziende soluzioni “fai da te” come il “corporate blog”, a supporto di qualsiasi strategia comunicativa e pubblicitaria ma anche, e forse soprattutto, come strumento e modello di impresa e di lavoro.

    Sembra un’esagerazione, ma davvero un blog è capace di rappresentare allo stesso tempo un grande canale di promozione e di comunicazione e una traccia da seguire, un canovaccio di idee, un percorso ed un filo conduttore per le aziende che ne fanno il giusto uso. E’ un contenitore di conoscenza e di informazioni e al contempo il diario di bordo, il testimone dei progetti e dei successi dell’impresa, la voce narrante, la coscienza e l’io dell’azienda e parla in tutte le direzioni e a tutti i livelli.

    Un blog ben curato, infatti, fa immagine e porta contatti qualificati, accredita l’azienda ed i suoi collaboratori, mette in luce competenze, capacità, tecnologie e progetti, rappresenta una grande risorsa per l’azienda stessa, per i suoi clienti e fornitori, per la stampa e per chiunque abbia interesse non soltanto per i suoi specifici prodotti/servizi, ma più in generale per tutto il settore. Non c’è nulla di meglio in cui investire ed in cui impegnarsi, quindi, riconsiderando in modo intelligente il piano di investimenti pubblicitari ed una piccola ma significativa porzione delle agende di lavoro delle risorse interne.

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  • Google Wave. Internet nuova ultima frontiera da conquistare

    Condividere, uploddare, scaricare, inviare mail, bloggare, Twittare, aggiungere l’amicizia su Facebook, aprire un thread su FriendFeed: sono tutti termini nuovi, molti dei quali neologismi, che fino a qualche anno fa non esistevano.
    Tutti hanno un minimo denominatore comune e cioè la condivisione, lo sharing delle informazioni, di qualunque tipo ed origine è oggi la cosa che muove, che fa da motore al Web, il quale è passato da statico a “liquido” (Web 2.0) e che si sta proiettando verso il 3.0 e cioè la convergenza informativa e la condivisione totale.
    Oggi abbiamo decine di servizi e di piattaforme, ognuna delle quali ci permettere di fare tutto quello di cui sopra: con Facebook possiamo condividere video ed esperienze, con Flickr mostriamo al mondo le nostre foto, con Twitter i nostri pensieri brevi non hanno confini e con FriendFeed possiamo vedere addirittura lo “scorrere del tempo” in una sorta di story board cinematografica verticale.
    Ok, tutto questo è bellissimo ma ci dobbiamo registrare e loggare in tutti i servizi e dobbiamo tener aperte moltissime schede del browser oltre ad imparare ad usare tutti questi servizi 2.0 (che non sono semplicissimi in verità).
    A questa cosa devono aver pensato quei geniacci di Google quando hanno pensato a “Wave” il nuovo progettone che esce fuori dai cervelli che hanno ideato e creato Google Maps e che dovrebbe essere rilasciato a fine anno..
    Google Wave permette di condividere in una finestra unica diverse funzioni che fino ad oggi sono state pensate per l’utilizzo diversi software o siti web, ma la vera rivoluzione non è questa quanto la riscoperta del “tempo reale”.
    Si perché se è vero che tutti sappiamo cosa sia la modifica di file in contemporanea ed in tempo reale da più utenti, Wave intende dare un nuovo significato a questa voce.
    Se oggi per esempio comunichiamo con Skype o MSN, vediamo che l’utente con il quale chattiamo sta appunto scrivendo, grazie ad una iconcina che si muove e simula il suo movimento della “penna”: insomma il software ci avvisa che l’utente dall’altra parte sta scrivendo ma non sappiamo cosa.
    Con Google Wave sapere questo sarà possibile grazie ad un sistema che permetterà di vedere non solo il fatto che l’altra persona stia scrivendo ma anche CHE COSA stia scrivendo, con tanto di correzioni, ri-battiture e cose simili.
    Ecco che cos’è la rielaborazione del termine “tempo reale”, e lo stesso sistema sarà disponibile ad esempio anche per i documenti, i fogli di calcolo, i testi e così via.
    In pratica grazie a questo nuovo social network non solo avremo la possibilità di interagire con gli altri come facciamo oggi su Facebook e Twitter ma potremmo anche utilizzare tutti i servizi di Google e lo potremo fare rivoluzionando ed evolvendo il nostro modo di vedere la contemporaneità.
    Sarà un po come dipingere una grande tela in una stanza e farlo tutti insieme nello stesso momento, oltre a mandarci mail, ad usare una chat, condividere foto e video e ad uploddare quello che vogliamo sui nostri blog.
    Ovviamente Wave non è solo questo ma prima di tutto un accentratore di servizi. Google infatti punta ad essere, e credo che ormai sia chiaro a tutti, l‘unico gestore -monopolista- dei servizi online di ogni genere e natura.

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