News: Futuro

  • Internet e la rivoluzione: siamo pronti?

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 28 Aprile 2009
    Archiviato in Futuro, Web 2.0, internet
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    Partiamo da un presupposto, da un assunto che non può essere messo in discussione: il mondo sta cambiando e lo sta facendo ad una velocità straordinaria.
    Se quello che si nota intorno a noi è un cambiamento costante e fluido, quello che si percepisce meno è la velocità di questo cambiamento, anche se la velocità è la vera rivoluzione alla quale siamo di fronte, molto di più del cambiamento stesso.
    I mutamenti, si sa, ci sono sempre stati: siamo passati dalla pietra, al ferro fino ai metalli, alle armi atomiche ed ai microchip. Oggi è l’era dei cellulari e di Internet, ma se dall’età della pietra ai chip sono passati migliaia di anni, dal Web cosiddetto 1.0 al Web 2.0 ne sono passati solo alcuni, durante i quali la rivoluzione c’è stata e c’è stata eccome.
    Ecco allora il perché della difficoltà di adeguamento: l’uomo è un animale lento nei cambiamenti, abitudinario e poco flessibile, e la piega presa dal mondo è decisamente troppo veloce rispetto a quello che può essere tollerato dall’animale uomo.
    Se è vero che il cambiamento è sempre esistito ed è sempre stato in atto, è anche vero che oggi avviene ad una velocità direttamente proporzionale alla quantità di novità che nascono. Ad ogni nuova tecnologia ne corrispondono altre diversificate e che si ramificano a loro volta.
    A questo punto ci troviamo di fronte a situazioni diametralmente opposte, che rispecchiano esattamente quello che può essere fatto grazie alle nuove tecnologie e quello che dovrebbe essere fatto, ma che non lo è solo per questioni di burocrazia o “pigrizia mentale”.
    “Le università come le conosciamo oggi stanno per sparire, abbattute dalla tecnologia. La previsione non viene da qualche collettivo studentesco in polemica con i baronati, ma proprio da un professore, che vede allargarsi crepe sempre più evidenti nella struttura dell’università tradizionale.
    Secondo David Wiley, docente di Tecnologie dell’Istruzione all Brigham Young University, nello Utah, gli studenti sono sempre più lontani dall’attuale modello educativo, che prevede di partecipare alle lezioni recandosi fisicamente in aula a un orario stabilito rimanendo seduti per un’ora ad ascoltare il professore”.
    repubblica.it

    Ecco la direzione che è stata presa dalle cose: la completa fruibilità di TUTTO in ogni luogo ed attraverso diversi mezzi, senza più limiti fisici o di banali distanze: il superamento della carne come limite del nostro corpo.
    Al tempo stesso la nostra pigrizia porta anche ad altri imbarazzanti risultati, come dire: ci sono le tecnologie ma noi non siamo in grado di gestirle perchè si evolvono più in fretta di noi.
    “Nello studio ‘Un E-Government Survey 2008′, presentato all’inizio dell’anno, mette l’Italia al 56 posto nella classifica dei paesi le cui amministrazioni favoriscono - via Internet - il coinvolgimento dei cittadini. Davanti a noi, oltre ai paesi industrializzati, ci sono la Giordania, il Mozambico, il Botswana, la Mongolia, l’Azerbaijan, l’Egitto e la Cambogia.”
    espresso.repubblica.it

    Eccoci quindi arrivati al fulcro, al punto finale che con questo articolo si vuole umilmente dimostrare: esistono le tecnologie per cambiare il mondo, ci sono le possibilità per avviare una rivoluzione pulita, ecologica, culturale, storica e democratica ma ci si trova spesso di fronte un enorme monolito che è la pigrizia umana.
    Per superare i nostri limiti e vivere davvero meglio, in maniera più leggera e sostenibile, dobbiamo cambiare il nostro modo di percepire i cambiamenti senza subirli ne soffrirli: nessuna economia di pensiero.

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  • I Pirati arriveranno in parlamento?

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 21 Aprile 2009
    Archiviato in Futuro, Sharing, Web 2.0, internet
    Tags: , , ,

    Non si è ancora spenta l’eco della maxi multa impartita a “The Pirate Bay” che la vicenda prende fuoco nuovamente.
    Si perché forse non tutti sanno che in Svezia, terra emancipata e madre della “Baia dei Pirati”, esiste un partito, nato in origine come partito antagonista e provocatorio, che si chiama “Partito dei Pirati”: cinque ore dopo l’annuncio della sentenza, il Piratpartiet (”Partito Pirata”), nato nel 2006 a sostegno del sito, ha registrato 1800 nuove iscrizioni, raggiungendo quota 16.500.
    Guidato da Christian Engström, 49 anni, il partito ha ormai superato per numero di iscritti i verdi e la sinistra, mentre un sondaggio gli assegnava a dicembre il 21% dei consensi.
    Secondo alcuni osservatori alle prossime elezioni europee a causa -grazie- della sentenza “simbolo” contro Pirate Bay, si potrebbe avere una clamorosa vittoria del Partito Pirata, creando così una situazione quanto meno paradossale: il governo, la forma di autorità più alta in assoluto che generalmente verte alla protezione degli interessi delle mayor, si troverebbe formato da persone che promuovono come fine ultimo la riproduzione e la divulgazione di qualunque forma artistica basata sull’ingegno umano.
    Si passerebbe ad avere chi oggi è considerato il “ladro”, al timone della società in maniera legale e democratica, con i cambiamenti profondi e strutturali che una cosa simile porta con se.
    Tutto questo deve fare molto riflettere: se da un lato esiste la volontà e la necessità di difendere il lavoro intellettuale degli artisti e di chiunque produca “idee” dall’altra parte esiste una modifica, una rivoluzione in atto che viene direttamente dalla gente che percepisce la disparità sociale tra un VIP che si lamenta del furto delle proprie opere ma si sposta con un aereo privato.
    Sul sito di Peter Sunde, uno dei fondatori della Baia, si legge: “Come in ogni buon film, gli eroi perdono all’inzio, ma solo per ottenere una vittoria ancora più epica alla fine”.
    Forse è il caso di ripensare a molte cose, prima tra tutte la formulazione del copyright.

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  • Sul Web i calcoli delle nostre console domestiche

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 30 Marzo 2009
    Archiviato in Futuro, Web 2.0, internet
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    E’ da molto tempo che in Rete si parla di dirottare, sdoganare, far migrar i calcoli dei computer e delle console da gioco su potenti server che lavorino al posto della nostra macchina domesticai: questa tecnologia è chiamata “Clud Computing” e cioè di quella nuova, potente, avanzata ed ancora in parte inesplorata branca dell’informatica che porta programmi e servizi all’esterno dei nostro PC.
    “Anche i giochi non avranno più motivo di esistere sui nostri computer, ma saranno solo “raggiunti” dalle nostre macchine (che quindi avranno un harware molto più leggero e “specializzato”). Second Life ne è un esempio: il piccolo client che si scarica ed installa non è il gioco vero e proprio, perchè questo alberga sui server di Linden Lab, ma un ponte che ci permettere di raggiungere il nostro avatar e tutte i nostri profili salvati su dei PC che sono in California.”
    Oggi, a circa un anno e mezzo di distanza da quel post (che riletto fa figo e profetico) nasce OnLive, una console che permette di giocare con i game caricati online, direttamente su dei server lontanissimi dalle nostre case:
    “Il sistema di gioco, chiamato OnLive, funziona/funzionerà su server remoti e permetterà l’accesso ai giochi a richiesta. Dunque senza supporti, grazie a un’avanzata tecnologia di compressione video che permette la riproduzione istantanea sullo schermo della partita, che di fatto però è “giocata” lontana dal nostro salotto”
    Corriere.it
    Questa soluzione quali benefici porterà?
    Prima di tutto non avremo bisogno di hardware sempre più potente per far girare i nostri giochi: sappiamo benissimo infatti che uno dei limiti su PC per quello che riguarda i giochi, è l’aggiornamento dei componenti che devono sempre essere di ultima generazione e estremamente performanti per poterci permettere di giocare in maniera fluida.
    Poi non avremo più la necessità di usare CD o DVD soggetti al consumo ed all’usura, e di conseguenza eviteremmo i backup, che ad oggi -causa protezioni software- è diventato un problema notevole.

    I giochi che risiedono su un server sono solo un altro passo nei confronti di qualcosa che sta profondamente cambiando il modo di vivere, percepire e sfruttare il Web.
    Il Cloud Computing è senza dubbio la parte principale dello sviluppo della Rete e della società dell’informazione con tutti i problemi etici, di privacy e di controllo che ne conseguono.

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  • Dominio .tel per tutti, non solo per molti

    Abbiamo un numero di cellulare, un IM per Skype, per MSN e per Gtalk, un indirizzo eMail, un numero fisso di casa ed uno dell’ufficio, un indirizzo Web per il nostro blog ed uno aziendale, abbiamo un account su Facebook, su Twitter, Linkedin, su MySpace e Viadeo, ma abbiamo anche un Fax ed una posizione geografica precisa su GoogleMaps.
    Benissimo: ma tutti questi dati sono sparsi per la Grande Rete, sono diluiti per il Web e del tutto introvabili senza punti di riferimento precisi; o almeno lo saranno fino agli ultimi giorni di marzo.
    Dal 24 del suddetto mese infatti, saranno disponibili i domini con suffisso “.tel” che, dal un punto di vista della semplicità e della praticità, oltre a quello della deframmentazione dei dati personali, saranno a dir poco rivoluzionari.

    A differenza dei suffissi ai quali siamo abituati come i “.com” o “.it” non faranno capo a siti web tradizionali, ma a pagine che appunto si presentano come biglietti da visita digitali.
    In pratica molto semplicemente funziona così: si accede a questo indirizzo per cercare la disponibilità del nome dominio che si vuole (io ad esempio ho comprato Rudy.tel) lo si acquista a circa 20/30 euro per un anno, e non si deve fare altro.
    Non ci sono siti da costruire, template da disegnare e creare o foto da caricare, ma il tutto è già pronto e strutturato per raccogliere i nostri dati personali come tutti quelli elencati all’inizio di questo articolo.
    La pagina contiene l’elenco di tutti i punti di contatto di quella persona o di quell’azienda, online e offline, in un formato molto leggero, pensato per essere visto anche dai cellulari.
    Rispondono a un’esigenza: concentrare in un posto solo, facilmente accessibile e comunicabile agli altri, i vari contatti di una persona, che ormai sono una selva.
    Per fare un esempio pratico ad un incontro di lavoro, bisognerebbe dare la mail, il blog personale, il nome su Linkedin, quello su Skype.
    Con il .tel invece sarebbe sufficiente dire “mi trovi su Rudy.tel e lì vedi tutti i modi per contattarmi“.

    La riserva che rimane su questo nuovo sistema di aggregare le info, oltre a quella ovvia legato alla privacy, è quella legata all’effettiva utilità di un servizio che non fa altro che aggregare altri servizi.
    Solo il tempo ci dirà se i .tel saranno o meno un successo, ma nel dubbio, prima che vengano tutti occupati, perchè non acquistarne uno per noi o per la nostra azienda?

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  • Facebook Vs eMail. Lotta aperta più che mai

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 11 Marzo 2009
    Archiviato in Futuro, Social Network, internet
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    Quella che viene ormai definita “generazione Facebook” sta per divorare, annichilire, azzerare e cancellare le mail dalla nostra vita.
    Una delle cose che abbiamo sempre sostenuto essere eterna -se di eternità si può parlare in un mondo come quello informatico in cui tutto si muove con sincopata celerità- è la eMail come mezzo di comunicazione principale tra chi usa un computer.
    La relativa semplicità d’uso, la grande comodità, la possibilità di inserire allegati di ogni tipo, peso e formato e la larga diffusione di software già integrati nei sistemi operativi come ad esempio Microsoft Outlook Express, hanno fatto si che la posta elettronica diventasse il mezzo comunicativo principale del Web.
    All’aumentare della posta elettronica scambiata però, è aumentato anche di pari passo il problema dello Spam, della posta indesiderata: si calcola che oggi nel mondo oltre il 60% delle mail scambiate siano di Spam.
    A causa di questo problema di difficile soluzione la tendenza è il distaccamento dalla eMail e si impara ad odiare Outlook non ostante non se ne possa fare a meno, visto che per lavoro e per diletto tutti siamo virtualmente costretti a scambiarci posta.
    Almeno fino ad oggi.

    Si perchè secondo il recente studio di Nielsen le community dei social network hanno attratto nel 2008 globalmente il 67 per cento dei navigatori, contro al 61 per cento del 2007, con un incremento del 5,4 per cento in un solo anno.
    Nel corso dell’anno passato blog e social network hanno attirato un maggior numero di utenti rispetto alla mail e Facebook da solo viene visitato ogni mese da 3 persone ogni dieci utenti online, Italia compresa.
    Se con la posta elettronica infatti siamo invasi da messaggi che non vorremmo ricevere, con i social network abbiamo la possibilità di essere noi a scegliere con chi comunicare, e guardando all’interno delle “bacheche” delle persone riusciamo a vedere i loro profili, i loro gusti e a percepire delle compatibilità (o delle antipatie) che la mail non può offrire.
    In conclusione, dalla parte delle reti sociali abbiamo la possibilità di scegliere con chi comunicare ed abbiamo modo di “conoscere” la persona più in profondità che con le eMail, e a queste ultime rimane la semplicità di utilizzo e la velocità di apprendimento d’uso.

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  • Realtà aumentata. La fusione tra la realtà e la macchina

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 06 Marzo 2009
    Archiviato in Futuro, Innovazioni e tecnologia
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    Tutti quanti sappiamo cos’è la realtà virtuale: si tratta di un mondo alternativo a quello reale in cui si “vive” all’interno di una macchina, e si tocca, si sente, si odora e si vede tutto attraverso una stimolazione simulata da da un computer.
    Molti film hanno rappresentato realtà virtuali nelle quali i protagonisti vivono storie, avventure e addirittura amori, attraverso la stimolazione posticcia di un mondo che non esiste.
    Unendo le peculiarità della realtà virtuale con il mondo reale, si ottiene una realtà “maggiorata” ed amplificata: questo mondo si chiama “Realtà aumentata” ed è una delle nuove frontiere della tecnologia di domani.
    La realtà aumentata consiste nel sovrapporre alla realtà percepita dal soggetto una realtà virtuale generata dal computer. La percezione del mondo dell’utilizzatore viene “aumentata” da oggetti virtuali che forniscono informazioni supplementari sull’ambiente reale. Un esempio abbastanza noto di questo tipo di applicazioni è in campo militare, dove ad esempio al pilota che osserva il terreno vengono fornite, sovrapposte al terreno reale, informazioni digitali quali la classificazione dei mezzi militari presenti in amici/nemici.
    Immaginate di essere in auto e guardare la strada di fronte a voi e di vedere, oltre alla striscia di asfalto gli alberi ed il panorama, anche informazioni digitali sulla larghezza della carreggiata, la temperatura dell’aria e la velocità che si sta tenendo: il tutto senza staccare gli occhi dalla strada ma sotto forma di digitalizzazione 3D e trasparente.
    Ora, la tecnologia di cui disponiamo oggi pone dei limiti ovvi a questo tipo di tecnologia: simulare un universo computerizzato è già ad oggi impossibile, quindi il sovrapporre la realtà alla simulazione in tempo reale e con dovizia di dettagli, è una cosa impensabile. Di fatto ci manca capacità di calcolo.
    Ma se potessimo immaginare un mondo in cui la realtà si fonde con la virtualizzazione, i limiti tecnologici, progettuali e scientifici sono pressoché infiniti: guardate questo straordinario video e cercate di immaginare che cosa potrebbe essere il mondo di domani se questa tecnologia prendesse forma.


    World Builder from Bruce Branit on Vimeo.

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  • Internet e le nuove professioni: un trend che non si ferma

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 02 Marzo 2009
    Archiviato in Futuro, Web 2.0, internet
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    Inutile negare che siamo in piena recessione: banche in crisi che “rischiano” di essere nazionalizzate, aziende che chiudono o al limite licenziano, cassa integrati, precari senza occupazione e panico generale ad ogni livello.
    Il quadro che si prospetta per i prossimi tempi non è sicuramente rassicurante ma di certo ci sono alcune particolarità molto “luminose” all’interno di questa realtà in recessione.
    La prima è che da questa crisi il mercato uscirà probabilmente moralizzato e la seconda è che Internet, la Rete continuano a crescere e a produrre specializzazione, posti di lavoro ed occupazione di qualità.
    Il community manager, l’infobroker, l’infosecurity manager o il web trainer sono tutte professioni che fino a qualche anno fa non esistevano, mentre invece oggi sono richiestissime e rischiamo di trovarci in una situazione in cui la domanda sia maggiore dell’offerta.

    “Tra i nuovi specialisti un posto di primo piano spetta a una figura creata dal boom dei social network come Facebook, il community manager. Dietro al successo di questi siti c’é l’animatore di una piazza virtuale, ideale discendente delle migliaia di ragazzi che animano le serate dei villaggi turistici in tutto il mondo. Attraverso le forme moderne di comunicazione (chat, e-mail, forum) il community manager si interessa degli internauti e ne asseconda umori, gusti e predisposizioni.

    Il web trainer è già molto diffuso negli Usa: è l’organizzatore di un corso, mette a punto il programma di insegnamento e sceglie i contenuti.

    Di pari passo con la maggiore importanza della pubblicità online, è cresciuta negli ultimi anni anche la figura del web advertiser, cioé il responsabile delle campagne pubblicitarie via Internet.
    Nell’attuale momento di crisi, questa figura è ancora più ricercata dalle aziende, sia dalle società di consulenza per la comunicazione multimediale sia dalle concessionarie pubblicitarie.

    Nella ricerca di mercato si muove invece una delle professionalità del web più gettonate negli ultimi tempi, l’infobroker, cioé la persona che mette a disposizione delle aziende la sua capacità di trovare in Rete e analizzare dati perlopiù economici. Utilissimo alle società che vogliono trovare nuovi mercati con il commercio elettronico, l’infobroker ha una preparazione umanistica o economica, è un “mago” dei motori di ricerca e sa analizzare le informazioni economiche. Nell’economia di Internet c’e infine sempre più bisogno dell’infosecurity manager, cioé dell’esperto in sicurezza informatica.” ansa.it

    Leggendo queste poche descrizioni viene in mente una sola cosa, e cioè, per chi non l’avesse già fatto, reinventarsi in Rete, convertirsi in una di quelle mansioni che sembrano essere il futuro della professionalità.
    E non sottovalutiamo un punto importantissimo di questi nuovi mestieri: non hanno la necessità della presenza fisica e possono quindi essere portate avanti da qualunque punto del pianeta ci si trovi.
    La rivoluzione Internet è iniziata.

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