News: E-business

  • Web e turismo, un matrimonio d’affari e di passione

    Claudio Gagliardini

    di Claudio Gagliardini · pubblicato il 08 Settembre 2009
    Archiviato in Come fare per.., E-business, Web marketing
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    Ancora una MiniGuidaWeb di Studio Boraso.com, la settima (scarica Web e Turismo), stavolta dedicata alle aziende del comparto turistico. Un settore che sembra risentire meno di altri della crisi e che da subito ha abbracciato e creduto nel web, ma che oggi deve dare un colpo di coda e ritrovare quello spirito pioneristico che da sempre le ha portate a credere nelle potenzialità della rete.

    Essere oggi nel web, infatti, significa credere non soltanto nel mezzo e nella sua capacità di portare clienti e visibilità, ma sfruttarne appieno tutte le potenzialità. Le aziende del comparto turistico rappresentano probabilmente il bacino ideale per un cambio di marcia e per un nuovo modo di concepire il web e i suoi strumenti, ma bisogna creare una consapevolezza ed una attitudine ad investire budget ed impegno quotidiano, in un matrimonio che non può essere basato soltanto sul business.

    Quello che il nuovo web vuole, infatti, è uno sforzo di “passione” e di creatività, la capacità di fare informazione e cultura, oltre che promozione e pubblicità di tipo tradizionale. Il consumo turistico, infatti, è legato alla passione più che all’interesse, e i criteri di valutazione degli utenti esulano da quelli canonici. Certo che in vacanza si cerca di risparmiare e di spendere il giusto, ma molto di più si cercano emozioni, colori, atmosfere, profumi. Tutti valori che non si possono veicolare se non con la passione e con la capacità di comunicare, attrarre e coinvolgere.

    LE GUIDE PUBBLICATE:
    1 – Web e aziende 2.0
    2 - Primi su Google senza trucchi
    3 - Comunicare con il Corporate Blog
    4 - Web perché, web per chi?
    5 - La tua azienda su Facebook in 5 minuti
    6 - La tua azienda su Twitter in 5 minuti
    7 - Web e Turismo

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  • Aziende e buoni propositi di fine estate: un blog per ricominciare alla grande

    Ferragosto è per molti una sorta di boa, doppiata la quale ci si getta in una nuova stagione di lavoro che porta diritta all’anno nuovo. Passate le ferie ed il riposo estivo (per i fortunati che ne hanno potuto godere) è tempo di rimettersi all’opera, di progettare nuove sfide e di concepire nuovi modelli di sviluppo e di impresa, tanto più in un’epoca di crisi come questa. E’ vero, c’è poco denaro da investire, ma in tutti i momenti critici sono le idee e le capacità che debbono sopperire alle scarse finanze e fare la differenza. E le idee non costano altro che fatica e concentrazione, per questo sono la vera soluzione e la vera risorsa per le nostre aziende.

    La nostra è un’epoca incentrata sulla comunicazione, sull’immagine e sulla esposizione, intesa come mezzo per imporre le proprie idee ed i propri prodotti/servizi, troppo spesso al di là del loro stesso valore. Tutte cose che costano care e che passano attraverso canali intasati e votati alla reiterazione, allo spamming, alla sovraesposizione sistematica, più che alla sana ed imprescindibile comunicazione. Ecco perché non mi stanco di proporre alle aziende soluzioni “fai da te” come il “corporate blog”, a supporto di qualsiasi strategia comunicativa e pubblicitaria ma anche, e forse soprattutto, come strumento e modello di impresa e di lavoro.

    Sembra un’esagerazione, ma davvero un blog è capace di rappresentare allo stesso tempo un grande canale di promozione e di comunicazione e una traccia da seguire, un canovaccio di idee, un percorso ed un filo conduttore per le aziende che ne fanno il giusto uso. E’ un contenitore di conoscenza e di informazioni e al contempo il diario di bordo, il testimone dei progetti e dei successi dell’impresa, la voce narrante, la coscienza e l’io dell’azienda e parla in tutte le direzioni e a tutti i livelli.

    Un blog ben curato, infatti, fa immagine e porta contatti qualificati, accredita l’azienda ed i suoi collaboratori, mette in luce competenze, capacità, tecnologie e progetti, rappresenta una grande risorsa per l’azienda stessa, per i suoi clienti e fornitori, per la stampa e per chiunque abbia interesse non soltanto per i suoi specifici prodotti/servizi, ma più in generale per tutto il settore. Non c’è nulla di meglio in cui investire ed in cui impegnarsi, quindi, riconsiderando in modo intelligente il piano di investimenti pubblicitari ed una piccola ma significativa porzione delle agende di lavoro delle risorse interne.

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  • Chiquita, una strategia di marketing “10 e lode”

    Ancora un caso di successo di cui vale la pena parlare: Chiquita Italia SpA, leader nazionale nel comparto banane (quota di mercato pari al 45%, fatturato c.a. 180 milioni di euro l’anno), ha lanciato nel 2008 la strategia di marketing web oriented  Il mio 10 e lode, una campagna fortemente social che vede nel sito dedicato www.ilmio10elode.it e nella presenza su Facebook e su MySpace le sue armi vincenti.

    Come già annotato in “E-business, le aziende italiane ancora non navigano“, l’appartenenza ad una multinazionale (l’americana Chiquita Brands International, con sede a Cincinnati - Ohio) rende Chiquita Italia un caso d’eccellenza per la nostra nazione: 10 milioni di euro stanziati in marketing nel 2009, in forte crescita rispetto ai 6,5-7 milioni del 2008 ed una grande fiducia nei social media, nel social network e nel web. La campagna “Cos’è per te 10 e lode?” mira a conoscere gli aspetti “10 e lode” della vita dei ragazzi italiani e lo fa nel luogo più frequentato dal target prescelto: il social web.

    Il sito www.ilmio10elode.it è la migliore testimonianza di quanto l’azienda creda in questi nuovi strumenti di marketing. Un capolavoro di contextual advertising che ha nel dna la formula vincente per attrarre gli utenti e per conoscerne i gusti. Il concept del sito è per certi versi la riproduzione in scala della formula di www.ulike.net, ovvero “dimmi cosa ti piace e ti darò quel che vuoi“. Gli utenti si registrano, compilano un rapido questionario a premi e possono inserire la loro top ten in fatto di musica, film, libri e altro. Concorsi fotografici, estrazioni settimanali di premi ed un ampio spazio alla socializzazione tra gli utenti ne arricchiscono l’offerta. Davvero un bel risultato.

    Un risultato che trova in Facebook e MySpace ottimi alleati e poderosi veicoli di promozione. Come funziona la strategia social di questa campagna? Semplice. Il sito internet è il traguardo, non il punto di partenza (e soprattutto non l’uovo di Colombo in grado di materializzare contatti e business, come pensano troppi imprenditori). Il social web è l’habitat naturale dei contatti e dei clienti, acquisiti e futuri, ed è lì che Chiquita li va a cercare per portarli sul proprio sito. Come? Socializzando, entrando nelle dinamiche del target, stuzzicando interessi e appetiti (del resto le banane sono fatte per essere mangiate) e promuovendo un concetto forte, quello del 10 e lode. Non a caso lo slogan della pagina su Facebook è “diffondi la qualità in tutte le sue forme!”

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  • E-business, le aziende italiane ancora non navigano

    Lo dicono chiaramente i risultati del Primo osservatorio italiano sull’e-business, un’indagine condotta nell’ultimo quadrimestre del 2008 dall’Istituto di Ricerca Sinaptica per conto di eBit Marketing and Retail Innovation. Gli investimenti delle PMI italiane non decollano e la causa principale è insita nella “scarsa conoscenza, frammentata e poco approfondita, del panorama offerto dall’e-business“, nonché “dalla mancanza di interlocutori adeguati“. Per il 98% del campione esaminato (120 grandi aziende italiane) fare e-business coincide ancora e soltanto con l’avere un sito internet.

    Impietosi i numeri che emergono dalla ricerca: soltanto la metà delle aziende in esame conduce attività di web marketing (51%), poco di più quelle che inviano newsletter (il 59%); “e-commerce e acquisti on-line sono utilizzati solo da un terzo del campione (rispettivamente 28% e 31%) con una incidenza rispettivamente del 7,6% sul fatturato e del 7,0% sul totale acquisti“. Ancora troppo basso anche il numero di aziende (27%) che utilizza gli strumenti del web 2.0 (corporate blog, forum, social networking), e solo il 16% del campione utilizza il mobile advertising (sms).

    Ma il dato più eclatante è quello relativo all’investimento in strumenti di e-business: meno dell’1% del fatturato aziendale. In media 38 mila euro per le aziende con un fatturato di 50 milioni di euro,  500 mila euro per le aziende dai 50 ai 300 milioni di euro, 2 milioni di euro per le aziende con fatturato oltre i 300 milioni (le grandi aziende italiane e le filiali di multinazionali investono di più perché conoscono le potenzialità grazie ad esperienze estere). Nel buio, un barlume di luce è rappresentato dalla percezione indicata dalla maggioranza del campione, secondo cui nei prossimi anni aumenterà la voce di spesa relativa all’e-business di almeno il 25%, cosa che per il 46% degli intervistati “comporterà un impatto positivo sui risultati dell’azienda“. C’è fiducia prospettica nel mezzo, dunque.

    Ma cosa cercano le aziende italiane disposte ad investire nell’e-business? Anche questo dato conferma la scarsa propensione a considerare fattori innovativi, più che perseguire la mera convenienza. infatti, sebbene “la soddisfazione del cliente” sia al primo posto (21%), “aumento del fatturato” (16%) e “riduzione dei costi” (12%) sono le richieste predominanti rispetto a “sviluppo di nuovi prodotti” (9%) e “internazionalizzazione” (5%), che pure dovrebbero interessare alle aziende almeno quanto la soddisfazione del cliente.

    Negativa è anche la percezione che le aziende hanno rispettivamente ai servizi offerti dai fornitori di soluzioni di e-business: solo il 37% delle aziende si dichiara soddisfatta delle web agencies, il 26% delle società di consulenza, il 15% dei i servizi e-business offerti dalle agenzie di pubblicità. “mancanza di contributo alla sviluppo della strategia aziendale, scarsa propositività, insufficiente assistenza dopo il lancio”, rappresentano i principali motivi di insoddisfazione, segno che ad oggi non esistono referenti davvero completi e in grado di fornire consulenza, oltre che prodotti e servizi.

    L’osservatorio è stato condotto su 120 top manager ed imprenditori di aziende operanti in Italia. 68% società di proprietà italiana, 32% filiali di multinazionali, 51% Industria, 25% Commercio, 24% Altri servizi. 40% fino a 50 milioni di fatturato, 29% dai 50 ai 300 milioni di fatturato, 31% oltre i 300 milioni di fatturato.

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  • Schrödinger, una mucca di successo in stile 2.0 su Facebook

    Claudio Gagliardini

    di Claudio Gagliardini · pubblicato il 07 Luglio 2009
    Archiviato in Casi di eccellenza, E-business, Web 2.0, Web marketing
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    Non facciamo che parlarne, del web 2.0 e delle opportunità offerte dai social media, e sempre più spesso, per fortuna, ci imbattiamo in ottimi esempi di un uso convinto e strategico da parte delle aziende. Purtroppo in Italia siamo ancora all’ABC di queste nuove tendenze, ma casi come quello di Sironi Editore e della “Mucca di Schrödinger” fanno davvero sperare un un futuro molto social per la promozione delle imprese.

    La Mucca di Scroedinger di Sironi Editore

    Sironi Editore ha ragiunto su Facebook un duplice obiettivo: da un lato ha creato una community di lettori che ad oggi conta più di 1.200 membri, con i quali comunica e scambia opinioni e idee; dall’altro ha formato un gruppo di aziende disposte a mettersi in gioco (Di Renzo, Editoriale Scienza, Zanichelli) e a regalare libri di divulgazione scientifica. Regalare? Ma come, non si sbarca sui social media per vendere? Certo che si, anche se con tempi e modi molto diversi da quelli tradizionali, ma l’idea di Sironi è quella di coinvolgere i lettori in un gioco utile e stimolante. Non tutti avranno un libro in omaggio, ovviamente, ma chi lo avrà si impegna a “tornare a parlarne” sulla pagina Facebook della Mucca di Schrödinger! Facile e decisamente poco costoso.

    Come funziona il progetto la Sironi Editore lo spiega così: “A turno, mettiamo a disposizione dei fan della Mucca le anteprime delle nostre novità e una selezione del nostro catalogo. Il nostro obiettivo è cercare un contatto informale con chi legge libri di divulgazione scientifica: su questa pagina potrai fare domande ad autori e editor; apprezzare e criticare; chiedere e dare consigli di lettura. [...] Potendo regalare un numero limitato di copie, dobbiamo scegliere a chi spedirle. Così, nella stessa nota in cui lanceremo il libro, faremo qualche domanda per scegliere persone con gusti e opinioni diversi, in modo da preparare una discussione aperta e interessante. Perché l’idea è farvi tornare qui, a parlare di libri!

    Cosa possiamo dedurre da questo esempio? La Mucca di Schrödinger è la prova tangibile che non è indispensabile un top brand per avere successo su Facebook, purché ci sia la disponibilità e la capacità di intrattenere un buon dialogo con il pubblico. La conversazione è il fulcro del successo e il passaparola tra i fan il volano per una redditività continuativa di questo canale. Una redditività continuativa e prospettica. Le grandi companies multinazionali che stanno usando i social media, ad esempio, non stanno dando grande peso al fatturato generato da questi nuovi canali (Dell, ad esempio, ha prodotto grazie a Twitter 2 milioni di dollari nei primi mesi del 2009 a fronte di un fatturato globale che supera i 60 miliardi!) Quel che conta è l’apertura di un nuovo mercato a costi molto bassi; la presenza sui social network è gratuita, occorre soltanto una o più risorse umane in grado di metterla a frutto.

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  • Un esercito di “Super Mamme” a caccia di affari sul web

    Claudio Gagliardini

    di Claudio Gagliardini · pubblicato il 03 Luglio 2009
    Archiviato in E-business, Web 2.0, Web marketing

    Una recente ricerca di Nielsen Online, che analizza il rapporto tra le mamme e il consumo di internet, rivela dati molto interessanti sul consumo web di una particolare categoria: quella delle cosiddette “super-mamme”: si tratta di donne in età compresa tra i 25 e i 54 anni, con almeno un figlio, che utilizzano la rete. Se negli USA esse rappresentano il 19% della popolazione attiva online, in Italia le mamme internaute si difendono bene:  nel mese di maggio 2009 hanno raggiunto quota 2 milioni, l’11% dei popolazione  internet e il 24% di tutte le donne online.

    Un esercito di utenti molto attivi, secondo Nielsen: colte, informate, interessate, le super-mamme italiane cercano su Googlebloggano, frequentano i social network, caricano contenuti, commentano. Ma soprattutto comprano. Non quanto le “colleghe” americane, vere e proprie serial shoppers del web (e non solo), ma a giudicare dalla classifica dei siti più visitati rappresentano comunque un target interessante per le aziende. Per quelle aziende che sono disposte a cercarle nel proprio habitat virtuale, ovviamente. Indipendentemente dalle modalità d’acquisto prescelte, le mamme della rete cercano comunque idee, suggerimenti, opportunità e affari, che poi magari perfezioneranno in un negozio, anziché sul web.

    Ecco perché le aziende dovrebbero credere di più nel mezzo internet e nei social media. Chi finora ha ritenuto questi mezzi appannaggio esclusivo di teenagers squattrinati, o di geki smanettoni tutti casa e PC, ha oggi molte ragioni per credere che il futuro sia già qui e che la parte più viva del target passa oggi attraverso il web e i suoi strumenti sociali. Ignorare questa tendenza significa rimanere indietro e aspettare un’onda di ritorno che non ci sarà.

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  • Il settore immobiliare online: tendenze e cambiamenti dell’immobiliare moderno

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 06 Novembre 2008
    Archiviato in E-business, Web marketing

    Nel complesso contesto dell’immobiliare moderno, l’abilità richiesta a chi opera nel settore è quella di saper interpretare e gestire i cambiamenti ed essere pronto alle future evoluzioni del mercato.
    I ruoli sono ormai mutati: nel tempo l’agente immobiliare si è trasformato da mediatore a consulente, così come il costruttore si è affacciato al mercato e al rapporto con l’utenza finale, utenza più preparata ed informata, quindi più difficile da intercettare.
    In questa nuova struttura gli equilibri non sono stabili e l’innovazione può risultare determinante.

    In un prossimo futuro la Rete giocherà di certo un ruolo sempre più decisivo ma è bene non dimenticare che i diversi mezzi di comunicazione hanno differenti specificità e un marketing di successo prevede la presenza su più fonti di informazione per non perdere opportunità di business.

    Le tendenze e i cambiamenti dell’immobiliare moderno sono stati indagati dai ricercatori BorasoLabs ed esposti in uno studio che verrà presentato in anteprima l’11 novembre 2008 al bAI Italy Tour di Milano e che sarà poi disponibile per il download a partire dal 12 novembre 2008 sul sito www.boraso.com.

    Lo studio intende valutare da un punto di vista analitico le dinamiche che regolano il settore immobiliare in Italia, soprattutto per quanto concerne la sua accezione on line: sul Web ha infatti preso recentemente forma un vero e proprio ecosistema di progetti e idee che rende complessa la definizione di una geografia degli operatori.
    Dopo aver contestualizzato il settore ed introdotto il marketing immobiliare, lo studio si focalizza sul Web Marketing immobiliare e sugli strumenti e leve che lo compongono, effettuando un’analisi dei maggiori portali del settore e fornendo molte altre informazioni per orientarsi nelle scelte delle strategie di marketing online.

    Completano l’analisi i risultati di due questionari (utenti in cerca di casa e agenti immobiliari) e le interviste ad alcuni esponenti di spicco del settore immobiliare on line che tracciano le linee guida per il futuro.

    Lo studio si presenta come particolarmente innovativo a livello italiano anche perché unisce l’attenzione per i media moderni (blog, forum, social network) con l’analisi puntuale di testi e fonti autorevoli di settore.

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