News: E-business

  • Contattare le aziende via email? Meglio di no

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 04 Agosto 2008
    Archiviato in E-business

    Una recente inchiesta della Strike Force Sales, dopo aver inviato 460 richieste di informazioni via email ad un ampio spettro di aziende e organizzazioni, ha stabilito che il 60% delle grandi società non risponde alle domande dei clienti.
    Il dirigente operativo Darren Cox spiega che, dopo una settimana, il 59% delle compagnie doveva ancora inviare una risposta, e quelle che l’avevano fatto ci avevano messo almeno un giorno e mezzo.
    I settori più reticenti risultano essere il commercio e l’edilizia.
    “Considerando che Internet ha rivoluzionato il mondo degli affari e le cifre che vengono spese in pubblicità, ignorare le e-mail dei clienti è una vera negligenza”, sostiene Cox, che continua: “Le società ricevono circa l’80% di spam e il 20% di vere richieste, ma nessuno si preoccupa di dividere le une dalle altre”.

    In un’epoca di Web 2.0, nella quale gli utenti sono abituati a confrontarsi ed interagire, un comportamento di questo genere fa capire come molte aziende siano arretrate rispetto alle richieste dei clienti che desiderano ricevere informazioni ed essere agevolati prima, durante e dopo l’acquisto di un prodotto o servizio.
    Va inoltre ricordato che recenti ma consolidati studi hanno dimostrato che acquisire un nuovo cliente costa cinque volte di più che conservarne uno vecchio… se siamo disposti ad investire in marketing e pubblicità per acquisire nuovi clienti, perché non siamo altrettanto disposti ad investire in customer care per mantenere i clienti che già abbiamo?

    Oggi la posta elettronica ha sorpassato il telefono come strumento di comunicazione d’affari ed è impensabile inviare una email e non ottenere risposta.

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  • Collaborare per vendere: c’è già chi lo fa

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 14 Maggio 2008
    Archiviato in E-business
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    Questo blog si chiama collaboriamo perchè invita tutti a scrivere e condividere, abbiamo però scoperto un caso di collaborazione molto interessante, si tratta dell’MLS

    Il multiple listing service è uno strumento utilizzato dai professionisti immobiliari in fase di espansione in Italia ma già radicato altrove, basti pensare che grazie all’applicazione di questa tecnica il mercato USA vede il 99% delle transazioni immobiliari mediate da un professionista contro il solo 50% dell’Italia. Anche se la ritrosia di alcuni agenti ha rallentato la diffusione dell’MLS oggi molti sono convinti dell’efficacia di questo sistema che rappresenta un modello organizzativo di condivisione di informazioni su immobili e di collaborazione tra agenti in zone specifiche. Con l’MLS un agente può trasformarsi da venditore in acquirente grazie a piattaforme come emulis.it o replat.it o imminence.fr che sostanzialmente favoriscono la condivisione di un database di immobili partendo dall’esigenza spesso manifestata dagli agenti di trovare immobili da proporre. Le possibilità di successo di queste piattaforme sono di certo elevate, la condizione principale per uno sviluppo importante è però un deciso cambio di mentalità in favore della collaborazione tra professionisti, oggi infatti il sistema è ancora percepito da molti come rischioso a causa del pericolo di cannibalizzazione e non come un percorso virtuoso di mutuo vantaggio.

    In sostanza gli agenti immobiliari condividono i propri immobili al fine di massimizzare le vendite, una forma di collaborazione molto avanzata anche a livello tecnico.. primi segnali di 2.0 integrato?

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  • Raccontare la rivoluzione: WWW day!!

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 03 Ottobre 2007
    Archiviato in E-business

    Il 25 ottobre Occhiobello, in provincia di Ferrara, sarà per un giorno la capitale italiana di internet ed in particolare del web marketing. L´azienda Boraso.com organizza infatti il WWW DAY, una grande giornata di lavori e discussioni dedicata ad internet e a tutti coloro che intendono scoprire la rivoluzione del web.

    Il programma è denso di appuntamenti, nello splendido scenario del centro congressi Savonarola si confronteranno personalità di spicco del mondo internet: imprenditori, docenti, consulenti e professionisti del web discuteranno il ruolo del web per il futuro del business portando a suffragio delle proprie tesi casi di studio e testimonianze dirette.

    Il tema principale della discussione sarà il web 2.0: un nuovo modo di pensare internet e soprattutto il rapporto tra internet e le persone. Di seguito il programma:

    TAVOLA ROTONDA

    14.15 Registrazione partecipanti

    14.30 Apertura lavori - Interventi

    Moderatore: Massimo Boraso, Presidente Studio Boraso.com, Consulente Internet

    Stefano Micelli, Docente di eBusiness Università Cà Foscari di Venezia

    Massimo Bustreo, Docente di Metodologia di ricerca psicosociale sul consumatore Università IULM di Feltre

    Giorgio Soffiato, ricercatore presso TEDIS Venice International University

    Luca Targa, CEO Inside btb, consulente di comunicazione d´impresa

    16.30 Casi di successo - Imprenditori parlano

    Sposissimi & Co. Abiti da Sposa

    SAF Italy, Produzione batterie

    Immobilmente.com, Portale Immobiliare

    Top Fun S.p.A. Produzione Giostre

    Hair Center – Prontocapelli.it

    17.00 Domande e Risposte

    17.30 Conclusione lavori e Aperitivo

    Il programma permette di cogliere il taglio assolutamente operativo che caratterizza l´evento. Ampio spazio è dato ai casi di successo che gli imprenditori che hanno innovato e riscosso successi con il web presenteranno. Ciò che caratterizza un progetto di comunicazione e marketing di successo sul web non è tanto il budget o il settore merceologico, quanto piuttosto la voglia di innovare.

    NON MANCARE AD UNA GRANDE GIORNATA DEDICATA AL FUTURO. LA PARTECIPAZIONE E´ GRATUITA
    ISCRIVITI SU http://www.boraso.com/wwwday/

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  • Aziende: 5 buoni motivi per mettere alla prova le potenzialità di internet

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 24 Settembre 2007
    Archiviato in E-business, E-commerce

    ogni giorno un imprenditore si sveglia e cambia idea: comprende che i macchinosi meccanismi che guidano il marketing e la comunicazione off line non fanno più per la sua azienda, capisce che ha bisogno di flessibilità e si chiede perchè, vedendo il proprio figlio comprare agevolmente su ebay e siti affini, anche la sua azienda non può fare altrettanto.

    Spesso le risposte date dagli scettici e da chi non ha ancora aperto la porta della propria azienda ad internet sono legate alla complessità di “migrazione” e alla mancanza di competenze, tempo, denaro, necessità per gestire un nuovo canale. Questo articolo è dedicato a loro, a chi non ha intenzione di passare al web, noi infatti proponiamo 5 idee per integrare il proprio business a basso costo sfruttando al meglio le potenzialità del web:

    1) e-commerce: il più banale dei motivi.. quanto costa aprire un negozio? 20, 50, 100 mila euro? In internet possono bastarne 1000.. o anche di meno, se poi la vostra azienda ha recentemente stampato il catalogo, metà del lavoro è fatta..

    2) espansione geografica: da tempo pensate che il emrcato inglese sia attraente ma non avete forza commerciale per approcciarlo? Una buona vetrina potrebbe permettervi di “curiosare” in questo nuovo business ed attivare i primi contatti.. ci sarà tempo per costose azioni off line..

    3) pr: avete mai pensato di parlare ai vostri clienti? Farlo su un giornale o in televisione è molto costoso.. ma non on line dove lo strumento principe per rispondere a questa esigenza, il blog, può costare da zero a poche migliaia di euro.. offrendovi un palcoscenico di rara potenza (vi dice niente il nome BeppeGrillo?)

    4) partnership: dialogare con i fornitori non è mai stato cosi facile. Si tratta di un passaggio culturale, il fatto di accettare la condivisione e riflessione comune sulle esperienze di business è da molti considerato il vero punto chiave per un futuro roseo delle aziende. Non ci credete? Il nostro www.blogagenzieimmobiliari.it è già un caso

    5) nuovi target: siete da tempo convinti che quel vostro prodotto dedicato ai giovani potrebbe avere un grande successo ma non avete i budget per lanciarlo? Comunicare on line costa molto meno e c’è ancora spazio per buoni progetti.. perchè non provare?

    Tutte queste idee servono a “svegliare” le nostre imprenditorialità , soprattutto quelle piccole e medie imprese che ad oggi non possono permettersi di sbagliare nella destinazione di un budget di marketing.. se non volete investire in internet non fatelo.. ma non dite che non avevate compreso che lo strumento è davvero importante..

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  • Un ecosistema di strumenti per un buon marketing on line

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 10 Settembre 2007
    Archiviato in E-business

    Sono in molti a pensare che il marketing on line corrisponda al sito web dell´azienda. Questo è vero solo in parte: l´oggetto merceologico, la comunicazione off line e il contesto competitivo sono variabili da non sottovalutare nella definizione degli strumenti da utilizzare per una presenza web di successo.

    Una delle cose interessanti (cui magari dedicheremo un post di approfondimento) è la diversità di leadership che spesso si riscontra on line e off line, sovente infatti il leader off line non crede nel canale web e in questi spazi si insinuano altri concorrenti o addirittura realtà provenienti da settori diversi. Sul web inoltre hanno molta più importanza le pr e la comunicazione personale, con i contenuti che la fanno da padrone a discapito delle promozioni fine a sè stesse come i banner.

    Che fare dunque? Il presidio della rete nella sua interezza è pressochè impossibile ma potrebbe risultare interessante dare vita ad un ecosistema di strumenti che possano coprire diverse esigenze: sito + blog + negozio ebay + twitter aziendale? E´ solo un esempio, magari un po´ estremo, delle possibilità di espandere il proprio ´ fuoco mediatico´on line.

    Di certo la criticità è legata al tempo, internet spesso fa risparmiare denaro ma costa molto tempo, la creazione di una piattaforma di questo tipo garantisce però la possibilità di andarsi a prendere quel vantaggio competitivo che difficilmente oggi si può conquistare con il solo sito web, dedicando magari risorse alla mattanza del posizionamento sui motori di ricerca.

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  • E-commerce: la parola d’ordine è crederci.

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 07 Agosto 2007
    Archiviato in E-business, E-commerce

    Alcuni dati recentemente presentati a Milano fanno ben sperare in tema di e-commerce. L’osservatorio NETCOMM (consorzio commercio elettronico School of Management politecnico di Milano) prevede per il 2007 un giro d’affari complessivo di 5 miliardi di euro con un interessante +30% rispetto al 2006, dato in controtendenza rispetto a quello USA che ha recentemente destato preoccupazioni visto il paventato calo di un settore che in passato è cresciuto molto ma che da sempre è circondato da un alone di sospetti.

    Di certo il gap tecnologico e soprattutto la scarsa confidenza con i sistemi di pagamento come le carte di credito fa si che l’Italia sia oggi nella situazione in cui si trovavano USA e GB circa 3-5 anni fa. Di seguito alcune evidenze:

    - calano le frodi che scendono dallo 0.5% allo 0.2% del fatturato totale.

    - aumenta lo scontrino medio, dato che fa comprendere come chi acquista sia soddisfatto ed aumenti le proprie spese sul web.

    - rimane un considerevole numero di italiani che non ha ancora provato il commercio elettronico.

    - il 17% del valore complessivo è rappresentato da vendite su mercati esteri, procedura complessa ma molto redditizia per chi intende proporre il made in Italy come chiave di lettura del proprio progetto di e-commerce. Le criticità in questo caso sono la predisposizione strutturale e la logistica.

    - Le modalità di pagamento: 70% carta di credito, 10% paypal, 7% bonifico, 7% contrassegno. E’ evidente l’intenzione di chi vende di promuovere l’utilizzo delle carte di credito, sono molti però i consumatori che preferirebbero modalità “sicure” come il contrassegno in un gioco di forze che deve necessariamente trovare un punto d’incontro.

    - le vendite vedono in testa il turismo con il 49% del mercato, seguite da informatica (19%), assicurazioni (10%) e abbigliamento (3%).

    - Come detto, rispetto agli altri paesi, l’Italia cresce più velocemente ma la penetrazione è molto bassa, dato che indica notevoli margini di miglioramento e fotografa una situazione in via di miglioramento ma ancora piuttosto impallata.

    La situazione si presenta quindi complessa e articolata, ma tutto sommato positiva. La crescita a due cifre del commercio elettronico è un dato interessante ma la bassa percentuale di acquirenti on line rispetto al numero dei navigatori induce alcune considerazioni. E’ necessario migliorare vari aspetti per offrire la possibilità di sviluppare il commercio elettronico, dalla banda larga alla logistica, dai sistemi di pagamento all’offerta di prodotto. Tutto questo sarà possibile se avverrà contestualmente anche un cambiamento in termini di filosofia, bisogna “credere” all’e-commerce e favorirlo, e devono farlo tanto le aziende quanto i soggetti istituzionali.

    Fonte: abstract della ricerca NETCOMM su mercatoglobale.com

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  • Drop shipping, ovvero guadagnare con ebay

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 18 Luglio 2007
    Archiviato in E-business, E-commerce

    drop shipping Un recente articolo di blogadv ha stuzzicato la nostra curiosità . Si parla di drop shipping, una tecnica commerciale molto vicina all´arbitraggio che sfrutta i volumi di vendita e i gap di prezzo per garantire guadagni a chi si cimenta con questo mondo.

    L´immagine aiuta a comprendere come funziona il drop shipping: sostanzialmente un grossista offre a catalogo merce di cui dispone in volumi elevati, un venditore stipula un contratto di fornitura (ad esempio 2000 pezzi) e inizia a vendere la merce su siti come ebay senza in realtà averla al proprio domicilio. Una volta venduta, il venditore contatta il grossista che si occupa della spedizione e trattiene le spese, la spedizione avviene a nome del venditore per cui l´acquirente probabilmente non si accorgerà della centralizzazione del servizio.
    Il venditore guadagna sul margine tra vendita e acquisto dal grossista, il grossista invece ricava introiti dai volumi di vendita e dalla garanzia di fornire centinaia o migliaia di pezzi.

    Il drop shipping impressiona per il giro d´affari che ad oggi, negli Stati Uniti, sviluppa (si parla del 50% del totale ebay americano). In Italia esistono alcuni operatori specializzati che garantiscono rendite dal 5 al 25% al venditore (sotto forma di sconto quantità ) ma si tratta di progetti ancora embrionali.

    Una considerazione finale può essere sviluppata valutando i ritorni e le opportunità di tale tecnica: il drop shipping è sostanzialmente un´attività che richiede organizzazione, è necessario essere abili mediatori visto che si lavora con merci vendute e spedite da altri, quindi il controllo del canale di vendita è limitato. Spesso merci fallate o difettose comportano perdite di tempo e sforzi importanti, non è quindi conveniente pensare di fare del drop shipping un´attività notturna o parallela ad altro, a meno di essere abilissimi con tecnologia ed e-commerce.
    Il drop shipping ci permette di ragionare ancora una volta sui modelli di business del nuovo web, che si confermano leggeri, labili e distribuiti.

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