Cos’è il Growth Driven Design?

Redesign di un sito web, attività che spesso provocano frustrazione e ansia negli animi di imprenditori. Questo perché solitamente queste “parole” indicano mesi di lavoro in termini di riprogettazione, pianificazione, analisi, test e molto altro. Attività che distolgono dallo svolgimento di mansioni quotidiane e implicano uno sforzo nel ripensare a ipotesi o cambiamenti in grado di migliorare il business di un sito dopo che è stato lanciato.

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Non esiste arrivo senza partenza: l’importanza degli indicator progress checkout


I carrelli abbandonati sono un tema centrale nelle dinamiche eCommerce e trascurare la fase di check-out comporta la perdita di vendite e conversioni.

In questo articolo vediamo come la strutturazione di un efficace processo di check-out sia fondamentale per la vendita. Infatti se non si prevede l’inserimento di progress indicatorche guidano gli utenti nella fase finale dell’acquisto, questi si trovano in un labirinto senza uscita dove la via più rapida è l’abbandono dell’eCommerce.

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UX e CRO coppia perfetta?

In termini di ottimizzazione delle conversioni, l’User eXperience Design ricopre un ruolo importante all’interno del processo. Ma cosa intende un UX Designer per Conversion Optimization e come viene inserita all’interno del contesto organizzativo? Secondo Jeff Gothelf, autore di UX Lean:

“l’ottimizzazione delle conversioni consiste nel trovare il giusto mix per veicolare al meglio value proposition, CTA e prezzo, al fine di persuadere il cliente a sviluppare un rapporto di fiducia con un brand.”

La Conversion Optimization chiaramente è un concetto più ampio rispetto a quanto espresso, ma è interessante capire come gli addetti ai lavori la percepiscono. Ad esempio, Suzan Olson, Principal at MDH Human Factors sostiene che:

“L’ottimizzazione delle conversioni segue un metodo scientifico per trasformare i visitatori in clienti. Efficaci strategie CRO trasformano una navigazione passiva esistente in un’esperienza personale interattiva che genera più lead, vendite e profitti.”

L’approccio scientifico è un punto importante all’interno del processo di ottimizzazione, in quanto sottolinea che l’attività di analisi e di testing si basano su dati reali e non su ipotesi soggettive e vacue. James Gurd, fondatore di Digital Juggler approfondisce questa tematica proponendo un approccio strutturato che migliora le metriche di business, in termini sia di micro che macro azioni. Si tratta di un approccio strutturato orientato a migliorare lo stato di avanzamento e di completamento del customer journey, indipendentemente dall’obiettivo finale. Una conversione può essere infatti financial based (ad esempio il completamento di un ordine) o soft target (ad esempio l’iscrizione a una newsletter). Può anche vertere su uno specifico evento, ad esempio quanto utenti hanno utilizzato le condivisioni social. Per ciò che concerne un contesto più generico, le macro conversioni devono essere allineate con gli obiettivi di business. Il canale digitale deve quindi supportare la visione di business. Rispetto invece alle micro conversioni è consigliabile ricondurle al contesto macro al fine di massimizzare i risultati.

Come si colloca la Conversion Optimization all’interno del processo organizzativo?

È interessante analizzare come il team CRO si relaziona e collabora con gli atri specialist: SEO, IT e, naturalmente, UX.

Qual è la differenza tra UX e CRO?

Prima di proseguire è importante definire la differente percezione nel raggiungimento degli obiettivi di UX e CRO. Nello specifico come i due ambiti differiscono nell’esecuzione arrivando però al medesimo traguardo. Entrambi utilizzano sperimentazione e ricerca per individuare aree di opportunità e convalidare progetti. Secondo Suzan Olson la UX applica principi di apprendimento, percezione e cognizione per analizzare il comportamento degli utenti e la motivazione del processo decisionale. Anche per la CRO questi principi psicologici sono assolutamente validi ma, oltre a questi, incorpora anche strategie di marketing persuasivo finalizzate a influenzare le esperienze degli utenti e il desiderio di attuare una conversione. Sia UX che CRO utilizzano un metodo scientifico basato su test iterativi. La differenza è che gli UX Designer attuano survey e test nelle prime fasi di progettazione, mentre i CRO Specialist analizzano e verificano dopo lo sviluppo iniziale. Interessate è anche la posizione di Braden Hoeppner rispetto ai diversi ruoli di UX e CRO.

“Un UX Designer sviluppa i visual progettuali (wireframe) al fine di costruire la miglior esperienza utente. Il punto di partenza sono generalmente i feedback ottenuti da survey per la realizzazione di una soluzione che risponda sia alle esigenze aziendali che del target. Un CRO Specialist valuta invece un particolare flusso di dati e propone una serie di ipotesi risolutive al fine di migliorare la percentuale di conversioni. Generalmente, per l’elaborazione dei test, lavorano insieme al team UX.”

Altra posizione interessante è quella di Per Axbom che definisce la Conversion Optimization un sottoinsieme della UX.

“Il concetto della user experience è molto ampio e si estende su tutto il processo, dalla ricerca alla strategia fino alle fasi di prototipazione e copywriting. Il denominatore comune di tutte le attività UX rappresenta il punto di partenza per la raccolta di dati rispetto al comportamento degli utenti. La Conversion Optimization in primo luogo è applicata all’impostazione degli indicatori di performance, in seconda battuta, come parte fondamentale alle decisioni di sviluppo e, infine, come componente essenziale alle attività di mantenimento e miglioramento continuo. Il punto non è quindi quanto UX e CRO si completino a vicenda ma nell’individuazione di un Project Manager che definisca quando e come le attività di ottimizzazione debbano intervenire.”

 

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Migliora i tuoi risultati realizzando efficaci Call To Action


Anche il web site meglio strutturato risulta inutile se l’utente non ha ben chiaro il tipo di azione che è chiamato a compiere. Per risolvere questo quid, ogni pagina deve prevedere un’evidente chiamata all’azione.

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Registrazioni facoltative + utenti felici = aumento delle conversioni

Una delle lamentele che accomuna la maggior parte degli acquirenti di un eCommerce riguarda la registrazione. I motivi che rendono complesso il rapporto tra utenti e registrazione sono svariati. Tra i più comuni si annovera la conseguente ricezione di newsletter indesiderate, il fatto che si sia fatto un acquisto isolato, oppure semplicemente il rifiuto di dover creare l’ennesima credenziale di accesso. La maggior parte dei form di registrazione prevede passaggi aggiuntivi che amplificano la possibilità di errore. Aspetto che può infastidire gli utenti e portarli ad abbandonare l’acquisto.

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Sei sicuro di conoscere i tuoi utenti? 9 step per realizzare un efficace usability test

Ogni studio di usabilità è differente, in quanto si basa su specifici obiettivi e vincoli. Una cosa però è imprescindibile per condurre al meglio ricerche sugli utenti: una preparazione adeguata, al fine di ottenere ritorni concreti rispetto all’attività intrapresa. Vi riportiamo di seguito una checklist di attività da prevedere quando si pianifica uno studio di usabilità.

1. Definire gli obiettivi dello studio

L’incontro tra le parti interessate è fondamentale per determinare gli scopi della ricerca utente. In questo step devono essere identificate aree di interesse, eventuali domande e gli obiettivi dello studio. Definire questi aspetti è indispensabile per valutare quale metodologia di ricerca UX scegliere. Gli studi di usabilità sono utili attività per la raccolta di dati qualitativi e quantitativi rispetto al comportamento dell’utente, e per risolvere eventuali problematiche rispetto al design del sito ( i contenuti sono chiari e facili da trovare? Gli utenti riescono a completare il task previsto? ). Se invece lo scopo dello studio è raccogliere feedback attitudinali è opportuno scegliere metodi di ricerca alternativi più aderenti. È importante non prevedere troppi obiettivi ma concentrarsi su quelli principali che spostano l’asticella del ROI.

2. Definire l’impostazione e il formato dello studio

Vi proponiamo di seguito alcune considerazioni al fine di delineare quale metodo di ricerca sia più adatto a una specifica situazione.

  • In laboratorio o sul campo: dove è più opportuno condurre test utente? Per questioni di comodità, la maggior parte degli studi di usabilità sono condotti in laboratorio. Tuttavia se l’ambiente reale è particolarmente critico, o se risulta complesso identificare gli utenti oggetto di studio, è preferibile svolgere la ricerca nel contesto naturale.
  • Con o senza moderatore: i test con moderatore forniscono diversi spunti di design e maggiori opportunità di capire i problemi di interazione degli utenti. Durante questo tipo di studi si raccolgono anche più commenti da parte dei partecipanti. Gli studi non moderati, dall’altro lato, sono sicuramente più economici e veloci. Gli utenti che partecipano a queste sessioni sono solitamente più rilassati e inclini a dire quello che pensano, proprio per via dell’assenza di una figura autorevole.
  • Di persona o da remoto: per quanto possibile si consiglia di effettuare i test utente di persona. Infatti, quando si è nella stessa stanza del partecipante l’interazione è maggiore e si è in grado di rilevare anche segnali indicativi forniti dal linguaggio non verbale.

3. Definire il numero di partecipanti

Per le ricerche di tipo qualitativo sono sufficienti 5-10 partecipanti (in base al numero e della complessità del task da completare). Se invece lo studio coinvolge utenti di target differenti, si consiglia di creare gruppi da 2-5 partecipanti, in base a caratteristiche peculiari da valutare per il raggiungimento di specifici obiettivi. Per ciò che concerne invece il panorama delle indagini quantitative ed eyetracking è richiesto un campione più ampio al fine di raggiungere la significatività statistica. Indicativamente ciascuno gruppo di utenti deve essere composto da 20-30 partecipanti.

4. Scegliere gli utenti più rappresentativi

Per ottenere risultati significativi da un test utente è fondamentale individuare e coinvolgere il campione più rappresentativo. Per il recluiting è opportuno scegliere tra coloro che più si avvicinano alle Personas identificate e che rispondano al meglio a caratteristiche demografiche, comportamentali e attitudinali definite per lo studio.

5. Identificare specifici compiti sulla base degli obiettivi da raggiungere

Durante i test di usabilità i ricercatori chiedono agli utenti di completare delle attività durante l’interazione con l’interfaccia. I compiti sono generalmente definiti scenari, che corrispondono agli obiettivi dello studio. Queste azioni possono variare dal generale al particolare e possono essere principalmente di tue tipi:

  1. Compiti esplorativi: si tratta di attività ad ampio raggio e orientate alla ricerca. Questi task hanno l’obiettivo di valutare le capacità di esplorazione e individuazione di specifiche informazioni e sono ideali per test di tipo quantitativo.
  2. Compiti specifici: queste attività prevedono azioni più circoscritte. Sono utilizzate per test sia di tipo qualitativo che quantitativo.

La pianificazione dei task che l’utente dovrà effettuare è fondamentale al fine di ottenere validi e concreti risultati. Istruzioni e indicazioni vaghe potrebbero causare negli utenti errori di valutazione o interpretazione invalidando la misurazione.

6. Condurre uno studio pilota

Una volta definiti i task è opportuno condurre uno studio pilota, ovvero un test per delineare e pianificare al meglio le sessioni di attività. Questa “prova” può essere anche un utile supporto alla miglior definizione dei profili del campione, in modo da assicurarsi di aver scelto i partecipanti più rappresentativi. Gli studi pilota sono particolarmente importanti per lo sviluppo di ricerche online non moderate, in quanto non è possibile effettuare modifiche live o chiarire eventuali dubbi degli utenti.

7. Decidere quali metriche valutare

Lo scopo principale degli studi di usabilità qualitativi è quello di acquisire conoscenze a livello di progettazione e, con pochi utenti, è improbabile ottenere risultati rappresentativi estensibili a tutta la popolazione. In generale quindi “misurare” l’usabilità non è una priorità. In uno studio quantitativo, o che coinvolge un gran numero di utenti, è invece un aspetto importante. Le più comuni metriche di usabilità sono: tempo per svolgere il compito, indice di soddisfazione, tasso di successo e percentuale di errore. Se si sceglie invece di raccogliere dati soggettivi, quali ad esempio la facilità d’uso, è importante definire in quale momento della ricerca si richiederà la compilazione del questionario: se al termine di ogni task, alla fine di ogni sessione o in entrambi i momenti.

8. Definire le fasi di cui si compone il test

Una volta deciso di approcciarsi alla realizzazione di un test di usabilità è opportuno stilare una scaletta con tutte le fasi dell’attività. Questo documento è un importante strumento di comunicazione tra i membri del team e un utile record per studi futuri. Le informazioni chiave che deve contenere sono:

    • Nome del prodotto o del sito che deve essere testato.
    • Obiettivi della ricerca.
    • Compiti, scenari.
    • Aspetti logistici: tempistiche, date e tipologia di studio.
    • Profili dei partecipanti.
    • Metriche, questionari.

9. Sviluppare la relazione tra le parti

Per loro natura, gli studi di usabilità sviluppano la collaborazione tra le parti. Aprire un dialogo e una conversazione con i partecipanti porta a risposte più complete e convincenti rispetto all’interazione con un’interfaccia. Si crea quindi un “terreno comune” grazie a cui è possibile ridurre il tempo necessario per condividere e documentare i risultati ottenuti e impiegare maggiormente le risorse nella progettazione. È importante quindi che i diversi membri del team partecipino alle sessioni di test in modo che possano valutare live le necessità degli utenti e progettare miglioramenti che riducano attriti o difficoltà.

eCommerce & UX: non giochiamo a nascondino con gli utenti!

Vi è mai capitato di visualizzare una pagina web, che pensavate completa, e scoprire poi dell’esistenza di ulteriori contenuti “fuori dallo schermo”? In caso affermativo è importante sapere che questa è una grossa mancanza a livello di design, assolutamente da evitare: è fondamentale infatti che gli utenti siano in grado di visualizzare tutte le informazioni utili.

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Il ruolo della User eXperience nella tua strategia di Lead Generation

Le aziende sono sempre alla ricerca di nuovi approcci e opportunità per migliorare le proprie performance di conversionePurtroppo però la maggior parte di queste realtà sceglie strategie errate e poco efficaci.

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Usabilità e Accessibilità di un sito web, consigli per l’uso!

In ambito web si utilizzano in modo improprio i termini usabilità e accessibilità, probabilmente per la diffusa convizione che entrambe queste discipline siano orientate allo stesso obiettivo. Questo equivoco può portare a letture e convinzioni errate, ad esempio a pensare che un sito web che rispetta le linee guida di accessibilità WAI sia di conseguenza anche usabile o che, viceversa, una piattaforma per essere usabile debba rispettare i principi di accessibilità.

In questo articolo andremo a delineare le differenze che intercorrono tra usabilità e accessibilità, e a definire l'ambito di utilizzo di queste due discipline.

Usabilità e accessibilità nei siti web

Come accennato nel post "Usabilità vs User eXperience: quali sono i ruoli coinvolti e le principali differenze?", con il termine usabilità si intende la capacità di un sito di soddisfare i bisogni e le necessità di uno specifico target dal punto di vista della fruibilità e semplicità di utilizzo.
Interagendo con un'interfaccia l'utente deve quindi essere in grado di navigare all'interno del sito senza difficoltà, raggiungendo facilemente l'oggetto della sua ricerca.

In estrema sintesi quindi, una piattaforma web può essere definita usabile quando risulta essere di immediata comprensione, fruizione e interazione. Passando dalla teoria alla pratica, è possibile delineare un layout usabile, considerando, per cominciare, tre elementi:

    • Disposizione logica e coerente delle informazioni all'interno della pagina, dando precedenza alle principali o a quelle definite come più importanti.
  • Eliminazione delle ambiguità cromatiche e informative convenzionalmente condivise (ad esempio l'utilizzo del colore rosso per la segnalazione degli errori).
  • Analisi e valutazione dell'interfaccia in relazione al target e alle sue specifiche capacità cognitive.

Strettamente connesso al usabilità è il concetto di accessibilità che definisce, relativamente al web design, la capacità di una pagina web di essere utilizzata da diverse tipologie di utenti.

Il WAI (Web Accessibility Initiative), gruppo di lavoro del W3C, definisce l'accessibilità, applicata al web, attraverso alcune linee guida. L'obiettivo di questi principi è rendere un sito consultabile sia da persone normodotate, sia con disabilità fisiche o cognitive, sia da utenti non in possesso delle ultime innovazioni tecnologiche. Il tutto è riassumibile in questi due punti:

  • Le pagine devono poter essere interpretate dal più ampio numero possibile di browser.
  • I contenuti devono essere facilmente visualizzabili e comprensibili.

La “progettazione universale”, intesa come fruibile dal più ampio numero possibile di utenti,   è un argomento sempre più attuale. Sul web esistono diverse barriere: tecnologiche fisiche, linguistiche, cognitive e, per progettare un sito accessibile è necessario puntare, per quanto possibile, a rendere fruibili le informazioni a molteplici categorie di utenti diversamente abili.

Quali sono quindi le differenze tra usabilità e accessibilità?

Una tra le differenze principali tra queste due discipline è il pubblico a cui si rivolgono: l’accessibilità, come detto, è orientata a tutti i possibili utenti, l’usabilità si concentra sul pubblico target.

Progettare siti diventa infatti molto spesso una questione di scelte e compromessi legati agli obiettivi. Non si può dimenticare che molti siti aziendali non sono rivolti 'a tutti': il marketing si fonda proprio sulla segmentazione del mercato, e quindi dei propri utenti. Di conseguenza, i requisiti di accessibilità non possono essere gli stessi di un sito di servizio, ad esempio quello di una pubblica amministrazione, che per definizione deve essere rivolto a tutti i cittadini.
Non è facile creare un prodotto che sia usabile e accessibile allo stesso tempo, ma tenendo ben presente l’usabilità come conditio sine qua non  si può lavorare verso una maggiore integrazione per rendere le web pages flessibili e adatte a soddisfare le esigenze di accessibilità.

Il primo passo è dunque quello di capire entrambe le discipline, per poterne trarre gli appropriati vantaggi a seconda di specifiche esigenze e obiettivi di business.

Seduci i tuoi utenti: 7 UX eCommerce Best Practice

La vetrina curata e attraente di un negozio unita alla gentilezza e professionalità dei commessi e a una soddisfacente esperienza di acquisto, generalmente portano il cliente a ricordare l’episodio e a renderlo molto propenso al ritorno.

Lo stesso approccio deve essere riportato online. Come fare? In questo articolo vedremo alcune tra le principali eCommerce UX Best Practice orientate al miglioramento della User eXperience dell’utente e delle performance di conversione

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Usabilità e Homepage: non lasciare i tuoi utenti sulla porta, falli entrare!


Sai cosa cercano gli utenti quando visitano il tuo eCommerce? I tuoi visitatori comprendono chiaramente l’offerta che si intende promuovere?

Uno dei principali problemi delle Homepage degli eCommerce è la mancata focalizzazione e chiarezza nella presentazione della proposta commerciale. Sempre più spesso infatti si vedono Homepage occupate da prodotti/servizi completamente differenti tra loro, inseriti con l’obiettivo di soddisfare tutti, ma con il risultato di non interessare a nessuno. Questo, oltre a creare disordine a livello di layout, non cattura l’attenzione degli utenti che, confusi, con molta probabilità non proseguiranno nella navigazione. 

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Usabilità vs User eXperience: quali sono i ruoli coinvolti e le principali differenze?


Molto spesso il concetto di Usabilità e quello di User eXperience sono tra loro confusi e utilizzati impropriamente. Si tratta di discipline affini ma assolutamente lungi dall'essere sinonimi. Ad accomunarle l'interazione tra l'utente e un oggetto/piattaforma.

In questo articolo cerceremo di sanare almeno qualche dubbio in merito.

La differenza tra Usabilità e User Experience

L’usabilità è un concetto più ristretto rispetto all’esperienza utente, dal momento che si concentra su “efficacia, efficienza e soddisfazione con cui utenti selezionati raggiungono gli obiettivi specificati in ambienti particolari” (ISO 9241-11). L’esperienza utente riguarda invece “tutti gli aspetti dell’esperienza dell’utente mentre interagisce con il prodotto, il servizio, l’ambiente o la funzione” (ISO 9241-210) .

Cercando di contestualizzare queste definizioni nel panorama web, l’obiettivo dell’usabilità è quello creare sito e piattaforme fruibili e di semplice utilizzo, mentre quello della UX è quello di fornire una memorabile esperienza all'utente prima, durante e dopo l'utilizzo di una specifica piattaforma.  In sintesi, l'Usabilità fa riferimento alla facilità con cui gli utenti, interagendo con un sito, riescono a raggiungere un obiettivo, mentre la User eXperience valuta la soddisfazione dell'interazione utente con il sito.

Per chiarire meglio i concetti presentati, andiamo ad analizzare singolarmente Usabilità e User eXperience.

Cos'è la User eXperience?

In termini di progettazione la User eXperience è una dimensione che pone al centro le caratteristiche e i bisogni degli utenti, focalizzandosi su di uno specifico contesto d’uso.

In altre parole equivale al grado di aderenza soggettiva tra aspettative e soddisfazione nell’interazione con un sistema, sia esso fisico o digitale.

Il concetto è stato introdotto da Donald Norman ma, come detto, c’è ancora molta confusione sul termine “esperienza d’uso", proprio perchè spesso viene equivocato con “usabilità” nonostante la letteratura, in particolare la definizione Nielsen Norman Group, sia molto chiara in merito:

“La user expericence (UX) design comprende tutti gli aspetti dell’interazione tra l’utente finale e l’azienda, i suoi servizi e i suoi prodotti. Il primo requisito per una user experience esemplare è quello di soddisfare le specifiche esigenze del cliente.
Solo dopo viene la semplicità e l’eleganza del prodotto che suscitano nell’utente l'interesse di possederlo e utilizzarlo. La vera user experience va ben oltre il dare agli utenti ciò che vogliono o fornendo loro molteplici funzionalità. Al fine di ottenere un’alta qualità della user experience, nell’offerta di un’azienda ci deve essere una fusione di molteplici servizi e discipline, tra cui ingegneria, marketing, grafica e industrial design e interface design.”Jakob Nielsen, Donald Norman

Lo scopo ultimo dell’UX, per sua natura interdisciplinare, è quello di poter influenzare tutti gli aspetti che ruotano intorno a una piattaforma nel momento in cui il servizio si interfaccia con un cliente. Ognuno di questi aspetti può essere riassunto con una singola e distintiva proprietà che Peter Morville ha raccolto in grafico, l'UX honeycomb, così chiamato per via della forma “a favo”, ovvero delle celle esagonali come quelle realizzate dalle api negli alveari.

UX_Honeycomb.jpg

  • Useful: i contenuti dell’interfaccia devono essere originali e soddisfare un bisogno reale, ovvero essere “utili” per l'utente.
  • Usable: l’interfaccia deve essere facile da utilizzare.
  • Desirable: tutti gli elementi del design (immagine, identità, brand) sono utilizzati per evocare emozioni.
  • Findable: i contenuti devono essere trovabili, navigabili e localizzabili.
  • Accessible: i contenuti delle interfacce devono essere utilizzabili da persone con disabilità.
  • Credible: è fondamentale sviluppare un sentimento di fiducia con gli utenti.
  • Valuable: l'unione di questi aspetti porta a fornire un'esperienza memorabile agli utenti.

Cos'è l’usabilità?

L’usabilità, ossia il grado di efficacia, efficienza e soddisfazione con cui l’uomo interagisce con la macchina, è in sintesi solo una delle componenti della User eXperience: un sito può infatti essere usabile senza garantire necessariamente un’esperienza d’uso piacevole.

“L’usabilità è un indicatore di qualità che definisce quanto un oggetto/piattaforma è semplice da usare. Più precisamente, delinea il grado di apprendimento e di efficienza al fine dell'utilizzo. Se l’utente non riesce o non vuole usare una data funzionalità di un oggetto o di un programma, quella funzionalità potrebbe tranquillamente non esserci.”Jakob Nielsen, Hoa Loranger – Web Usability 2.0

L’usabilità si riferisce anche ai metodi per migliorare la facilità di utilizzo nel processo di design dell’interfaccia, ed è definita da cinque componenti qualitative:

  • Learnability: quanto facile è per gli utenti effettuare dei compiti base la prima volta che si trovano davanti all’interfaccia?
  • Efficiency: quando gli utenti hanno imparato ad utilizzare l’interfaccia, quanto velocemente riescono a effettuare i compiti?
  • Memorability: quando gli utenti tornano ad utilizzare l’interfaccia dopo un periodo di inutilizzo, quanto facilmente riescono a raggiungere il grado precedente di efficienza?
  • Errors: quanti errori compiono gli utenti (quanto gravi sono) e quanto facilmente vi si può rimediare?
  • Satisfaction: quanto piacevole è utilizzare l’interfaccia?

Il concetto di User eXperience è quindi più olistico rispetto a quello di usabilità: come accenato in precedenza, l’usabilità si focalizza sulla performance e sulla soddisfazione degli utenti nel raggiungimento dei proprio obiettivi in determinati contesti d’uso. La UX punta invece a un equilibrio tra aspetti d’uso di un sistema interattivo orientati al compito e aspetti non orientati al compito.

Prendendo spunto da "The User Experience Pyramid" di Stephen P. Anderson vi presentiamo, anche a livello visivo, la differenza che intercorre tra questi due concetti.

UX-Pyramid.png

Conclusioni

Confondere UX con l’usabilità è un errore frequente ma, come è stato proposto in questo post, l’usabilità non è altro che uno dei mattoni dell’UX ; esistono prodotti che forniscono esperienze fenomenali ma sono tutt’altro che usabili e, d’altro canto, strumenti estremamente usabili tuttavia non offrono più di quello e non garantiscono una completa e positiva UX.

Lo stesso errore non deve essere fatto nel confondere l’UX con una qualsiasi delle sue componenti: UX non è solo User Interface, UX non è solo Information Architecture, UX non è solo Human Computer Interaction. La User eXperience è qualcosa di complesso in cui tutti questi aspetti, siano essi di tipo funzionale o emozionale o culturale, si fondono insieme per creare un insieme percepito come esperienza positiva (di nuovo, si pensi alla Ferrari Experience). Sotto il termine UX quindi si celano molteplici elementi che vanno a coprire tutti i diversi aspetti di un’applicazione.

Ognuna di queste voci contribuisce a costruire l’User eXperience finale, ma, come è possibile dedurre dalla loro ampiezza e diversità, ciascuna di queste categorie è una disciplina a se’ stante e interviene su un distinto livello di comunicazione

 

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