Cinque errori da evitare nella progettazione di una piattaforma eCommerce

Evitare di fare errori nella fase di progettazione di un eCommerce è fondamentale per ridurre al minimo rischi e problematiche una volta che la tua piattaforma sarà online. Proprio come nella costruzione di un edificio, se saprai realizzare fondamenta solide potrai poi occuparti degli sviluppi successivi, consapevole di avere a disposizione le risorse adeguate e gli strumenti corretti per raggiungere i tuoi obiettivi. Ma quali sono gli sbagli più comuni che si possono compiere nella fase iniziale?
Ecco i cinque errori da evitare nella fase di progettazione del tuo eCommerce.

Attenzione! Quelli che seguono sono dei nostri suggerimenti iniziali che non possono sostituirsi a un’analisi dettagliata dello specifico progetto da condurre insieme a dei consulenti specializzati.

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Quando è il momento giusto per rifare il tuo eCommerce?

Come scegliere il momento giusto per rifare il nostro eCommerce? Quali sono le tempistiche esatte? È corretto pensare di cambiare piattaforma? Quali sono le soluzioni più adatte per il nostro business? Sono solo alcune delle domande che assalgono chi ha progettato e gestisce quotidianamente un portale eCommerce e si ritrova nella situazione di dover valutare un upgrade o un rilancio del suo shop online.

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UX: sai come inquadrare il problema giusto?

La UX si basa essenzialmente nella progettazione (o ri-progettazione) di prodotti in grado di risolvere un problema dell’utente attraverso un approccio metodico e user-centric.

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UX e psicologia per esperienze che delizieranno i tuoi utenti

Per creare esperienze digitali che siano in sintonia con gli utenti, i designer devono padroneggiare la psicologia di base delle persone per le quali stanno progettando. La tendenza, purtroppo, è quella di ignorare i principi scientifici e focalizzarsi sui risultati desiderati; per esempio: “Come posso convincere gli utenti a comprare il mio prodotto?”, “Come posso far sì che le persone restino più a lungo sul mio Sito Web?”.

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9 errori da non commettere quando si creano le Personas di un’azienda.

Le Personas sono degli archetipi che rappresentano gli utenti tipici di un Brand: ne illustrano le caratteristiche salienti, i comportamenti, i bisogni e i desideri, le paure, i pensieri.

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Vuoi progettare per i tuoi utenti ma non hai le risorse per fare ricerca? Puoi usare le Proto-personas.

Uno degli strumenti in assoluto più utilizzati in ambito UX Design sono le Personas, e questo ha fatto sì che siano diventate un concetto se non familiare, perlomeno già noto anche a chi non è uno specialista in User Experience.

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Quali sono le differenze tra le Personas della UX e quelle del Marketing?

Le Personas sono uno degli strumenti più utilizzati sia nell’ambito del Marketing, sia in quello della User Experience. Si tratta di due discipline diverse tra di loro, e anche gli obiettivi specifici che si prefiggono non sono uguali. Proprio per questo, nonostante il concetto di base di Personas, cioè quello di un archetipo che sta a rappresentare gli utenti tipo del brand, sia lo stesso, la sua declinazione è differente.

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5 best practice per costruire Buyer Personas che funzionano per la tua azienda.

Immagina questo scenario: hai di recente scoperto cosa sono le Buyer Personas e ti sei reso conto che creare e lavorare con questi archetipi rappresentativi dei tuoi utenti è davvero molto utile per pianificare una strategia di marketing che funziona davvero.

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Come costruire le Buyer Personas per il tuo sito e integrarle con successo nella tua strategia di marketing.

In qualsiasi settore operi la tua azienda, a prescindere dalle sue dimensioni e dal suo livello di complessità, conoscere i propri utenti, e dunque avere delle Buyer Personas di riferimento è fondamentale. Se, come vedremo in seguito, è importante che tutti in azienda abbiano familiarità con le Personas, per chi lavora nell’ambito del marketing si tratta di un elemento da cui non è possibile prescindere per creare una strategia efficace che ponga l’utente al centro.

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Scopri di cosa hanno bisogno i tuoi utenti per capire come motivarli all’acquisto.

La continua evoluzione della tecnologia e la crescente complessità del mondo in cui viviamo pongono le aziende di fronte a nuove sfide per rimanere competitive sul mercato. I consumatori dispongono di un grande potere di cui fino ad oggi non disponevano: in ogni momento e in ogni situazione riescono avere accesso ad una moltitudine di informazioni sui diversi prodotti da utilizzare per soddisfare le loro esigenze, possono confrontare le loro caratteristiche, il loro prezzo, leggere le opinioni espresse da altre persone. In poche parole, hanno davvero la possibilità di fare la scelta migliore.

In questo scenario i brand, per continuare ad essere attraenti, non possono più fare a meno di strutturare la propria strategia mettendo al centro gli utenti.

Per poter invogliare le persone a rivolgersi a un brand piuttosto che un altro bisogna cercare di intercettare i loro bisogni, i loro desideri e proporre una soluzione per soddisfarli.

In questo modo in azienda si sarà in grado di impostare una strategia fondata su questi bisogni, strutturare di conseguenza i vari elementi del marketing mix e anche migliorare l’efficacia del reparto vendite.

Ma come si fa a capire quali sono i bisogni dei consumatori?

La piramide dei bisogni di Maslow

Si può partire proprio da quella serie di bisogni comuni a tutti gli esseri umani e provare a capire quali sono quelli più impellenti degli altri.

 

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Nel 1954, con il suo libro “Motivation and Personality” lo psicologo statunitense Abraham Maslow divulgò il concetto di Gerarchia dei Bisogni. Secondo lo studioso i bisogni delle persone possono essere suddivisi utilizzando come schema una piramide, dove alla base stanno i bisogni fondamentali e mano a mano che si sale ci si avvicina all’autorealizzazione. La piramide funziona anche per definire la gerarchia esistente tra questi bisogni: una persona tenderà a soddisfare prima quelli che stanno alla base di quelli alla cima.

Ecco quali sono i 5 bisogni individuati nel modello di Maslow:

  • Bisogni fisiologici: come mangiare e bere, dormire, ecc.
  • Bisogno di sicurezza: sono quelli che inducono a cercare protezione e contatto. Sono qui compresi i bisogni di cura e stabilità.
  • Bisogno di appartenenza: si tratta dei bisogni di natura sociale e rappresenta l’aspirazione che ciascuna persona ha ad essere benvoluta, ad avere una vita affettiva e relazionale soddisfacente.
  • Bisogno di riconoscimento: riguardano tutti i comportamenti messi in atto per ottenere il riconoscimento altrui per le nostre azioni. È un bisogno che riguarda l’autostima, il prestigio, l’essere percepiti come una persona di successo.
  • Bisogno di autorealizzazione: è il bisogno di esprimere la propria potenzialità, la creatività, la spontaneità. Si tratta dell’aspirazione a diventare ciò che si desidera essere, a sfruttare le proprie capacità, a realizzare le aspettative che si ha su di sé.

Conoscere questi bisogni e la loro gerarchia aiuta sia ad analizzare con maggiore consapevolezza le eventuali falle presenti nella tua strategia, sia come prioritizzare le azioni da intraprendere.

Per esempio, se si sta cercando di migliorare la performance di un eCommerce, pensare di adottare un testimonial, la cui presenza farebbe leva sul bisogno di appartenenza, sarebbe meno importante rispetto a comunicare la presenza di metodi di pagamento assolutamente sicuri, che andrebbero a soddisfare il prioritario bisogno di sicurezza di chi sta pensando se acquistare.

I bisogni del cliente secondo Kotler

Philip Kotler è considerato uno tra i maggiori esperti al mondo di strategie di Marketing; nella sua opera principale “Marketing Management”, uno dei testi sul marketing più riconosciuti e adottati a livello mondiale, individua le cinque tipologie di bisogni del consumatore.

  • Bisogni espressi: sono bisogni espressi dal consumatore esplicitamente (“Vorrei una macchina non molto costosa”).
  • Bisogni reali: il bisogno che “sta dietro” quello espresso (“Vorrei una macchina il cui costo di mantenimento sul lungo termine sia basso”).
  • Bisogni inespressi: non vengono verbalizzati al momento di esprimere il bisogno, ma sono implicitamente inclusi (“Vorrei un buon servizio da parte del rivenditore di auto”).
  • Bisogni di gratificazione: riguardano “quel qualcosa in più” che permette di ottenere la gratificazione del consumatore (“Mi piacerebbe se il rivenditore includesse nell’offerta un navigatore satellitare”).
  • Bisogni segreti: Vanno al di là del problema principale che si sta cercando di risolvere (“Vorrei che gli altri mi percepissero come un consumatore attento”).

I bisogni del consumatore non sono sempre gli stessi

I consumatori dunque hanno un gran numero di bisogni di diversa natura ma bisogna tener conto anche di un altro dato: dal momento in cui la relazione con il brand ha inizio, fino a quello in cui si conclude, i bisogni dell’utente cambiano.

Dunque non bisogna limitarsi a considerare solo come il vostro prodotto o servizio potrà risolvere il problema che ha fatto arrivare da te un potenziale cliente, ma anche altri aspetti.

Uno schema molto utile per visualizzare le varie fasi che percorre il consumatore, dal momento in cui si rende conto di avere un bisogno fino a quello in cui lo ha soddisfatto ed è felice della sua esperienza, è quello del Customer Lifecycle.

 

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Questa rappresentazione permette di capire come in realtà il processo di acquisto sia in realtà molto articolato e che sarebbe un errore considerare solo la fase che precede la transazione: nel post vendita possono accadere molte cose che sono in grado di influenzare la percezione del cliente riguardo l’esperienza appena vissuta. Sbagliare qualcosa in questo momento e deluderlo significa perdere la possibilità di vederlo ripetere l’acquisto.

Per ognuna delle fasi del Customer Lifecycle si possono individuare diversi bisogni del consumatore su cui concentrarsi, per esempio:

  • In fase di ricerca, se l’utente non ha ben chiaro gli strumenti che ha a disposizione per risolvere il suo problema o soddisfare il suo bisogno, sarà necessario informarlo.
  • In fase di selezione l’utente si trova a dover scegliere tra vari brand che offrono lo stesso prodotto: occorrerà comunicargli perché il tuo è il più adatto a soddisfare le sue esigenze.
  • Se l’utente ha dubbi o paure legate all’acquisto, bisogna capire come dissiparli.
  • Se l’utente, dopo aver acquistato il prodotto, ha delle difficoltà o dei ripensamenti, è necessario che riceva assistenza e venga adeguatamente supportato dal customer service (fase di mantenimento).

I consumatori non sono tutti uguali

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Probabilmente leggendo fino a questo punto ci avrai già pensato tu stesso: i consumatori sono persone e proprio per questo sono diversi tra di loro. Ad accomunarli potrebbe essere un bisogno o un desiderio, ma questo non significa che il percorso che hanno compiuto per arrivare da voi o quello che farete insieme sarà uguale per tutti.

Ciascun consumatore avrà esigenze diverse: c’è quello dalle idee chiare che desidera concludere la transazione nel modo più immediato possibile e ricevere il prodotto rapidamente, anche pagando delle spese di spedizione più alte; c’è qualcuno più timoroso, che trova rassicurante poter parlare con una persona reale del servizio clienti; c’è l’indeciso, che impiega molto tempo prima di prendere la sua decisione e che si sbloccherebbe più facilmente se gli venisse proposto uno sconto.

Quando si progetta una strategia, occorre tenere conto di tutti questi diversi profili di consumatori e lavorare per offrire a ciascuno un’esperienza che vada incontro alle sue necessità.

Per poter fare questo bisogna segmentare il proprio pubblico in varie fasce di consumatori.

Ma come?

Per ottenere le informazioni necessarie a capire che tipo è il consumatore che hai davanti, qual è il bisogno che lo ha spinto da te e quali saranno quelli che emergeranno nel corso del suo processo di acquisto, occorre fare ricerca.

Esistono diversi metodi di ricerca per conoscere meglio i propri utenti. Li si può suddividere in due principali tipologie:

  • Metodi di ricerca quantitativi: si tratta di metodi utilizzati con finalità principalmente esplorative, viene preso in esame un campione di grandi dimensioni. I sondaggi online o la raccolta di Insight da Facebook e Google sono metodi di ricerca quantitativi.
  • Metodi di ricerca qualitativi: è un tipo di ricerca più strutturato. In questo caso il campione preso in analisi è di dimensioni ridotte. Questo tipo di ricerca aiuta a cogliere quali sono le caratteristiche e le motivazioni dei clienti. Interviste, sondaggi e test di usabilità sugli utenti sono alcuni esempi di metodi di ricerca qualitativi.

Quanto più in profondità si andrà ad indagare riguardo le caratteristiche e le motivazioni che muovono gli utenti, tanto più si sarà in grado di intercettare efficacemente i loro bisogni con risposte specifiche che li possano soddisfare. 

4 strumenti per conoscere davvero i tuoi utenti e i loro bisogni

La concorrenza sempre più agguerrita e l’accresciuta capacità del consumatore di informarsi sulle opportunità che ha a disposizione non permettono più di fare business “alla vecchia maniera”, quando bastava fare un buon prodotto, metterlo sul mercato e attendere un riscontro in termini di vendite.

Oggi per essere competitivi non è più possibile limitarsi a questo, ma è necessario concentrarsi sul cliente e su quale sua necessità il tuo prodotto può soddisfare.

Ma tu conosci i tuoi utenti e i loro bisogni?

Molti professionisti, in particolar modo chi lavora da molti anni nella stessa realtà, risponderebbero di sì senza troppe esitazioni.

Sai che lavoro fanno, o come trascorrono il loro tempo libero?

Sai dove raccolgono informazioni prima di effettuare un acquisto?

Sai se frequentano i social network? E se sì, quali?

Se non hai idea di come rispondere a nessuna di queste domande, forse dovresti fermarti un attimo a rivalutare le reali conoscenze che hai sui tuoi clienti.

Molte aziende, anche grandi e strutturate, trascurano di mettere in atto un’efficace operazione di raccolta di informazioni sul pubblico al quale si rivolgono. Questa mancanza è dovuta nella gran parte dei casi all’investimento di tempo e risorse necessario a portare a termine questa operazione, che oltretutto spesso non viene percepita neanche come così necessaria.

È importante invece considerare che quante più informazioni hai sul tuo pubblico, tanto più sarai in grado di strutturare una strategia in grado di intercettare i suoi desideri e proporre il tuo prodotto nel momento in cui rappresenta una soluzione rilevante.

Se da una parte è vero che questo processo richiede del tempo, dall’altra la tecnologia offre numerose possibilità per individuare ed utilizzare dei dati, che alcune volte sono perfino già in tuo possesso.

In questo articolo ti presentiamo quattro tecniche con relativi strumenti che puoi iniziare ad utilizzare tu stesso per conoscere meglio i tuoi utenti.

1. Sondaggi

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Uno dei modi più semplici per capire meglio chi sono i tuoi utenti è proprio fare delle domande direttamente a loro. Se hai un sito web o sei comunque presente online su altri canali, ci sono alcuni strumenti di cui ti puoi avvalere per ottenere informazioni.

Surveymonkey è uno degli strumenti più conosciuti utilizzati per i sondaggi online, che permette di raggiungere i destinatari dell’indagine sul web, tramite email oppure sui social. Le funzionalità di questo strumento non si esauriscono una volta ottenute le risposte: sono disponibili strumenti per l’analisi mirata che permettono di ottenere delle informazioni interessanti: tra i tipi di indagine segnaliamo quello per la raccolta dei dati demografici più rilevanti, per la misurazione della Customer Satisfaction e della fedeltà degli utenti attraverso il calcolo del Net Promoter Score.

SurveyMonkey mette inoltre a disposizione anche un database di domande già pronte (la Question Bank, al momento non in italiano) da cui attingere nel momento in cui costruirai il tuo sondaggio.

Un altro strumento interessante per costruire sondaggi è Qualaroo: grazie a questo sistema è possibile creare dei brevi sondaggi da inserire in posizioni ben definite all’interno del sito web, in modo da risultare meno invadente possibile per l’utente.

Questa è una tematica da tenere bene a mente nel momento in cui si sceglie di raccogliere dati attraverso dei sondaggi: si tratta di strumenti che risultano spesso invasivi per chi sta navigando il sito, quindi occorre studiare bene come posizionarli in modo da minimizzare il fastidio che possono provocare e aumentare le probabilità di risposta.

Una buona soluzione potrebbe essere far apparire un pop-up quando l’utente manifesta un comportamento di uscita dalla pagina.

2. Strumenti per la raccolta di Insights

Google Analytics è un servizio gratuito messo a disposizione da Google per monitorare il proprio sito web. Se non hai mai utilizzato questo strumenti, ecco una guida per iniziare ad usare Google Analytics.

All’interno della piattaforma puoi trovare un gran numero di informazioni relative ai visitatori del tuo sito e al loro comportamento.

Le sezioni a cui vale la pena dare un’occhiata se si vuole iniziare a saperne qualcosa di più sui propri utenti sono Pubblico e Acquisizione. Nella prima puoi trovare informazioni demografiche dettagliate, ma anche dati riguardanti gli interessi dei tuoi visitatori, mentre nella sezione acquisizione trovi da dove provengono: ricerca organica, campagne ppc, social, ecc. Questo tipo di informazioni può aiutarti a capire di più sulle abitudini e sui comportamenti dei tuoi utenti.

Facebook ha accesso a un’impressionante numero di informazioni sui suoi utenti: dati demografici, situazione sentimentale, città di residenza e città visitate, dispositivi utilizzati, attività e interessi… La sezione Insight disponibile per le pagine fan permette di avere accesso a questi e ad altri dati riguardanti la pagina stessa, come informazioni dettagliate su i “Mi Piace”, sulla copertura dei post, le azioni compiute sui post, ecc.

Hotjar è uno strumento di analisi che aiuta nella raccolta di dati qualitativi: HeatMaps, registrazione delle sessioni, funnel di conversione, tracking automatico dal form di contatto, sondaggi online e via mail. Ciascuna di funzionalità viene offerta anche da altri servizi, ma la forza di Hotjar è proprio quella di accorparle tutte quante in un unico pacchetto.

3. Interviste

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Le interviste agli utenti sono un altro ottimo modo per ottenere insight interessanti. Si tratta di un metodo di ricerca qualitativo che richiede un impegno maggiore rispetto a quello necessario per un sondaggio online. Ricorda però che, trattandosi appunto di un’analisi qualitativa, non è necessario intervistare centinaia di persone: bastano anche 10 utenti per iniziare ad ottenere dei risultati rilevanti.

Ecco alcuni spunti per le domande da porre agli intervistati:
(ovviamente occorrerà valutare caso per caso su cosa è meglio andare ad indagare, a seconda del tipo di business e degli obiettivi da raggiungere)

  • Se hai bisogno di informazioni personali: Dove abiti? Com'è composta la tua famiglia? Cosa ti piace fare nel tempo libero? Che scuola hai fatto?
  • Se stai cercando informazioni sulla vita lavorativa: In che settore lavori? Quanti dipendenti ha la tua azienda? Quali sono le difficoltà più comuni nel tuo settore? Quale ruolo ricopri? Quali sono le tue responsabilità? Cosa ti frustra di più sul lavoro e cosa ti dà più soddisfazione?
  • Per sapere di più sulle modalità e i canali utilizzati dai tuoi utenti per raccogliere informazioni: Leggi giornali, riviste, blog? Se si, quali? Utilizzi i social media? Quali? Partecipi ad eventi di formazione e aggiornamento? A quale tipo di contenuti sei più propenso a prestare attenzione? Come hai conosciuto la nostra azienda?
  • Per sapere di più sui comportamenti legati all’acquisto: Chi si occupa di gestire l’acquisto di un certo generi di prodotti nella tua famiglia? Con chi ti consulti di solito prima di acquistare un certo prodotto? Quali sono i timori che ti potrebbero di acquistare un certo prodotto? Cosa potremmo fare per aiutarti a superarli?

4. Workshop con gli Stakeholders

Nelle riunioni con gli stakeholders vengono coinvolte tutte le persone che sono interessate al progetto in partenza e che hanno la possibilità di partecipare.

Questo significa, ad esempio, che nel caso di un incontro organizzato da un’agenzia, potranno partecipare gli specialisti che si occuperanno di seguire il progetto, ma anche il cliente: marketing manager, sales, sviluppatori (qualora siano interni all’azienda), responsabili di customer care e punti vendita. In genere dunque sono 3 le macrocategorie di persone coinvolte in queste riunioni: coloro che si occupano del business, i responsabili della parte tecnica e tutti coloro che poi nella pratica gestiranno direttamente la relazione con il cliente.

Questi incontri possono prendere la forma di workshop, durante i quali vengono utilizzate diverse tecniche per raccogliere le informazioni necessarie: uno di questi è l’Empathy Map. I partecipanti al workshop sono chiamati ad immedesimarsi negli utenti che utilizzeranno il prodotto o servizio, provando a individuare:

  • I task che devono completare
  • I loro pensieri
  • Le loro emozioni
  • I punti di difficoltà
  • Gli obiettivi

Il confronto tra persone dalle diverse professionalità, che in modalità diverse si relazionano con i clienti anche da molto tempo, permette di raccogliere informazioni preziose per conoscere meglio il pubblico a cui ci si sta rivolgendo. 

Come realizzare un test di usabilità? 9 step per pianificarlo al meglio!

Ogni studio di usabilità è differente, in quanto si basa su specifici obiettivi e vincoli. Una cosa però è imprescindibile per condurre al meglio ricerche sugli utenti: una preparazione adeguata, al fine di ottenere ritorni concreti rispetto all'attività intrapresa. Vi riportiamo di seguito una checklist di attività da prevedere quando si pianifica uno studio di usabilità.

1. Definire gli obiettivi dello studio

L'incontro tra le parti interessate è fondamentale per determinare gli scopi della ricerca utente. In questo step devono essere identificate aree di interesse, eventuali domande e gli obiettivi dello studio. Definire questi aspetti è indispensabile per valutare quale metodologia di ricerca UX scegliere. Gli studi di usabilità sono utili attività per la raccolta di dati qualitativi e quantitativi rispetto al comportamento dell'utente, e per risolvere eventuali problematiche rispetto al design del sito ( i contenuti sono chiari e facili da trovare? Gli utenti riescono a completare il task previsto? ). Se invece lo scopo dello studio è raccogliere feedback attitudinali è opportuno scegliere metodi di ricerca alternativi più aderenti. È importante non prevedere troppi obiettivi ma concentrarsi su quelli principali che spostano l'asticella del ROI.

2. Definire l'impostazione e il formato dello studio

Vi proponiamo di seguito alcune considerazioni al fine di delineare quale metodo di ricerca sia più adatto a una specifica situazione.

  • In laboratorio o sul campo: dove è più opportuno condurre test utente? Per questioni di comodità, la maggior parte degli studi di usabilità sono condotti in laboratorio. Tuttavia se l'ambiente reale è particolarmente critico, o se risulta complesso identificare gli utenti oggetto di studio, è preferibile svolgere la ricerca nel contesto naturale.
  • Con o senza moderatore: i test con moderatore forniscono diversi spunti di design e maggiori opportunità di capire i problemi di interazione degli utenti. Durante questo tipo di studi si raccolgono anche più commenti da parte dei partecipanti. Gli studi non moderati, dall'altro lato, sono sicuramente più economici e veloci. Gli utenti che partecipano a queste sessioni sono solitamente più rilassati e inclini a dire quello che pensano, proprio per via dell'assenza di una figura autorevole.
  • Di persona o da remoto: per quanto possibile si consiglia di effettuare i test utente di persona. Infatti, quando si è nella stessa stanza del partecipante l'interazione è maggiore e si è in grado di rilevare anche segnali indicativi forniti dal linguaggio non verbale.

3. Definire il numero di partecipanti

Per le ricerche di tipo qualitativo sono sufficienti 5 partecipanti. Se invece lo studio coinvolge utenti di target differenti, si consiglia di creare gruppi da 2-5 partecipanti, in base a caratteristiche peculiari da valutare per il raggiungimento di specifici obiettivi. Per ciò che concerne invece il panorama delle indagini quantitative ed eyetracking è richiesto un campione più ampio al fine di raggiungere la significatività statistica. Indicativamente ciascuno gruppo di utenti deve essere composto da 20-30 partecipanti.

4. Scegliere gli utenti più rappresentativi

Per ottenere risultati significativi da un test utente è fondamentale individuare e coinvolgere il campione più rappresentativo. Per il recluiting è opportuno scegliere tra coloro che più si avvicinano alle Personas identificate e che rispondano al meglio a caratteristiche demografiche, comportamentali e attitudinali definite per lo studio.

5. Identificare specifici compiti sulla base degli obiettivi da raggiungere

Durante i test di usabilità i ricercatori chiedono agli utenti di completare delle attività durante l'interazione con l'interfaccia. I compiti sono generalmente definiti scenari, che corrispondono agli obiettivi dello studio. Queste azioni possono variare dal generale al particolare e possono essere principalmente di tue tipi:

  1. Compiti esplorativi: si tratta di attività ad ampio raggio e orientate alla ricerca. Questi task hanno l'obiettivo di valutare le capacità di esplorazione e individuazione di specifiche informazioni e sono ideali per test di tipo quantitativo.
  2. Compiti specifici: queste attività prevedono azioni più circoscritte. Sono utilizzate per test sia di tipo qualitativo che quantitativo.

La pianificazione dei task che l'utente dovrà effettuare è fondamentale al fine di ottenere validi e concreti risultati. Istruzioni e indicazioni vaghe potrebbero causare negli utenti errori di valutazione o interpretazione invalidando la misurazione.

6. Condurre uno studio pilota

Una volta definiti i task è opportuno condurre uno studio pilota, ovvero un test per delineare e pianificare al meglio le sessioni di attività. Questa "prova" può essere anche un utile supporto alla miglior definizione dei profili del campione, in modo da assicurarsi di aver scelto i partecipanti più rappresentativi. Gli studi pilota sono particolarmente importanti per lo sviluppo di ricerche online non moderate, in quanto non è possibile effettuare modifiche live o chiarire eventuali dubbi degli utenti.

7. Decidere quali metriche valutare

Lo scopo principale degli studi di usabilità qualitativi è quello di acquisire conoscenze a livello di progettazione e, con pochi utenti, è improbabile ottenere risultati rappresentativi estensibili a tutta la popolazione. In generale quindi "misurare" l'usabilità non è una priorità. In uno studio quantitativo, o che coinvolge un gran numero di utenti, è invece un aspetto importante. Le più comuni metriche di usabilità sono: tempo per svolgere il compito, indice di soddisfazione, tasso di successo e percentuale di errore. Se si sceglie invece di raccogliere dati soggettivi, quali ad esempio la facilità d'uso, è importante definire in quale momento della ricerca si richiederà la compilazione del questionario: se al termine di ogni task, alla fine di ogni sessione o in entrambi i momenti.

8. Definire le fasi di cui si compone il test

Una volta deciso di approcciarsi alla realizzazione di un test di usabilità è opportuno stilare una scaletta con tutte le fasi dell'attività. Questo documento è un importante strumento di comunicazione tra i membri del team e un utile record per studi futuri. Le informazioni chiave che deve contenere sono:

  • Nome del prodotto o del sito che deve essere testato.
  • Obiettivi della ricerca.
  • Compiti, scenari.
  • Aspetti logistici: tempistiche, date e tipologia di studio.
  • Profili dei partecipanti.
  • Metriche, questionari.

9. I membri del team devono rispettare la sequenza delle sessioni

Per loro natura, gli studi di usabilità sviluppano la collaborazione tra le parti. Aprire un dialogo e una conversazione con i partecipanti porta a risposte più complete e convincenti rispetto all'interazione con un'interfaccia. Si crea quindi un "terreno comune" grazie a cui è possibile ridurre il tempo necessario per condividere e documentare i risultati ottenuti e impiegare maggiormente le risorse nella progettazione. È importante quindi che i diversi membri del team partecipino alle sessioni di test in modo che possano valutare live le necessità degli utenti e progettare miglioramenti che riducano attriti o difficoltà.

 

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