Ottimizzare le conversioni: 5 parametri da considerare

Quanto volte vi siete trovati a non essere soddisfatti del tasso di conversione del vostro sito eCommerce? In questo articolo vedremo quali parametri monitorare per ottimizzare al meglio le visite e aumentare il riscontro dei clienti.

La capacità di trasformare i visitatori in lead e clienti è uno degli indicatori chiave per il successo di un business. L'obiettivo ultimo di ogni eCommerce è infatti quello di incrementare le conversioni, trasformando utenti interessati in clienti fedeli. Questa meta porta un brand ad essere un passo avanti ai competitor e a ottenere concreti risultati in termini di vendite.

Per raggiungere questi traguardi è fondamentale monitorare alcuni parametri al fine di ridurre eventuali criticità e ottimizzare il processo di conversione.


I parametri da considerare per ottimizzare le conversioni

Indipendentemente dal prodotto o servizio offerto da un eCommerce, l'obiettivo comune di ogni azienda deve essere quello di costruire una relazione con i propri utenti. Infatti, la conversione è rappresentata dalla capacità di un business di orientare il proprio target verso l'azione finale che, nel caso di un eCommerce è l'acquisto. Prima di raggiungere l'obiettivo di vendita però, è importante analizzare e capire quali fattori sono determinati per il risultato finale, e valutare l'efficacia a livello di content, design e ottimizzazione.

Quali sono le criticità primarie da risolvere ? Il processo che porta alla conversione deve infatti essere privo di attriti, in modo che l'utente possa scendere senza ostacoli lungo il conversion funnel. È fondamentale far capire al visitatore di essere al posto giusto nel momento giusto, ovvero che la specifica offerta è la risposta giusta per la risoluzione del suo problema.

Come abbiamo visto, avere un elevato numero di visitatori non equivale alla soddisfazione di obiettivi di conversione. È necessario lavorare al fine di attrarre nuovi visitatori e fidelizzare la relazione con i propri lead e clienti. Per capire dove devono essere apportati dei miglioramenti vi proponiamo alcuni parametri chiave per l'analisi delle performance di un eCommerce.

I Key Performance Indicators (KPI) sono gli indicatori di prestazione che permettono di misurare il successo o i miglioramento di un processo e possono essere monitorati grazie a Google Analytics, lo standard per misurare le prestazioni dei siti.

1. Visitatori unici

Questo parametro indica il numero di singoli visitatori che sono atterrati sulla piattaforma. Sono calcolati in un dato periodo di tempo e definiti sulla base di uno specifico indirizzo IP, elemento determinante al fine di considerare due visitatori di un sito come "utenze differenti".

Per avere una panoramica completa e puntare all'ottimizzazione del processo di conversione, è opportuno capire da dove questi utenti arrivano (referral), quali parole chiave hanno utilizzato per la ricerca, quanto tempo hanno trascorso sull'eCommerce e quali pagine hanno visitato.

2. Costo medio per visita

Questo indicatore permette di stimare quanto costa portare traffico sul sito. Questo KPI dovrebbe comprendere anche tutte le spese sostenute dall’azienda per fare promozione all'eCommerce (consulenza per il posizionamento sui motori di ricerca, email marketing, campagne pubblicitarie banner, e qualsiasi altro tipo di promozione digitale), a volte, per semplicità, può essere limitato alla Paid Advertising per avere un'idea del costo complessivo delle campagne.

3. Tasso di conversione

È il rapporto tra il numero dei visitatori che accedono ad una pagina (o sito web) e quanti di questi compiono una determinata azione, detta conversione. Se si utilizza Google Analytics, il calcolo è leggermente differente: (conversioni/visite) *100. La conversione può esser rappresentata dall'acquisto di un prodotto, l'iscrizione ad una newsletter, la compilazione di un form, una richiesta di informazioni, etc.
È un indicatore importate in quanto è focalizzato sui risultati.
L’aumento del tasso di conversione (conversion rate optimization) punta sulla qualità e sull'analisi del sales funnel, ovvero il percorso che i visitatori del sito devono effettuare per arrivare ad acquistare un prodotto o un servizio. Migliorare questo percorso rendendolo più facile e veloce da seguire significa aumentare la percentuale dei visitatori che lo percorrono dall’inizio alla fine convertendosi direttamente da visitatori del tuo sito in tuoi clienti, oppure prima in sottoscrittori della tua newsletter e successivamente in clienti.
Dopo aver analizzato questo percorso con fine di migliorarlo, è necessario individuare i punti precisi sui quali lavorare per ottenere questo risultato.

3.Valore medio dell'ordine

È la misura di quanto un cliente spende mediamente ogni volta che effettua un acquisto online.
Si tratta di un semplice calcolo che può rivelare molto sulla tipologia dei tuoi clienti durante un periodo di tempo specifico.

Questo KPI essere utile per approfondire le abitudini e i comportamenti d’uso degli utenti, specialmente quando si segmenta la clientela per identificare i gruppi più idonei a cui rivolgere determinate offerte.

Insieme al tasso di conversione, il valore medio di un ordine può aiutare il Merchant a valutare il guadagno atteso da un certo numero di visite.

Aumentare questo parametro del sito eCommerce è un modo efficace e relativamente poco costoso, per ottimizzare le entrate e i flussi di cassa. Ottimizzarlo può altresì configurarsi come ottima soluzione contro i cali imprevisti di traffico al sito e la conseguente riduzione del numero di ordini.

4.Quali pagine prodotto hanno più successo

Il display e il layout dei prodotti in vendita su un eCommerce rappresentano asset fondamentali all'acquisto. Come per gli store fisici, anche in quelli virtuali la "vetrina" ha un ruolo di centrale rilevanza.

Analizzare quali sono le pagine prodotto più visitate fornisce informazioni rilevanti rispetto agli interessi degli utenti. Questo permette inoltre di migliorare il sito anche in termini di usabilità, migliorando l'accessibilità, a livello di navigazione e interazione, a questi item.

5.Tasso di abbandono del carrello

Questo KPI è importante per capire quali sono gli elementi che bloccano il cliente al momento dell'acquisto, occorre misurare il tasso di abbandono del carrello per ciascuna tappa dell’atto di acquisto.

Per evitare che il visitatore abbandoni il carrello acquisti nel momento di confermare la transazione, è importante evidenziare le coordinante di contatto nonché leinformazioni di presentazione della tua azienda per rassicurarlo!

Conclusioni

Per miglioare le perfomance di un business è necessario individuare le principali criticità su cui iniziare a lavorare. I KPI presentati sono un utile supporto per delineare un approccio orientato all'ottimizzazione delle conversioni.

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Cosa sono le conversioni di un sito web?


In linea generale la conversione principale di un sito internet e, in particolare di un eCommerce, è quella che porta a trasformare il visitatore in un cliente. Esistono però anche altre importanti tipologie di conversione, che spesso ricoprono il ruolo di asset al macro obiettivo di business, essenziali a valutare l'efficacia e la performance di un sito.

Cosa sono le conversioni?

Con il termine "conversione" si intende un'azione compiuta da un utente su un sito web. Può essere di tipo differente in base allo specifico obiettivo di business aziendale: acquisto, registrazione, visualizzazione di una pagina o aggiunta di un articolo al carrello.

Macro conversioni e micro conversioni

È possibile suddividere le conversioni in due categorie: macro e micro conversioni.

Le macro conversioni rappresentano l’obiettivo primario per il miglioramento di un business, ad esempio per un eCommerce la macro conversione si identifica solitamente con il completamento di un acquisto, ovvero una transazione. In altre parole è la realizzazione di un’azione di importanza economica.

Le micro conversioni sono invece le azioni compiute da un utente che non generano business in modo diretto, ma che "avvicinano" l'utente alla macro-conversione. In concreto possono essere ricondotte a:

    • Aggiungere un prodotto al carrello.
    • Cliccare uno specifico link (Visualizza dettagli prodotto, Richiedi preventivo, etc.).
  • Navigare la pagina di Check-Out.
  • Commentare un articolo.
  • Visualizzare un video promozionale.

Questi sono chiaramente solo alcuni esempi. Il concetto da ricordare è che questo tipo di elementi non riguardano direttamente l’obiettivo finale di un sito, qualunque sia. Le micro-conversioni rappresentano infatti una concreta opportunità di aumentare, anche se indirettamente, le macro-conversioni e, di conseguenza, le entrate.

Mentre quindi l’obiettivo primario deve essere valutato grazie alla misurazione delle macro-conversioni, il monitoraggio delle micro-azioni è un utile supporto al miglioramento del customer journey attraverso la riduzione degli attriti e delle criticità.

Non ci sono conversioni senza monitoraggio

Che si tratti di macro o micro conversioni,  alla base del processo di ottimizzazione c'è la misurazione e il monitoraggio degli obiettivi di conversione. È importante quindi utilizzare una piattaforma di web analytics (la più nota è Google Analytics,) per tracciare correttamente le conversioni. 

Gli obiettivi che non possono mancare sono:

  • Richieste d’informazioni
  • Registrazioni
  • Login
  • Transazioni/Entrate
  • Obiettivo e funnel di acquisto
  • Iscrizione alla newsletter
  • Utilizzo del form di ricerca interno

Conclusioni

Dopo questo breve excursus nel mondo delle conversioni, concludo sottolineando l'importanza di definire precisamente i traguardi che si vogliono raggiungere con un eCommerce, senza dimenticare i micro-obiettivi che conducono al principale. Inoltre, è fondamentale prevedere un adeguato e costante monitoraggio delle performance, in modo da modificare work in progress eventuali assetti strategici al fine di ottimizzare vendite e conversioni.

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Vendere online non vuol dire solo avere un sito con un catalogo e la possibilità di pagare online, ma richiede un approccio strategico integrato. Solo in questo modo l’eCommerce può rappresentare una grande opportunità. In particolare per le PMI, monitorare l’andamento e le perfomance del proprio store online è la chiave per raggiungere concreti traguardi in termini di incremento delle conversioni. 

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Net Promoter Score: cos’è e come si misura

Un approccio di business di successo deve porre al centro il cliente (customer-centric). Se un brand è in grado di generare un flusso di passaparola positivo in suo favore oggi, nell’era del cliente, gode di un grande vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti.

Sappiamo tutti bene, per esperienza diretta, che solo quando si è molto soddisfatti, o insoddisfatti, si tende a parlare di quello che si è sperimentato con un acquisto, o, più in generale, interagendo con un’azienda. Tutte le esperienze soddisfacenti, ma non eccezionali, non vengono ricordate e non generano passaparola.

Ma come si misura la soddisfazione di un cliente?

Accanto alle tradizionali misurazioni di Customer Satisfaction si colloca il Net Promoter Score (o NPS®), che si propone come misura della fidelizzazione del cliente/consumatore e introduce innovazioni che lo rendono subito popolare, ma che lo espongono anche a critiche.

Ideato nel 2003 da Fred Reichheld, autore di “The Ultimate Question”, il Net Promoter Score è una valutazione della fedeltà dei clienti e della probabilità che essi ritornino a fare affari con l’azienda o ne parlino bene a un amico.

Net Promoter Score - NPS®  è un indicatore che misura la proporzione di “promotori” di un prodotto, marca o servizio, rispetto ai “detrattori”. Il numero può andare da -100 (tutti sono detrattori) a +100 (tutti sono promotori). Il NPS si basa su un’unica domanda da sottoporre a chi ha utilizzato il servizio:

Con quale probabilità consiglieresti questo prodotto/servizio/sito a un amico o a un collega?

Le risposte fornite dai clienti sono classificate come segue:

  • 0-6 = Detrattori: clienti insoddisfatti che potrebbero danneggiare il brand attraverso un passaparola negativo.
  • 7-8 = Passivi: clienti soddisfatti ma indifferenti, che potrebbero essere influenzati dalla concorrenza.
  • 9-10 = Promotori: clienti fedeli che riacquisteranno il prodotto e lo consiglieranno ad altre persone.

Il Net Promoter Score viene calcolato sottraendo la percentuale di detrattori alla percentuale di promotori ottenuta. Il risultato però non viene espresso in punti percentuale, ma come numero assoluto compreso tra -100 e + 100.

Dunque la formula è:

NPS = % Promotori - % Detrattori

formula Net Promoter Score

Per fare un esempio, se il risultato del sondaggio riporta un 25% di promotori, 55% di passivi e un 20% restante di detrattori, il NPS sarà 25% – 20% = +5.

Esiste uno standard di riferimento?

Come spesso accade in ambito marketing non esiste uno standard di riferimento per valutare il Net Promoter Score, se non in base a ovvie considerazioni sul fatto che dovrebbe essere positivo e puntare al massimo livello possibile.

Secondo l’ideatore Fred Reichheld negli USA, mediamente, le aziende hanno NPS che si aggira intorno a valori di +5/+10, mentre quelle migliori si attestano tra +50 e +80. Si tratta comunque di stime che variano in base al settore, alla cultura e anche al Paese in cui vengono misurati.

Nei mercati dove la competizione è limitata da fattori specifici le aziende possono avere punteggi NPS molto bassi ma mantenere le proprie quote di mercato semplicemente perché non esiste un’alternativa alla loro offerta.

Nei mercati dove c’è più concorrenza, specialmente nel settore consumer, i leader tendono ad avere punteggi NPS più elevati, e tutti i follower punteggi più bassi. Amazon negli USA, ad esempio, ha un NPS di +64, che indica la presenza di molti più promotori che detrattori. Il suo livello è più elevato e costituisce quindi un indubbio vantaggio competitivo.

Pro e contro del NPS

Per quanto riguarda i fattori positivi, si tratta di un indice di facile calcolo e la cui raccolta dati si basa su un’unica domanda. Anche se è famoso soprattutto presso le imprese del settore B2C, esso può essere comunque calcolato dalle imprese di quello B2B. Da non sottovalutare, inoltre, che il NPS si basa sulla richiesta di un’opinione diretta al cliente, che è (o dovrebbe essere) il punto focale di una strategia di marketing.

È possibile verificare l’andamento del NPS nel tempo (realizzando analisi cadenzate), oppure per area geografica, per segmento di mercato e così via.

L’NPS presenta quindi alcuni grandi vantaggi:

  • Semplice e veloce. Tutto quello che serve per determinarlo è una sola domanda — ed è facile da calcolare.
  • Quantificabile. Tramite un semplice metro di valutazione è possibile valutare l’andamento di un’azienda. Il NPS introduce terminologie comuni di facile comprensione per tutti.
  • Standardizzato.Il NPS è ampiamente riconosciuto come standard per misurare e migliorare la fedeltà dei clienti e gode della fiducia di marchi come American Express, Apple, GE, JetBlue e Kaiser Permanente.
  • Utilizzabile come parametro di riferimento. Uno dei vantaggi più preziosi è la possibilità di vedere a che livello si posiziona un’azienda rispetto alla concorrenza.

Alcuni marketer e ricercatori hanno però evidenziato dei dubbi in merito a questo indice. Tale diffidenza viene giustificata dalla natura un po’ traballante delle basi scientifiche su cui poggia questo calcolo e dalla sua eccessiva semplicità.

Inoltre, la qualità dell’indice dipende strettamente da quella dell’indagine con cui si chiedono le opinioni dei clienti. Un campione troppo piccolo non darà risultati significativi. Non è poi detto che la risposta data dal cliente medio corrisponda poi al suo comportamento effettivo.

In genere un feedback negativo è abbastanza sincero, ma sul fronte opposto non è detto che un cliente che dice di essere soddisfatto poi effettivamente consigli davvero l’azienda ad amici e/o colleghi.

Sono state inoltre sollevate alcune obiezioni circa la suddivisione in categorie della scala di valori: collocare nella stessa posizione chi risponde 0 e 6 pare una sorta di forzatura, in quanto la differenza tra i due valori appare evidente.

È quindi importante non considerare il NPS il dato definitivo, ma nel giusto contesto, e completato da alcune domande aggiuntive. In questo modo può certamente trasformarsi in uno strumento molto utile. Un tool però di partenza: il dato ottenuto serve appunto a capire quali saranno i passi successivi da compiere per migliorare la posizione del brand.

Come ottenere un valore reale dal NPS

Nonostante le critiche, il NPS è una metrica ancora molto utile all’interno di una gestione operativa di un fluido processo di gestione.

Se si sta quindi cercando di implementare il NPS è necessario considerare alcune best practice per ottenere la massima efficacia.

  1. Domande di follow-up.
  2. Combinare NPS con survey sugli utenti.
  3. Trovare e risolvere problemi.
  4. Puntare sui promotori.

1. Domande di follow-up

Un miglioramento segnalato dal NPS è positivo, ma il valore reale si ottiene da feedback ottenuti dagli utenti attraverso domande di follow-up.

“Uno degli aspetti più importati da considerare durante un’indagine NPS è la categorizzazione dei commenti ottenuti da promotori e detrattori al fine di identificare il reale livello di soddisfazione dell’utente e migliorare le prestazioni di business.”

Sachin Rekhi

Alcuni esempi di domande di follow-up possono essere:

  • Promotori: Qual è la tua parte preferita rispetto al prodotto / servizio?
  • Passivi: Quale prodotto/servizio potrebbe soddisfare le tue aspettative?
  • Detrattori: Cosa potremmo fare per migliorare la tua esperienza?

2. Combinare NPS con survey sugli utenti

Come anticipato in precedenza il NPS non fornisce sufficienti dati per poter prendere decisioni in merito a specifici comportamenti. L’aggiunta di una domanda di follow-up è un prezioso feedback qualitativo, ma è anche possibile prevedere delle survey o test di usabilità sugli utenti per valutare un determinato comportamento.

Queste indagini saranno utili a identificare alcuni problemi o attrici specifici che correlano con bassi punteggi di NPS.

  • Test utente
  • Survey sui clienti
  • Live chat
  • Mappe di calore

3. Trovare e risolvere problemi

NPS, oltre che essere comunemente usato per valutare la soddisfazione del cliente, può essere un utile strumento anche per l’ottimizzazione. Combinando i punteggi complessivi con le domande di follow-up e le survey sarà possibile migliorare le conversioni priorizzando le diverse fasi di testing.

Esiste la grande opportunità di trasformare i detrattori in promotori. Come sostiene anche Marketizator:

"Il modo migliore per approcciare i detrattori è indagare il motivo per cui hanno avuto un'esperienza non soddisfacente e il motivo per cui non promuoverebbero uno specifico prodotto o servizio. Conoscendo la risposta, è possibile risolvere e migliorare determinati elementi che hanno causato l’attrito, trasformando un detrattore in un cliente o anche un promotore."

4. Puntare sui promotori

La chiave per aumentare il ventaglio di clienti è cercare di trasformare i promotori in sostenitori.

Sujan Patel, co-creatore di ContentMarketer.io e Narrow.io, propone una strategia:

"Offro ai miei promotori delle ricompense in cambio del loro aiuto (gadget). In questo modo rafforzo la fidelizzazione al brand e ottengo condivisioni sui social network, recensioni e consigli agli amici.”

È importante individuare il “momento magico”, ovvero quella fase in cui gli utenti raggiungono il massimo livello di soddisfazione con il prodotto, e puntare all’ottimizzazione di quel momento al fine di incrementare le conversioni.

Perché utilizzare il Net Promoter Score

Nonostante i suoi lati negativi, calcolare il proprio NPS può essere molto utile, e non solo per la semplicità di farlo, o perché è probabile che i clienti rispondano a questa semplice domanda.

Come in molti altri casi, infatti, l’utilità del Net Promoter Score non è limitata al suo calcolo: il NPS è molto utile se viene considerato un punto di partenza dell’analisi della propria customer satisfaction, e non un punto di arrivo.

La primissima cosa da fare, ad esempio, è istruire chi pone la domanda a chiedere il perché di un voto particolarmente basso.

A questo primo benchmark immediato sul passaparola potenziale che si potrà ottenere dai clienti, si deve quindi aggiungere un’attenta analisi dei motivi dell’insoddisfazione. A sua volta quest’ultima deve far partire uno studio di quali contromisure adottare per  risolvere i problemi e migliorare il rapporto con i detrattori

Sull’altro fronte, quello dei promotori, il NPS deve spingere invece a valutare come stimolare il passaparola positivo.

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