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  • La tua azienda su Twitter in 5 minuti

    Claudio Gagliardini

    di Claudio Gagliardini · pubblicato il 25 Agosto 2009
    Archiviato in Come fare per.., Web marketing
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    Questo ”nuovo” social media sta diventando sempre più un punto di riferimento nella comunicazione 2.0, anche per le aziende. Ma perché dovrei essere su Twitter? Cosa dovrei veicolare attraverso Twitter? Ci sono costi da sostenere? Come faccio ad iscrivermi e a twittare? Queste ed altre risposte sulla sesta MiniGuidaWeb di Studio Boraso.com, “La tua azienda su Twitter in 5 minuti“, che riprende regolarmente le pubblicazioni dopo la breve pausa estiva.

    Finite le ferie, infatti, è tempo per le aziende di rimettersi al lavoro e di riprogettare la presenza in un web che cambia velocemente e che ogni giorno offre nuove opportunità e mezzi. Restare indietro significa perdersi e perdere fatturato, perché il business passa sempre più attraverso il web e i suoi nuovi canali “social”. Buona lettura a tutti e a presto!

    LE GUIDE PUBBLICATE:
    1 – Web e aziende 2.0
    2 - Primi su Google senza trucchi
    3 - Comunicare con il Corporate Blog
    4 - Web perché, web per chi?
    5 - La tua azienda su Facebook in 5 minuti
    6 - La tua azienda su Twitter in 5 minuti

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  • Social Media Footprint, il web marketing che traccia una strada

    Mi capita spesso di parlare con clienti e amici del perché non sia sufficiente avere un ottimo sito web per ottenere contatti e richieste. Molti sono convinti che fare web significhi solo e soltanto quello: avere un bel sito web, ben indicizzato, pulito ed in ordine, e starsene lì ad attendere risultati che stranamente faticano ad arrivare. Sarebbe bello se fosse così (o magari sarebbe soltanto molto noioso), ma in realtà le cose vanno in modo molto diverso, premiando la dinamicità, la fantasia e le buone idee di chi fa altro, oltre che tenere online un sito e magari anche un bel blog. La rete non è fatta per ospitare “pesci morti”, ma per contenere l’esuberanza di quelli vivi e sguazzanti, sempre pronti a riflettere la luce del sole sulle loro lucede squame multicolore a beneficio di tutti, oltre che di se stessi.

    Se in ecologia si parla già da tempo di ecological footprint (impronta ecologica) e della necessità di renderla il meno invasiva e dannosa possibile, riducendo i propri consumi ed il proprio impatto ambientale, nel web marketing vale l’esatto contrario e le aziende che si affacciano al web debbono oggi avere un’impronta quanto più grande e definita possibile (pur senza inquinare o spammare); una loro orma da seguire senza perdersi tra altre migliaia di tracce più o meno evidenti. Per Social Media Footprint si intende, infatti, la capacità di impatto e di penetrazione delle aziende nel web, ovvero la loro attitudine a veicolare messaggi e a promuoversi attraverso tutti i canali e gli strumenti offerti dalla rete.

    Questo vale per tutti e a tutti i livelli. Accanto e a complemento dei siti e blog aziendali, ci sono decine di strumenti gratuiti da utilizzare con profitto per essere protagonisti nel proprio settore. Come? Postando foto e video, ad esempio (Flickr e YouTube sono i media giusti per veicolarli con successo), ma anche rispondendo a quesiti tecnici sui forum o nei vari gruppi presenti in social network come Facebook. Navigando i blog di settore e commentando, creando applicazioni utili o divertenti per Facebook o MySpace; condividendo un po’ del proprio know-how con altri utenti della rete ed allacciando nuove relazioni; tweettando post del proprio o di altri blog di settore su Twitter.

    Tutto questo può sembrare soltanto una perdita di tempo, ma giova al business della propria azienda molto più di quanto non si riesca ad immaginare. Creare una propria impronta sui social media, infatti, consente di instaurare rapporti e relazioni a più livelli, nonché di far rimbalzare il proprio nome ed il proprio marchio in differenti contesti e modalità. Permette di guadagnare credibilità ed immagine e di diventare un punto di riferimento. Ma, soprattutto, consente di essere citati, linkati, tweettati, di far girare i propri post, foto, video e audio su altri siti senza alcuno sforzo, solamente grazie alla popolarità che si sarà acquisita nel tempo. Solo allora inizieranno a fioccare le visite e i contatti e la visibilità aumenterà in modo rapido ed esponenziale.

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  • Dalla TV al social network: passa per la rete il nuovo marketing delle grandi aziende

    Di esempi ne abbiamo già fatti molti in differenti settori, su questo blog, ma quello di The Gap, azienda americana leader nel settore dei jeans e dell’abbigliamento casual, merita un piccolo approfondimento. Erano famosi per i loro spot televisivi, quelli di The Gap, ma la loro nuova campagna “Born to Fit” passa completamente per il web e per i social network, con particolare riferimento a Facebook, Twitter e YouTube.

    Una scelta coraggiosa e drastica che dimostra quanto le aziende USA stiano credendo nel web 2.0 e nei suoi strumenti, in grado di avvicinare il pubblico e di instaurare rapporti più profondi e viscerali con il target. Il passaggio tra la vecchia pubblicità e la nuova nasconde infatti molteplici aspetti, spesso poco percettibili o ignorati, ma che rappresentano un cambiamento epocale. Il consumatore diventa supporter e testimonial, abbandona il suo ruolo passivo di spettatore TV e diventa parte attiva in un grande processo di comunicazione a più vie e a più direzioni.

    Quello che The Gap e le altre aziende attive su Facebook stanno facendo, è trasformare il vecchio e silenzioso “parco clienti” in una macchina pubblicitaria di entusiasti fan, pronti a confrontarsi tra loro, a mostrarsi, ad apparire in prima persona, a fruire di un livello di informazione molto più completo e complesso di quello tradizionale.  Non più spot TV da pochi secondi, in grado soltanto di fare immagine, ma un gran numero di contenuti, video, articoli di approfondimento, blog post e molto altro, per costruire un legame nuovo e consapevole tra il marchio ed i propri consumatori.

    Nello specifico, la campagna “Born to Fit” è molto ben congegnata e basata sull’idea del “nati per…”, un “gioco” in cui i testimonial (il designer della casa Patrick Robinson e gli attori Alessandro Nivola e Sonya Walger) raccontano in video cosa sono ”nati per fare”. Ma la pagina Facebook di The Gap consente ai fan di svagarsi in molti modi, ad esempio condividendo consigli per lo stile attraverso Polyvore, un interessante sito che permette di creare “fashion sets” utilizzando le foto dei prodotti messe online dalle più grandi aziende di moda, con relativi prezzi e riferimenti web, oppure caricando foto in proprio. Interessante anche l’applicazione iPhone, chiamata StyleMixer, che permette di giocare con le collezioni dell’azienda, di interagire con gli altri utenti e di ottenere codici sconto quando ci si trova in prossimità di un punto vendita Gap.

    Il web si conferma dunque un oceano di opportunità per le aziende e la creatività è il suo unico limite. Le nuove campagne pubblicitarie debbono consentire interazione con il pubblico, offrire idee e consigli, permettere agli utenti di passare del tempo e di giocare, di confrontarsi tra loro, di diventare in qualche modo personaggi, di dire la loro e di essere protagonisti, esprimendo i propri gusti, le proprie capacità e passioni. La sfida del web è aperta, signore aziende italiane!

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  • Yahoo punta ai social network e alle applicazioni

    Fonte: Reuters.

    Grandi novità in vista per Yahoo!, colosso da oltre 100 milioni di visitatori unici in america a giugno e 330 milioni nel mondo a maggio (dati comScore). Il motore di ricerca più anziano del mondo si rifarà presto il trucco e indosserà ornamenti ed accessori griffati Facebook, Twitter ed eBay.

    Tapan Bhat, vicepresidente senior di Integrated Consumer Experience di Yahoo, ha annunciato oggi in una affollata conferenza stampa che questo rappresenta “un cambiamento epocale nel modo in cui pensiamo i nostri prodotti, nel modo in cui pensiamo agli utenti, e nel modo in cui pensiamo alla nostra attività“. A parte l’enfasi c’è da credergli, perché il “nuovo che avanza” nel web non è soltanto l’effetto di una bolla del momento o di una moda, ma una vera e propria rivoluzione.

    In questo contesto Yahoo! sta cercando di rafforzare la propria posizione sul web, studia nuovi modi per vendere pubblicità e cerca un’intesa con Microsoft, per trovare nuovi canali di marketing ma soprattutto per fare ricerca e proporre nuovi servizi e applicazioni. E’ forse proprio quest’ultimo il vero topic del web >2.0, infatti. Le applicazioni rappresentano forse il solo punto d’unione in grado di armonizzare una proposta web mai così ampia e spesso caotica. E l’unico modo per fare soldi.

    Il nuovo web è ricco di opportunità, ma estremamente dispersivo. I soldi arrivano dalla pubblicità contestualizzata (context advertising) e dalle sue infinite declinazioni. E applicazioni. Ma per capire in tempo utile da che parte tira il vento non basta rifare il look ad una homepage o seguire i filoni auriferi del momento, ed è per questo che sono in corso negoziati con Microsoft.

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  • Marketing grazie a Facebook

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 10 Luglio 2009
    Archiviato in Social Network, Web 2.0, Web marketing
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    Un social network consiste in un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari.
    Internet è la culla ideale per il genere di struttura della quale stiamo parlando, una struttura sociale che si basa su connessioni evanescenti, ed Internet stesso è il mezzo che ha dato la fama e la notorietà a siti come Facebook o MySpace o ancora Twitter, l’evoluzione mista tra SMS e chat.
    Ci si incontra virtualmente, si scambiano foto, filmati ed esperienze, si fanno delle semplici chiacchiere, si trovano posti di lavoro e a volte… si perdono posti di lavoro.
    Oramai i social network come Facebook sono diventati molto più di passatempi: sono parti integranti di noi, innesti ed appendici alla nostra stessa vita.
    Ma quali potrebbero essere le fonti di introito di aziende che, di fatto, sanno tutto di noi?
    Ricordate il film Minority Report, nella scena in cui Tom Cruise fugge dalla polizia e si trova a viaggiare con i mezzi pubblici? In quel pezzo di film Cruise è letteralmente inseguito dalla pubblicità.
    I cartelloni pubblicitari in realtà sono monitor, grandi schermi che lo chiamano per nome e gli offrono le cose che sanno essere di suo gradimento? E come sanno queste cose? Attraverso le informazioni che noi stessi abbiamo “rilasciato” sulla rete.
    E non crediamo che questa cosa sia così lontana, è solo questione di tempo e di “potenza di calcolo”.
    Prendiamo Facebook ad esempio: i suoi database comparativi si incrociano e sanno che io, ad esempio, amo il salame, mi piace l’acqua “leggera”, esco in genere per andare al cinema o al ristorante leggo libri cyber punk e mi vesto in maniera casual.
    Prendete questi dati, metteteli a disposizione delle agenzie pubblicitarie ed il gioco è fatto, la pubblicità sarà mirata su ognuno di noi in maniera precisa e a tratti inquietante.
    Ecco il grande potere del quale stiamo dotando i gestori dei servizi Web: la possibilità di conoscerci a fondo, a fondo quanto nemmeno un caro amico forse potrebbe conoscerci.

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  • Si cambia “musica”: il futuro passa dal social web

    Claudio Gagliardini

    di Claudio Gagliardini · pubblicato il 08 Luglio 2009
    Archiviato in Social Network, Web 2.0, Web marketing
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    Oltre a diversi casi di successo, il web presenta oggi molti embrioni di future rivoluzioni, alcune delle quali già in atto, ma osteggiate e rallentate da un mercato che non sa o non vuole evolversi. O che lo farà quando sarà opportuno o inevitabile. Quello della musica, ad esempio, è un mercato in profonda recessione, memore di recenti e clamorosi successi (gli anni ‘90 del boom dei CD), ma oggi in crisi. Al tempo di YouTube, di Facebook e di Twitter la musica non si compra più prevalentemente su supporto fisico, ma si ascolta, si scarica, si scambia o si acquista online, con un giro d’affari che c’è ma che non può essere paragonato a quello dei tempi d’oro.

    Come possono le case discografiche risalire la china e tornare agli antichi fasti? Le questioni sul piatto sono molte, ma la tendenza è chiara. Serve uno “shift ideologico” dall’hardware al software, quello che sta avvenendo già in molteplici settori.  La musica del futuro non distribuirà più i suoi introiti migliori attraverso la vendita di un supporto fisico contenente brani, ma il core business sarà legato al web e, soprattutto, alla pubblicità sul web. Il perché lo spiega una recente ricerca Forrester, che disegna uno scenario molto chiaro. 

    Sui social media gli utenti rivelano i propri gusti, si targettizzano e semplificano la creazione del messaggio da parte dei pubblicitari; più volte su questo blog abbiamo già affrontato il tema del Contextual Advertising (es. “Web Marketing innovativo: gli esempi di Volkswagen e Jaguar“), nuova frontiera della pubblicità online. La musica è sicuramente un veicolo potentissimo per messaggi pubblicitari mirati, e potrà rappresentare in futuro un plus irrinunciabile per qualsiasi campagna online (come del resto già avviene sui media tradizionali). Gli utenti del social web, inoltre, rappresentano secondo Forrester un target molto attento al panorama musicale e ricco di profondi conoscitori ben propensi ad acquisti di “tipo tradizionale”, tanto che molti socia media che permettono di recensire o ascoltare musica sono collegati a portali di vendita come Amazon o iTunes.

    Il mercato della musica uscirà dalla crisi, dunque, trovando nuove modalità e forme di distribuzione attraverso i social media. La ricerca Forrester traccia anche una mappa della loro popolarità: YouTube 344 milioni di utenti nel mondo, Facebook 175 milioni, MySpace 139 milioni, imeem 25 milioni, Pandora 24 milioni, Bebo 22 milioni, Last.fm 20 milioni. Numeri importanti che le case discografiche non dovranno sottovalutare.

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  • Schrödinger, una mucca di successo in stile 2.0 su Facebook

    Claudio Gagliardini

    di Claudio Gagliardini · pubblicato il 07 Luglio 2009
    Archiviato in Casi di eccellenza, E-business, Web 2.0, Web marketing
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    Non facciamo che parlarne, del web 2.0 e delle opportunità offerte dai social media, e sempre più spesso, per fortuna, ci imbattiamo in ottimi esempi di un uso convinto e strategico da parte delle aziende. Purtroppo in Italia siamo ancora all’ABC di queste nuove tendenze, ma casi come quello di Sironi Editore e della “Mucca di Schrödinger” fanno davvero sperare un un futuro molto social per la promozione delle imprese.

    La Mucca di Scroedinger di Sironi Editore

    Sironi Editore ha ragiunto su Facebook un duplice obiettivo: da un lato ha creato una community di lettori che ad oggi conta più di 1.200 membri, con i quali comunica e scambia opinioni e idee; dall’altro ha formato un gruppo di aziende disposte a mettersi in gioco (Di Renzo, Editoriale Scienza, Zanichelli) e a regalare libri di divulgazione scientifica. Regalare? Ma come, non si sbarca sui social media per vendere? Certo che si, anche se con tempi e modi molto diversi da quelli tradizionali, ma l’idea di Sironi è quella di coinvolgere i lettori in un gioco utile e stimolante. Non tutti avranno un libro in omaggio, ovviamente, ma chi lo avrà si impegna a “tornare a parlarne” sulla pagina Facebook della Mucca di Schrödinger! Facile e decisamente poco costoso.

    Come funziona il progetto la Sironi Editore lo spiega così: “A turno, mettiamo a disposizione dei fan della Mucca le anteprime delle nostre novità e una selezione del nostro catalogo. Il nostro obiettivo è cercare un contatto informale con chi legge libri di divulgazione scientifica: su questa pagina potrai fare domande ad autori e editor; apprezzare e criticare; chiedere e dare consigli di lettura. [...] Potendo regalare un numero limitato di copie, dobbiamo scegliere a chi spedirle. Così, nella stessa nota in cui lanceremo il libro, faremo qualche domanda per scegliere persone con gusti e opinioni diversi, in modo da preparare una discussione aperta e interessante. Perché l’idea è farvi tornare qui, a parlare di libri!

    Cosa possiamo dedurre da questo esempio? La Mucca di Schrödinger è la prova tangibile che non è indispensabile un top brand per avere successo su Facebook, purché ci sia la disponibilità e la capacità di intrattenere un buon dialogo con il pubblico. La conversazione è il fulcro del successo e il passaparola tra i fan il volano per una redditività continuativa di questo canale. Una redditività continuativa e prospettica. Le grandi companies multinazionali che stanno usando i social media, ad esempio, non stanno dando grande peso al fatturato generato da questi nuovi canali (Dell, ad esempio, ha prodotto grazie a Twitter 2 milioni di dollari nei primi mesi del 2009 a fronte di un fatturato globale che supera i 60 miliardi!) Quel che conta è l’apertura di un nuovo mercato a costi molto bassi; la presenza sui social network è gratuita, occorre soltanto una o più risorse umane in grado di metterla a frutto.

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