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  • Social network: il 25% della aziende italiane ne ha paura. Hanno ragione?

    Un’azienda italiana su quattro ha paura di Facebook, MySpace, Linkedin e Twitter; lo rivela un recente rapporto di Sophos, società leader a livello mondiale nel settore della sicurezza informatica e nella tecnologia di controllo dell’accesso alla rete. Un’azienda monitorata su tre ha infatti subito attacchi di spam, phishing e malware e presume che questo sia causato da siti di social network.

    Il 63% degli amministratori di sistema delle aziende prese in esame è preoccupato che i dipendenti condividano troppi dati personali attraverso i social network, mettendo a rischio la rete aziendale e i dati sensibili. Gli esperti di Sophos condividono queste preoccupazioni, sottolineando che l’uso frequente dei social network rende le aziende un obiettivo primario per i criminali informatici che puntano a rubare identità, diffondere malware o bombardare gli utenti di messaggi di spam.

    L’indagine condotta da Sophos rivela che un terzo delle aziende continua a considerare la gestione della produttività come la ragione principale per controllare l’accesso dei dipendenti ai social network, ma in questa ottica sta crescendo notevolmente anche la considerazione della minaccia rappresentata da malware e da fuga di dati, temuta da un’azienda su cinque.

    Il pericolo è reale: nel 2009 quattro dei social network più popolari - Facebook, MySpace, LinkedIn e Twitter - hanno subito un elevato numero di attacchi di spam e malware con l’obiettivo di violare i PC degli utenti o sottrarre informazioni sensibili. Gli account cui sono stati “rubati” nome utente e password -attraverso phishing o spyware- sono utilizzati per l’invio di spam o collegamenti malevoli ad amici e colleghi. Ma proibire ai dipendenti di utilizzare i social network è la strategia giusta per evitare guai?

    Secondo Walter Narisoni, Sales Engineer Manager di Sophos Italia, assolutamente no. “La completa messa al bando dei social network sui luoghi di lavoro potrebbe rivelarsi una mossa affrettata, causando più danni che benefici. Negando completamente al proprio personale l’accesso al sito di social network, le aziende corrono il rischio di indurre i propri dipendenti a escogitare un modo per aggirare il divieto, creando vulnerabilità ancora più pericolose nel sistema di sicurezza aziendale. Non dimentichiamo inoltre che i siti di social networking possono avere anche scopi aziendali benefici in alcuni casi, offrendo l’opportunità di creare contatti con clienti attuali e potenziali“.

    Le aziende debbono dunque trovare soluzioni ed arginare le minacce rappresentate dai nuovi social media e dagli strumenti di condivisione e socializzazioni offerti dal nuovo web. Debbono investire in soluzioni integrate di sicurezza e controllo, e dedicarsi alla sensibilizzazione degli utenti che “devono imparare a scegliere e gestire password sicure per impedire ai criminali informatici di assumere il controllo degli account online, che potrebbero fungere da punto di accesso alla rete aziendale”.  L’interessante articolo “Sophos segnala: due terzi delle aziende temono che i social network mettano a repentaglio la sicurezza di rete” si conclude con una check list per la sicurezza aziendale rispetto a queste minacce.

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  • Chiquita, una strategia di marketing “10 e lode”

    Ancora un caso di successo di cui vale la pena parlare: Chiquita Italia SpA, leader nazionale nel comparto banane (quota di mercato pari al 45%, fatturato c.a. 180 milioni di euro l’anno), ha lanciato nel 2008 la strategia di marketing web oriented  Il mio 10 e lode, una campagna fortemente social che vede nel sito dedicato www.ilmio10elode.it e nella presenza su Facebook e su MySpace le sue armi vincenti.

    Come già annotato in “E-business, le aziende italiane ancora non navigano“, l’appartenenza ad una multinazionale (l’americana Chiquita Brands International, con sede a Cincinnati - Ohio) rende Chiquita Italia un caso d’eccellenza per la nostra nazione: 10 milioni di euro stanziati in marketing nel 2009, in forte crescita rispetto ai 6,5-7 milioni del 2008 ed una grande fiducia nei social media, nel social network e nel web. La campagna “Cos’è per te 10 e lode?” mira a conoscere gli aspetti “10 e lode” della vita dei ragazzi italiani e lo fa nel luogo più frequentato dal target prescelto: il social web.

    Il sito www.ilmio10elode.it è la migliore testimonianza di quanto l’azienda creda in questi nuovi strumenti di marketing. Un capolavoro di contextual advertising che ha nel dna la formula vincente per attrarre gli utenti e per conoscerne i gusti. Il concept del sito è per certi versi la riproduzione in scala della formula di www.ulike.net, ovvero “dimmi cosa ti piace e ti darò quel che vuoi“. Gli utenti si registrano, compilano un rapido questionario a premi e possono inserire la loro top ten in fatto di musica, film, libri e altro. Concorsi fotografici, estrazioni settimanali di premi ed un ampio spazio alla socializzazione tra gli utenti ne arricchiscono l’offerta. Davvero un bel risultato.

    Un risultato che trova in Facebook e MySpace ottimi alleati e poderosi veicoli di promozione. Come funziona la strategia social di questa campagna? Semplice. Il sito internet è il traguardo, non il punto di partenza (e soprattutto non l’uovo di Colombo in grado di materializzare contatti e business, come pensano troppi imprenditori). Il social web è l’habitat naturale dei contatti e dei clienti, acquisiti e futuri, ed è lì che Chiquita li va a cercare per portarli sul proprio sito. Come? Socializzando, entrando nelle dinamiche del target, stuzzicando interessi e appetiti (del resto le banane sono fatte per essere mangiate) e promuovendo un concetto forte, quello del 10 e lode. Non a caso lo slogan della pagina su Facebook è “diffondi la qualità in tutte le sue forme!”

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  • Social Media Editor, l’aggregatore umano del futuro

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 03 Giugno 2009
    Archiviato in Social Network, Web 2.0
    Tags: , , ,

    Da una interessantissimo articolo su Repubblica in cui si parla in maniera completa ed approfondita di blog, una breve digressione su una nuova professione che sta nascendo in questi mesi: il “Social Media Editor“:

    “Il blog da genere “antimedia” si è mutato in “mainstream”, abitudine di massa: abbiamo 11 milioni di iscritti a Facebook in Italia che ogni giorno bloggano senza sapere di farlo. Si è polverizzato nei “twitter” di 140 caratteri o nel “TumblR”, più lungo, ma sempre fulmineo nel testo o nelle sentenze. Tutte cose che si possono fare senza un computer: non c’è telefono “smart” che non abbia il suo programmino per pubblicare un “post” o per leggere il flusso dei “twitter”. Le idee si sminuzzano in uno spazio lungo quanto uno sms e stabiliscono la nuova unità di misura della comunicazione. Se n’è accorto il New York Times.
    Da una settimana al giornale hanno nominato un “Social Media Editor”, si chiama Jennifer Preston e si occuperà di “disseminare” le notizie del giornale, liofilizzate in micro messaggi, attraverso Twitter, Facebook, MySpace e ovviamente attraverso i blog.”

    E ancora, il Web si evolve in direzione semantica, sempre più verso l’uomo ed il suo linguaggio:
    “Ci sono organizzazioni intere che si dedicano all’analisi delle parole dei blog, di Twitter e Facebook. Un’industria allo stato nascente. L’ultima ricerca italiana in ordine di tempo, quella di “Liquida“, prende in esame 1 milione di post in 15mila blog e presto sarà settimanale.
    Non si limita alla statistica - hanno scritto 21mila volte “Berlusconi” - ma studia il contesto e il significato valoriale di quelle parole. Se a favore o contro Berlusconi. Per farlo si applicano tecniche avanzatissime, come quella del web semantico: linguistica e statistica, matematica e web, applicate al principio che l’informazione è un tesoro solo se sai portarlo alla luce.”

    Internet non è più un semplice mezzo di comunicazione ma un mezzo che sta diventando la comunicazione stessa.

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  • Sicurezza in Rete: bilancio annuale e nuovi pericoli

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 22 Dicembre 2008
    Archiviato in internet
    Tags: , , , , ,

    A fine anno è tempo di bilanci per tutto quello che è stato e per poter così fare una proiezione su quello che sarà.
    Importanti aziende come Cisco o Trend Micro in questi mesi stilano un rapporto sul grado di sicurezza della nostra amata Rete e quello che emerge quest’anno non è certo confortante.
    Ci sono dei punti fermi, delle entità malevole come lo spam che sono praticamente nate insieme ad Internet e che probabilmente con Internet moriranno: Cisco infatti sostiene che circa 200 miliardi di mail al giorno, un totale del 90% di tutte quelle che si muovono in un giorno, sono di spam.
    Un dato per nulla confortante ma forse il meno pericoloso ed aggressivo: se la posta indesiderata è certamente un invasivo problema, questo non vuol dire che sia particolarmente pericolosa come invece lo potrebbero essere virus e worm mandati via mail, fenomeno questo diventato meno frequente nel 2008.
    Gli utenti infatti, più protetti da software di ogni tipo e maggiormente smaliziati, ci pensano su prima di aprire un file di dubbia provenienza.

    Di contro sono aumentati i furti di identità, che sono una vera e propria piaga di difficile individuazione: l’aumentare dell’uso di Social Network quali Facebook o MySpace e l’uso intensivo di portali per l’eCommerce come eBay, fanno dell’identità personale una cosa esclusiva e decisamente molto ambita.
    Come per tutte le merci che sono ritenute tali esiste un “listino” una sorta di menù con i vari prezzi sulle identità che si possono recuperare:
    “Tra gli oggetti più richiesti, pacchetti di programmi pericolosi (malware) avanzati, valutati oltre 1.500 euro, così come avere 10.000 personal computer infettati con software capace di spiare gli utenti (780 euro) e «pacchetti base del malware», una sorta di cassetta degli attrezzi per sottrarre informazioni (780 euro). Si scambiano anche programmi pericolosi (cavalli di Troia) per controllare computer a distanza (68 euro), dati di conti correnti bancari (39 euro) e carte di credito (28 euro). E a 1,10 euro si scambiano i dati di login per un account MySpace o Skype, mentre vale un euro il profilo Facebook” iltempo.ilsole24ore.com

    Fate quindi attenzione quando parlate con qualcuno su un social network o quando comprate su eBay: non potete mai essere certi del fatto che parliate davvero con chi credete di farlo.

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