• Google sperimenta il pay to action: ora le aziende non hanno più scuse

    Google sta sperimentando in Usa in fase di beta test il modello pubblicitario basato sul pay per action, ovvero permettendo agli inserzionisti pubblicitari di pagare una determinata cifra “x” se l’utente che ha cliccato un banner, un annuncio o una altra forma di advertising compie una determinata “azione”.

    Il sistema di pay per action è un sistema pubblicitario che porta importanti vantaggi all’investitore pubblicitario che paga solo se ottiene un determinato risultato e non è soggetto a possibili click-fraud. Inoltre, il cliente ha un costo di presenza sui siti, di promozione del brand molto basso rispetto ai classici modelli CPM o CPC.
    Questo modello che paga l’editore del sito web viene chiamato anche di pay per lead o pay per selling e non prevede il pagamento di una somma solo per la vendita di un prodotto, ma anche per ogni determinata azione scelta dall’inserzionista come ad esempio l’iscrizione ad una newsletter o il downlodad di un software anche trial.

    Un rischio, che forse molti hanno sottovalutato o nemmeno intravisto, è quello del born-out generalizzato dei classici strumenti pubblicitari on-line: banner, bottoni, pop-up etc. In una logica di PPA infatti, la maggior parte dei provider saranno propensi a inondare di strumenti più aggressivi i propri siti (pop-up e interstitial per esempio) o i siti gestiti dal punto di vista pubblicitario; cosi facendo si arriverebbe alla saturazione della pubblicità rendendola quasi senza valore persuasivo, al pari di quella televisiva

    Si può solo avere una visione positiva di questa evoluzione in quanto pagando non più per visita ma per azione, potrebbe essere possibile un maggior incentivo a utilizzare la pubblicità online anche da quelle aziende che sono restie al web o a chi crede di gettare i propri soldi al vento
    Dal punto di vista del marketing siamo di fronte ad una grande spallata ai media come i giornali e le televisioni perchè se già sui temi di misurabilità e tracking il web aveva fatto passi da gigante, ora abbiamo veramente davanti un’innovazione di marketing da non sottovalutare.
    Sarà interessante comprendere quali potenziali obiettivi saranno perseguibili come “action”, chiaro che se l’acquisto finale potrà essere considerato action le aziende potranno lavorare sulle quantità investendo non solo i propri budget di comunicazione ma anche parte dei margini previsti data la certezza del risultato. Resta da capire se il consumatore prenderà bene questa manifesta dichiarazione di pagamento per il suo acquisto, il marketing potrebbe essere visto come uno spreco di denaro. Se oggi infatti la funzione del marketing viene anche riconosciuta come innovativa e informativa è possibile che con questo sistema si allarghi il fenomeno del cherry picking, cioè del consumatore che, in vera e propria contrapposizione all’azienda, decide di sfidarla traendo vantaggi e rappresentando un costo per essa (per intenderci i signori che con molto tempo libero girano 8 supermercati approfittando dei sottocosto di ogni singolo punto vendita).
    L’equilibrio da trovare richiede insomma una sperimentazione, l’iniziativa appare però una vera rivoluzione nello spending di marketing, non solo on line.

    Giancarlo Camoirano e Giorgio Soffiato per sitiwebamarketing

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  • Il made in Italy sfida youtube e Second Life

    Ad Aprile nascerà YourTrumanShow. Sarà figlio della Silicon Valley e di due torinesi: Arturo Artom e Luca Ferrero.
    Di capitali e investimenti americani, YourTrumanShow avrà il cuore tecnologico e grafico a Torino, dove hanno sede Advice e Ok Santiago, le due società che hanno lavorato alla costruzione della piattaforma.

    La nuova piattaforma sarà un ibrido tra le due già note You Tube e Second Life.
    Al contrario di Secondo Life non creerà vite virtuali bensì porterà la vita reale sul Web e si approprierà della velocità di caricamento video per cui è nota You Tube. Tuttavia non accetterà qualsiasi tipo di filmato ma sarà una piattaforma verticale che raccoglierà storie di vita, le classificherà e permette permetterà ai visitatori di votarle e recensirle.
    Raccontare se stessi, esperienze, frustrazioni, drammi e felicità : un reality show online..

    Il portale ammetterà tre tipologie di utenti: publisher, visitatori e reviewer (categoria quest’ultima ritenuta fondamentale dai creatori). Il tutto si baserà su un sistema di rating; gli utenti potranno votare i video e le recensioni decretando la credibilità o meno di publisher e reviewer.

    I due italiani contano di guadagnare non solo tramite la vendita di spazi pubblicitari, ma anche con accordi di vendita dei diritti dei video postati. Stanno infatti per chiudere un accordo con una media company per la vendita dei diritti di sfruttamento delle storie pubblicate.
    L’idea è semplice ma acuta: tra migliaia di video è molto probabile che si possa trarre materia buona per uno spin-off televisivo o per una sceneggiatura che sarà già stata “approvata” dal pubblico di massa… una sorta di enorme database di possibili storie di successo.
    I problemi principali proveranno sicuramente da You Tube e SecondLife e dallo scontro che avverà .

    È necessario aprirsi un varco, coinvolgere e fidelizzare..
    L´idea a mio parere sembra quella di attirare tutte i videoascoltatori dei reality show dando loro la possibilità di esserne parte, in fondo tutti noi vogliamo i nostri 15 secondi di gloria..e se, come si dice, sarà possibile che i contenuti migliori siano presi in considerazione da case di produzione..beh il successo potrà non restare solo un sogno..ma una realtà .

    Dobbiamo trarre degli insegnamenti e dei moniti da questo progetto: il made in Italy online esiste, porta innovazione. Peccato che per trovare i fondi debba andare dall´altra parte dell´Oceano.

    Forse un´ulteriore spunto per chi, come per i fake blog, pensa di giocare sporco, e perchè di pubblicizzare qualche prodotto in maniera più o meno occulta.. Un nuovo campo d´azione per il product placement.

    Giancarlo Camoirano per sitiwebmarketing

    Kawakumi ne parla qui

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  • Se lo pago, costa troppo. Se è gratis, non lo voglio.

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 21 Marzo 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Il mio post di oggi, lo dedico all´esperienza che ho avuto nei giorni scorsi come venditore di un servizio Internet. Non voglio in questa sede criticare o elogiare il prodotto, ne fargli pubblicità , pertanto rimarrà segreto.

    È stato di sicura utilità scoprire la considerazione che i potenziali clienti hanno del mondo Internet. chi non ha mai provato a vendere qualcosa, non può nemmeno immaginare tutte le variegate e colorate risposte che si possono ricevere: dai più gentili che ci dicono che non sono interessati, ai più anziani che rispondono con un bel sorriso che alla fine dell´anno se ne vanno in pensione, a coloro che ne hanno fatta talmente tanta (di pubblicità ) che non riescono più a gestirsi, passando da chi non ha tempo a chi non si fida, ecc… Se le varie esperienze in ogni negozio venissero raccolte, ci sarebbe da farci concorrenza ai libri di barzellette…

    Forse sarò di parte, in quanto con Internet ci lavoro , anche se sono solo all´inizio (ne sono consapevole) di un lungo, lunghissimo percorso…

    Quello che a volte non è perfettamente chiaro è la percezione che le persone hanno nei confronti di Internet: da quanto ho potuto constatare di persona, la gente ha fiducia in questo strumento, che è il futuro, bla bla bla… ma non fa nulla per applicarsi e cercare di rendere tutte queste belle parole, degli atti reali…

    Certo: non è possibile pretendere che una persona che non sa accendere nemmeno un computer faccia di Internet la sua vita e il suo compagno di lavoro: ma c´è chi dice ´bello´, e poi al massimo utilizza la posta elettronica… ´è il futuro´, e poi da solo un´occhiata all´ultima diavoleria del momento… ´non ho tempo per gestire anche questo´ ma sfoglia una rivista della nostra ´cultura moderna´Ã¢â‚¬Â¦´il settore è in crisi´ ma è seduto in un bar a leggere il giornale con la sua pipa e il buon caffè…

    Voglio essere chiaro e non frainteso… non sto criticando le abitudini della gente, ne il loro metodo di lavoro: tuttavia ritengo che un minimo impegno sia necessario… Siamo arrivati al punto che un prodotto anche se offerto gratis, senza impegno, facciamo tutto noi, non lo vogliamo?

    Allora questo è mancanza di tempo, di fiducia nella persona che vende o nello strumento Internet?

    Se è il primo, mi spiace, ma come ho detto, abbiamo proposto di fare tutto noi, non è un scusa valida: pertanto si prega di cambiare scusa; Se è mancanza di fiducia nella persona che vende, siate sinceri: tante volte siamo ´parzialmente´ consapevoli di quello che facciamo e diciamo, e nella peggiore delle ipotesi usciamo dal vostro negozio offesi, ma i vostri soldi rimangono vostri (meglio di così), ma almeno anche noi abbiamo la possibilità di migliorare e offrire un prodotto/servizio sempre migliore a vostra misura; Se invece, come (purtroppo) immagino, è il terzo punto quello che incide, cioè la mancanza di fiducia nello strumento stesso, allora la cosa si complica un pochino: non passa giorno che non senta dire ´è il futuro…´ ma vorrei farvi presente che questo futuro è già arrivato e se non lo prendete velocemente in mano tra un po´ diventa passato.

    Avete la potenzialità di ricevere clienti da tutto il mondo, di essere sempre visibili (naturalmente con il dovuto lavoro)… Internet è come una miniera d´oro: basta scavare ed impegnarsi un po´ per trovarlo…ma a volte, ve lo portano già bello e pronto fin sotto casa ma non ci credete…

    E dopo tutto questo, il dubbio mi rimane… di chi è la colpa?

    Mattia Soragni per sitiwebmarketing

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  • Se lo pago, costa troppo. Se è gratis, non lo voglio.

    Il mio post di oggi, lo dedico all´esperienza che ho avuto nei giorni scorsi come venditore di un servizio Internet. Non voglio in questa sede criticare o elogiare il prodotto, ne fargli pubblicità , pertanto rimarrà segreto.

    È stato di sicura utilità scoprire la considerazione che i potenziali clienti hanno del mondo Internet…chi non ha mai provato a vendere qualcosa, non può nemmeno immaginare tutte le variegate e colorate risposte che si possono ricevere: dai più gentili che ci dicono che non sono interessati, ai più anziani che rispondono con un bel sorriso che alla fine dell´anno se ne vanno in pensione, a coloro che ne hanno fatta talmente tanta (di pubblicità ) che non riescono più a gestirsi, passando da chi non ha tempo a chi non si fida, ecc… Se le varie esperienze in ogni negozio venissero raccolte, ci sarebbe da farci concorrenza ai libri di barzellette…

    Forse sarò di parte, in quanto con Internet ci lavoro , anche se sono solo all´inizio (ne sono consapevole) di un lungo, lunghissimo percorso…

    Quello che a volte non è perfettamente chiaro è la percezione che le persone hanno nei confronti di Internet: da quanto ho potuto constatare di persona, la gente ha fiducia in questo strumento, che è il futuro, bla bla bla.. ma non fa nulla per applicarsi e cercare di rendere tutte queste belle parole, degli atti reali.

    Certo: non è possibile pretendere che una persona che non sa accendere nemmeno un computer faccia di Internet la sua vita e il suo compagno di lavoro: ma c´è chi dice ´ bello´, e poi al massimo utilizza la posta elettronica ´ è il futuro´, e poi da solo un´occhiata all´ultima diavoleria del momento ´ non ho tempo per gestire anche questo´ma sfoglia una rivista della nostra ´ cultura moderna´´ il settore è in crisi´ma è seduto in un bar a leggere il giornale con la sua pipa e il buon caffè!

    Voglio essere chiaro e non frainteso, non sto criticando le abitudini della gente, ne il loro metodo di lavoro: tuttavia ritengo che un minimo impegno sia necessario… Siamo arrivati al punto che un prodotto anche se offerto gratis, senza impegno, facciamo tutto noi, non lo vogliamo?

    Allora questo è mancanza di tempo, di fiducia nella persona che vende o nello strumento Internet?

    Se è il primo, mi spiace, ma come ho detto, abbiamo proposto di fare tutto noi, non è un scusa valida: pertanto si prega di cambiare scusa; Se è mancanza di fiducia nella persona che vende, siate sinceri: tante volte siamo ´ parzialmente´consapevoli di quello che facciamo e diciamo, e nella peggiore delle ipotesi usciamo dal vostro negozio offesi, ma i vostri soldi rimangono vostri (meglio di così), ma almeno anche noi abbiamo la possibilità di migliorare e offrire un prodotto/servizio sempre migliore a vostra misura; Se invece, come (purtroppo) immagino, è il terzo punto quello che incide, cioè la mancanza di fiducia nello strumento stesso, allora la cosa si complica un pochino: non passa giorno che non senta dire ´ è il futuro´ma vorrei farvi presente che questo futuro è già arrivato e se non lo prendete velocemente in mano tra un po´ diventa passato.

    Avete la potenzialità di ricevere clienti da tutto il mondo, di essere sempre visibili (naturalmente con il dovuto lavoro)… Internet è come una miniera d´oro: basta scavare ed impegnarsi un po´ per trovarlo,ma a volte, ve lo portano già bello e pronto fin sotto casa ma non ci credete.

    E dopo tutto questo, il dubbio mi rimane… di chi è la colpa?

    Mattia Soragni per sitiwebmarketing

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  • Google. E poi?

    Chi come noi si occupa di web marketing non può prescindere dai motori di ricerca. E chi si occupa di motori di ricerca non può prescindere da ´ don´google. Questa abitudine al monopolio dell´azienda di mountain view rischia di farci perdere la curiosità rispetto alle novità nel settore, voglio quindi provocarvi chiedendo: cosa ci sarà dopo google? La risposta è ambigua e nessuno la conosce, personalmente direi ´ ancora google´, ma il motivo non è banale. L´azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin ha oggi un marchio forte, la creatività di apple e la regolarità di microsoft, la fantasia di yahoo e la profitability di ebay, il tutto reso possibile da persone capaci che lavorano in ambienti ottimali. Credo che google non cambierà ma non per questo non mancano i potenziali competitor o le novità sul campo, ho selezionato tre cose da vedere, qualcuno potrebbe non conoscerle visto che si aiutano con tecnologie come flash che google non ama molto, e anche questo dovrebbe far riflettere.

    Browsegoods

    Si tratta di un motore di ricerca visuale per prodotti di qualsiasi tipo. La navigabilità e la varietà infinita di prodotti a disposizione fanno di questa idea una vera e propria innovazione, l´utilità è assicurata. I prodotti non sono in vendita sul sito, ci si appoggia infatti al popolare store on line amazon per completare le transazioni. Ovviamente browsegoods riceve una percentuale da amazon sulle vendite

    Miss Dewey

    Miss dewey è una simpatica aiutante nelle ricerche on line ideata da microsoft per la promozione di live.com. L´idea è molto carina anche se alla lunga può stancare, cercando parole specifiche come ´ art´la simpatica ragazza riserva anche scenette esilaranti.

    like.com

    Desiderate acquistare quelle scarpe viste alla modella di turno e non ricordi la marca? Stessa cosa per una fantastica borsetta? Ecco ciò che fa per voi, un motore di ricerca.. davvero speciale!

    Dico che google non cambierà , anche alla luce di queste novità , perchè (come è stato per YouTube) google può decidere di comprarsi queste simpatiche invenzioni senza pensarci troppo.. un plauso però agli ideatori, sono davvero interessanti.
    Il merito di questa scoperta va ai ragazzi del corso di e-business dell´università di Venezia, rendo loro la visibilità che meritano.

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  • Confessioni di uno studente incerto

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 15 Marzo 2007
    Archiviato in Web marketing

    Riportiamo la lettera a SitiWebMarketing di un amico, Filippo Minelli:

    Nell´era dell´accesso, della lunga coda, le possibilità sembrano infinite, sicuramente la curva di Pareto si è ampliata, ma, nonostante le rassicurazioni derivate da alcuni casi soprattutto oltreoceano, non riesco ad attribuire questa ´ rivoluzione´alle piccole imprese, nel senso che tutto ciò che si legge, tutte le pubblicazioni sono quasi sempre ad opera delle grandi aziende o di quei guru che traducono i loro pensieri in pagine (web e non). Forse le piccole imprese stentano a capire fino in fondo ciò che le può rendere veramente competitive.
    Più volte mi sono chiesto se il mio vicino di casa sapesse qualcosa di web 2.0., oppure se il fornaio del mio paese potesse aprire un blog per comunicare la sua corporate image a tutti i 20.000 potenziali clienti. In fin dei conti, dietro alle tecnologie c´è sempre il know how delle persone, anche nei mestieri tecnologici per definizione - come sottolinea Gianfranco Lanci di Acer - ´ [.] anche il nostro mestiere è cambiato. Siamo diventati venditori di moda. [.] Acquistare un pc non è tanto diverso da acquistare una lavatrice. Qualcuno ha mai sentito chiedere al commesso se il motore di una lavatrice era tedesco o americano?´
    Il problema, a questo punto, è che le tecnologie permettono di comunicare in maniera forse più efficace ciò che uno fa, produce e vorrebbe magari vendere, e, dato che non si può non comunicare, sarebbe meglio farlo bene per poter stare al passo coi tempi…

    Io, futuro laureando in marketing e comunicazione, capisco che la mia generazione c´è dentro fino al collo, e, per fortuna, so di poter comprendere quando leggo gli articoli dei guru del marketing moderno, nonostante la nostra formazione accademica abbia privilegiato le 4p e l´espressione teorica della pianificazione. Tuttavia le mie speranze sono in parte le mie preoccupazioni: come dice Stefano Venturi di Cisco, ´ chi parla di coda lunga e di web 2.0 sono di solito i guru. Ma chi usa questi strumenti è una generazione di giovanissimi. In mezzo sembra non esserci nulla´. È proprio da questo ultimo punto che traggo l´ispirazione per una riflessione sul mio futuro: quanto ci vorrà per poter mettere in pratica le nostre conoscenze e le nostre esperienze di utilizzatori al servizio delle realtà professionali (aziende e altro)? Quanto tempo prima di finire imbrigliati in un libro di testo, quando sarà troppo tardi per essere innovativi?

    Se il marketing è diventato teoria grazie alla pratica delle grandi aziende, il marketing sul web e le sue espressioni 2.0 dovrebbero partire dalle piccole aziende, o comunque dai network umani, sociali di cui oggi si parla,ma quali sono le aziende disposte a rischiare? Ne parlano molto spesso solo le grandi, forse c´è qualcosa che non torna…

    Che ne pensate?

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  • I migliori e i peggiori brand

    brand

    La riflessione di oggi parte da una ricerca inglese condotta da Millward Brown research sui migliori e peggiori marchi secondo gli inglesi. Sveliamo subito la classifica, poi riflettiamoci su:

    I MIGLIORI

    1. Cafèdirect
    2. Google
    3. Waitrose
    4. Toyota
    5. Vodafone
    6. Virgin Mobile
    7. O2
    8. Olay
    9. Volkswagen
    10. Douwe Egberts

    I PEGGIORI

    1. Barclays
    2. Spar
    3. Texano
    4. NatWest
    5. Co-op
    6. Lexmark
    7. Palmolive
    8. Total
    9. Lloyds TSB
    10. Abbey

    Quanto si evince da questa classifica è molto interessante. Probabilmente non conoscerete tutti questi brand visto che alcuni sono tipicamente inglesi ma non si possono evitare alcune riflessioni. Permane a mio avviso l´incertezza su un mercato in pesante cambiamento, ecco quindi la comparsa tra i marchi migliori di molti brand legati alla tecnologia, ma anche la permanenza di marchi automotive e alimentari. Cafèdirect, il primo in assoluto, è un rivenditore di caffè che punta sul fattore etico. E´ proprio questo fattore la grande novità della classifica, anche Toyota, che si attesta al quarto posto, deve la sua immagine positiva all´attenzione riservata all´ambiente e alla natura, il modello ibrido Prius è un chiaro esempio di questa filosofia. Tra i marchi migliori meritano menzione anche i brand da sempre ´ utili e simpatici´come google e quelli che invece puntano più sul marketing tradizionale come Vodafone e O2, la cui presenza conferma che la costruzione di un´immagine di marca olistica e pervasiva rimane un fattore chiave. Grandissimi budget significano quasi sempre ritorni positivi nel settore tecnologico, ma questo non significa che con piccoli budget non si possa fare bene.

    Tra i negativi non sorprende la presenza di operatori della finanza come barclays mentre è più significativa quella di brand come Palmolive legati a prodotti di largo consumo abitualmente avezzi a politiche di marketing spinto.

    La conclusione di questa analisi è chiaramente a favore del ruolo del consumatore e del passaparola nel marketing di oggi. Un buon brand vuol dire moltissimo ed essere alleati dei nostri compratori è obbligatorio se si vuole che il marchio abbia una buona diffusione. E´ altresì preoccupante ritrovarsi contro la clientela perchè non solo non parleranno di noi, ma se lo faranno sarà per parlare male. Serve quindi un giusto mix di comunicazione ´ vecchio stile´e politiche aziendali orientate all´etica e alla relazione in positivo col consumatore.

    Quale ruolo per internet in questo ambito? La rete ci permette di massimizzare il passaparola (il famoso marketing virale) favorendo la diffusione del brand, è chiaramente la qualità che deve comunque fare da base ad un buon brand e ad una buona politica di comunicazione, diversamente non si va da nessuna parte.

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