• Gestire la crisi: il caso dell’incendio De Longhi

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 20 Aprile 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Ne hanno parlato tutti i giornali: mercoledi alla De´ Longhi Treviso un incendio ha devastato la fabbrica, alle porte della città . Il danno è tecnicamente grave visto che è andato distrutto l´80% degli impianti, tra i quali quello delle macchine superautomatiche del caffè è completamente distrutto. A ciò si aggiunge l´allarme ambientale per la nube nerastra che ha coperto il cielo della città e che, provenendo dalla fusione di plastiche e carburanti aziendali, si supponeva contenesse diossina.

    Attivata l´unità di crisi. Tutto un formichiere: i pompieri spengono l´incendio, le assicurazioni stimano il danno, i media riprendono, gli addetti rilasciano interviste telegrafiche, i rilevatori controllano la presenza di sostanza tossiche, i politici pongono la questione in parlamento, la notizia fa il giro e le voci si moltiplicano.
    Ebbene, queste voci…E´ interessante osservare come la questione sia stata gestita da De´ Longhi dal punto di comunicazionale, e vedere se e come questo fatto abbia modificato la percezione del brand e dell´azienda.

    Innanzitutto la rassicurazione ambientale, ´ non ci sono pericoli diossina´, a fronte di allarmismi del tipo ´ non mangiate la frutta o le coltivazioni locali per almeno una settimana´oppure ´ controlli sulla contaminazione delle acque del Sile´. Poi la rassicurazione commerciale ´ il magazzino e la funzione logistica non sono stati toccati e siamo in grado di onorare tutti i nostri ordini´. Poi la rassicurazione organizzativa ´ da domani si riprendono le normali attività negli uffici non intaccati dall´incendio. Nel frattempo si sposterà la produzione a Mignagola, che tornerà a regime a fine maggio´. Infine descrizioni simpatiche come ´ Bepi De´ Longhi ha visto la sua fabbrica bruciare nel giorno dell´assemblea degli azionisti proprio quando tutti gli indici segnavano una storia di successo: aveva gli occhi lucidi´e così via.

    I giornali, tranne qualche esagerazione ambientale, non sembrano penalizzare l´azienda trevigiana, ma le chiacchere che ho sentito sono più pesanti. Prima fra tutte l´antipatia che si è provocata la De´ Longhi a seguito della decisione di delocalizzare in Cina lasciando a casa molti lavoratori. Per non parlare del panico per le polveri velenose. O della stranezza che non siano partiti gli allarmi.

    Di tutta questa vicenda resta a mio avviso comunque una buona gestione della crisis communication, della serie ´ povera, che sfortuna!´piuttosto di un ´ ma non poteva stare più attenta?´
    Voi che ne pensate?

    PS: Perchè non fare un´azione di co-marketing con la Vigorsol e il simpatico scoiattolino spegni-incendio??

    Erica Pegoraro per sitiwebmarketing

    Il comunicato ufficiale dell’azienda: http://www.delonghi.it/menu.html

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  • Sito web: per chi?

    Una delle situazioni di maggiore scontro tra chi realizza siti web e chi li commissiona si registra spesso nell´output grafico del sito. Il web design e l´apparenza all´occhio del cliente della home page sono molto importanti ma anche, spesso, difficili da far coesistere nell´accezione gradita al cliente e nell´idea di chi realizza effettivamente il sito.

    La domanda è semplice: il cliente ha sempre ragione oppure le regole del web vanno ´ imposte´vista la complessità e la non immediatezza degli effetti delle nostre operazioni?
    Mi riferisco in particolare ai famosi siti lampeggianti e brillanti tanto cari ai nostri imprenditori che amano ´ specchiarsi´nei propri domini aziendali, spesso vere e proprie condanne a morte ad opera del giudice google e fonte di disperazione per chi questi lavori li realizza, ben conscio di produrre un sito ´ invisibile´.

    Oggi flash ed altri espedienti aiutano a far coesistere posizionamento nei motori e animazioni web ma alcune ragioni delle agenzie, come il content management, sono spesso mal digerite dagli imprenditori che vorrebbero un sito metà album fotografico e metà catalogo per rappresentare la propria azienda.

    La domanda è quindi la seguente: come far coesistere le esigenze di imprenditori e web designer realizzando un output che piaccia ai motori e ai clienti e nel contempo al committente?

    per l’immagine: lavoriincorso.info

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  • Quali competenze per le nostre PMI?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 12 Aprile 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    La discussione si fa pressante, molti blog e siti ne parlano ed è quindi il caso di porsi delle domande prima di provare a dare delle risposte.

    Università e impresa sembrano essere molto distanti, mai come oggi ognuna ha scelto una strada che nel tempo, è facile prevederlo, causerà ingenti dispiaceri ad entrambe le parti. Le lauree ad oggi sono divise quasi tutte in triennali e specialistiche, un’impostazione anche ammirevole se non fosse per il fatto che un laureato triennale è sostanzialmente impreparato, soprattutto per il mondo del lavoro. E mi spiego.
    Come detto in altra sede, nella prima parte del percorso di laurea vengono fornite le conoscenze, ma è negli ultimi due anni che si lavora in maniera operativa, sulle competenze. Spesso però per una piccola o media impresa un laureato è un lusso in quanto costa molto e non è pronto alla vita d’azienda, disponde di diverse competenze teoriche ma l’integrazione nei processi aziendali richiede comunque tempi che non sempre l’azienda può attendere. Diversamente, una laurea triennale è più spendibile ma penalizzante per il laureato che viene equiparato ad un diplomato e quindi si trova ad avere non riconosciuti i tre anni di studio sostenuti.

    Qualcosa va fatto, le aziende da parte loro si trovano ad integrare figure preparate per altri contesti e ambiti e operativamente non pronte. La ricetta nel lungo termine è probabilmente vicina alla rivoluzione del sistema ma.. cosa fare nel breve? Personalmente ritengo che nell’ultimo anno di università , sia esso il terzo o il quinto, serva una maggiore integrazione tra università e azienda, quasi a livello di fusione. Il laureando dovrebbe vivere prima il contesto aziendale e inserirsi al meglio. Anche la possibilità di scegliere se orientarsi al territorio o all’ambito nazionale/internazione dovrebbe essere data, il marketing, ma anche la contabilità e tutte le altre funzioni, cambiano radicalmente tra il locale e i contasti su larga scala, perchè non specializziamo le competenze?

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  • Presto il telefono della Ferrari? E della Juventus? E della chiesa sotto casa?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 08 Aprile 2007
    Archiviato in Innovazioni e tecnologia

    Sembra proprio di si, almeno stando alle possibilità che si schiudono dopo la nascita di Sonopia, una società creata da un ex dipendente microsoft che permette a chiunque di offrire alla propria comunità di interesse un servizio telefonico con tanto di terminali a marchio.

    L´iniziativa sembra piuttosto innovativa e le implicazioni piuttosto forti: in un´economia che va sempre più verso la specializzazione e in cui l´importanza del brand forte è assoluta, una possibilità di stretching di marca fino alla telefonia appare non impossibile per molte aziende famose. A beneficiarne in particolare saranno quelle aziende i cui clienti sono veri e propri sostenitori del brand, dalle squadre di calcio ai team automobilistici per essere banali, pensando anche a marchi amati come prada o diesel volendosi spingere più in là . Non solo, molte comunità vere e proprie, magari particolarmente inclini alla tecnologia, dalle università ai circoli, potrebbero avere la massa critica necessaria per lavorare ad un progetto del genere.

    E´ proprio l´assenza di un numero minimo di clienti per arrivare al profitto che fa di questa idea un possibile business vincente, se aziende come vodafone o wind devono spendere centinaia di euro per ogni cliente acquisito, i brand esistenti e consolidati si limiteranno ad offrire questo ulteriore servizio aggregativo ai propri sostenitori, insomma un vero gioco a somma positiva. Ovviamente sembrano fuori dai giochi quei brand poco famosi o
    ma per tempistiche e tipologia questa novità va tenuta di certo in considerazione.

    Se ne parla qui

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  • Di chi è internet?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 05 Aprile 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Esiste un documento, che tutti possono leggere qui dagli stessi autori del cluetrain manifesto che riporta al punto 8A una questione di primissimo piano: di chi è internet?

    La risposta può e deve essere una sola: di tutti e di nessuno. Ho scoperto di recente che esiste una vera e propria corrente filosofica sostenuta più da tecnologi che da filosofi secondo la quale internet morirebbe se data in pasto a questo o a quell´operatore. Probabilmente è cosi, nessuno ragiona mai sull´importanza della libertà dei bit, se domani un´azienda potesse imporre una gerarchia di bit per cui alcune applicazioni (cioè bit) hanno più diritti di altre, sarebbe la fine.
    La forza di internet sta nel fatto di nascere e svilupparsi tra libertà e indipendenza, gli operatori e i soggetti presenti in internet formano un tutto eccellente ma presi singolarmente sono un nulla, cosa sarebbe google senza i siti che linka? Si potrebbe fare a meno di google? Probabilmente sarebbe un peccato ma la rete non morirebbe.

    Alcuni denunciano i tentativi di dare alla rete questa o quella connotazione privatizzandone parti e architetture, tutto questo non deve accadere perchè internet perderebbe la propria connotazione, sarebbe come se gli operatori televisivi veicolassero la corrente solo sulle tv spegnendo tutti i forni e i frigoriferi. Questo articolo è solo un piccolo remind, ci basiamo su una cosa che riteniamo assolutamente assodata, cioè la liberta e la non proprietà della rete, speriamo continui sempre ad essere cosi..

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  • Di chi è internet?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 05 Aprile 2007
    Archiviato in Innovazioni e tecnologia, Internet e altri media

    Esiste un documento, che tutti possono leggere qui dagli stessi autori del cluetrain manifesto che riporta al punto 8A una questione di primissimo piano: di chi è internet?

    La risposta può e deve essere una sola: di tutti e di nessuno. Ho scoperto di recente che esiste una vera e propria corrente filosofica sostenuta più da tecnologi che da filosofi secondo la quale internet morirebbe se data in pasto a questo o a quell´operatore. Probabilmente è cosi, nessuno ragiona mai sull´importanza della libertà dei bit, se domani un´azienda potesse imporre una gerarchia di bit per cui alcune applicazioni (cioè bit) hanno più diritti di altre, sarebbe la fine.
    La forza di internet sta nel fatto di nascere e svilupparsi tra libertà e indipendenza, gli operatori e i soggetti presenti in internet formano un tutto eccellente ma presi singolarmente sono un nulla, cosa sarebbe google senza i siti che linka? Si potrebbe fare a meno di google? Probabilmente sarebbe un peccato ma la rete non morirebbe.

    Alcuni denunciano i tentativi di dare alla rete questa o quella connotazione privatizzandone parti e architetture, tutto questo non deve accadere perchè internet perderebbe la propria connotazione, sarebbe come se gli operatori televisivi veicolassero la corrente solo sulle tv spegnendo tutti i forni e i frigoriferi. Questo articolo è solo un piccolo remind, ci basiamo su una cosa che riteniamo assolutamente assodata, cioè la liberta e la non proprietà della rete, speriamo continui sempre ad essere cosi..

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  • Marketing reloaded

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 03 Aprile 2007
    Archiviato in Web marketing

    Ho partecipato venerdì 30 Marzo all´evento ´ Marketing Reloaded: slogan o vero cambiamento?´a Milano presso il Politecnico. Trovare la giusta misura tra il vecchio marketing e il nuovo, quello che fino ad ora è stato fatto e quello che presumibilmente sarà , anche se i primi effetti e risultati li abbiamo già sotto gli occhi.

    Il convegno è iniziato con una serie di diapositive che illustrano i ´ numeri´â€¦ I dati non sono molto positivi per quanto riguarda l´Italia (Siamo sempre in coda a volte in compagnia della Spagna… altre volte in compagnia del Portogallo), anche se si nota una certo cambiamento: il tempo di ogni sessione (cioè il tempo medio che un utente rimane connesso alla rete) sta aumentando sempre più (+36%), numero dei navigatori (+4%), che le tecnologie definite dal ´ WEB 2.0´sono quelle che ad oggi stanno riscuotendo maggiori successi (il 56% dei navigatori frequenta un sito web 2.0). I siti definiti con questa sigla sono quelli di cui ogni giorno si sente parlare: Wikipedia, MySpace, MyFace, YouTube, ecc…

    Al di là dei numeri, importanti si, ma da cui mantenere sempre una certa distanza (pensiero personale… rischiamo di coinvolgere troppo la matematica e dimenticarci dei ben più importanti obbiettivi), un dato mi ha destato interesse: 45 secondi è il tempo medio che un utente rimane in una pagina! Capiamo bene, quindi, quanto sia importante coinvolgere l´utente in questo poco lasso di tempo e convincerlo a rimanere ancora un pò, o di acquistare il nostro prodotto, o compilare il form di registrazione, o fargli fare quello che vogliamo che faccia. E´ un dato molto interessante, perchè da questo alcune strategie che le aziende attuano nei propri siti web, devono essere completamente riviste.

    Citavo prima il già rinomato ´ fanalino di coda´in cui l´Italia si trova: anche questo ´ status´è stato spiegato dai relatori: l´Italia non sfonda nel web in quanto la nostra cultura è ancora per la maggior parte della popolazione di tipo tradizionalista: in pratica, preferiamo vedere e toccare la qualità dei nostri prodotti, acquistandoli solo se siamo sicuri che è di provenienza italiana: insomma, la tradizione vince la tecnologia. La spiegazione è stata riassunta in tre punti principali:

    - Età media della popolazione: l´Italia è uno stato che vanta una buona parte della popolazione con fascia di età medio-alta quindi, attaccata ancora alla ´ terra´e che non dispone delle conoscenza-voglia ´ tecnologicha´per aprirsi al mondo di internet;
    - Attaccamento alla marca: L´italiano segue la marca e (quasi) indipendentemente dal costo, continua ad acquistarla (il 43% non cambia marca se non trova subito il prodotto che cercava);
    - Qualità tangibile del prodotto Italiano: questo punto non ha bisogno di grandi spiegazioni

    Quello che cambia però è il ´ come una persona decide di acquistare un prodotto´. È qui che la multimedialità dell´Italiano si fa avanti: è in forte aumento la decisione di acquisto tramite la rete (blog, opinioni, ecc…). Riassumendo, quindi, internet viene usato per la decisione di quale prodotto acquistare, ma l´acquisto vero e proprio viene effettuato attraverso i tradizionali metodi.

    Cosa cambia nelle persone? Questo grande aumento di persone nei così detti ´ Social Network´a cosa è dovuto? La soluzione è:

    - Tecnologie Abilitanti: le persone hanno le conoscenze per utilizzarli e la rete ha le tecnologie per attuarli
    - Bisogno di Socialità : ritorno del primitivo bisogno di socialità , che contraddistingue l´uomo;
    - Bisogno di Nuova Individualità : le persone utilizzano un Avatar, un ´ io virtuale´permette alla gente di vivere/rivivere/creare/ricreare la propria vita e vivere esperienze che (purtroppo o per fortuna) nella vita ´ vera´non si sono vissute.

    Il successo Aziendale è quindi dovuto ad un´insieme di strategie complementari: Cavalcare la Tecnologia del momento e creare la possibilità di nuova socialità /individualità , nonchè il comunque importantissimo controllo (e capacita di controllo) dei risultati marketing.

    Lo schema in alto riassume le strategie che un´azienda dovrebbe attuare per aver successo: avere le tecnologie, trovare il modo di soddisfare il bisogno degli utenti creando qualcosa che sia una co-creazione di esperienze (quindi non solo Utente->Azienda ma anche Azienda->Cliente), per conquistare la fedeltà e creare quindi una multicanalità , ovvero tanti diversi punti di contatto con il cliente.

    Il prodotto quindi non dovrà solo essere acquistato per risolvere il problema (funzione di Problem Solving) di una persona ma creare anche un´emozione, qualcosa che renda tale utente unico ed importante.

    Infine, una considerazione sul marketing: è veramente cambiato? Secondo i relatori no! Vi è solo una trasformazione, come è successo dal giornale alla radio, alla televisione… La società si sta spostando sia con i mezzi di comunicazione ma anche come interessi, gusti ed esigenze, e il marketing lo deve seguire, evolvendosi, aggiornandosi con le nuove tecnologie.

    Nota di attenzione, nonchè provocazione il punto aperto alla fine del convegno: il mobile. La telefonia, o meglio, il telefono cellulare sta sempre più prendendo piede tra i consumatori e non è più un semplice strumento come lo era in passato, ma con le tecnologie e quindi la possibilità di personalizzarlo sempre di più, sta diventando l´io tecnologico preferito: semplice, piccolo, sempre con se… non è da sottovalutare!

    Mattia Soragni per sitiwebmarketing

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