• Internet non ha età

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 17 Maggio 2007
    Archiviato in Internet e altri media

    Negli ultimi due anni su internet le cose si sono un pò stabilizzate, le barriere di accesso sono superate per discreta parte della popolazione e si possono quindi fare alcune considerazioni.

    Una delle cose risapute è legata alla necessità di un approccio mentale innovativo e curioso per dare su internet qualcosa di più. A sorprendere però è l’assenza di questo spirito in molti giovani, e la contemporanea voglia di qualcosa di nuovo in molte persone che giovani non sono più. Ritengo che le ragioni di tale rivolta dei cinquantenni sotto gli occhi assopiti dei ventenni siano sociologiche: i ragazzi di oggi attendono passivamente la realtà , lo schermo della playstation proietta immagini che scorrono, non bisogna andarle a cercare, arrivano da sole. I cinquantenni invece hanno visto cose interessanti in vita, ma spesso hanno dovuto spingere la bicicletta, o la 500.
    In virtù di queste esperienze di vita molte persone hanno preso la palla al balzo aprendo un blog, sicuri di avere molto da raccontare, diversi giovani invece non hanno raccolto la sfida ed hanno lasciato altrove la voglia di blog.

    Ritengo il fenomeno piuttosto preoccupante, non mancano le reazioni e le botte di gioventù ma quelli che dovrebbero essere strumenti innovativi a valore aggiunto vengono sfruttati più per promuovere l’operato di consulenti affermati che per far conoscere le skill di giovani che dovranno prima o poi proporsi al mondo del lavoro. Di chi è la colpa? Sicuramente dei giovani, dei videogiochi, della società , dell’università ma non basta. E’ il momento di svegliarsi, favorire questi momenti di nuova relazione, business e self marketing, potrebbe essere un modo per lamentarsi meno e produrre di più, oppure anche per lamentarsi in modo nuovo :-)

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  • Un cliente = un prodotto ?

    Giancarlo

    di Giancarlo · pubblicato il 15 Maggio 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    ´ Scegliete qualsiasi colore, purchè sia nero´
    Henry Ford

    Agli albori della società dei consumi, si parlava di consumo di massa. Esistevano una serie limitata di prodotti e ben poca competizione di brand. Con lo sviluppo dei consumi, l´emergere di brand sempre nuovi si inizia a porsi il problema della differenziazione dei prodotti.
    I consumatori iniziano a capire di poter scegliere, di dover scegliere per distinguersi, o quanto meno per esigenze economiche.
    Andando al supermercato ci troviamo di fronte ad un infinita serie di passate di pomodoro dello stesso colore ma ognuna con un nome diverso.

    Il consumatore non si accontenta di scegliere quello che vede, ma ora vuole poter scegliere quello che vuole, poter creare la passata ideale per lui. Da qui nasce il termine one to one marketing, utilizzato per indicare un marketing indirizzato in modo personalizzato ad ogni cliente.
    Le aziende, che pagano profumatamente i consulenti di marketing, non si lasciano sfuggire questo trend benevolo. Troviamo cosi questionari inviati per posta, da compilare al momento dell´acquisto. Una traccia dei nostri desideri.
    Nascono le ormai celebri community, quale importante brand ne può fare a meno?
    Riuscendo ad aggregare i propri consumatori, cancellando la distanza spaziale, si è in grado di poter segmentare meglio il target, riuscire a campire informazioni e desideri dei consumatori, e alla fine a poter sviluppare nuovi prodotti insieme a loro.

    Alla base di tutto sta la necessità di creare un differenziale tra un brand e l´altro; poter permette al cliente di personalizzare il più possibile i prodotti, in modo tale che gli calzi a pennello.

    Dietro a questa logica è nato, o meglio si è sviluppato, il CRM, ovvero il customer relationship management.
    Il Crm ´ nasce dalla considerazione che mantenere relazioni commerciali con clienti acquisiti costa meno che acquisire nuovi clienti. Il Customer Relationship Management stabilisce un nuovo approccio al mercato che pone il cliente e non il prodotto al centro del business.´(wiki)
    CRM si articola comunemente in 3 tipologie:

    1. CRM operativo: soluzioni metodologiche e tecnologiche per automatizzare i processi di business che prevedono il contatto diretto con il cliente.
    2. CRM analitico: procedure e strumenti per migliorare la conoscenza del cliente attraverso l’estrazione di dati dal CRM operativo, la loro analisi e lo studio revisionale sui comportamenti dei clienti stessi.
    3. CRM collaborativo: metodologie e tecnologie integrate con gli strumenti di comunicazione (telefono, fax, e-mail, ecc.) per gestire il contatto con il cliente.
    Il Crm si propone di gestire le relazioni con il cliente in modo da individuare, selezionare, acquisire, e mantenere i clienti, mediante la conoscenza di tutte le informazioni possibili su di essi in modo da aumentare la loro soddisfazione e la fiducia verso l´azienda.

    il marketing one-to-one rappresenta, infatti, una delle frontiere più sofisticate dell’approccio Crm, che prevede:

    • identificazione dei clienti dell’impresa,
    • classificazione dei clienti in gruppi omogenei,
    • sviluppo di sistemi di interattività con i clienti,
    • personalizzazione della relazione e dell’offerta di prodotti e servizi.

    Il concetto di base in un contesto altamente competitivo, è il focus sulla soddisfazione e sulla fedeltà del cliente e non sull’acquisizione di nuovi. Il punto d’arrivo è un cliente “leale”, cioè un cliente collaborativo, che ritiene l’azienda “giusta” e trasparente, e per questo è disposto ad investire nell’apprendimento e nella sperimentazione di nuovi prodotti/servizi più sofisticati e ricchi.
    In quest’ottica risulta importante poter quantificare in modo dinamico non solo il parco clienti e la sua crescita, ma, segmento per segmento, quali sono i loro comportamenti, il tasso di fedeltà e, quindi, di abbandono.
    Il punto è ora vedere fino a quale livello di segmentazione spingersi: “segmento di uno” è davvero l’obiettivo a cui tendere? Se si guarda alle esperienze in atto vediamo che in realtà siamo ancora lontani da logiche di marketing one-to-one. La tendenza è quella di attivare processi di Crm e relazioni sempre più personalizzate solo su fasce specifiche di clientela, spingendosi a disaggregare sempre di più la customer base in segmenti sempre più fini, fino a quando sia sensato raffinare l’elaborazione.
    Anche per questo il marketing one-to-one risulta di fatto complementare, e non sovrapposto, alle tradizionali operazioni di “mass marketing”.
    Le difficoltà nell’implementazione di un’analisi one-to-one sono legate al numero dei clienti (se nell’ordine dei milioni), al numero delle transazioni, alle differenti linee di business, ai differenti canali, ma sono anche di tipo organizzativo come la presenza di diversi livelli di customer managemet (product, segment…), che possono rendere critica la fase di acquisizione delle informazioni, soprattutto se i dati cambiano a livello giornaliero.

    Inoltre una considerazione non da poco è da farsi riguardo le scelte effettive dei consumatori: i nostri desideri sono spesso mutevoli e soprattutto siamo cosi certi che la possibilità di scelta possa alla lunga produrre vantaggi? Il consumatore può aver paura ad esempio di prendere decisioni diverse da ciò che il mercato propone (pensiamo al caso della moda) e può altresì mutare in modo del tutto inaspettato le proprie preferenze.

    Il consumatore ama poter scegliere, ma per sua natura, limitata, vuole scegliere tra una ristretta cerchia di possibilità , in modo da sentirsi protetto da ´ mamma brand´.

    Concludendo, le aziende si spingono verso un marketing differenziato, che non arriverà mai all´one to one marketing: non lo vogliono le aziende, non lo vuole il consumatore.

    I miei articoli anche su: le buone azioni non pagano l’affitto

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  • Perchè internet non li manderà a casa

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 12 Maggio 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Sono i markettari vecchio stampo, quelli del ROI a tutti i costi e del cost killing in nome del ROI, quelli che usano la carta e la penna, professano manuali per ogni occasione e non comprendono, anzi snobbano, le nuove tecnologie. Non li manderà in pensione nessuno, nemmeno internet. Si tratta solitamente di 50 o 6oenni potenti, arrivati, pronti a delegare ed umiliare, con budget irrisori, chi dall´IT e dal marketing prova timidamente a proporre un sito più dinamico, un blog, una campagna di web advertising.

    Non andranno in pensione perchè spesso il largo consumo si regge su altre dinamiche, per cui internet è un buon aiuto ma non un indispensabile compagno. Bilanciano il 4% perso a causa dello shopping on line con un taglio di personale, di costo, o di quantità di merce nella confezione, per loro e i loro obiettivi semestrali non è un problema. Sono fortunatamente pochi i markettari chiusi e ottusi che non le amano, anzi le odiano, queste nuove tecnologie.
    Quello che figura come un attacco è in realtà un elogio della lentezza, mascherato però nel rammarico di chi comprende che qualcuno tira indietro, e spesso purtroppo questo qualcuno controlla il denaro, quello vero, quello che potrebbe cambiare le cose. E´ interessante notare come le piccole o medie imprese si dimostrino spesso più flessibili delle multinazionali che, in accezione fordista, non praticano internet come credo positivo, piuttosto lo accettano adottando soluzioni base al limite del ´siamo solo dove non si può non esserci ma non una parola di più´

    Le cose però, stanno cambiando, abbiamo parlato in passato di un secondo divide culturale che vede l´internet marketing andare verso il 3.0 ed integrarsi nelle realtà delle aziende più dinamiche tanto da non poter essere più limitato ad internet ma tale da divenire marketing digitale. C´è però un marketing tradizionale che non ha fatto il salto di qualità verso la fase 2, ma continua a reggere alla grande. Saranno solo le svolte generazionali a colmare questo gap. Noi siamo ben felici di tenerci le nostre aziende innovative cercando di capire come andrà a finire, la parte divertente del marketing però, secondo noi, sta nella scoperta, nell´integrazione di questa disciplina con arte, cultura e tecnologia, il ROI verrà , perchè non può non venire, ma è il bello di partire da un altro punto di vista per raggiungere lo stesso risultato che fa di internet un media diverso, il media più invitante, stimolante e innovativo che esiste.

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  • Perchè internet non li manderà a casa

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 12 Maggio 2007
    Archiviato in Integrazione on-line off-line, Web marketing

    Sono i markettari vecchio stampo, quelli del ROI a tutti i costi e del cost killing in nome del ROI, quelli che usano la carta e la penna, professano manuali per ogni occasione e non comprendono, anzi snobbano, le nuove tecnologie. Non li manderà in pensione nessuno, nemmeno internet. Si tratta solitamente di 50 o 6oenni potenti, arrivati, pronti a delegare ed umiliare, con budget irrisori, chi dall´IT e dal marketing prova timidamente a proporre un sito più dinamico, un blog, una campagna di web advertising.

    Non andranno in pensione perchè spesso il largo consumo si regge su altre dinamiche, per cui internet è un buon aiuto ma non un indispensabile compagno. Bilanciano il 4% perso a causa dello shopping on line con un taglio di personale, di costo, o di quantità di merce nella confezione, per loro e i loro obiettivi semestrali non è un problema. Sono fortunatamente pochi i markettari chiusi e ottusi che non le amano, anzi le odiano, queste nuove tecnologie.
    Quello che figura come un attacco è in realtà un elogio della lentezza, mascherato però nel rammarico di chi comprende che qualcuno tira indietro, e spesso purtroppo questo qualcuno controlla il denaro, quello vero, quello che potrebbe cambiare le cose. E´ interessante notare come le piccole o medie imprese si dimostrino spesso più flessibili delle multinazionali che, in accezione fordista, non praticano internet come credo positivo, piuttosto lo accettano adottando soluzioni base al limite del ´ siamo solo dove non si può non esserci ma non una parola di più´

    Le cose però, stanno cambiando, abbiamo parlato in passato di un secondo divide culturale che vede l´internet marketing andare verso il 3.0 ed integrarsi nelle realtà delle aziende più dinamiche tanto da non poter essere più limitato ad internet ma tale da divenire marketing digitale. C´è però un marketing tradizionale che non ha fatto il salto di qualità verso la fase 2, ma continua a reggere alla grande. Saranno solo le svolte generazionali a colmare questo gap. Noi siamo ben felici di tenerci le nostre aziende innovative cercando di capire come andrà a finire, la parte divertente del marketing però, secondo noi, sta nella scoperta, nell´integrazione di questa disciplina con arte, cultura e tecnologia, il ROI verrà , perchè non può non venire, ma è il bello di partire da un altro punto di vista per raggiungere lo stesso risultato che fa di internet un media diverso, il media più invitante, stimolante e innovativo che esiste.

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  • Internet: il database dei ricordi

    Giancarlo

    di Giancarlo · pubblicato il 08 Maggio 2007
    Archiviato in Internet e altri media

    Internet come database dei nostri ricordi. Molti degli utenti che navigano per la rete o hanno un loro blog personale o passano molto tempo a leggere i blog di persone a loro sconosciuti. Il motivo? Interesse, esibizionismo, sfogo.

    ´ Se un albero cade nella foresta e nessuno lo vede, quest´albero è veramente caduto?´

    Una citazione filosofica che ben si adatta, seppure con qualche distinguo, al mondo web e a internet. Infatti potremmo ben dire oggi ´ su una persona non è nella rete, esiste davvero?´
    Il dibattito su questa frase potrebbe richiedere una quantità di libri che nemmeno su Google sono mai stati scritti quindi mi limito a dire la mia.
    Internet ha avvicinato a noi mondi nemmeno immaginabili, ci ha fatto conoscere persone che non avremmo mai potuto conoscere, ma ha fatto anche si che tutto ciò che non è in rete per noi non esiste.
    Non posso sapere nulla della condizione di vita dei cittadini nepaliani ma posso sapere ogni cosa dell´adolescente che racconta la sua vita in un blog.
    Questione di possibilità , direbbe qualcuno; questione di audience, direbbe qualcun altro.

    Proprio nell´infinità di blog che popolano la rete, sono giunto a un blog molto particolare che è stata fonte di una profonda riflessione: il blog di una signora australiana di 107 anni..dal titolo ´ the life of Riley´non è altro che un diario online dei ricordi della anziana signora, un diario con i suoi amori, con foto in bianco e nero, della sua vita quotidiana, delle sue passioni.
    Un blog come tanti altri se a scriverlo non fosse un´allegra signora di 107 anni.
    La mia riflessione parte proprio da questo.
    Agli albori siamo entrati nel web 1.0, in un mondo che andava verso la digitalizzazione dei contenuti testuali; ora viviamo nell´ormai noto web 2.0, che riesce a digitalizzare contenuti multimediali.
    Presa coscienza delle nostre capacità , stiamo andando, consciamente o meno, verso un web 3.0 (o almeno 2.5): la digitalizzazione dei sentimenti e dei ricordi.
    Unendo la capacità testuali a quelle multimediali siamo ormai in grado di ricreare la memoria collettiva e individuale. La memoria di quelle persone che hanno tanto da offrire e anche di quelle che hanno poco o nulla. Possiamo rivivere la II guerra mondiale anche se non abbiamo un nonno che l´ha vissuta: basta il web.
    Sembra che internet sia la nostra memoria, la nostra fonte di informazioni, passate, presenti e future.
    MA…
    Se questo ragionamento vi è sembrato apocalittico, ciò che seguirà non sarà da meno. Altresì per voi saranno cose gia note.
    La memoria online è governata non dal nostro cervello bensi dai motori di ricerca, con tutte (poche) pecche possibili.
    I motori di ricerca indicizzano le pagine e i contenuti secondo un sistema di rilevanza e possono anche non indicizzare pagine non rilevati dagli ´ spider´(che viene mandato in giro per i siti a scovare quelli nuovi e i loro cambiamenti).
    I motori di ricerca per quanto più completi della nostra memoria fisica e di qualsiasi libro non raccolgo tutto l´umano sapere ne tutto l´umano sapere disponibile in rete; ancora più rilevante è il fatto che attribuiscano loro un valore ai contenuti che noi andremo a cercare, privandoci, a causa della nostra pigrizia, di quei risultati in pagine troppo remote per essere viste.

    In conclusione, internet è la nostra memoria,tuttavia essendo sempre noi a interagire con la rete, non riusciamo a superare i limiti della nostra razionalità limitata, privandoci cosi di una quantità di informazioni, più o meno rilevanti.
    Internet è anche il nostro diario, che rivela agli altri la nostra esistenza, lasciando i nostri ricordi, i nostri sentimenti in maniera indelebile (o quasi) agli altri.
    Internet è il nostro buco della serratura, dove guardare gli altri senza essere visti.

    Per l’immagine: pixwares.com

    Trovi i miei articoli anche sul blog le buone azioni non pagano l’affitto

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  • Social landing: il risparmiatore si ribella.. grazie a internet

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 06 Maggio 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Si chiama Zopa il nuovo fenomeno 2.0 e social landing il modello di business che lo sostiene. L’idea di base, sul web, è che chi gestisce transazioni e offre servizi finanziari possa accontentarsi di margini minori alla luce di due fatti:

    - possibilità di puntare sui grandi numeri e quindi di guadagnare poco da tanti (esempio google, miliardi di dollari cinque centesimi alla volta)

    - forse i margini di chi gestiva questi settori prima di internet erano molto molto alti.

    In questo caso il settore è quello bancario, in particolare dei prestiti. I creatori di Zopa, presto in Italia, hanno pensato con molta lungimiranza che il prestito non dovesse per forza passare dalla banca. Su Zopa i risparmiatori possono prestare denaro ai richiedenti senza intermediari, o meglio con l’unica ingerenza del sito stesso. I tassi sono decisamente migliori, sia per chi presta che per chi prende a prestito e la cosa assolutamente innovativa è la gestione del rischio: prestando 1000 euro la propria somma sarà redistribuita a 100 diversi richiedenti in modo che un’eventuale problema restitutivo diventi un problema della collettività e non solo del prestatore sfortunato.

    I segnali sono chiari, il web 2.0 può essere un’etichetta o poco più ma la sostanza che lo sostiene è legata ad internet e alle possibilità di spaccare i poteri forti grazie a vere rivoluzioni dal basso. Internet è premiante e molti guadagnano, i net citizens però odiano le forzature, il rischio di essere fregati, il settore dei prestiti, fino ad oggi, dava queste sensazioni. Quando ci sono di mezzo i soldi le cose si fanno sempre delicate, il fatto che questo modello funzioni è forse una ulteriore prova di un passaggio culturale anche rispetto a internet. Siamo pronti, forse, per una nuova epoca del servizio

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  • L’invasione delle Toolbar

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 03 Maggio 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Uno dei fenomeni di marketing che recentemente interessano il panorama del web è quello delle toolbar.

    Si tratta di una componente addizionale, tecnicamente widget, che si inserisce nel browser di navigazione internet (come internet explorer o firefox) e conduce a funzioni e servizi specifici erogati dall’emittente, ad esempio:

    google toolbar: contiene servizi specifici come la ricerca con google o la possibilità di avere suggerimenti, inserire segnalibri o eseguire traduzioni. E’ inoltre possibile personalizzare la toolbar e bloccare i pop-up oltre che attivare la correzione automatica della posta elettronica inviata via web.

    Yahoo! toolbar: offre la possibilità di bloccare gli spyware grazie al sistema antispy. E’ inoltre possibile utilizzare le schede per navigare meglio tra le pagine web aperte, migliora le ricerche nel web ed integra yahoo mail e il noto yahoo messenger

    Windows live Toolbar: è possibile cercare da ogni pagina web, offre protezione da phishing e virus e pulsanti personalizzati. Offre anche la ricerca sul proprio desktop con windows desktop search.

    In termini di marketing le toolbar sono un importante strumento di fidelizzazione ed è per questo che i vari fornitori di servizi spingono molto sull’inserimento di tali barre nei browser, ad esempio è possibile scaricare firefox con la toolbar di google già integrata. Recentemente ho installato yahoo messenger ed ho trovato nel mio browser la toolbar installata, non amando particolarmente tali widget ho dovuto disinstallare e reinstallare il tutto eliminando una piccola spunta per riuscire ad avere il messenger senza la barra. Questa preoccupante ingerenza e pervasività dei servizi fa capire come ogni brand (google, yahoo, microsoft) sia alla ricerca di un “mondo tutto suo” in cui trattenere ed accompagnare il navigatore: dalle chat alle mail, dalle barre alle traduzioni. I servizi sono tutti piuttosto simili, antispam, mail, miglioramento della navigazione.

    In passato si parlava di un più pesante utilizzo dei cookie con le toolbar o comunque di una privacy minacciata, le politiche attuali sembrano tutelare la privacy ma viene da chiedersi allora, perchè una tale spinta nell’utilizzo di tali strumenti da parte di Googl&co?

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