• La qualità per innovare nell’immobiliare

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 28 Maggio 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Il settore immobiliare è uno dei focus più cari al nostro gruppo di lavoro, leggiamo quindi con interesse il pezzo di Ezio Micelli su firstdraft in cui si affronta il tema della qualità per innovare nel settore immobiliare.

    Una prima considerazione è legata alla domanda di qualità in edilizia: buone condizioni generali (realizzato di recente), accessibilità (parcheggio) e fattori ambientali (un parco in zona) sono tra i driver principali della domanda che Micelli individua. Interessante poi il riferimento alla casa come ad un bene di consumo, evidenziato nel sottolineare la difficoltà di metabolizzare la qualità da parte del settore immobiliare.

    Tra la qualità e l’innovazione si inserisce il problema: la molla che fa scattare la necessità di cambiare le cose alla luce di un nuovo contesto di consumo. Si legge su la7.it

    Roma, 25 mag. (Apcom) - Per acquistare una casa di circa 90 mq in una zona semicentrale di grande area urbana, oggi occorrono 20 anni di stipendio contro i 15 anni del 2002. Lo affermano Federconsumatori e Adusbef che hanno monitorato costi di acquisto e di affitto delle abitazioni e le variazioni negli ultimi 6 anni. L’abitazione, si legge nella nota, continua ad essere un problema “gigantesco” per le famiglie italiane sia relativamente all’acquisto che per l’affitto e per il costo mensile complessivo. “E’ una vera e propria emergenza a cui è necessaria la più grande attenzione”, spiegano le due associazioni dei consumatori. Per il 2007 i costi per l’acquisto dell’immobile sono aumentati del 5%, confermando che ci vogliono circa 20 anni di stipendio per l’acquisto, “aggravando ancor di più la situazione e lanciando un “vero e proprio grido di allarme” per uno dei problemi più seri delle famiglie italiane . E’ aumentato anche il costo dell’affitto. Prendendo ad esempio un appartamento di 90 mq in una zona semicentrale di grande area urbana, il costo dell’affitto è passato da 610 euro nel 2001 a 1.060 euro nel 2006 con un aumento del 73,8%. Nel 2007 vi è un aumento degli affitti che si attestano al 5% in più rispetto al 2006. Il costo dell’affitto di un appartamento di 70 mq in una zona semicentrale di area urbana è passato da 495 euro nel 2001 a 850 euro nel 2006 con un aumento del 71,7%. Nel 2007 vi è di aumento degli affitti che si attestano a circa 909 euro.

    L’innovazione immobiliare auspicata da Micelli segue due strade: la considerazione da parte del privato dei servizi progettuali come investimento più che come costo e il coordinamento sensato da parte delle amministrazioni pubbliche.
    Visti i problemi evidenziati, è forse il caso di pensare davvero a nuovi provvedimenti per cambiare le cose.

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  • La qualità per innovare nell’immobiliare

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 28 Maggio 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Il settore immobiliare è uno dei focus più cari al nostro gruppo di lavoro, leggiamo quindi con interesse il pezzo di Ezio Micelli su firstdraft in cui si affronta il tema della qualità per innovare nel settore immobiliare.

    Una prima considerazione è legata alla domanda di qualità in edilizia: buone condizioni generali (realizzato di recente), accessibilità (parcheggio) e fattori ambientali (un parco in zona) sono tra i driver principali della domanda che Micelli individua. Interessante poi il riferimento alla casa come ad un bene di consumo, evidenziato nel sottolineare la difficoltà di metabolizzare la qualità da parte del settore immobiliare.

    Tra la qualità e l’innovazione si inserisce il problema: la molla che fa scattare la necessità di cambiare le cose alla luce di un nuovo contesto di consumo. Si legge su la7.it

    Roma, 25 mag. (Apcom) - Per acquistare una casa di circa 90 mq in una zona semicentrale di grande area urbana, oggi occorrono 20 anni di stipendio contro i 15 anni del 2002. Lo affermano Federconsumatori e Adusbef che hanno monitorato costi di acquisto e di affitto delle abitazioni e le variazioni negli ultimi 6 anni. L’abitazione, si legge nella nota, continua ad essere un problema “gigantesco” per le famiglie italiane sia relativamente all’acquisto che per l’affitto e per il costo mensile complessivo. “E’ una vera e propria emergenza a cui è necessaria la più grande attenzione”, spiegano le due associazioni dei consumatori. Per il 2007 i costi per l’acquisto dell’immobile sono aumentati del 5%, confermando che ci vogliono circa 20 anni di stipendio per l’acquisto, “aggravando ancor di più la situazione e lanciando un “vero e proprio grido di allarme” per uno dei problemi più seri delle famiglie italiane . E’ aumentato anche il costo dell’affitto. Prendendo ad esempio un appartamento di 90 mq in una zona semicentrale di grande area urbana, il costo dell’affitto è passato da 610 euro nel 2001 a 1.060 euro nel 2006 con un aumento del 73,8%. Nel 2007 vi è un aumento degli affitti che si attestano al 5% in più rispetto al 2006. Il costo dell’affitto di un appartamento di 70 mq in una zona semicentrale di area urbana è passato da 495 euro nel 2001 a 850 euro nel 2006 con un aumento del 71,7%. Nel 2007 vi è di aumento degli affitti che si attestano a circa 909 euro.

    L’innovazione immobiliare auspicata da Micelli segue due strade: la considerazione da parte del privato dei servizi progettuali come investimento più che come costo e il coordinamento sensato da parte delle amministrazioni pubbliche.
    Visti i problemi evidenziati, è forse il caso di pensare davvero a nuovi provvedimenti per cambiare le cose.

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  • Il media sono io

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 25 Maggio 2007
    Archiviato in Internet e altri media

    E’ proprio vero che imparare, nel 2007, è facile. Trovo su slideshare.net questa interessante presentazione di Alain Thys dal titolo “I am the media”, ne riassumo i punti cardine:

    - la fine è vicina per il marketing tradizionale

    - La comunicazione a una via, il controllo editoriale centrato e i pochi media a disposizione sono stati soppiantati dagli annunci su ebay, le ricerche su wikipedia, i video su youtube.

    - Dice Rupert Murdoch che la rivoluzione in atto è qualcosa di incredibile, che non ha pari negli ultimi 500 anni. Il potere all’utente è ormai cosa nota.

    - Il 76% dei consumatori non crede che le aziende dicano le verità in comunicazione.

    - la chiave della fiducia sono i propri pari

    - I media siamo noi

    - alle marche chiediamo di raccontarci una storia

    - sincera, divertente, semplice da riferire

    - ricordate che non si può controllare il passaparola, si può solo influenzarlo.

    Si tratta di un argomento su cui torneremo, le motivazioni appaiono forti, anche se radicali, di certo è giusto comprendere ed evidenziare la tendenza in essere: la parola ora spetta all’utente, le aziende e i comunicatori devono guardare, comprendere, adattarsi. Solo cosi sarà possibile continuare a fare comunicazione efficace, il rischio è una ribellione dell’utenza.. e non sarebbe del tutto ingiustificata

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  • Product Placement: promozione o vetrina?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 24 Maggio 2007
    Archiviato in Marketing non convenzionale

    C´è chi la chiama ingannevole, chi la chiama subdola, chi la chiama pubblicità indiretta, in realtà è una delle tante forme di promozione. O semplicemente pubblicità via media elettronici (Tv, cinema, internet). E´ il product placement, traducibile con una collocamento di un prodotto o brand all´interno delle scene di un film, di una fiction o di un gioco

    Iniziamo subito col dire che, ad oggi, questa attività è assolutamente regolarizzata (per evitare i pericoli di pubblicità occulta) dai diversi Stati, ma permane addosso l´etichetta di pubblicità mascherata. Product placement non è un gioco ne è casuale. Dietro un posizionamento c´è una strategia, una definizione di target e altro altro ancora.
    Le diverse tipologie di placement si sviluppano con una maggiore o minore evidenza, in relazioni agli accordi definiti; la marca può quindi apparire in modalità diverse (primo piano, sullo sfondo, indossata dai protagonisti o dalle comparse etc).
    Solitamente esistono tre modi di pagamento del product placement:

    - denaro
    - scambio merce, fornendo materiali per il film
    - cross promotion, l´azienda si accolla i costi di marketing del film

    Il dibattito lungo la funzionalità di questa tecnica è molto forte; tanto quanto sono deboli i metodi di valutazione oggettiva del ROI di un product placement.
    Di certo sappiamo solo che costa molto e che a conti fatti forse conviene qualche spot televisivo in più.

    Ma allora perchè le aziende lo fanno?
    Di norma sono le aziende leader di mercato a fare product placement oppure brand che vogliono inserirsi nel mercato con forza.
    La realtà dei fatti a mio avviso è che il product placement sia una vetrina,un momento in cui mettere sotto gli occhi ´ attenti´dei consumatori la marca, dandogli quell´alone di importanza che solo un fil m può dare..
    I profitti che se ne traggono sono in termini di conoscenza del brand e di notorietà ; se aspettiamo di poterli quantificare in somme di denaro..beh il product placement non fa per noi..

    per l’immagine: mymarketing.it

    Giancarlo Camoirano

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  • Dove va il search engine marketing?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 21 Maggio 2007
    Archiviato in Motori di ricerca e Search Marketing

    Una ricerca SEMPO del 2007 ha raccolto dati interessanti intervistando aziende ed agenzie di comunicazione cercando di tracciare una panoramica del search engine marketing in Francia, Spagna e Italia. La ricerca è molto interessante, la consigliamo. Di seguito alcune evidenze:

    - il 44% degli inserzionisti intervistati ha speso almeno 50.000 euro in pubblicità negli ultimi 12 mesi.
    - il 31% ha speso almeno 50.000 in marketing nei motori di ricerca.
    - il 62% degli intervistati prevede di aumentare la spesa nel search marketing nei prossimi 12 mesi.
    - Gli inserzionisti francesi, spagnoli e italiani si concentrano di più sull´ottimizzazione (SEO) piuttosto che sugli annunci sponsorizzati (paid), anche se la spesa è molto più importante nel paid piuttosto che nel SEO.
    - nel 2007 gli intervistati incrementeranno l´utilizzo di mobile search marketing e video search marketing.
    - Gli obiettivi principali del search marketing secondo gli inserzionisti sono l´immediata generazione di vendite on line e l´incremento della brand awareness.
    - Negli sforzi di search marketing il problema maggiore è l´incremento della competizione per la presenza al top nei motori di ricerca.
    - La concorrenza è un problema maggiore per le agenzie francesi rispetto a quelle italiane e spagnole.
    - Inserzionisti e agenzie sono soddisfatti dal ROI delle attività di search marketing, particolarmente in Spagna.
    - Secondo inserzionisti e agenzie, gli strumenti che garantiscono il maggiore impatto nelle campagne di search marketing sono:
    o Ottimizzazione landing page
    o Aggiunta nuove parole chiave
    o Modifica testo pubblicità
    - L´ ottimizzazione delle landing page e l´aggiunta di nuove parole chiave ha un peso maggiore in Spagna rispetto a Francia e Italia.
    - Le ragioni per cui gli inserzionisti si rivolgono ad agenzie specializzate sono essenzialmente richiesta di risultati migliori o mancanza di conoscenze ed esperienze sufficienti.
    - Gli inserzionisti richiedono alle agenzie soprattutto strategie di ottimizzazione e annunci sponsorizzati.
    - Il metodo di pagamento preferito dagli inserzionisti è quello della percentuale sui ritorni.
    - Un terzo degli inserzionisti non sa con precisione quanto riconosce alle agenzie in termini di fee.
    - Il 26% degli inserzionisti che non si avvale di un´agenzia per il search engine marketing pensa di farlo in futuro per migliorare i risultati. Il 63% è invece soddisfatto del mantenimento ´ in-house´della gestione del marketing nei motori di ricerca.

    Che dire? Si assiste alla conferma del trend in crescita per il marketing nei motori di ricerca, sia per quanto riguarda spesa e concorrenza, sia per quanto attiene alla soddisfazione degli spender. Nel prossimo futuro le criticità principali saranno legate alla decisione di mantenere all’interno la gestione del search engine marketing oppure affidarsi ad un’agenzia. Sembra che il miglioramento dei risultati garantito dalle agenzie sia evidente ma che alcuni non siano ancora pronti a questo passo.

    Ne hanno parlato: Mauro Lupi, Scene Digitali

    per l’immagine: ppcmanagementconsulting.com

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  • Piccoli budget, grande coraggio

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 17 Maggio 2007
    Archiviato in Parola alle piccole

    Riportiamo con ammirazione le parole di Maurizio Goetz (marketingusabile)Un post illuminante che merita di essere riletto e riletto, soprattutto nel primo blog dedicato alle aziende che vogliono fare business con internet:

    Piccoli budget, grande coraggio
    Loro allo IAB Forum non c’erano, non sembrano molto interessati alle nuove opportunità che i mezzi digitali oggi più che mai consentono.

    Loro sono i manager delle piccole e medie imprese, quelle che si lamentano, che non hanno budget per investire in comunicazione e poi espongono alle fiere senza prepararle, forse hanno una brochure, che viene replicata sul sito web o forse no.

    Ogni tanto la nuova generazione, quella dei figli, partecipa a qualche convegno, si informa e vorrebbe fare, ma trova poi tante resistenze in azienda, ci sono cose più importanti di internet.

    Eppure oggi più che mai le possibilità si moltiplicano per chi non ha budget milionari da investire: search engine marketing, content generated content, blog, sono oggi alla portata di tutti.

    Per chi, obietta che non ci sono i budget, occorrerebbe rispondere che non c’è il coraggio, non quello di investire, ma quello di provare modelli di comunicazione diversi da quelli tradizionali.

    Nessuno chiede di mettere la mano sul fuoco, ma almeno di fare un test si, e misurare, misurare misurare. Se non funziona, non si può dire di non averci provato.

    Si potrebbe fare molto con un po’ di coraggio.

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  • Internet non ha età

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 17 Maggio 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Negli ultimi due anni su internet le cose si sono un pò stabilizzate, le barriere di accesso sono superate per discreta parte della popolazione e si possono quindi fare alcune considerazioni.

    Una delle cose risapute è legata alla necessità di un approccio mentale innovativo e curioso per dare su internet qualcosa di più. A sorprendere però è l’assenza di questo spirito in molti giovani, e la contemporanea voglia di qualcosa di nuovo in molte persone che giovani non sono più. Ritengo che le ragioni di tale rivolta dei cinquantenni sotto gli occhi assopiti dei ventenni siano sociologiche: i ragazzi di oggi attendono passivamente la realtà , lo schermo della playstation proietta immagini che scorrono, non bisogna andarle a cercare, arrivano da sole. I cinquantenni invece hanno visto cose interessanti in vita, ma spesso hanno dovuto spingere la bicicletta, o la 500.
    In virtù di queste esperienze di vita molte persone hanno preso la palla al balzo aprendo un blog, sicuri di avere molto da raccontare, diversi giovani invece non hanno raccolto la sfida ed hanno lasciato altrove la voglia di blog.

    Ritengo il fenomeno piuttosto preoccupante, non mancano le reazioni e le botte di gioventù ma quelli che dovrebbero essere strumenti innovativi a valore aggiunto vengono sfruttati più per promuovere l’operato di consulenti affermati che per far conoscere le skill di giovani che dovranno prima o poi proporsi al mondo del lavoro. Di chi è la colpa? Sicuramente dei giovani, dei videogiochi, della società , dell’università ma non basta. E’ il momento di svegliarsi, favorire questi momenti di nuova relazione, business e self marketing, potrebbe essere un modo per lamentarsi meno e produrre di più, oppure anche per lamentarsi in modo nuovo :-)

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