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	<title>Web Marketing - Consulenza Internet - Milano - Studio Boraso.com</title>
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	<description>Strategie di Marketing Made in Internet</description>
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		<title>E-commerce: Italia in crescita nel 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Feb 2012 09:10:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Davide Maida</dc:creator>
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		<category><![CDATA[commercio elettronico]]></category>
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		<description><![CDATA[L’e-commerce in Italia ha raggiunto quota 8 miliardi di euro a fine 2011. Secondo il Rapporto dell&#8217;Osservatorio sull&#8217;eCommerce B2c in Italia, realizzato dalla School of Management del Politecnico di Milano, il giro d’affari delle vendite on line in Italia è cresciuto del 17% (nel 2010 la crescita è stata del 15%) e a fine 2011 ha raggiunto i 7,6 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/ecommerce-italia.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-full wp-image-2735" title="Ecommerce in crescita in Italia" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/ecommerce-italia.jpg" alt="Ecommerce in crescita in Italia" width="287" height="270" /></a>L’e-commerce in Italia ha raggiunto quota <strong>8 miliardi di euro a fine 2011</strong>. Secondo il Rapporto dell&#8217;Osservatorio sull&#8217;<em>eCommerce</em> B2c in <em>Italia</em>, realizzato dalla <em>School of Management del Politecnico di Milano</em>, <strong>il giro d’affari delle vendite on line in Italia è cresciuto del 17%</strong> (nel 2010 la crescita è stata del 15%) e a fine 2011 ha raggiunto i 7,6 miliardi di euro.</p>
<p><strong>Quali sono i fattori da cui dipende tale crescita?</strong></p>
<ul>
<li>l’accesso ad Internet anche da supporti mobile: <strong>smartphone, tablet</strong> ecc.;</li>
<li>lo svilppo del <strong>social shopping</strong> (vedi Groupon, Groupalia, Letsbonus, e altri siti di acquisti collettivi);</li>
<li>l’arrivo sul mercato di un player di primaria importanza come <strong>Amazon.it</strong>.</li>
</ul>
<p>Amazon ha un volume di traffico di oltre 2 milioni di visitatori unici al mese e si contende il primato con Media Word (2.161 milioni di visitatori /mese). Amazon propone, oltre ai libri, elettronica di consumo, abbigliamento sportivo, dvd, musica.</p>
<p>Il settore della moda è quello che registra <strong>il maggior incremento di vendite on line nel 2011 con un +41%</strong>. A seguire <strong>l’editoria/musica/dvd</strong> con un <strong>+30%</strong> e al terzo posto il <strong>settore informatica ed elettronica</strong> con un <strong>+21%. </strong>Il <strong>turismo</strong>, che in passato ha trainato le vendite on line, cresce solo del <strong>13%</strong>.</p>
<p>L’e-commerce in Italia è ancora un mercato immaturo, specie se paragonato ai paesi europei. Corrisponde infatti ad un quinto di quello francese, a un decimo di quello inglese.</p>
<p><strong>Perché gli italiani comprano on line?</strong></p>
<p>Il fattore “miglior prezzo” non è più solo l’unico a spingere l’utente web italiano a comprare su internet ma entrano in gioco anche altri elementi:</p>
<ul>
<li>possibilità d’acquisto 24 h su 24</li>
<li>la comodità: è possibile comprare da casa senza dover uscire</li>
<li>la velocità nell’ acquisto</li>
<li>la fiducia</li>
</ul>
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		<title>Google, lo shopping e lo Zero Moment of Truth</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 09:10:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Studio Boraso.com</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>
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		<description><![CDATA[Era il 2005 quando Procter &#38; Gamble coniò la terminologia First Moment Of Truth (FMOT) per definire quel lasso di tempo in cui l&#8217;acquirente davanti agli scaffali prende la decisione d&#8217;acquisto fra un prodotto rispetto a un altro. Un istante che può durare dai tre ai sette secondi, perno delle ricerche del marketing tradizionale. Cinque anni dopo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/zero-moment-of-truth.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-medium wp-image-2731" title="Google Zero Moment of Truth" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/zero-moment-of-truth-300x300.jpg" alt="Google Zero Moment of Truth" width="300" height="300" /></a>Era il 2005 quando <strong>Procter &amp; Gamble coniò la terminologia <em>First Moment Of Truth</em></strong><em> (FMOT) </em>per definire quel lasso di tempo in cui l&#8217;acquirente davanti agli scaffali prende la decisione d&#8217;acquisto fra un prodotto rispetto a un altro. Un istante che può durare dai tre ai sette secondi, perno delle ricerche del marketing tradizionale. <strong>Cinque anni dopo Google</strong>, in un post del proprio <a title="Google Consumer Packaged goods Blog" href="http://google-cpg.blogspot.com/2010/03/zero-moment-of-truth.html" target="_blank">CPG (Consumer Packaged goods) blog</a>, decise di rivoluzionare concettualmente il neologismo di Procter &amp; Gamble e <strong>cominciò a parlare del momento zero, lo <em>Zero Moment Of Truth </em></strong><em>(ZMOT)</em>.</p>
<p>La scintilla di Google parte dall&#8217;analisi di uno studio di <a title="Symphony IRI Group" href="www.symphonyiri.com#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" target="_blank">Symphony IRI Group</a> secondo il quale, solo nel triennio 2007-2009, la <strong>percentuale di persone che definiva il proprio processo decisionale d&#8217;acquisto all&#8217;interno del negozio è passato dal 40% al 17%</strong>. Era chiaro a quel punto che si stava assistendo a una vera e propria evoluzione nella sociologia del consumo. Il consumatore grazie al web stava modificando il proprio modello mentale che porta all&#8217;acquisto di un bene/servizio. <strong>Se prima gli stimoli del marketing tradizionali determinavano la scelta dell&#8217;acquisto, adesso gli stessi stimoli portano a ricercare informazioni e per lo più questo viene fatto sul web</strong>. Oggi l&#8217;idea di ciò che vuole acquistare, il consumatore se la fa sui social network, sui forum, tramite i blog. E non è una cosa da sottovalutare, tant&#8217;è che Google decise successivamente di approfondire la tematica in un <a title="ZMOT, a free ebook by Google" href="www.zeromomentoftruth.com/google-zmot.pdf#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" target="_blank">ebook gratuito</a>.</p>
<blockquote><p>Winning the Zero Moment of Truth is a powerful new eBook by Jim Lecinski, Google&#8217;s Managing Director of US Sales &amp; Service and Chief ZMOT Evangelist. Jim shares how to get ahead at this critical new marketing moment, supported by exclusive market research, personal stories, and insights from C-level executives at global leaders like General Electric, Johnson &amp; Johnson, and VivaKi.</p></blockquote>
<p>Quello che ne viene fuori è che, per vincere questa battaglia nei confronti dei propri competitor, è necessario fare un passo oltre il marketing tradizionale e porre attenzione a diversi aspetti:</p>
<ul>
<li><strong>lo ZMOT si applica a tutte le tipologie di prodotti</strong>: pensare che nessuno sul web parla di chiodi o fazzoletti è sbagliato; certo l&#8217;argomento sarà meno sviluppato dell&#8217;ultimo iPhone, ma le nicchie esistono sempre;</li>
<li><strong>comprendere come i tuoi clienti cercano il proprio prodotto</strong> e come arrivano ad esso, quali sono le loro piazze virtuali e chi sono i trendsetter in esse;</li>
<li><strong>lanciarsi nell&#8217;ecosistema del commento aperto</strong>: Google dimostra che la maggior parte delle recensioni sono positive e quelle cattive (può sempre capitare) aggiungono autenticità e danno l&#8217;occasione di capire come migliorarsi, inoltre sempre Google ci dice che il 37% dei clienti trova rilevanti per la scelta le fonti sociali, quindi vanno coltivate e monitorate;</li>
<li><strong>rispondere alle domande tempestivamente</strong>: questo è il vero momento zero, quindi cogli queste occasioni per incontrare i consumatori e indirizzarli con garbo verso il tuo prodotto;</li>
<li><strong>dedicare una sezione del tuo spazio web alla pubblicità visiva</strong>: spesso un video è la scintilla che porta al primo contatto di un nuovo potenziale consumatore;</li>
<li><strong>non dimenticare l&#8217;importanza dell&#8217;utenza mobile</strong>: avendo ormai il web sempre a portata di mano, grazie a smartphone e tablet, lo ZMOT è un processo che si sta sempre più allontanando dalla scrivania e si avvicina sempre più al momento dell&#8217;acquisto.</li>
</ul>
<p>Per essere competitivi sullo ZMOT, avere un sito internet non basta, bisogna fare uno sforzo in più cambiando mentalità e cominciando a pensare che <strong>l&#8217;esperienza d&#8217;uso del prodotto/servizio fatta da altre persone influenzerà in maniera determinante le scelte di potenziali futuri consumatori</strong>.</p>
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		<title>I geni del Web: Luis von Ahn</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 11:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola D'Antrassi</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Luis von Ahn]]></category>
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		<description><![CDATA[Seguire la divertente ed illuminante spiegazione di Luis von Ahn sul palco di TED,  è una grande occasione per scoprire quali sono i processi mentali che motivano la nascita di progetti di successo ad alto valore sociale. Famoso per essere stato uno dei pionieri dell&#8217;idea del &#8220;crowdsourcing&#8221;, Luis von Ahn è  il padre dei Captcha, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_2718" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/Screen_shot_2011-07-08_at_11.42.53_PM.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="size-medium wp-image-2718" title="LLuis von Ahn" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/Screen_shot_2011-07-08_at_11.42.53_PM-300x288.png" alt="Luis von Ahn" width="300" height="288" /></a><p class="wp-caption-text">Luis von Ahn</p></div>
<p>Seguire la divertente ed illuminante spiegazione di Luis von Ahn sul palco di <a title="TED" href="http://www.ted.com/talks/luis_von_ahn_massive_scale_online_collaboration.html" target="_blank">TED</a>,  è una grande occasione per scoprire quali sono i processi mentali che motivano la nascita di progetti di successo ad alto valore sociale. Famoso per essere stato uno dei pionieri dell&#8217;idea del &#8220;crowdsourcing&#8221;, Luis von Ahn è  il padre dei <em>Captcha</em>, quella sequenza di caratteri strani, ed a volte illegibili, che ci vengono chiesti durante la compilazione di un form. Il sistema <em>Captcha </em>evita sostanzialmente che agenti informatici si registrino in maniera automatica, generando così falsi contatti.</p>
<p>Seppur il sistema dei <em>Captcha</em> sia diventato uno standard per fronteggiare lo spam, Luis von Ahn decide di andare oltre. Preoccupato del tempo che una persona perde mentre scrive un <em>Captcha (</em>approssimativamente 10 sec., che, moltiplicato per 200 milioni, genera 500 mila ore sprecate dal genere umano) si chiede: Come non buttare questo tempo e trasformarlo in qualcosa di valore?</p>
<p>Nasce così, sempre dalla mente geniale di Luis von Ahn, <a title="Re-Captcha" href="http://www.google.com/recaptcha" target="_blank">Re-Captcha</a>. Un sistema che contribuisce a digitalizzare un libro, semplicemente digitando un <em>Captcha</em>.<br />
Incredibile a dirsi, ma milioni di persone, ogni giorno, contribuiscono alla digitalizzazione di un libro senza saperlo.</p>
<p>I <em>Captcha</em> (&#8220;Completely Automated Public Turing test to tell Computers and Humans Apart&#8221;) hanno poi generato usi creativi degli stessi, come dimostra la <a title="Captcha Art" href="http://www.captchart.com/" target="_blank">Captcha art</a> o il <a title="Ads Captcha" href="http://www.adscaptcha.com/" target="_blank">Captcha advertising</a>.</p>
<p>Per chi volesse maggiori approfondimenti vi rimando alla conferenza tenuta su TED  in cui, tutto ciò di cui stiamo parlando, viene spiegato dettagliatamente.</p>
<p>Oggi la nuova sfida di Luis von Ahn si chiama <a title="Duolingo" href="http://duolingo.com/" target="_blank">Duolingo</a>. Un progetto che ha lo scopo di abbattere le barriere linguistiche per tradurre il world wide web. Ma come farlo fare agli utenti della rete gratuitamente? Anche qui il <em>Bussiness Model</em> di Luis von Ahn è fenomenale. Semplicemente con &#8220;learning by doing&#8221;. Gli utenti mentre imparano traduco. Ed i risultati finali sono strabilianti.</p>
<p>È stato dimostrato che le traduzioni generate dagli utenti neofiti, superano in accuratezza quelle dei traduttori esperti a pagamento.</p>
<p>Con Duolingo mentre impari una lingua straniera, crei valore, senza spendere soldi per un corso di lingua. E contemporaneamente traduci inconsapevolmente delle pagine web.</p>
<p>Il premio <a title="Naguib Mahfouz" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Naguib_Mahfouz" target="_blank">Nagib Mahfuz</a> diceva &#8220;Potete giudicare quanto intelligente è un uomo dalle sue risposte. Potete giudicare quanto è saggio dalle sue domande.&#8221;</p>
<p>Il professor Luis von Ahn, a soli 32 anni, mi sembra un grande saggio, molto intelligente.</p>
<p>Dai inserire nella lista delle persone che vogliono migliorare il mondo.</p>
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		<title>WordPress: la percezione del cliente</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Jan 2012 12:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mirko Guerrato</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Attualmente WordPress è usato da più della metà dei siti basati su CMS. Io l&#8217;ho scelto perché ho riconosciuto il suo grande potenziale, ma allo stesso tempo mi sono sempre chiesto se anche i miei clienti si trovino a loro agio, quando devono farne uso in veste di content manager. Prova a pensare come il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/wordpress.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-medium wp-image-2706" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/wordpress-300x230.jpg" alt="" width="282" height="217" /></a>Attualmente <strong>WordPress è usato da più della metà dei siti basati su CMS</strong>. Io l&#8217;ho scelto perché ho riconosciuto il suo grande potenziale, ma allo stesso tempo mi sono sempre chiesto se anche i miei clienti si trovino a loro agio, quando devono farne uso in veste di content manager.</p>
<p>Prova a pensare come il peggiore tra i clienti, tipicamente a digiuno di internet e ostile ad ogni forma di apprendimento che richieda più di 5 secondi di concentrazione. Lui ti ha chiesto un sito che possa modificare a piacimento, inserendo testi, immagini, video&#8230; Tu lo accontenti e all&#8217;improvviso lui si trova davanti a uno schermo pieno di scritte misteriose, alcune in italiano, altre in lingue sconosciute.</p>
<p>Nel limite dei 5 secondi, si generano catene di pensieri come questa: <em>“Dove devo cliccare? Farò danni se vado a tentativi? Articoli? Mi ha preso per un giornalista? Sarò entrato nel sito giusto? Meglio chiudere tutto e chiamare quel pirla del web designer per chiedere aiuto.”</em></p>
<p>L&#8217;interfaccia può e deve essere migliorata in considerazione dell&#8217;utente inesperto, non solo per facilitargli la vita, ma anche e soprattutto per una questione di qualità percepita. Questo avverrà probabilmente, un po&#8217; alla volta, nelle future versioni di WordPress, ma già da ora, con poco sforzo, si può aumentarne la digeribilità per il cliente, intervenendo su 3 punti, in particolare:</p>
<p><strong>1.   </strong><strong>L&#8217;accesso al back-end</strong>, ovvero come il cliente raggiungerà gli strumenti di amministrazione del suo sito.<br />
Sembra facile digitare <em>/wp-admin</em> dopo l&#8217;url del sito per entrare nel back-end di WordPress, ma presuppone che il cliente se lo ricordi e, anche in quel caso, dà l&#8217;impressione di qualcosa di macchinoso. Tutti i siti che si rispettino hanno uno spazio per il Log-in, corredato da richiesta user e password, quadratino “Ricordami” e link “Password dimenticata?”. C&#8217;è un plugin che risolve il problema, tra tanti simili, e che mi sento di consigliare: <a title="Sidebar Login" href="http://wordpress.org/extend/plugins/sidebar-login/" target="_blank">Sidebar Login</a>, semplice, funzionale, altamente personalizzabile. Per chi preferisce non inserire il widget nella barra laterale, si può sempre <em>customizzare</em> l&#8217;interfaccia di Log-in di WordPress con <strong>Admin Customization</strong>, che tratterò più avanti.</p>
<p><strong>2.   </strong><strong>L&#8217;interfaccia generale</strong>, ovvero cosa il cliente si troverà di fronte dopo aver effettuato l&#8217;accesso con user e password.<br />
Il plugin <a title="Adminize" href="http://wordpress.org/extend/plugins/adminimize/" target="_blank">Adminimize</a> serve a ridurre al minimo le possibilità dell&#8217;utente, non solo dell&#8217;amministratore, rimuovendo parti del back-end, come ad esempio i link Aspetto, Plugin, Strumenti, che al cliente non servono e creano confusione, senza contare il rischio che vengano modificate impostazioni a caso o, su richiesta di WordPress, vengano avviati aggiornamenti che in realtà sono letali per il sito. E&#8217; vero che spesso basta dare al cliente il ruolo di editor, ma in alcuni casi bisogna spingersi un po&#8217; oltre e questi plugin fanno un discreto lavoro, senza appesantire il sito perché intervengono solo sul back-end.<br />
Per completezza, si possono installare e configurare anche i plugin <a title="Admin Customization" href="http://wordpress.org/extend/plugins/admin-customization/" target="_blank">Admin Customization</a> e <a title="Role Manager" href="http://www.im-web-gefunden.de/wordpress-plugins/role-manager/" target="_blank">Role Manager</a>, in modo che il cliente veda e possa utilizzare solo lo stretto necessario.<br />
A questo punto, si possono modificare i nomi dei pochi link rimasti, così che, per esempio, “Articoli” possa diventare “Testi” e “Media” diventi ”Immagini”. Apri <strong>functions.php</strong>, dalla directory del tema, e inserisci queste righe:</p>
<p><em>function menu_item_text( $menu ) {</em><br />
<em> $menu = str_ireplace( &#8216;Bacheca&#8217;, &#8216;Inizio&#8217;, $menu );</em><br />
<em> $menu = str_ireplace( &#8216;Articoli&#8217;, &#8216;Testi&#8217;, $menu );</em><br />
<em> $menu = str_ireplace( &#8216;Media&#8217;, &#8216;Immagini&#8217;, $menu );</em><br />
<em> $menu = str_ireplace( &#8216;&#8230;&#8217;, &#8216;&#8230;&#8217;, $menu );</em><br />
<em> return $menu;</em><br />
<em> }</em><br />
<em> add_filter(&#8216;gettext&#8217;, &#8216;menu_item_text&#8217;);</em><br />
<em> add_filter(&#8216;ngettext&#8217;, &#8216;menu_item_text&#8217;);</em></p>
<p><strong>3.   </strong><strong>L&#8217;editor</strong>, ovvero quella specie di <em>Office</em> che il cliente usa per immettere contenuti (e che si chiama <em>TinyMCE</em>).<br />
Diciamocelo: fa schifo. Quello che scrivo non è mai quel che vedo una volta pubblicato l&#8217;articolo, ma la colpa non è dell&#8217;editor dopotutto, dovrebbe essere il tema a implementare questa caratteristica. Anche in questo caso c&#8217;è un plugin che risolve il problema quasi automaticamente, si tratta di <a title="Foliopress" href="http://wordpress.org/extend/plugins/foliopress-wysiwyg/" target="_blank">Foliopress</a>, ma lo sconsiglio, perché allo stesso tempo complica le cose nella gestione delle immagini e di altri elementi. Il sistema migliore è aprire nuovamente il file <strong>functions.php</strong> del tema e inserire una semplice riga, questa:</p>
<p><em>add_editor_style();</em></p>
<p>Poi crea un file all&#8217;interno della directory principale del tema e chiamalo <strong>editor-style.css</strong>. Apri style.css dalla stessa directory, cerca gli stili che vengono applicati al testo degli articoli, alle immagini contenute in essi, eccetera, e copiali in editor-style.css. Dopo vari tentativi dovresti ottenere una certa somiglianza tra l&#8217;editor e il risultato pubblicato nel sito.</p>
<p>Volendo, è possibile personalizzare gli strumenti dell&#8217;editor con <a title="WP Super Edit" href="http://wordpress.org/extend/plugins/wp-super-edit/" target="_blank">WP Super Edit</a>.</p>
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		<title>2012: il Web è sempre più Mobile</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 15:11:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Studio Boraso.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I trend sono ormai chiari, è arrivato il momento del sorpasso. Anche in Italia, nel corso del 2012, il web diventerà mobile. Già nel 2011 le vendite di smartphone e tablet hanno eguagliato quelle dei Pc e, secondo una ricerca di Nielsen, nel primo quadrimestre del 2011 i possessori di smartphone hanno superato i 20 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/mobile-web.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-medium wp-image-2694" title="Mobile Web " src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/mobile-web-300x225.jpg" alt="Mobile Web " width="300" height="225" /></a>I trend sono ormai chiari, è arrivato il momento del sorpasso. Anche in Italia, nel corso del 2012, <strong>il web diventerà mobile</strong>. Già nel 2011 le vendite di smartphone e tablet hanno eguagliato quelle dei Pc e, secondo una <a title="Nielsen, web mobile in crescita" href="http://www.nielsen.com/it/it/news-insights/comunicati-stampa/2011/continua-a-crescere-la-navigazione-da-mobile-in-italia-.html" target="_blank">ricerca di Nielsen</a>, nel <strong>primo quadrimestre del 2011 i possessori di smartphone hanno superato i 20 milioni</strong> e adesso fanno sentire il fiato sul collo ai circa 23 milioni di utilizzatori di cellulari tradizionali. Per i più ottimisti il sorpasso è già avvenuto questo dicembre, durante lo scorso periodo di shopping natalizio, per i più pessimisti bisognerà attendere ancora qualche mese. Ma sono dettagli di un cambiamento epocale nella concezione del web. Sempre nel primo quadrimestre del 2011, <strong>13 milioni di questi smartphone hanno avuto accesso a internet</strong>, più o meno il 20% della popolazione italiana.</p>
<p>Le modalità di utilizzo del web stanno cambiando e non possiamo non prendercene cura. <strong>La navigazione via PC e quella via dispositivo mobile sono esperienze totalmente diverse</strong>, sia per utilizzo che per fini. Oggi, la maggior parte dei siti non si è ancora adeguato a questo cambiamento creando alla propria utenza i classici problemi della navigazione via mobile di un sito strutturato per una navigazione “casalinga”: così il sito viene percepito troppo piccolo, necessitando di parecchi movimenti di <em>zooming</em> per una corretta lettura; i link sono spesso troppo ravvicinati (perché studiati per il puntatore del mouse e non per il touch) causando spesso errori da parte dell&#8217;utente; il sito usa java o flash, che spesso non vengono supportati da alcuni mobile e rendono il sito totalmente o parzialmente inaccessibile.</p>
<p><strong>Bisogna quindi studiare e riprogettare il sito ad hoc per questa utenza</strong>, che, oltre ad avere una diversa esperienza di navigazione, ha finalità diverse. <strong>Il 60,4% delle ricerche fatte su Google da cellulare sono transazionali</strong>. L&#8217;utente cerca sul web per effettuare un&#8217;azione nel breve termine (pensiamo a quante volte chi di noi usa lo smartphone cerca un ristorante o l&#8217;indirizzo di un ufficio in questo modo). È una percentuale altissima, pensando che dal fisso questa percentuale scende al 9%.</p>
<p>E se, infine, daremo un&#8217;occhiata a questa bella <a title="Mobile Mania – The Growing Importance of Mobile Website Optimization" href=" http://blog.kissmetrics.com/mobile-mania#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed" target="_blank">infografica di Kissmetrics</a>, che illustra chiaramente come <strong>un sito mobile può aumentare l&#8217;engagement con i clienti dell&#8217;85%</strong>, non ci resterà che rimboccarci le maniche e sfruttare il 2012 per garantire ai nostri utenti web, potenziali clienti, la massima accessibilità al nostro sito via mobile.</p>
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		<title>Facebook rilascia i nuovi open graph e mette il “turbo” a Timeline</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 10:10:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>EmaWebDesign</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tempo di grandi innovazioni in casa Facebook. Il social network di Zuckerberg che, da sempre, ha avuto l&#8217;obiettivo di portare online la vita e le relazioni delle persone ha, nell&#8217;ultimo periodo, aggiornato la piattaforma introducendo la rivoluzionaria interfaccia “Timeline”, il diario di vita di ogni utente Facebook. Ma, come per lo store di Apple, anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/openGraphImg.png#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-medium wp-image-2683" title="Facebook openGraphImg" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/openGraphImg-300x201.png" alt="Facebook openGraphImg" width="300" height="201" /></a>Tempo di grandi innovazioni in casa <strong>Facebook</strong>. Il social network di <strong>Zuckerberg</strong> che, da sempre, ha avuto l&#8217;obiettivo di portare online la vita e le relazioni delle persone ha, nell&#8217;ultimo periodo, aggiornato la piattaforma introducendo la rivoluzionaria interfaccia “<strong>Timeline</strong>”, il diario di vita di ogni utente Facebook. Ma, come per lo store di Apple, anche per Facebook la vera rivoluzione potrebbe passare attraverso le <strong>app</strong>.</p>
<p>Facebook ha rilasciato i nuovi <a href="http://developers.facebook.com/blog/post/634">Open Graph</a> comunicando un messaggio estremamente chiaro agli <strong>sviluppatori</strong>: “Il nostro messaggio è accendete i motori&#8221;.</p>
<p>Ebbene, sarà proprio grazie alla creatività e all&#8217;ingegno degli sviluppatori che, Facebook, metterà a disposizione dei propri utenti un&#8217;infinità di app che, grazie all&#8217;Open Graph, potranno interagire con le timeline per pubblicare, oltre all&#8217;ormai arcinoto “<strong>like</strong>”, qualsiasi tipo di azione come “<em>leggere</em>, <em>cucinare</em>, <em>lavorare</em>, <em>desiderare</em>” e chissà cosa riusciranno ad inventarsi gli sviluppatori in questo senso.</p>
<p>Ogni utente, quindi, potrà finalmente raccontare tutto quello che fa durante la sua giornata grazie all&#8217;utilizzo delle app e ai nuovi “<em>verbi</em>” portando la componente sociale e l&#8217;interazione con i propri contatti/amici a livelli mai immaginati prima di oggi. Tutto questo non farà altro che portare benefici a <strong>iniziative virali</strong> e, soprattutto, alle aziende che, oggi più che mai, vedono all&#8217;orizzonte infinite possibilità di business grazie al <strong>marketing</strong> su Facebook.</p>
<p>Con il rilascio dei nuovi Open Graph, Facebook, ha aggiornato le regole per gli sviluppatori (<a href="https://developers.facebook.com/docs/opengraph/checklist/">qui</a> è visionabile una checklist). I requisiti per poter pubblicare le app sono chari: le applicazioni devono essere, semplici, chiare e non ingannevoli; non devono essere invasive e non devono cambiare azione/storia dopo aver pubblicato sulle timeline.</p>
<p>Per gli sviluppatori è disponibile un <a href="https://developers.facebook.com/docs/opengraph/tutorial/">tutorial</a> sulla creazione di app, inoltre, sono stati messi a disposizione degli <a href="https://developers.facebook.com/docs/opengraph/samples/">esempi</a>. Per gli utenti, l&#8217;unico requisito per utilizzare le app, è avere attiva la timeline. Se non ce l&#8217;avete attivatela per godervi la grande rivoluzione di questa innovativa interfaccia. Se siete tra quei pochi che non hanno intenzione di attivarla, perdete le speranze, Facebook la renderà obbligatoria entro pochi giorni per tutti.</p>
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		<title>Storytelling e Web 2.0</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 15:13:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Studio Boraso.com</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno degli ultimi paradigmi del web marketing aziendale è fare web storytelling. Non si tratta di una novità in senso assoluto, perché la “narrazione” del proprio prodotto o della propria azienda è sempre stata praticata, sin dagli albori della storia pubblicitaria. Nel tempo si è però trasformata, fino a decadere, in parte decaduta. Dal format [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/carosello-web.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-medium wp-image-2679" title="Carosello e web 2.0" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/carosello-web-300x233.jpg" alt="Carosello e web 2.0" width="300" height="233" /></a>Uno degli ultimi paradigmi del <strong>web marketing aziendale</strong> è fare <strong>web storytelling</strong>. Non si tratta di una novità in senso assoluto, perché la “narrazione” del proprio prodotto o della propria azienda è sempre stata praticata, sin dagli albori della storia pubblicitaria. Nel tempo si è però trasformata, fino a decadere, in parte decaduta. Dal format <em>Carosello</em>, in cui si susseguivano vere e proprie storie di media lunghezza, le pubblicità si sono trasformate in clip di trenta secondi, dove l&#8217;obbiettivo non è più il racconto del prodotto, ma il suo <em>claim</em>. Solo negli ultimi anni sta tornando in auge la forma narrativa del racconto pubblicitario, così gli spot hanno cominciato a sviluppare un rapporto interconnesso fra loro, divenendo delle vere e proprie sit-com a puntate.</p>
<p>Ma con l&#8217;avvento del web cosa è successo? Come è cambiato lo storytelling di un&#8217;azienda? Il baricentro del racconto si è spostato. La sua forma e il suo contenuto, che prima erano unicamente gestiti dalle agenzie di marketing e dai pubblicitari, adesso sono diventati territorio anche degli utenti. Agli imprenditori della vecchia generazione questa potrebbe sembrare una sciagura o quantomeno un pericolo, ma non è così. È vero che possono capitare racconti negativi, ma è normale: <strong>il cliente è la voce della realtà</strong>. È altrettanto vero, però, che così come il cliente è la voce della realtà per le esperienze negative, così lo sarà anche nel racconto di esperienze positive. È il concetto da cui è nato, per dirne uno fra tanti, Tripadvisor. <strong>Per questo un suo racconto vale molto di più di mille campagne pubblicitarie.</strong> Quindi bisogna prendersene cura.</p>
<p><strong>Fondamentale è quindi il monitoring della propria azienda o prodotto</strong>, anche con il semplice  sistema Alert di Google, che inserendo una parola chiave (ad esempio il nome della nostra azienda), ci fornisce, quotidianamente via mail, tutti gli elementi nuovi presenti sul web dove essa viene nominata. Come abbiamo già scritto in &#8220;<a title="Social CRM, qualche consiglio per le aziende" href="http://www.boraso.com/news/social-crm-consigli#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed">Social CRM, qualche consiglio per le aziende</a>&#8220;, questo è anche l&#8217;elemento di partenza di una corretta <strong>Customer Relationship Management</strong>. Ma facendo un passo avanti nel ragionamento, perché cestinare sbrigativamente i commenti positivi? Allora, come andremo ad archiviare le esperienze negative per fornire loro un feedback, <strong>potrà essere utile catalogare anche quelle positive in chiave di brand reputation</strong>.</p>
<p>Degli spunti per il loro riutilizzo per posizionarsi sempre meglio sul web possono essere:</p>
<ol>
<li> <strong>Creare una pagina <em>Dicono di noi </em>all&#8217;interno del proprio sito</strong>, dove inserire sia la rassegna stampa ufficiale, sia una selezione dei migliori commenti indipendenti trovati sul web, con una preview e un link che rimandi direttamente alla testimonianza diretta (ad esempio il post di un blog che ha fatto una bella recensione sulla tua attività o prodotto), così da “certificarla”;</li>
<li><strong>Creare una sezione sulla propria <em>Pagina di Facebook</em> con i migliori commenti provenienti dai social</strong>, che molto spesso a differenza dei commenti scritti nei blog o nei siti internet rischiano di perdersi nell&#8217;oblio;</li>
<li><strong>Utilizzare <em>Storify</em></strong>, un aggregatore che permette di creare storie dando una logica e un ordine a tutte le informazioni presenti sul web a cui vogliamo dare evidenza. Per farne un esempio questo strumento è già molto utilizzato da blogger e giornalisti per organizzare le informazioni più rilevanti presenti sul web attorno a una tematica prescelta. Ma pensiamo quale buon uso se ne potrebbe fare a fini commerciali. Un esempio su tutti il suo utilizzo per la promozione turistica di un comprensorio territoriale. Quindi tracciare i più bei racconti di viaggio presenti sul web legati a quel territorio e creare una sorta di racconto collettivo, che risulterà ancora più determinante considerato il fatto che sono racconti “indipendenti” e non promozionali.</li>
</ol>
<p>Sottovalutare i commenti positivi online quindi non è un reato, ma chi li saprà usare correttamente avrà sicuramente una marcia in più.</p>
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		<title>Tablet, chi li usa e perché</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 11:07:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Gagliardini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il recente &#8220;Connected Device Report &#8211; Q3 2011&#8221; di Nielsen ci offre l&#8217;occasione di approfondire una tematica di grande interesse, per chi come noi offre consulenza alle aziende sulla comunicazione attraverso il web. I nuovi device mobili stanno già rivoluzionando il mondo della comunicazione online e non è più possibile nascondere la testa sotto la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/tablet.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-medium wp-image-2672" title="Tablet, un device in crescita, anche in Italia" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/tablet-300x214.jpg" alt="Tablet, un device in crescita, anche in Italia" width="300" height="214" /></a>Il recente &#8220;<strong>Connected Device Report &#8211; Q3 2011</strong>&#8221; di <a title="Nielsen Italia" href="http://www.nielsen.com/it/it.html" target="_blank">Nielsen</a> ci offre l&#8217;occasione di approfondire una tematica di grande interesse, per chi come noi offre <strong>consulenza alle aziende sulla comunicazione attraverso il web</strong>. I nuovi device mobili stanno già rivoluzionando il mondo della <strong>comunicazione online</strong> e non è più possibile nascondere la testa sotto la sabbia come gli struzzi e fingere di non vedere, continuando a considerare i PC desktop i soli protagonisti della rete. Il report di Nielsen si sofferma con particolare attenzione sui tablet, che un paio di anni fa, con l&#8217;uscita dell&#8217;iPad di Apple, in molti si limitarono a definire prospettici, ma che oggi rappresentano già un&#8217;interessante realtà.</p>
<p>E&#8217; fuor di dubbio che, tra i diversi dispositivi mobili, il tablet rappresenti il più adatto per la consultazione dei contenuti, il più indicato per chi voglia comunicare con stile ed eleganza, pensiamo ai magazine online o a tutti quei contesti in cui la grafica e le prestazioni dei monitor, prima tra tutte la loro dimensione (limite congenito degli smartphone), abbiano un peso importante. Il tablet sembra poter rappresentare una vera arma vincente per la comunicazione e il paradigma secondo cui la sua diffusione è ancora marginale sembra essere smentito con forza, dall&#8217;analisi di Nielsen.</p>
<p><strong>Tablet: chi li utilizza?</strong><br />
Secondo Nielsen in Italia i possessori di tablet sono giovani ma non giovanissimi; il 52% di loro ha meno di 44 anni. Sono equamente distribuiti tra uomini, 52% e donne, 48%. Sono benestanti, ma non ricchi: il 42% dichiara un reddito familiare tra i 30.000 e i 75.000 Euro. Il dato più interessante, tuttavia, sembra essere quello che indica il tablet come il device più trasversale, indipendentemente dalla propensione alla tecnologia dell’utilizzatore.</p>
<p><strong>Quanti tablet ci sono oggi in Italia?</strong><br />
Il report di Nielsen prende in esame il periodo maggio/giugno 2011, con un campione di 9.000 famiglie rappresentative della popolazione italiana e indica che i possessori di tablet in Italia sono un milione, con prospettiva di raddoppio entro la fine del 2011.</p>
<p><strong>Per fare cosa è utilizzato il tablet?<br />
</strong>Consultazione email e navigazione in internet, con il 65% e il 59% rispettivamente, sono le due attività di comunicazione e informazione per le quali viene utilizzato maggiormente, ma a seguire ben 16 altre attività mostrano una penetrazione tra il 20% e il 40%, numeri che indicano chiaramente che il tablet viene utilizzato molto e per numerose finalità, tra le quali: 40% leggere libri o riviste online, accesso ai social network; 35% scaricare foto, scaricare, registrare o guardare video; 33% online banking; 31% scaricare o giocare ai videogames, messaggistica istantanea; 29% chattare, video messaggiare, ascoltare musica e radio in streaming; 28% fare foto.</p>
<p><strong>Il tablet è un device che soddisfa i suoi utenti?</strong><br />
Il 70% dei possessori di tablet è soddisfatto, per la facilità d’uso, la qualità e le dimensioni dello schermo, cosa di cui si dubitava, al debutto di iPad. Galaxy Tab di Samsung e iPad di Apple sono i device che soddisfano di più, rispettivamente all&#8217;82% e 78%. Rispetto agli altri device il tablet sembra essere quello che più si presta alla condivisione con altri membri della famiglia, dato che emerge in funzione del fatto che l’utilizzo del tablet avviene prevalentemente da casa (59%), poi al lavoro (28%) e all’aperto (20%).</p>
<p>Cosa ci dice, dunque, questa analisi di Nielsen? Innanzitutto che il tablet si candida con forza al ruolo di strumento più utilizzato in casa e nel tempo libero &#8220;di qualità&#8221;, superando gli smartphone in quanto ad usabilità, grazie allo schermo più grande e differenziandosi da essi per modalità e finalità di utilizzo. Quanto ci vorrà affinché i tablet roescano a sconfiggere definitivamente l&#8217;uso dei PC o dei portatili in casa, dipenderà soprattutto dall&#8217;attenzione che editori e produttori daranno a questi device, consentendogli di differenziarsi definitivamente e positivamente da PC desktop e laptop e divenendo uno strumento insuperabile in quanto a praticità, semplicità e naturale vocazione multitasking. Impossibile comunque, sin d&#8217;ora, ignorarne l&#8217;esistenza o illudersi che si tratti di un fenomeno di nicchia.</p>
<p><strong>FONTE: <a href="http://nielsenfeaturedinsight.mag-news.it/nl/l.jsp?Wd.BIl.Eg1.KK.Iv.56gb">http://nielsenfeaturedinsight.mag-news.it</a></strong></p>
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		<title>Aziende e social media: Telecom punta sui social</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jan 2012 17:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Gagliardini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Continuiamo a ripeterlo da diversi anni e le aziende sembrano finalmente averlo capito. Sono moltissimi i &#8220;lanci&#8221; in anteprima esclusiva per i fan e i follower che iniziano a popolare la rete; Telecom Italia non si sottrae a questa nuova tendenza. Con “La storia sorprendente d&#8217;Italia” raccontata da Nicola Savino nei nuovi spot di Superinternet di Telecom [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/nicola-savino-per-telecom-italia.jpg#utm_source=feed&amp;utm_medium=feed&amp;utm_campaign=feed"><img class="alignleft size-medium wp-image-2666" title="Nicola Savino per Telecom Italia" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2012/01/nicola-savino-per-telecom-italia-300x200.jpg" alt="Nicola Savino per Telecom Italia" width="300" height="200" /></a>Continuiamo a ripeterlo da diversi anni e le aziende sembrano finalmente averlo capito. Sono moltissimi i &#8220;lanci&#8221; in anteprima esclusiva per i fan e i follower che iniziano a popolare la rete; Telecom Italia non si sottrae a questa nuova tendenza. Con “La storia sorprendente d&#8217;Italia” raccontata da Nicola Savino nei nuovi spot di Superinternet di Telecom Italia, il popolare conduttore radio TV spiegherà che c’è una storia che tutti gli italiani conoscono e una storia inedita e divertente che Telecom è in grado di rivelare grazie a Internet.</p>
<p>Il nuovo spot andrà in onda in anteprima esclusiva sul <a title="Telecom Italia su Facebook" href="https://www.facebook.com/TelecomItaliaOfficial" target="_blank">canale Facebook di Telecom</a> il 13 e 14 gennaio e in contemporanea al termine del TGLA7; poi, dal 15 gennaio, sarà su tutte le principali TV. Il nuovo testimonial, Nicola Savino, nelle vesti di un moderno navigatore del web racconterà curiosi episodi della storia nostro paese, cercando e caricando testimonianze in rete grazie a Superinternet di Telecom Italia. Nel primo episodio, Nicola Savino andrà alla ricerca delle origini di Venezia, scoprendo che Intenet propone una storia davvero sorprendente per spiegare come si sono formati i suggestivi canali della famosa città lagunare.</p>
<p>La strategia media, che vede i social media al centro, prevederà due fasi, il pre lancio, in cui si stimola la curiosità verso il nuovo format, invitando il target all’anteprima del nuovo spot 40” su LA7.e a supporto verrà utilizzata Radio DJ, con citazioni in diretta di Nicola Savino, la stampa quotidiana e i social media. Dalla <a title="Telecom Italia su Google Plus" href="https://plus.google.com/103988735113172684577" target="_blank">pagina su Google Plus</a>, Telecom Italia precisa: &#8220;<em>È una scelta motivata dall&#8217;attenzione che vogliamo dare ai social network e alla possibilità che essi offrono di dialogare con voi e di ascoltarvi. In particolare ci auguriamo di trovare qui un confronto aperto e costruttivo, nello sforzo di offrirvi un servizio sempre migliore, per questo vi ringraziamo anticipatamente per la vostra partecipazione e per i vostri contributi</em>&#8220;.</p>
<p>Complimenti a Telecom per l&#8217;apertura ai social media e per la presenza su tutti i canali principali, da Facebook a Twitter, passando per il nuovo e ancora poco frequentato Google Plus, ma anche Youtube, Flickr, Foursquare, Linkedin e Followgram. Un grande impegno, per un&#8217;azienda &#8220;esposta&#8221; come Telecom, ma metterci la faccia e saper accettare anche qualche critica è oggi indispensabile per qualsiasi azienda in qualunque settore.</p>
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		<title>Search, plus Your World: Google lancia la Social Search</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Jan 2012 16:29:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Gagliardini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Chi si occupa di SEO ne parla da diversi mesi, prima ancora della nascita di Google Plus, il social media di Mountain View che ha rilanciato prepotentemente le aspettative e le dinamiche del web nella seconda metà del 2011. In questi giorni la Search si fa Social, prospettiva che era facile intravedere già da alcune [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chi si occupa di SEO ne parla da diversi mesi, prima ancora della nascita di <strong>Google Plus</strong>, il social media di Mountain View che ha rilanciato prepotentemente le aspettative e le dinamiche del web nella seconda metà del 2011. In questi giorni la Search si fa Social, prospettiva che era facile intravedere già da alcune scelte fatte da Facebook e da Twitter, negli anni scorsi, ma che con la discesa in campo di Google rappresenta già oggi una realtà conclamata. Il web semantico, che qualche anno fa sembrava dover rappresentare la fase 3.0 del web, dopo la rivoluzione social 2.0 inaugurata nel 2002 da Friendster e consolidata da Myspace, Facebook e tutti gli altri, diventerà forse realtà solo dopo questo indispensabile step.</p>
<p>Le novità introdotte da Google, per il momento soltanto su Google.com, allo stato attuale possono essere sintetizzate in tre grandi filoni: <strong>Personal Result</strong>, <strong>Profiles in Search</strong> e <strong>People and Pages</strong>. Rispettivamente queste novità consentiranno di &#8220;curiosare&#8221; tra i risultati di ricerca scelti e preferiti dai propri contatti e amici, di trovare immediatamente il profilo Google di una persona che si sta cercando e di ottenere risultati &#8220;made in Google Plus&#8221; e da altre fonti social (probabilmente non Twitter, da quanto sembra emergere in queste ore) in relazione ad un determinato argomento, oltre a quelli normalmente forniti in ogni ricerca su Google.</p>
<p>Ai profani potranno sembrare novità di poco conto, ma per chi conosce il web è chiaro che si tratta di una vera e propria rivoluzione, molto (troppo?) autoreferenziale rispetto a Google e alla sua galassia di servizi e applicazioni, ma estremamente pesante in termini di conseguenze e di prospettive, non soltanto e non semplicemente in ottica SEO. Cosa ci sta dicendo Google, con queste novità? Intanto che a breve non avere un account Google significherà perdere molte opportunità e &#8220;condannarsi&#8221; ad un&#8217;esperienza di ricerca e di navigazione web molto limitata. Inoltre, non avere un profilo Google rappresenterà presto un danno non da poco in ottica di personal branding, perché il nuovo profilo Google Plus è già oggi una grande realtà, forse già migliore di quello Facebook, oltre che completamente &#8220;aperto&#8221; ed estremamente visibile.</p>
<p>La vera e propria &#8220;mania&#8221; scatenata da Facebook negli ultimi 7 anni (sembra un&#8217;eternità) ha convinto Google che non potesse bastare essere il numero uno indiscusso per la search, oltre che un ben posizionato provider  di e-mail e di parecchie altre cose, dalle utilizzatissime mappe all&#8217;ottimo calendar. Quello che davvero sembra interessare alla gente è il web sociale, con la sua galassia di servizi e applicazioni. L&#8217;acquisto di Youtube e i tentativi social rappresentati da Wave e Buzz hanno fatto dunque da apripista a quello che oggi non può più essere considerato un esperimento: Google Plus.</p>
<p>Oggi Google ci spiega cosa intendesse comunicare con quel &#8220;Plus&#8221;:<strong> Search, plus Your World</strong>, ovvero la specialità della casa, la ricerca, aumentata e raffinata dall&#8217;interazione con &#8220;il tuo mondo&#8221;, con la tua sfera sociale, con le tue passioni e con il modo in cui interagisci con una complessa rete di utenti. L&#8217;ho già scritto nei giorni scorsi, la prima cosa che mi viene in mente, se penso a tutto questo, è che se Google riuscirà nel suo intento di &#8220;sdoganarsi&#8221; dalla ancora ristretta cerchia di &#8220;nerd&#8221; e smanettoni che fino ad oggi sembrano essere gli unici a navigare la rete &#8220;loggati&#8221;, aumenterà in modo esponenziale la propria capacità di essere leader sul web, oltre ad accrescere spaventosamente il proprio livello di profilazione degli utenti.</p>
<p>Il nuovo Google potrebbe dunque sbaragliare definitivamente il campo, senza necessariamente cannibalizzare Facebook, Twitter &amp; Co., ma riprendendosi con forza quello scettro da leader indiscusso che queste ed altre realtà sembravano avergli portato via con graduale e dirompente costanza. Per quel che mi riguarda sono convinto che il modello che Google sta mettendo a punto, sia un passo avanti rispetto a tutti gli altri, Facebook in testa, che solo recentemente, ad esempio, ha inserito la possibilità di sottoscrivere gli aggiornamenti di utenti con i quali non si è amici, enorme limite di quella piattaforma fino al 2011 inoltrato. Il fatto che Facebook abbia aspettato l&#8217;arrivo delle cerchie di Google Plus per inserire questa novità non sembra affatto casuale. Twitter funzionava più o meno a quel modo già da anni, ma la cosa non aveva impensierito in alcun modo la creatura di Zuckerberg. Il qualcosa in più che il modello Google ha fatto vedere sin dall&#8217;inizio è insito nelle sue enormi potenzialità e prospettive.</p>
<p>Search, plus Your World inaugura un web nuovo, che Facebook aveva forse intuito con l&#8217;introduzione delle social pages, qualche tempo fa, ma che evidentemente non ha saputo poi perseguire nel modo giusto. Un web che fa della profilazione degli utenti e delle loro interazioni sociali, oltre che delle loro sottoscrizioni a pagine e argomenti, una colonna portante della search e dell&#8217;advertising, sempre più contestualizzato e sempre più ammorbidito e per certi versi nascosto dietro ad infinite possibilità di suggerimento da parte degli amici e delle cerchie. Credo che questo web abbia le caratteristiche per riscrivere la storia e il senso della SEO, oltre che della navigazione in rete da parte degli utenti. Bisognerà aspettare parecchi mesi prima che questa mia sensazione possa essere raffrontata con la realtà, ma di certo a partire da ieri tutto il mondo legato al web sta facendo i conti con la strada intrapresa da Google e non riesco ad immaginare che possa essere la strada sbagliata.</p>
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