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	<title>Studio Boraso.com</title>
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	<description>Realizzazione Siti Web - Consulenza Internet Marketing a Milano, Roma, Bologna, Padova, Verona, Firenze</description>
	<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 12:11:37 +0000</pubDate>
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		<title>Un esercito di &#8220;Super Mamme&#8221; a caccia di affari sul web</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 12:11:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Gagliardini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[E-business]]></category>

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		<description><![CDATA[Una recente ricerca di Nielsen Online, che analizza il rapporto tra le mamme e il consumo di internet, rivela dati molto interessanti sul consumo web di una particolare categoria: quella delle cosiddette &#8220;super-mamme&#8221;: si tratta di donne in età compresa tra i 25 e i 54 anni, con almeno un figlio, che utilizzano la rete. Se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una <a title="blog, social network e shopping online" href="http://nielsen.mag-news.it/nl/nielsen_article_2065.mn?mnq=CeR.FK.Di.vrDq" target="_blank">recente ricerca</a> di <a title="Nielsen Online" href="http://it.nielsen.com/site/index.shtml" target="_self">Nielsen Online</a>, che analizza il rapporto tra le mamme e il consumo di internet, rivela dati molto interessanti sul consumo web di una particolare categoria: quella delle cosiddette &#8220;super-mamme&#8221;: si tratta di donne in età compresa tra i 25 e i 54 anni, con almeno un figlio, che utilizzano la rete. Se negli USA esse rappresentano il 19% della popolazione attiva online, in Italia le mamme internaute si difendono bene:  nel mese di maggio 2009 hanno raggiunto quota <strong>2 milioni</strong>, l’11% dei popolazione  internet e il 24% di tutte le donne online.</p>
<p>Un esercito di utenti molto attivi, secondo Nielsen: colte, informate, interessate, le super-mamme italiane <strong>cercano su Google</strong>, <strong>bloggano</strong>, frequentano i <strong>social network</strong>, caricano contenuti, commentano. Ma soprattutto <strong>comprano</strong>. Non quanto le &#8220;colleghe&#8221; americane, vere e proprie serial shoppers del web (e non solo), ma a giudicare dalla classifica dei siti più visitati rappresentano comunque un target interessante per le aziende. Per quelle aziende che sono disposte a cercarle nel proprio <em>habitat virtuale</em>, ovviamente. Indipendentemente dalle modalità d&#8217;acquisto prescelte, le mamme della rete cercano comunque idee, suggerimenti, opportunità e affari, che poi magari perfezioneranno in un negozio, anziché sul web.</p>
<p>Ecco perché le aziende dovrebbero credere di più nel mezzo internet e nei social media. Chi finora ha ritenuto questi mezzi appannaggio esclusivo di teenagers squattrinati, o di <em>geki</em> smanettoni tutti casa e PC, ha oggi molte ragioni per credere che il futuro sia già qui e che la parte più viva del target passa oggi attraverso il web e i suoi strumenti sociali. Ignorare questa tendenza significa rimanere indietro e aspettare un&#8217;onda di ritorno che non ci sarà.</p>
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		<title>Web perché, Web per chi?</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 08:36:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Gagliardini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Web marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Continua la pubblicazione quindicinale delle MiniGuideWeb di Boraso.com, freschissimi shot di cultura minima del web per le PMI italiane da trangugiare durante la pausa pranzo. “Web perché, Web per chi?” (SCARICA DA QUI) è una MiniGuidaWeb per chi si domanda ancora a cosa serva il web e se esso sia lo strumento giusto per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/07/untitled-1.jpg" rel="lightbox[1054]"><img class="size-medium wp-image-1056 alignleft" style="10px;" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/07/untitled-1.jpg" alt="Web perché, web per chi?" width="200" height="138" /></a>Continua la pubblicazione quindicinale delle <strong>MiniGuideWeb di Boraso.com</strong>, freschissimi shot di cultura minima del web per le PMI italiane da trangugiare durante la pausa pranzo. “<strong>Web perché, Web per chi?</strong>” (<a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/07/4_web_perche_web_per_chi.pdf" target="_blank">SCARICA DA QUI</a>) è una MiniGuidaWeb per chi si domanda ancora a cosa serva il web e se esso sia lo strumento giusto per la propria realtà aziendale (e non solo). <strong>È davvero così indispensabile essere presenti sul web? </strong>A cosa serve esserci per una piccola ditta a carattere familiare?</p>
<p>Queste le domande più banali, ma le aziende italiane usciranno davvero dalla crisi, ammesso che esista davvero, quando inizieranno a porsi domande che fino ad ora non si sono fatte e a darsi risposte quanto più possibile vicine alla verità. Molto è già cambiato. Se un tempo le aziende si limitavano a studiare i modi più rapidi per arrivare al profitto e in questo consideravano soltanto pochi parametri, oggi quasi tutti hanno capito che occorre una visione globale ed un confronto diretto con tutta la società, non soltanto col target e con gli addetti ai lavori.</p>
<p>Il web è il clone virtuale della realtà, uno spazio in cui tutti trovano posto e in cui tutto esiste, non senza qualche discrepanza con la realtà. Colmare lo spazio tra la realtà delle aziende ed il loro avatar web è la mission di chi oggi spende il suo tempo e la sua professione in rete, nonché la nuova sfida che le PMI debbono cogliere senza esitazioni. <strong>Il web è talmente facile che soltanto chi vi si applica con costanza quotidiana e con grande competenza può davvero sperare di ottenere il successo.</strong></p>
<p><strong>LE GUIDE PUBBLICATE</strong>:<br />
1 – <a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/web_e_aziende_20.pdf" target="_blank">Web e aziende 2.0</a><br />
2 - <a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/primi_su_google_senza_trucchi.pdf" target="_blank">Primi su Google senza trucchi</a><br />
3 - <a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/comunicare_con_il_corporate_blog.pdf" target="_blank">Comunicare con il Corporate Blog</a><br />
4 - <a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/07/4_web_perche_web_per_chi.pdf">Web perché, web per chi?</a></p>
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		<title>Facebook sarà l&#8217;identità digitale del futuro?</title>
		<link>http://www.boraso.com/web-20/facebook-sara-lidentita-digitale-del-futuro.html</link>
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		<pubDate>Tue, 30 Jun 2009 09:38:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy Bandiera</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>

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Identità digitale, l&#8217;insieme delle informazioni e delle risorse concesse da un sistema informatico ad un particolare utilizzatore del suddetto: di fatto l&#8217;identità digitale non è altro che il nostro alter ego in bit, il &#8220;noi stessi&#8221; proiettato nel computer.
Come nel mondo reale infatti anche nell&#8217;universo dei bit noi abbiamo una identità, siamo qualcuno, e lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 	 	 --></p>
<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1051" title="facebook" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/facebook-300x239.jpg" alt="" width="300" height="239" />Identità digitale, l&#8217;insieme delle informazioni e delle risorse concesse da un sistema informatico ad un particolare utilizzatore del suddetto: di fatto l&#8217;identità digitale non è altro che il nostro<strong> alter ego in bit</strong>, il &#8220;noi stessi&#8221; proiettato nel computer.<br />
Come nel mondo reale infatti anche nell&#8217;universo dei bit noi abbiamo una identità, siamo qualcuno, e lo capiamo ogni volta che facciamo il login cioè che entriamo in un servizio, scrivendo il nostro <strong>nome utente e la nostra password</strong>.</p>
<p>Il problema delle identità digitali è che ne abbiamo tantissime, ne abbiamo generalmente una per ogni servizio che usiamo: ne abbiamo una quando entriamo sul sito della banca, una per la posta elettronica, una per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Twitter"><strong>Twitter</strong></a>, una per <strong>Facebook</strong> e così via.<br />
Ma come fare per unificarle tutte ne più ne meno come accade nella vita reale? In fondo tutti noi, nella vita siamo sempre e solo una persona a prescindere da quale servizio usiamo o da che luogo stiamo frequentando in quel momento.</p>
<p>Una risposta a questa domanda si è cercata di darla con il sistema <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/OpenID"><strong>Open ID</strong></a>, che è un meccanismo di identificazione nel quale <strong>la propria identità è un URL</strong> (un indirizzo Internet in pratica) e può essere verificata da qualunque server supporti il protocollo proprietario.<br />
Ma si sa, come spesso accade per quello che riguarda i cambiamenti che coinvolgono miliardi di persone e <strong>protocolli standard</strong> da imporre, non sono le aziende a decidere ma il mercato.<br />
Ecco che, in maniera quasi inaspettata, sta nascendo un nuovo modo di identificarsi in molti, in moltissimi siti Web: l&#8217;account di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Facebook"><strong>Facebook</strong></a>.</p>
<p>In pratica molti siti offrono servizi solo ad utenti &#8220;riconoscibili&#8221; o riconducibili ad una identità digitale: per fare questo, e per non ammorbare il probabile cliente/usufruttuario del servizio con noiose registrazioni, si usa <strong>l&#8217;identità di Facebook</strong>, quasi sempre sicura, già pronta ed accessibile.<br />
Ecco allora che sempre più spesso ci si trova ad entrare in portali-siti-blog che offrono servizi solo (o anche a chi) si &#8220;logga&#8221; con il proprio <strong>user di Facebook</strong>, il quale a sua volta cambia nuovamente forma: nato come semplice aggregatore di persone che si erano banalmente perse di vista, è quasi diventato un motore di ricerca (o aspira ad esserlo) visto che si possono trovare gruppi e pagine su ogni argomento ed ora l&#8217;ultimo colpo di coda di Facebook, il gigante di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Mark_Zuckerberg"><strong>Mark Zuckerberg;</strong></a> se si imponesse come standard diventerebbe il primo e vero gestore e possessore di tutte le identità presenti online, con il traino evidente di problemi legati alla <strong>privacy ed al controllo dei dati sensibili.</strong></p>
<p>Se già oggi infatti il <strong>social network</strong> ha un potere straordinario grazie a foto, film e pensieri di tutti noi albergati nei suoi database, in futuro potrebbe anche essere l&#8217;unico detentore e possessore di molto di più dei nostri dati sensibili: sarebbe possessore di noi stessi.</p>
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		<title>Social media e Aziende, casi di successo: Dell e Twitter.</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 15:34:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Gagliardini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Casi di eccellenza]]></category>

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Continuiamo a dirlo ai nostri clienti e a &#8220;predicarlo&#8221; in occasione di workshop e convegni: i social media ed il social network offrono grandi opportunità alle aziende, basta solo imparare ad usare i nuovi strumenti a disposizione e comunicare nel modo giusto. Dell, colosso americano dell&#8217;informatica per ufficio e casa, è tra le aziende che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/dell_twitter.jpg" rel="lightbox[1047]"><img class="size-medium wp-image-1048 alignleft" style="10px;" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/dell_twitter-300x238.jpg" alt="" width="300" height="238" /></a></p>
<p>Continuiamo a dirlo ai nostri clienti e a &#8220;predicarlo&#8221; in occasione di workshop e convegni: i social media ed il social network offrono grandi opportunità alle aziende, basta solo imparare ad usare i nuovi strumenti a disposizione e comunicare nel modo giusto. Dell, colosso americano dell&#8217;informatica per ufficio e casa, è tra le aziende che l&#8217;hanno capito e che oggi stanno raccogliendo risultati incoraggianti.</p>
<p>Già nel 2007 nasceva su Twitter <em><a title="delloutlet" href="http://twitter.com/delloutlet" target="_blank">@DellOutlet</a>, </em>frutto di una nuova strategia di marketing orientata al web e basata sui<em> </em>&#8220;<em>cimguettii&#8221;</em> che hanno conquistato il mondo. Oggi di account Twitter l&#8217;azienda USA ne conta una ventina, segno che il <strong>milione di dollari</strong> guadagnato attraverso questo canale nel 2008, cui si sommano i <strong>2 milioni dei primi mesi del 2009</strong>, hanno dato linfa, ottimismo e confidenza nel mezzo. Certo, se si confrontano questi dati col fatturato globale dell&#8217;azienda (61,1 miliardi di dollari nel 2008, 34° posto tra le Fortune 500), l&#8217;impatto emotivo di questa crescita si ridimensiona, ma sono comunque dati degni di nota e di investimento, tanto più in un periodo di crisi come questo.</p>
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		<title>Tutto il mondo passa attraverso i social media, è questa la vera pandemia</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Jun 2009 15:22:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Gagliardini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>

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		<description><![CDATA[Il virus è oramai ovunque diffuso su tutta la terra. La settimana scorsa qualcuno malignava che la rivolta in Iran fosse stata in qualche modo &#8220;agevolata&#8221; o gonfiata dai social media per aumentare la propria popolarità e diffusione nel mondo, piuttosto che per aiutare gli iraniani. Poi sono arrivati i temi di maturità su Twitter [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/social_media.jpg" rel="lightbox[1044]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1045" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/social_media.jpg" alt="" width="297" height="141" /></a>Il virus è oramai ovunque diffuso su tutta la terra. La settimana scorsa qualcuno malignava che la rivolta in Iran fosse stata in qualche modo &#8220;agevolata&#8221; o gonfiata dai social media per aumentare la propria popolarità e diffusione nel mondo, piuttosto che per aiutare gli iraniani. Poi sono arrivati i temi di maturità su Twitter e Facebook ed oggi questi strumenti -ed il web in generale- si sono trovati intasati da milioni di messaggi per la morte di Michael Jackson. Non c&#8217;è dietrologia che tenga! Davvero la &#8220;statusphera&#8221; è diventata il modo di comunicare più utilizzato in ogni contesto e in tutto il mondo.</p>
<p>Alla faccia dello scetticismo dei CEO delle 100 principali aziende USA che, secondo una recente <a title="perché?" href="http://www.claudiogagliardini.name/index.php/2009/06/il-ceo-usa-sul-social-network-non-ce-perche">indagine di Uberceo.com</a> non considerano questi canali interessanti per il proprio business! Sembra incredibile che qualcuno possa ancora non crederci -tantomeno personaggi di quel calibro-, ma tutto ormai passa attraverso i cinguettii di Twitter o gli status di Facebook e degli altri social network. Tra i vari &#8220;vado a mangiare, a dopo&#8221; o &#8220;vorrei essere al mare anziché in ufficio&#8221;, spuntano infatti notizie più aggiornate di quelle diffuse dalle agenzie di stampa, piccoli scoop e un generalizzato &#8220;live from everywhere&#8221; 24/7/365. Inutile storcere il naso o sentirsi sicuri dei vecchi metodi: il mondo è cambiato davvero e chi non sta al passo è destinato all&#8217;isolamento e all&#8217;insuccesso.</p>
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		<title>Il cambiamento passa per Twitter</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 07:02:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy Bandiera</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>

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		<description><![CDATA[Origliare, guardare dal buco della serratura di centinaia di porte diverse, ascoltare i sussurri, i cinguettii di decine di persone che di fatto non si conoscono.
Questo è Twitter per molte persone, un servizio di microblogging terribilmente limitato, che permette di scambiarsi brevissime informazioni (140 caratteri al massimo), che riduce la comunicazione allo stato embrionale e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1037" title="twitter-logo" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/twitter-logo-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />Origliare, guardare dal buco della serratura di centinaia di porte diverse, ascoltare i sussurri, i cinguettii di decine di persone che di fatto non si conoscono.<br />
Questo è <a href="http://www.twitter.com/" target="_blank"><strong>Twitter </strong></a>per molte persone, un servizio di microblogging terribilmente limitato, che permette di scambiarsi brevissime informazioni (<strong>140 caratteri al massimo</strong>), che riduce la comunicazione allo stato embrionale e che non fa altro che trasmettere un “<strong>cinguettio</strong>” che diventa un brusio, un rumore di fondo comunicativo tra le persone.<br />
Ma allora perché se ne parla tanto? Dove sta la rivoluzione in un <strong>social network</strong> che permette di inserire di fatto solo testo e che non consente la generazione di messaggi -ergo ragionamenti- complessi?<br />
Forse, come dice il <a href="http://www.corriere.it/esteri/09_giugno_24/gaggi_twitter_giornali_tv_34d491d4-6082-11de-9ec2-00144f02aabc.shtml" target="_blank"><strong>Corriere della Sera</strong></a>: &#8220;quando il jet della US Air am­mara sul fiume Hudson o quan­do c&#8217;è il terremoto a Los Ange­les, la notizia arriva coi messag­gi di Twitter molto prima che sugli schermi della CNN o sui terminali dell&#8217;Associated Press: un cambiamento che co­stringe i giornalisti a dotarsi di una nuova «cassetta degli at­trezzi » per affrontare rivoluzio­ni tecnologiche che stanno cambiando il modo di fare in­formazione. Poi arriva<strong> la rivolta in Iran</strong> e scopri che, con i corrisponden­ti stranieri messi alla porta dal regime degli ayatollah, Twitter diventa l&#8217;unico vero canale di informazione su quello che sta accadendo nel Paese: migliaia di ragazzi armati di cellulare che trasmettono brevi messag­gi e immagini della sommossa e della repressione.&#8221;</p>
<p>Sono queste le grandi forze e le enormi potenzialità contenute in un piccolo servizio: <strong>la leggerezza, </strong><strong> la portabilità e</strong><strong> l&#8217;immediatezza.</strong><br />
Ecco che Twitter si trasforma da mezzucolo per origliare chi ci sta vicino a straordinario mezzo di comunicazione di massa, grazie al quale la tecnologia diventa il veicolo delle informazioni prodotte direttamente dalle persone: nessuna redazione, nessun vaglio, nessuna lottizzazione politica ma semplicemente la notizia pura e cruda, che viene vista, ripresa ed &#8220;uploddata&#8221; cioè sparate nell&#8217;etere senza essere smussata.<br />
Non dobbiamo dimenticare che l&#8217;ANSA (nelle persone dei suoi giornalisti) per acquisire novità sulle evoluzioni dei fatti dopo il terremoto dell&#8217;Aquila, consultava Twitter&#8230; non il contrario.</p>
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		<title>L’importanza del dominio nel Web marketing</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 08:52:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>pamela ferrara</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[internet]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho letto Re-Brand di Mirko Nesurini, un’analisi davvero avvincente sui cosiddetti “sleeping brand”, su come risvegliarli e su come valutare se sia meglio puntare al loro risveglio o alla creazione di un brand ex novo.
Tra i vari argomenti trattati, ho provato un naturale interesse ogni volta che l’autore ha parlato di Internet, e in particolar [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/domains.jpg" rel="lightbox[1032]"><img class="size-full wp-image-1033  alignleft" title="domains" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/domains.jpg" alt="" width="250" height="182" /></a>Ho letto Re-Brand di Mirko Nesurini, un’analisi davvero avvincente sui cosiddetti “sleeping brand”, su come risvegliarli e su come valutare se sia meglio puntare al loro risveglio o alla creazione di un brand ex novo.</p>
<p>Tra i vari argomenti trattati, ho provato un naturale interesse ogni volta che l’autore ha parlato di Internet, e in particolar modo di quanto la coincidenza tra il marchio e il nome di dominio sia un fattore chiave per il marketing, ma non per la giurisprudenza, che talvolta si muove un po’ a caso in questo territorio inesplorato.</p>
<p>Nel 2001 a Firenze per il caso Blaukpunkt.it il giudice ha stabilito che registrare un dominio coincidente col nome di un marchio esistente è legittimo in quanto il nome del dominio non implicherebbe un richiamo al marchio o al prodotto venduto.</p>
<p>Nel 2003, invece, Giorgio Armani si è presentato davanti al giudice assieme all’imprenditore Luca Armani, proprietario di un timbrificio, che aveva registrato il marchio Armani.it. In quel caso la sentenza decretò che il dominio doveva andare di diritto alla società il cui marchio era maggiormente conosciuto, e dunque allo stilista, al quale il dominio è stato poi riassegnato.</p>
<p>E’ stato forse il caso più eclatante: di solito si tende infatti a raggiungere un compromesso, come i Ramazzotti, cantante e distilleria, che si sono accordati su Ramazzotti.it per l’amaro e Ramazzotti.com per Eros (Mirko Nesurini, Re-Brand).</p>
<p>Il tutto ci riporta ad un’assenza di legislazione in materia di nomi di dominio, la cui coincidenza col marchio è, come si è detto, fondamentale.</p>
<p>Oggi è infatti buona norma, per un’azienda nascente, controllare quali domini sono liberi prima di deciderne il nome: dal Web non si può più prescindere.</p>
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		<title>Web Marketing innovativo: gli esempi di Volkswagen e Jaguar</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Jun 2009 15:35:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Gagliardini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>

		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

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		<description><![CDATA[Il web sta diventando sempre più una piattaforma di eccellenza per il messaggio delle aziende e l&#8217;innovazione, oltre alla fiducia nel mezzo, sembra essere il parametro in grado di fare la differenza. Due esempi importanti ed attuali sono le campagne web di Volkswagen e Jaguar, due giganti dell&#8217;auto che, in modo diverso, dimostrano di credere convintamente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/jaguar.jpg" rel="lightbox[1029]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1030" style="10px;" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/jaguar-300x148.jpg" alt="" width="300" height="148" /></a>Il web sta diventando sempre più una piattaforma di eccellenza per il messaggio delle aziende e l&#8217;<strong>innovazione</strong>, oltre alla <strong>fiducia nel mezzo</strong>, sembra essere il parametro in grado di fare la differenza. Due esempi importanti ed attuali sono le campagne web di Volkswagen e Jaguar, due giganti dell&#8217;auto che, in modo diverso, dimostrano di credere convintamente nel web e nelle sue grandi opportunità.</p>
<p>Della campagna &#8220;<strong>Meet the Volkswagens</strong>&#8221; ho recentemente parlato in un post sul <a title="Claudio Gagliardini, comunicazione creativa nel web" href="http://www.claudiogagliardini.name" target="_blank">mio blog personale</a>. Si tratta di applicazioni di &#8220;contextual advertising&#8221; su Facebook e su Twitter, in grado di &#8220;giocare&#8221; con l&#8217;utente a &#8220;scopri qual&#8217;è la tua Volkswagen ideale&#8221; e di restituirgli risultati personalizzati, pescando le risposte tra i dati del suo profilo. Un trend, quello del &#8220;context ad&#8221; che si sta diffondendo in modo virale e che vede nel social network un punto di riferimento ed un immenso giacimento di contatti e di dati da utilizzare. Dagli &#8220;adsense&#8221; di Google si passa dunque ad un&#8217;era nuova, quella dell&#8217;interazione diretta con l&#8217;utente e della sua partecipazione.<span id="more-1029"></span></p>
<p>Jaguar, invece, per la sua nuova XkR sceglie di puntare sul &#8220;Digital &amp; Social-Network marketing&#8221;, con la campagna &#8220;<strong>L&#8217;estasi e il gentleman</strong>&#8220;, lanciando nel web quattro bellissimi video ad alta risoluzione senza rivelare il marchio fino all&#8217;ultimo, quando gli utenti sono stati invitati a scoprire tutti i dettagli sul sito <a href="http://www.xstatic.it" target="_blank">www.xstatic.it</a>, ricco di contenuti extra ed immagini da scaricare. Un sito in perfetto stile 2.0, con ampio spazio ai commenti e ai suggerimenti degli utenti, che debbono registrarsi per interagire.</p>
<p>L&#8217;azione preliminare al lancio della vettura e del sito è passata attraverso una massiccia campagna di pubbliche relazioni nel web e di infiltrazione nelle principali community e social network per creare aspettativa ed attrarre nuovi utenti. Con questo modello, infatti, la Jaguar punta decisamente alla fascia giovanile, notoriamente attratta dal web in tutte le sue declinazioni. Ma il messaggio è per tutte le aziende a tutti i livelli: il web è pronto per offrire contatti, visibilità, immagine, credibilità e molto altro. Cosa aspettate a mettere in moto il vostro business?</p>
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		<title>Come chiedere a Facebook l&#8217;assegnazione del proprio nome o marchio</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2009 16:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Claudio Gagliardini</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Social Network]]></category>

		<category><![CDATA[Web marketing]]></category>

		<category><![CDATA[aziende]]></category>

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		<category><![CDATA[marchio]]></category>

		<category><![CDATA[nome]]></category>

		<category><![CDATA[vanity url]]></category>

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		<description><![CDATA[Un post "di servizio", contenente l'indicazione della pagina con il form per richiedere a Facebook l'assegnazione di un username (nome o marchio aziendale).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/facebook-logo.jpg" rel="lightbox[1026]"><img class="size-medium wp-image-1027 alignleft" style="10px;" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/facebook-logo-300x112.jpg" alt="" width="210" height="78" /></a>Nel corso del workshop tenuto lo scorso venerdì a SMAU Bologna dal nostro <strong>Massimo Boraso</strong>, parlando dell&#8217;importanza della presenza delle aziende sui social network, uno degli intervenuti ha posto un quesito su Facebook e sulla tutela della proprietà di nomi e marchi aziendali. Ecco una rapida risposta web, dopo quella fornita nel corso del dibattito; si può provare a richiedere il proprio username eventualmente già attribuito ad altri <a title="Il form di Facebook per richiedere l'assegnazione del proprio nome o marchio" href="http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=Client_Username" target="_blank">compilando questo form su Facebook</a>, che comunque premette: &#8220;<em>non possiamo garantire che concederemo questo nome utente sulla base della tua richiesta</em>&#8220;.</p>
<p>Dopo la recente svolta dei &#8220;vanity URL&#8221; (http://www.facebook.com/tuo.nome), infatti, la questione della paternità degli username Facebook (ormai quasi paragonabili ai nomi a dominio) è diventata molto spinosa, ma la soluzione sembra in vista. In calce al form si chiede di offrire garanzie circa la legittimità della richiesta: &#8220;Selezionando questa casella indichi che sei il proprietario di questo marchio (o sei una persona legalmente autorizzata ad agire in vece del proprietario) e che il tuo utilizzo del marchio non infrange i diritti di terze parti&#8221;.</p>
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		<title>Internet Marketing 2.0: SMAU Bologna 19 giugno</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2009 19:10:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rudy Bandiera</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Eventi e fiere]]></category>

		<category><![CDATA[Web 2.0]]></category>

		<category><![CDATA[Web marketing]]></category>

		<category><![CDATA[Internet Marketing 2.0]]></category>

		<category><![CDATA[smau bologna]]></category>

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		<description><![CDATA[C&#8217;è qualcuno nella tua Azienda che non lavora, si annoia e costa&#8230; è il Sito Web!
Non licenziarlo! In questo workshop saranno forniti consigli pratici e indicazioni per aiutarlo a ripartire portandoti enormi vantaggi.
Massimo Boraso, fondatore dello studio Boraso.com, terrà un Workshop Formativo allo SMAU Bologna di venerdì 19 alle ore 10 dal titolo &#8220;Internet Marketing [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-983" title="smau-bologna-logo" src="http://www.boraso.com/wp-content/uploads/2009/06/smau-bologna-logo.gif" alt="" width="227" height="51" />C&#8217;è qualcuno nella tua Azienda che non lavora, si annoia e costa&#8230; <strong>è il Sito Web!</strong></p>
<p>Non licenziarlo! In questo workshop saranno forniti consigli pratici e indicazioni per aiutarlo a ripartire portandoti enormi vantaggi.</p>
<p>Massimo Boraso, fondatore dello studio Boraso.com, terrà un Workshop Formativo allo SMAU Bologna di venerdì 19 alle ore 10 dal titolo &#8220;Internet Marketing 2.0: consigli pratici per le PMI&#8221;.<br />
Iscrivetevi all&#8217;evento all&#8217;indirizzo: <a href="http://www.smau.it/event/eventview/1387/1/108,0/internet_marketing_2_0__consigli_pratici_per_le_pmi" target="_blank"><strong>smau.it</strong></a></p>
<p><strong>Target:</strong> Imprenditori, Manager, Responsabili Marketing e Comunicazione, Responsabili IT, Ufficio Stampa, Giornalisti e Consulenti</p>
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