Non si è ancora spenta l’eco della maxi multa impartita a “The Pirate Bay” che la vicenda prende fuoco nuovamente.
Si perché forse non tutti sanno che in Svezia, terra emancipata e madre della “Baia dei Pirati”, esiste un partito, nato in origine come partito antagonista e provocatorio, che si chiama “Partito dei Pirati”: cinque ore dopo l’annuncio della sentenza, il Piratpartiet (”Partito Pirata”), nato nel 2006 a sostegno del sito, ha registrato 1800 nuove iscrizioni, raggiungendo quota 16.500.
Guidato da Christian Engström, 49 anni, il partito ha ormai superato per numero di iscritti i verdi e la sinistra, mentre un sondaggio gli assegnava a dicembre il 21% dei consensi.
Secondo alcuni osservatori alle prossime elezioni europee a causa -grazie- della sentenza “simbolo” contro Pirate Bay, si potrebbe avere una clamorosa vittoria del Partito Pirata, creando così una situazione quanto meno paradossale: il governo, la forma di autorità più alta in assoluto che generalmente verte alla protezione degli interessi delle mayor, si troverebbe formato da persone che promuovono come fine ultimo la riproduzione e la divulgazione di qualunque forma artistica basata sull’ingegno umano.
Si passerebbe ad avere chi oggi è considerato il “ladro”, al timone della società in maniera legale e democratica, con i cambiamenti profondi e strutturali che una cosa simile porta con se.
Tutto questo deve fare molto riflettere: se da un lato esiste la volontà e la necessità di difendere il lavoro intellettuale degli artisti e di chiunque produca “idee” dall’altra parte esiste una modifica, una rivoluzione in atto che viene direttamente dalla gente che percepisce la disparità sociale tra un VIP che si lamenta del furto delle proprie opere ma si sposta con un aereo privato.
Sul sito di Peter Sunde, uno dei fondatori della Baia, si legge: “Come in ogni buon film, gli eroi perdono all’inzio, ma solo per ottenere una vittoria ancora più epica alla fine”.
Forse è il caso di ripensare a molte cose, prima tra tutte la formulazione del copyright.
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I Pirati arriveranno in parlamento?
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Emule e gli altri: finiti i tempi duri?
Sembra proprio di si, almeno a livello “pesante”. Lo scambio di file in rete non può infatti causare la chiusura dell’accesso a internet. Il parlamento europeo sbugiarda cosi le major dichiarando sproporzionato un provvedimento come quello di chiudere l’accesso a internet a chi condivide e scambia file on line. Anche se il parlamento europeo non ha potere vincolante in questo senso, è di certo interessante il fatto che si parli di libertà civili e diritti umani quando si affronta l’argomento p2p. Scongiurato almeno in parte l’effetto crociata promosso da Francia e Gran Bretagna. La Francia, che sarà presto presidente di turno dell’unione europea, potrebbe premere per l’applicazione del proprio regolamento (chi viene “beccato” per la terza volta a scaricare materiale dal web è interdetto dalla rete) che a noi di collaboriamo sembra decisamente pesante.. voi che ne dite? Sicuramente il parlamento europeo ha fatto capire che non esiste proporzionalità tra il fatto e la decisione di contrasto, vedremo se i poteri forti capiranno…
Il problema del p2p è serio, di certo gli artisti vanno tutelati, c’è però la sensazione che molti altri operatori nel settore (le major) stiano cercando di difendere un patrimonio un tempo di certa appropriazione ma oggi molto meno sicuro..
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