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  • Il Nerdic è la lingua più parlata

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 23 Luglio 2008
    Archiviato in News

    Nel mondo rivoluzionato da Internet, anche il linguaggio è diventato materia per tecnofili.
    Il Nerdic, cioè la lingua degli appassionati di tecnologia, è diventata la più parlata d’Europa, riuscendo a vincere le resistenze dei francesi (che ancora oggi chiamano il Web “Toile d’araignee mondiale”), l’orgoglio degli inglesi che hanno messo da parte la lingua del business mondiale e le difficoltà degli italiani nell’imparare le terminologie straniere.

    A testimoniarlo è PIXmania.com, sito di e-commerce che ha condotto una ricerca sui cittadini europei appartenenti a tutte le fasce d’età.

    Questa nuova terminologia, che nasce dalla mescolanza di tanti linguaggi, espressioni e slang, ha la caratteristica di rinnovarsi continuamente, ed è per questo che gli autori della ricerca hanno stilato non solo un decalogo con le espressioni diventate più popolari ma anche di quelle che verranno presto dimenticate.

    La più curiosa? RickRoll: usata per consigliare a un altro internauta di visualizzare il videoclip “Never Gonna Give You Up” di Rick Astley, famosissimo cantante degli anni ‘80.
    Basta scrivere la parola su Google per vedersi restituire 473mila risultati, o su Youtube per veder apparire 2.850 video: c’è chi proietta la canzone nel mondo dei Simpson e chi la usa come sottofondo per ammansire l’animale domestico.

    Ora che abbiamo l’HSDPA e la DVB-H… chi penserà mai più all’esperanto?

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  • Web 2.0: un pericolo per la Privacy?

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 17 Luglio 2008
    Archiviato in News, Web 2.0

    Un emendamento alla Manovra del governo ha appena sancito che dal 2010 tutti noi avremo le impronte digitali sulla carta di identità.
    Il Grande Fratello di Orwell è sempre più attuale e la sua smania di controllo viene soddisfatta ogni giorno dalle sempre nuove tecnologie elettronico-informatiche che mettono a dura prova la privacy della nostra vita quotidiana: satelliti spia, software anti-privacy, intercettazioni telefoniche e così via, in un crescendo di effetti speciali e indiscrezione.
    Ma che fosse tutta colpa del Web 2.0 non ci avevamo ancora pensato.

    La Relazione annuale al Parlamento fatta ieri del Garante della Privacy ci mette in guardia:  “Assistiamo con vigile attenzione al diffondersi di Youtube e dei nuovi Social Networks, come Myspace e Facebook, che consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla Rete”.

    Di sicuro sulla Rete stanno circolando a gran velocità queste dichiarazioni del Garante, che ha annoverato tra le insidie più temibili il diffondersi della cosiddetta “pubblicità comportamentale”, che analizza il modo in cui ci muoviamo in Internet per inviarci pubblicità mirata sulla base dei nostri gusti e interessi; o il geomarketing che, sfruttando il controllo satellitare, è in grado di seguire i nostri spostamenti e di offrirci in ogni località i prodotti e i servizi che preferiamo, il tutto mentre “permane una diffusa indifferenza per la protezione dei dati in settori delicatissimi quali credito, sanità, amministrazione finanziaria, strutture di servizio”.

    Il Garante conclude dicendo che i giovani fruiscono Internet in modo troppo disinvolto e inconsapevole e questo comportamento rende necessario fornire al più presto indicazioni chiare che consentano un utilizzo più attento e informato del Web 2.0.

    Tralasciando che i giovani cresciuti a pane e Internet non sono certo così sprovveduti, attendiamo con interesse le proposte del Garante per aumentare la consapevolezza dei navigatori.

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  • Internet fa ingrassare

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 10 Luglio 2008
    Archiviato in Internet e altri media, News

    Internet finora ci ha resi stupidi (dagli studi risulta che condizioni i nostri processi mentali), deconcentrati (riusciamo a digerire la scrittura solo a piccoli blocchi), asociali (trascorriamo meno tempo con amici, parenti e fuori casa) e, questa è la novità, ora anche grassi.
    A sostenerlo è un gruppo di ricercatori della Harvard Medical School, del Brigham & Women’s Hospital e della Washington University in uno studio pubblicato sulla rivista “Journal of Pediatrics”.
    Analizzando lo stile di vita di più di 5.000 ragazze di età compresa fra i 14 e i 21 anni residenti in 50 Stati, i ricercatori hanno riscontrato che più tempo trascorrono sul Web, più tendono a consumare alcolici e meno dormono la notte e questi 3 elementi sembrano influire sull’obesità in modo determinante.
    Infatti, dalla stessa ricerca, emerge che le ragazze che hanno consumato 2 o più bevande alcoliche alla settimana e che hanno dormito meno di 6 ore a notte sono ingrassate di più rispetto alle altre, e se hanno navigato senza sosta su Internet hanno raggiunto una media di + 1,80 kg l’anno.

    Se gli adolescenti sono a rischio, noi adulti non ce la caviamo meglio: la vita frenetica che conduciamo ci ha portati ad acquisire abitudini poco salutari, a fare poco sport, a mangiare male e spesso a consumare un panino al volo mentre continuiamo a lavorare, o a sorseggiare velocemente un caffè che non di rado rovesciamo sulla tastiera… non è detto che la responsabilità di questo nuovo e poco sano stile di vita sia da addebitare ad Internet, ma di sicuro ci capita di dimenticare le buone regole per dedicare mezz’ora in più a questo straordinario mezzo di comunicazione.

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  • La rivoluzione dei domini liberi

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 05 Luglio 2008
    Archiviato in Innovazioni e tecnologia, News

    L’ente che ha la responsabilità di assegnare gli indirizzi IP (ICANN, Internet Corporation for Assigned Names and Numbers) ha annunciato la liberalizzazione dei domini.

    Questo significa che presto gli indirizzi Internet potranno terminare con qualunque parola, e non saranno più legati ai paesi (.it, .fr, .uk, …) o al tipo di attività (.com) o all’ente promotore (.org).

    Si tratta di una vera e propria rivoluzione che trasformerà notevolmente il Web, in quanto ognuno di noi avrà la possibilità di scegliere tra un numero infinito di domini, che potranno corrispondere a nomi o a parole di fantasia.

    Da tempo Ebay chiedeva di poter registrare il proprio dominio ma a giovare della novità saranno anche comuni ed enti locali che potranno personalizzare il dominio dei siti istituzionali rendendoli molto più riconoscibili e facilmente reperibili in Rete.

    La libertà non sarà comunque illimitata: per poter creare dei nuovi domini saranno necessarie conoscenze tecniche e i costi saranno ingenti (fino a 10.000 dollari)

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  • Siamo Milioni (di blogger)

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 08 Maggio 2008
    Archiviato in News
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    Interessante lavoro tra le ricerche sui blog recentemente pubblicate, Mauro Lupi ha infatti realizzato un ottimo matching tra gli studi di Forrester e i dati Nielsen evidenziando come in Italia siano presenti quasi 10 milioni di lettori di blog e social networks (spectators), 5 milioni di commentatori (critics) e 3 milioni di produttori di contenuti (creators). Questo dato è stupefacente (qualcuno direbbe stupefacentemente elevato) e va considerato il fatto che il nuovo web è fatto anche di blog quindi è normale che di quei 25 milioni di Italiani che navigano il web alcuni cadano sui blog, magari portati dai motori di ricerca. I professionisti della comunicazione non hanno ancora capito che i blog possono essere utilizzati sia per fare pubblicità che per fare pr e che sono uno strumento potentissimo, forse la carta audience, caro vecchio indice cosi radicato nelle menti di chi vende costo-contatto, potrà aiutarci a sdoganare la comunicazione on line (e figuriamoci il 2.0) dando alle leve che la compongono la legittimazione che merita, fa riflettere anche questa osservazione di Mauro:
     
    Il fatto che numeri così alti suscitino perplessità, dipende da due fattori: a) perchè in Italia si tende a diffidare “a prescindere”; b) più seriamente, perché la polverizzazione dell’attenzione tende a non creare l’impatto delle “audience di massa” a cui siamo abituati con gli altri mezzi tradizionali, con tutti gli effetti di influenza sull’agenda che conosciamo. È la differenza tra 10 milioni di ascoltatori che guardano 100 canali oppure che si distribuiscono su 3 milioni di canali.

    Frammentazione, diffidenza, ma anche nuova comunicazione e blog sono termini cui dovremo forzatamente abituarci se vogliamo davvero intercettare quell’utenza che, ora si, ci aspetta anche la fuori

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  • 1000 visite al giorno al proprio blog: e fra sei mesi?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 15 Giugno 2007
    Archiviato in News

    Partiamo da una provocazione interessante che ha fatto un pò di rumore in rete, l’articolo “Come avere un blog da 1000 visitatori al giorno?” di Simone Maria Navarra. Le idee per incrementare la visibilità sono che Simone riporta sono le seguenti:

    - Usare i comunicati stampa
    - Usare le parole chiave adatte
    - Fare una campagna pubblicitaria
    - Parlare di politica o cronaca o sesso
    - Diventare uno scrittore famoso
    - Andare a spammare in qualche posto molto affollato
    - Sfruttare la popolarità degli altri blogger
    - Usare gli aggregatori

    Queste idee, interessanti, comprendono essenzialmente due tipologie di “turbo”: i supporti e i magheggi. Il primo tipo comprendere gli aggregatori e le parole chiave, la tecnica insomma di seguire regole di scrittura e diffusione dei propri testi per cercare la visibilità tra gli umani (aggregatori) e non (motori di ricerca - parole chiave). I magheggi sono invece lo spam e gli “argomenti caldi” che portano picchi di visite perchè notoriamente rumorosi. Il problema è però il seguente: quanto può durare?
    A nostro avviso molto poco. le persone tendono a premiare nel lungo termine solo i blog che si presentano con un diverso approccio alla scrittura: contenuti di qualità ed assenza di espedienti. Veicolare su un aggregatore un proprio contenuto è legittimo e può essere uno spunto per una discussione più articolata, cosi come lo è la pratica di segnalare via mail a persone conosciute e interessate i nuovi post. Sembra molto meno apprezzata invece l’idea di spammare a destra e a manca o quella di riempire il blog di pubblicità segregando l’articoletto in una microcolonna a fondo pagina. Ancor perggio fanno quelli che copiano e incollano su propri siti gli articoli d’altri sfruttando la scarna legislazione che copre la rete.
    La questione è però ancora aperta: come avere e mantenere 1000 visitatori? A nostro avviso perseguendo la link popularity con i contenuti: io scrivo un articolo interessante, tu lo apprezzi. Io ne scrivo un altro, tu vedi che scrivo bene e mi metti un link nel tuo blog. Se lo fanno 100 persone il mio blog comincia ad avere molte visite e la propagazione non può che essere virale. Qualità insomma, come chiave di tutto.

    Questa lezione è valida anche per i siti internet e il posizionamento nei motori di ricerca, voi che ne dite?

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  • Quando la rete chiede scusa

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 31 Maggio 2007
    Archiviato in News

    A volte la rete chiede scusa. E’ successo nel sito non ufficiale di Allison Stokke, atleta 18enne divenuta suo malgrado un fenomeno mediatico nel recente passato. Il caso strano, nella fattispecie, sta nel fermento attorno alla giovane ragazza. Un tripudio di commenti, fotografie, video e chi più ne ha più ne metta.. Nessuna fotografia troppo osè, nessuna dichiarazione fuori posto.. solo un tormentone che ha preso corpo piano piano fino a crescere in maniera smisurata danneggiando l’immagine e la vita quotidiana di una ragazza di 18 anni.

    A trasformare una pioggia di notizie in tempesta mediatica è stato un articolo apparso in prima pagina sul Washington Post che, volendo portare Allison come esempio di privacy violata sul web, non ha fatto altro che aumentare la popolarità della ragazza, con i seguenti effetti (via corriere.it)

    Ora la giovane non esce più sola di casa, non risponde al telefono, è riconosciuta per strada quando cammina, ha ricevuto richieste d’intervista persino dal Brasile. Un interesse che nulla ha a che vedere con la sua passione sportiva. Qualcosa di simile le accadde già due anni fa, quando una sua foto finì su Internet. Ma la giovane quella vota riuscì a contattare via e-mail chi l’aveva inserita e nel giro di pochi giorni l’immagine sparì. Una cosa impossibile oggi.

    In questo blog non si vuole contribuire alla diffusione del fenomeno, quanto piuttosto notare come il sito non ufficiale della ragazza, vero e proprio contenitore di rumors sul tema, abbia chiuso i battenti, scusandosi e augurando buona fortuna alla povera Allison. Non sappiamo se la home page che vedete in foto sia stata inserita spontaneamente o a seguito di denunce da parte della vittima inconsapevole, ciò che sappiamo è che da questo caso si evince, una volta di più, la potenzialità anche negativa della rete, oltre a risultare evidente l’influenza che le versioni on line dei grandi giornali continuano ad avere nella propagazione mediatica.

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