News: Interviste e opinioni

  • Intervista a minimarketing.it

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 15 Ottobre 2007
    Archiviato in Interviste e opinioni

    Sitiwebmarketing intervista Gianluca Diegoli, in rete per tutti www.minimarketing.it

    Chi è Gianluca Diegoli? Scrive un po’ per scherzo, un po’ per passione, un po’ per non fare sport.
    Adora studiare le frattaglie del marketing.
    Non sopporta i personaggi che che “intorbidiscono l’acqua per farla sembrare profonda”.
    E’ marketing e product manager da circa 10 anni.
    Ha una certa esperienza nei servizi (e preferisce la carta, all’aria, per asciugarsi le mani)
    E’ uscito con la laurea in tasca dalla Bocconi, ma non può rivelare il passaggio segreto.
    Usa e abusa di internet dal 1995, ma ammira quelli che la odiano.
    Detesta l’uso di parole come execution e commitment. E anche deliverare e fasarsi.
    Ama lo spam, legge sempre i pieghevoli dei supermercati, sperpera le autorizzazioni al trattamento dei dati personali, adora testare il supporto clienti.
    Partecipa ai colloqui di selezione per curiosare indisturbato nelle aziende, e per poi farne report sul blog. Se volete assumerlo (CV), può essere utile sapere che è un ‘considerate leader’ .

    Il bello di www.minimarketing.it è l´operatività schietta e la limpida osservazione del marketing moderno, commentata con ironia in ogni sua declinazione. E´ un po´ quello che noi di sitiwebmarketing vorremmo imparare a fare per quanto riguarda il web, con l´ambizione di offrire ad imprenditori e manager consigli e strumenti ´ buoni per ogni stagione´e soprattutto applicabili anche a chi non solo non può permettersi un marketing manager in azienda, ma ha anche il figlio che fa le buste paga.. ed è al timone di un´azienda ugualmente florida, e giustamente se ne vanta.

    1) Ciao Gianluca, ci parli un po´ di te o di minimarketing? O di te&minimarketing..

    Io e minimarketing… non siamo la stessa persona. Cioè, lui, minimarketing, è la parte che pensa senza porsi limiti di fattibilità od opportunità , osa, prova, discute, trova parallelismi o metafore che ti vengono in mente solo quando non sei ‘chiuso´ sul tuo lavoro quotidiano.
    Anche se ormai siamo gemelli siamesi, e lui è in effetti più conosciuto di me.
    Quando ho iniziato a tenere il blog, non avevo una chiara strategia nè un obiettivo, ma solo passione e voglia di scoprire. Il blog serviva per me, più che per gli altri. E´ così anche ora. Mi serve per ´ costringermi´â€“ ma in realtà è un piacere, ovviamente - alla autoformazione continua, a mantenere viva la curiosità , a scoprire nuove persone, nuovi trend e nuove idee in rete. Se questo però ha contribuito anche a diffondere a sua volta conoscenza e interesse per le forme nuove di marketing, ne sono più che contento.
    A volte parlo con blogger che tengono un blog (professionale) in segreto, in quanto, mi dicono, ´ sai nelle PMI potrebbero licenziarmi per questo, non lo considerano lavorare´. Beh, io dico che se tu hai un blog e l´altro no, io assumo te, perchè la formazione te la fai da solo e in modo proattivo e non passivo, e questo è un risparmio e un vantaggio incalcolabile per la mia azienda. Poi con il blog comunque promuoverai indirettamente la mia azienda. E´ un concetto che può apparire coraggioso, ma di cui sono fermamente convinto.

    2) Cos´è il marketing oggi? Quanto conta la rete per vendere?

    Cosa sia il marketing oggi è una domanda da un milione di euro. Credo sia più facile dire cosa non sia. Il marketing non è più il trucco, la chirurgia estetica che ripara tutto, perchè il trucco viene scoperto molto prima di una volta. Il marketing è essere ´ tutt´orecchi´e l´umiltà di parlare e ascoltare i propri interlocutori/clienti sin dalle fasi di design del prodotto, essere vincenti attraverso la trasparenza: il marketing che funziona diventa sempre più comunicazione e interazione.
    La rete per vendere? Non funziona, se l´obiettivo unico che abbiamo in mente è quello e soltanto quello. La rete per definizione è solo comunicazione bidirezionale. Si può solo essere acquistati, nel senso che le vecchie tattiche del venditore offline non si applicano per nulla: forse si applicano di più le tattiche del venditore da mercato ambulante, in cui relazione umana disinteressata, fiducia reciproca e passaparola si fondono in un concetto ‘primario´ di mercato che bisogna riscoprire.
    Pensiamo anche ai motori di ricerca: il 90% degli acquisti inizia con una ricerca online o nelle community sociali (blog, forum, ecc.) di cui ci fidiamo, non con la pubblicità che facciamo finta di ascoltare. Questa è una rottura totale con il passato.

    3) Il nostro è un pubblico di piccole e medie imprese che spesso faticano a permettersi un responsabile strategico, un brand manager e una divisione pr, in questo senso qual è la chiave per fare un buon marketing low budget?

    Prima di tutto, bisogna definire quanto sia il low budget: spesso vedo aziende che organizzano convention costosissime o hanno sedi curatissime, ma con siti online che sarebbe meglio togliere di mezzo subito, piuttosto il nulla! Diamo al web – che è parte ormai irrinunciabile della vita delle persone - quanto era dato ad altri canali 10 anni fa, quanto spendevate per tutte quelle costose brochure patinate, non di meno. Stabilito quanto debba essere il ‘low budget´ minimo, direi di iniziare a ‘intrufolarsi´ nella rete, partecipare a forum, blog, commentare le notizie, leggere molto, facendosi magari all´inizio guidare da qualcuno che non vi vende il suo tempo per fare le cose ma per farvi capire e affiancarvi, farvi diventare rapidamente ´ adulti´nel mondo della rete.
    E tenere in mente che in rete, tutto ciò che regali – in senso lato - alla conoscenza del tuo mercato, fatto di persone in rete, ti verrà ridato indietro con gli interessi. Se vai in rete con l´istinto del predatore, ne uscirai senz´altro male. E se non ci credi fino in fondo, aspetta.
    In fondo la rete è low budget, ma necessità di molto tempo e di dedizione.

    4) Cosa vedi nel futuro dei blog? Un grande successo o l´esplosione di una bolla? I corporate blog sono la naturale conseguenza dei blog di oggi o seguiranno una dinamica diversa?

    I blog sono stati la prima pietruzza del grande ritorno di massa al web fatto dalle persone anzichè dalle aziende o dai giornali: ma comporta che molte persone debbano per forza scrivere per partecipare, il che non può essere vero per tutti. Per questo nuove forme di partecipazione stanno rubando spazio ai blog – reti sociali come Facebook o MySpace, Podcast, microblogging sociale come Twitter, e poi ci sono gli evergreen: community, forum, ecc.
    Sui corporate blog il mio giudizio è sospeso: quando l´azienda, perchè è monopersonale o quasi, o perchè esiste un personaggio ´ carismatico´e bravo a comunicare e ascoltare la blogosfera, è in grado di generare un blog sì aziendale, ma che abbia un po´ di ´ sangue vero nelle vene´allora i risultati sono ottimi. In fondo ‘solo le persone possono bloggare, non le aziende´. Quando per corporate blog si intende l´area news appena rivisitata e con un tono informale, beh, non mi sembra questa gran rivoluzione. Forse è meglio iniziare altrove il percorso verso la rete.

    5) Hai recentemente organizzato con grande successo i playoff dei blog di marketing emergenti, il fatto di premiare come fonti autorevoli blog spesso non strutturati (in cui manca un navigato manager o un docente) crea imbarazzi o ci dice che oggi la divulgazione in termini di marketing è cosa per molti?

    Ehi, le buone idee non hanno bisogno di docenti! Tra l´altro, docenti illuminati hanno iniziato a usare il blog per condividere il pensiero e la conoscenza. In ogni caso c´è molta più ´ società aperta´nel circolo ´ virtuale´dei blog di marketing di quanta ce ne sia mai stata nel mondo accademico. Perfino nella prima fase di internet, i luoghi di discussione erano limitati e un po´ ´ costretti´: mailing list, qualche newsgroup, alcuni giornali online dove scrivevano sempre i soliti. Se hai buone idee e conoscenza, ora puoi emergere. Questa è la lezione. I Marketing Playoff erano un gioco, poco serio in apparenza, ma ha contribuito a far conoscere molti blog che parlano eccellentemente di marketing, e discutono tra di loro aumentando il livello della discussione di marketing in Italia. Non mi sembra poco. Anche se quei blog, prima o poi, sarebbero stati notati lo stesso!

    6) Una curiosità : cosa pensi di google?

    Google ha combinato negli anni scorsi la nitro-glicerina, cioè un algoritmo di ricerca assolutamente migliore dei precedenti associato a un fantastico sistema pubblicitario contestuale all´oggetto e all´intenzione dell´utilizzatore – spesso una ricerca finalizzata a un acquisto. Le due cose rappresentano tuttora il grande vantaggio competitivo di Google, che ha potuto usarlo per franare a valanga – e per la verità con prodotti eccellenti – su tutto ciò che esiste, email, IM, pagamenti, blog, aggregatori, statistiche, pubblicità contestuale sui contenuti, applicativi Office-like, gestone feed, ecc.
    Credo che Google abbia due sfide davanti: la prima è trovare una nuova nitroglicerina applicata ai nascenti socialnetwork, la seconda è continuare ad apparire come non pericoloso per la privacy anche in presenza di una quota di mercato e di una pervasività delle proprie applicazioni che è è , se ci fermiamo a riflettere un attimo.

    Intervista finita. Che dire, un grazie a minimarketing che ha detto la sua, sono queste le vere testimonianze da non perdere!

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  • YouTube: fine o mezzo?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 31 Marzo 2007
    Archiviato in Interviste e opinioni

    Prendo spunto dai recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto anche le nostre province per una riflessione su YouTube e tutto ciò che gravita attorno a questo mondo.

    Assistiamo praticamente ogni giorno a mezzi stupri, corse folli su moto e auto, voli dalle finestre.. il tutto in diretta (o differita) su YouTube e sui telefonini dei nostri ragazzi. Di certo la diffusione della multimedialità e l´apertura delle frontiere audio-video anche ai telefonini non è un male, ma quanto questo influenza la vita delle persone? E´ possibile che qualcuno commetta una sciocchezza non perchè vuole farla ma perchè ha lo scopo, esibizionistico, di mettere le sue anti-imprese su YouTube?

    Questo non è un blog sociale ma è nostro compito analizzare il web nella sua totalità e youtube ne è parte integrante. Io sono convinto che gran parte delle cose che vediamo, per quanto scandalose, siano già viste nelle vita vera. Dalla professoressa debole che si fa offendere dagli alunni ai ragazzi che sfrecciano in moto in città , nessuno giustifica, e ci mancherebbe, ma questo scandalizzarsi solo perchè si vede quando invece si sa da anni mi sa di moralismo ed omertà . Ma c´è una questione, oltre a quanto già detto, visto, sentito, questi fenomeni di condivisione possono incitare alla violenza o allo sballo?

    Sono curioso di conoscere la vostra opinione, io credo che in qualche modo e in alcuni casi YouTube e simili si stiano trasformando in qualche modo e in maniera preoccupante anche in un fine, se cosi fosse comunque la colpa non è tanto di chi ha inventato questi contenitori ma è necessario ragionare sul cambiamento culturale in atto, assolutamente rilevante se queste ipotesi fossero verosimili. Che ne dite?

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  • I migliori e i peggiori brand

    brand

    La riflessione di oggi parte da una ricerca inglese condotta da Millward Brown research sui migliori e peggiori marchi secondo gli inglesi. Sveliamo subito la classifica, poi riflettiamoci su:

    I MIGLIORI

    1. Cafèdirect
    2. Google
    3. Waitrose
    4. Toyota
    5. Vodafone
    6. Virgin Mobile
    7. O2
    8. Olay
    9. Volkswagen
    10. Douwe Egberts

    I PEGGIORI

    1. Barclays
    2. Spar
    3. Texano
    4. NatWest
    5. Co-op
    6. Lexmark
    7. Palmolive
    8. Total
    9. Lloyds TSB
    10. Abbey

    Quanto si evince da questa classifica è molto interessante. Probabilmente non conoscerete tutti questi brand visto che alcuni sono tipicamente inglesi ma non si possono evitare alcune riflessioni. Permane a mio avviso l´incertezza su un mercato in pesante cambiamento, ecco quindi la comparsa tra i marchi migliori di molti brand legati alla tecnologia, ma anche la permanenza di marchi automotive e alimentari. Cafèdirect, il primo in assoluto, è un rivenditore di caffè che punta sul fattore etico. E´ proprio questo fattore la grande novità della classifica, anche Toyota, che si attesta al quarto posto, deve la sua immagine positiva all´attenzione riservata all´ambiente e alla natura, il modello ibrido Prius è un chiaro esempio di questa filosofia. Tra i marchi migliori meritano menzione anche i brand da sempre ´ utili e simpatici´come google e quelli che invece puntano più sul marketing tradizionale come Vodafone e O2, la cui presenza conferma che la costruzione di un´immagine di marca olistica e pervasiva rimane un fattore chiave. Grandissimi budget significano quasi sempre ritorni positivi nel settore tecnologico, ma questo non significa che con piccoli budget non si possa fare bene.

    Tra i negativi non sorprende la presenza di operatori della finanza come barclays mentre è più significativa quella di brand come Palmolive legati a prodotti di largo consumo abitualmente avezzi a politiche di marketing spinto.

    La conclusione di questa analisi è chiaramente a favore del ruolo del consumatore e del passaparola nel marketing di oggi. Un buon brand vuol dire moltissimo ed essere alleati dei nostri compratori è obbligatorio se si vuole che il marchio abbia una buona diffusione. E´ altresì preoccupante ritrovarsi contro la clientela perchè non solo non parleranno di noi, ma se lo faranno sarà per parlare male. Serve quindi un giusto mix di comunicazione ´ vecchio stile´e politiche aziendali orientate all´etica e alla relazione in positivo col consumatore.

    Quale ruolo per internet in questo ambito? La rete ci permette di massimizzare il passaparola (il famoso marketing virale) favorendo la diffusione del brand, è chiaramente la qualità che deve comunque fare da base ad un buon brand e ad una buona politica di comunicazione, diversamente non si va da nessuna parte.

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  • Communication day 2007 - sale in cattedra la comunicazione -

    Quando ad incontrarsi sono una platea di qualità e nomi del calibro di Alberto de Martini e Enrico Finzi, passando per altri comunicatori di eccezione, il successo è assicurato.

    Anche quest’anno il successo si è ripetuto, la formula ideata da Luca Targa, CEO inside b2b, e dal suo staff per portare a Ferrara la vera comunicazione italiana si è rivelata vincente. Un pomeriggio intenso ma mai noioso quello vissuto alla sala 1 in DarsenaCity, con il palco che ha visto alternarsi operatori del settore di rango internazionale e abili comunicatori locali per non dimenticare, come ricordato da Finzi, che la comunicazione esiste anche fuori da Milano.

    Ciò che ha fatto la differenza ed ha permesso a gran parte del pubblico, treni permettendo, di godere l’evento completo è stato senza dubbio il taglio fresco e operativo che è stato dato all’incontro. I comunicatori al momento di comunicare sè stessi hanno dato il meglio, e non era scontato. Formidabili alcuni racconti per immagini e chicche esclusive che hanno legittimato definitivamente un evento che oggi, oltre alla qualità dei singoli, conta anche su una struttura e un’amalgama vincenti che lo rendono di diritto un appuntamento imperdibile per chi in Italia fa comunicazione.

    Merito agli organizzatori per aver coinvolto la platea che con messaggi sms e “interventi in viva voce” ha potuto relazionarsi con un comitato di esposizione d’elite che non ha lesinato interessanti commenti e curiosità ma ha anche saputo dare all’evento quel qualcosa in più che resta “da portare a casa” quando si esce dalla sala. I comunicatori locali (che spesso di mestiere fanno anche la contabilità e seguono il commerciale) hanno capito essenzialmente due cose:

    1) serve un responsabile della comunicazione in azienda

    2) nel frattempo bisogna rimboccarsi le maniche ottimizzando risorse e sforzi per massimizzare i ritorni dalla propria comunicazione e, qui viene il bello, questa volta è stato anche detto come si fa. Dalle 10 regole d’oro di Finzi ai “cosi non si fa” degli altri relatori la giornata è stata occasione di vero apprendimento di concetti pronti per essere implementati il giorno successivo in azienda.

    Non sono mancati i colpi di scena quando è stato ricordato, non senza colore, che la comunicazione deve anche tenere conto degli scheletri nell’armadio e non ha solo il compito di rendere forzatamente bella una storia triste. Un tocco di franchezza che non ha fatto male ad un intervento riuscito.

    In altre sedi (come ad esempio lo IABforum di Milano) la paura verso il mondo internet era nell’aria, i comunicatori di vecchia data erano a disagio e in imbarazzo ed hanno tentato l’ultimo attacco ad una realtà ormai consolidata e irreversibile, troppo per rassegnarsi a vendere vanghetti. Qui no, a distanza di pochi mesi i creativi hanno capito che i principi che guidano la comunicazione in internet possono essere portati off line e che l’integrazione è davvero possibile, per giungere ad una coesistenza di qualità nella coscienza che la pubblicità non è morta, ma anche che internet è più che vivo. In questo caso ottimi l’intervento di De Martini sulla gratitudine e la chiosa di Massimo Boraso il cui intervento di chiusura è stato simbolico come a dire “ci vediamo l’anno prossimo partendo da qui”.

    Aspetto qualche commento a questo articolo per conoscere le impressioni che anche altri partecipanti hanno avuto, chiudo con i complimenti a inside b2b nella speranza che anche nei prossimi anni questo evento possa riconfermarsi e crescere ancor di più, mantenendo però l’ottica “glocale” che lo rende cosi speciale.

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  • La vendita nel 2007 - un pò di operatività in questo marketing di teorie

    SWM incontra Cristiano Casarin, responsabile della rete vendita di immobilmente.com, esperienze nell´editoria e in svariati altri settori fanno di lui un profondo conoscitore della situazione italiana a livello commerciale.

    Buongiorno Cristiano, com´è cambiata la gestione della rete commerciale dagli anni 90 ad oggi?

    Innanzitutto buongiorno a tutti i lettori.
    Le reti commerciali a metà degli anni 90, quando ho iniziato la mia carriera di agente di commercio, erano molto più complesse; formate da molti venditori che si dovevano suddividere non zone ma quartieri. La politica commerciale di molte grandi aziende, che gestivano la pubblicità sui giornali era: ´un uomo un modulo´quindi più uomini erano sul bacino più moduli (spazi pubblicitari) si vendevano.Di conseguenza la gestione della rete commerciale era frazionata in molti agenti junior che gestivano tanti piccoli clienti, ( la maggior parte con il porta a porta), e pochi agenti senior che gestivano i numericamente limitati big spender.
    Oggi, ritengo si sia arrivati a cercare di avere meno account ma con più qualità e con portafogli clienti più importanti. Di conseguenza la gestione della rete vendita diventa meno dispersiva ma forse più accorta ed impegnativa, in quanto l´area manager si trova costretto a gestire al meglio e con maggior impegno gli agenti di zona per fare in modo che crescano e che riescano a sopperire con la qualità alla quantità .

    Vendere ´ sul campo´è molto diverso dalla teoria di vendita, come ti relazioni ed integri con la struttura di marketing di immobilmente?

    E´ la stessa differenza che esiste tra le ore di attesa che precedono la prima sera con una bella ragazza e quando ci sei di fronte a cena.
    La vendita dovrebbe essere lo scopo del marketing quindi la sua naturale conseguenza.
    A volte invece ho l´impressione che il marketing abbia la presunzione di essere fine a se stesso. La sinergia è l´arma fondamentale che esiste tra il marketing immobilmente e la vendita che io curo direttamente. Solamente il venditore riesce a captare gli umori e le esigenze del cliente. Non dimentichiamo che è il cliente l´obiettivo del marketing.
    Possiamo tranquillamente affermare che manca in molti ragazzi la volontà e l´ambizione di investire su se stessi. Non mi dilungo a dar colpe, anche perchè non mi compete, ma ritengo che ogni ragazzo che si affaccia al lavoro dovrebbe riflettere su cosa effettivamente offre il mercato. A volte ho l´impressione che si continui a ricercare le professioni che si ricercavano 20 anni fa senza rendersi conto dei cambiamenti che ha subito il mondo del lavoro e il mercato stesso. Se ci dovesse essere una presa di coscienza dei giovani, la formazione dovrebbe spettare come è ovvio all´università o per lo meno a delle aziende che abbiano connivenze con la scuola pubblica e che diano una preparazione adeguata. Ma ritengo che sia indispensabile soprattutto un cambiamento nel modo di vedere la professione da parte dei giovani. Faccio un piccolo appello: ´Ragazzi ricordatevi che tra pochi anni il libero professionismo e di conseguenza la partita iva diventerà una forma davvero importante e quasi indispensabile per essere regolarizzati e dei professionisti´

    L´agenzia Boraso.com ha ideato uno strumento di integrazione on line - off line davvero interessante, tu hai venduto comunicazione sui giornali per diversi anni, oggi ti trovi ad affrontare il mondo internet come una nuova sfida, quali sono le differenze tangibili?

    Ti dirò che l´unica differenza sta nella difficoltà che ha la gente di comprendere che internet è già una realtà consolidata e non il futuro!! Ritengo solamente che i grandi esperti di comunicazione on line debbano scoprire nuove forme di intervento per soddisfare una enorme nicchia di mercato medio basso che in questo momento non riesce a trovare una sua collocazione.
    Non mi stancherò mai di ripeterlo. Internet deve essere reso alla portata di tutti i target di clienti per il semplice motivo che il grosso mercato in Italia, è formato da medio piccole imprese e non da multinazionali come in America.
    L´unico modo per far questo è innanzitutto cercare di delocalizzare la comunicazione on line; e permettere ad aziende che hanno interessi regionali o addirittura provinciali di comunicare col proprio vicino.

    In futuro, con internet sempre più pervasivo e presente nelle nostre vite e che minaccia di far sparire i giornali come vedi la funzione vendita?

    Sono assolutamente convinto che i quotidiani in quanto tale, nn spariranno mai.
    Tutto quello che leggiamo sono provocazioni da parte di editori molto potenti che hanno la consapevolezza che internet sta davvero assumendo dimensioni di comunicazione, forse fino a 5 anni fa impensate e di conseguenza si chiedono se valga davvero la pena continuare a investire miliardi di dollari o di euro per fare un certo tipo di comunicazione tardiva e non del tutto in linea con le esigenze di velocità che ha il mercato odierno.

    Ma rilancio con una provocazione

    Chi rimarrebbe davanti allo schermo di un computer per leggere 20 pagine di approfondimenti alla notizia? oppure mettersi a stampare 40 fogli A4 ?

    Tornando al ruolo della vendita per quanto concerne il settore on line web internet, rimane e rimarrà alla base di tutto il rapporto di fiducia che riusciremo ad instaurare con il nostro cliente, e la qualità -penetrazione che il prodotto ha sul mercato di riferimento.

    Com´è la percezione di internet delle persone che incontri ogni giorno? Hanno paura o lo vedono come un´opportunità ?

    Nel mio peregrinare quotidiano, mi accorgo che esiste nel cliente medio, la poca o quasi inesistente conoscenza del modo in cui dovrebbe far comunicazione.La maggior parte delle imprese non si informa prima di investire il proprio denaro.L´imprenditore deve capire che il terget di riferimento è fondamentale per raggiungere lo scopo;non importa con quante persone comunichi ma con chi comunichi.Si tende nella maggior parte dei casi, a praticare e pianificare i media che hanno maggior quantità di afflusso.Questo va bene per pochi settori mercelologici come la grossa distribuzione (soprattutto alimentari, abbigliamento) ma nn per la maggior parte delle attività che fanno impresa.
    Se prendiamo in considerazione il terziario che oramai anche in Italia ha raggiunto la maggior parte della torta economica, il targettizzare è diventato fondamentale per fare una comunicazione mirata e meno dispersiva.
    In virtù di questo, INTERNET, è e sarà sempre più, il mezzo per parlare nello specifico con il nostro utente.E´ comunque indubbio che la stragrande maggioranza degli imprenditori che io incontro quotidianamente, hanno il timore di investire in internet perchè nn lo vedono ancora un vero e proprio mezzo di comunicazione come lo sono i press e le televisioni.
    Mi permetto di muovere una critica al mondo del web.
    E quando parliamo di internet non riduciamo sempre il tutto ai blog ai video e all´aspetto ludico del web!!! Diamo informazioni a chi ci ascolta (quindi anche ai potenziali clienti) di capire come si può investire denaro nella rete.Secondo il mio punto di vista se in questo momento solo il 2% degli investimenti confluisce nel web la colpa è anche di chi dovrebbe venderlo il web!
    Sono realmente convinto che se iniziamo a proporlo con un modo di comunicare semplice ma efficace, i risultati e il business vero nel breve si vedono.Molto spesso, quando partecipo alle convention ai meeting sull´universo internet, ho come l´impressione che non si sia ancora ben compreso come fare davvero business.
    Deve essere la rete ad avvicinarsi al cliente e non aspettare che il cliente prenda coscienza dell´importanza della comunicazione in rete!!

    La vendita è cambiata? E´ vero che è sempre più una relazione e che il cliente è sempre più coinvolto nel prodotto o, sostanzialmente, è sempre stato cosi?

    A quest´ultima domanda ho in parte risposto nelle affermazioni precedenti
    Non è cambiata la vendita sono cambiate le necessità del cliente.
    Ora il cliente ha meno denaro da investire , che negli anni 90.
    Quindi il binomio vincente è PRODOTTO-VENDITORE
    Un tempo si riuscivano a chiudere contratti anche con prodotti non di grossa penetrazione, ora il nostro interlocutore, è attento, informato, smaliziato, e sa o crede di saper bene di cosa necessita.
    Ritengo che ora più che mai sia fondamentale la fidelizzazione tanto quanto lo sviluppo.
    La correttezza ricopre un ruolo principale della gestione del cliente.
    Ormai i ´ venditori furbi´hanno poco futuro.E´ il momento di riservare all´organizzazione del lavoro più spazio di un tempo, prima di visitare un cliente è necessario avere più informazioni possibili su cliente stesso.Per concludere ora nn si improvvisa più, è necessario essere preparati sul prodotto che si propone sul nostro potenziale cliente e conoscere qual è il nostro obiettivo prima di muoverci.

    VENDERE GHIACCIO AGLI ESCHIMESI NN SIGNIFICA ESSERE DEI BUONI VENDITORI SIGNIFICA AVER FREGATO IL CLIENTEche in questo caso di ghiaccio nn ne aveva bisogno.(ma semmai di una caldaia)

    Ringraziamo sinceramente Cristiano Casarin per il suo contributo che avvicina non poco il contesto operativo a quello del marketing teorico, i concetti espressi sono molti e di assoluto rilievo, cosa ne pensate?

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  • Creating Emotions

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 20 Febbraio 2007
    Archiviato in Casi di eccellenza, Interviste e opinioni, Parola alle piccole, Web marketing

    SitiWebMarketing incontra Dario Cherubino, Direttore Creativo di AzimutOnLine, blogger per passione. Dario si occupa di eventi e ci offre la sua visione su questo interessante argomento, a lui la parola.

    Buongiorno Dario, ci parli un pò di te e di azimut? Come sei arrivato personalmente al management della creatività e degli eventi?

    A dire la verità , praticamente per caso. I miei esordi sono stati la creazione e l’organizzazione di un raduno/evento di appassionati del genere del fantastico. Un esperimento amatoriale, chiamato Festa di Primavera. Avevo 19 anni. L’esperimento riuscì talmente bene che lo
    ripetemmo l’anno successivo, e poi quello dopo ancora, e tramite passaparola cominciarono ad
    arrivare sempre più persone, non solo da tutta Italia, ma anche da altre parti d’Europa. Quando
    arrivò l’interesse della stampa e delle televisioni non si poteva più considerare una
    produzione amatoriale in senso stretto.

    Fu grazie alla risonanza data dalla stampa che fui contattato da un imprenditore locale che
    necessitava di un nuovo direttore creativo per una importante agenzia di intrattenimento e
    spettacoli. Non immaginavo nemmeno che se ne potesse fare un lavoro, della mia passione!
    Accettai, naturalmente, e devo ammettere che in quel periodo ho fatto un duro ma essenziale
    apprendistato.

    Azimut arriva anni dopo, nella mia vita. Era nata con una concezione sicuramente diversa da
    tutte le altre agenzie presenti in Sicilia: la produzione e realizzazione di eventi, intrattenimenti e spettacoli originali, interattivi e di nuova concezione, costruiti attorno alle specifiche esigenze di comunicazione del committente. A metà strada tra una società di spettacoli e un’agenzia di comunicazione alternativa. Per lo più, si rivolge a un ramo business, ma ammetto con piacere che abbiamo lavorato anche con enti pubblici e privati in cerca di qualcosa di veramente mai visto prima.

    A che punto è il mercato degli eventi in Italia? E rispetto al resto del mondo?

    Direi che la situazione italiana e quella del resto del mondo occidentale siano piuttosto simili.
    Questo è davvero un mercato globale, dato che chi organizza questi eventi valuta contemporaneamente la possibilità di svolgerli a Roma come a Parigi, New York o Taormina.

    Il mercato è in netta crescita. I dati dell’ultimo “Monitor degli Eventi in Italia” (ricerca Astra)
    indicano una sempre maggiore fiducia nel media “evento” un po’ in tutte le categorie, dal lancio
    di un nuovo prodotto all’incentivazione aziendale, dai roadshow ai congressi.

    Noi di SWM siamo molto interessati a comprendere se e come queste nuove forme di relazione e comunicazione possono aiutare anche le piccole e medie imprese, a livello di target e a livello di costi, puoi aiutarci?

    Il discorso sarebbe davvero troppo lungo per essere affrontato in poche righe. Mi accontenterò di dire che i costi della realizzazione di un evento (che sia promozionale, di incentivazione, o altro ancora) sono in generale molto più contenuti rispetto agli altri mezzi presenti sul mercato.
    Essendo un momento di comunicazione diretta, sono la scelta migliore quando si vuole coinvolgere un target specifico (ad esempio, i propri clienti migliori, i propri dipendenti, opinion leader o perfino abitanti di una stessa area geografica ristretta) trasmettendo emozioni, la dove la comunicazione classica risulta più indifferenziata e anonima, e rischia di perdersi in mezzo a troppi altri messaggi.
    Per questo, le forme di comunicazione alternative (che non sono solo gli eventi) sono un mezzo
    utilizzabile anche e soprattutto dalle piccole e medie aziende che hanno bisogno di emergere in un mercato sempre più settoriale e specializzato.

    Come si misura l’efficacia di un evento?

    Calcolare il ROI (return on investment) di un evento non è affatto facile, e varia molto a
    seconda dello scopo dell’evento stesso. Esistono casi semplici, legati al miglioramento di
    dati sensibili riguardanti la vendita o il consumo di un bene. Se l’evento ha come fine la
    pubblicizzazione di un nuovo sito internet, ad esempio, è possibile fare un calcolo valutando
    l’incremento degli hit giornalieri. Ma nel caso in cui gli obiettivi siano più complessi (aumentare la brand awareness presso il pubblico, fidelizzare i clienti, incentivare i dipendenti), i risultati si potranno valutare solo in un periodo di tempo più lungo, e sarà comunque difficile scinderli da altre promozioni, pubblicità e azioni intraprese dal committente stesso o dai suoi concorrenti.
    In questi casi, si valutano molti elementi insieme, dal numero di partecipanti alla rassegna stampa ottenuta, fino al livello di partecipazione emozionale, per ottenere una stima del ROI quanto più veritiera possibile. L’utilizzo di questionari è spesso una buona mossa per avere un feedback immediato dai partecipanti.

    La fase di progettazione, senza voler carpire i segreti del mestiere, è complicata?

    Il punto di partenza è sempre quello di individuare le esigenze del committente:l’obiettivo da raggiungere, innanzitutto, ma anche il tempo, la località prescelta (se c’è già ), il numero e l’età media dei partecipanti, fino ad arrivare al budget a disposizione. Normalmente noi poniamo quante più domande possibile proprio per essere sicuri di costruire un progetto Spesso il committente non sa rispondere alle nostre domande, e allora siamo noi a proporre varie alternative. E’ una prima fase di raccolta informazioni e soprattutto di confronto.

    La creatività viene quindi sospinta su questi rigidi binari in una fase di brainstorming interno
    all’azienda, dove si buttano giù più idee possibili. Solo in seguito si opera una prima scrematura,
    basandosi sulla realizzabilità e sull’efficacia delle varie idee.
    In questa fase, è solo l’esperienza sul campo che permette di distinguere le idee belle sulla carta
    ma che rischiano di non avere il successo sperato, da quelle che invece centreranno gli obiettivi
    prefissati.

    Si opera quindi una cernita delle professionalità necessarie a portare avanti il progetto: artisti,
    tecnici, personale per l’accoglienza e di supporto, ecc. Una volta ottenuto il placet del committente, si passa alla parte di progettazione pratica, e alle prove insieme allo staff creato per l’occasione, proprio come se fosse una grande produzione teatrale. Si valutano tutti gli inconvenienti che possano compromettere il progetto, e si prendono adeguati provvedimenti (se una videoproiezione è fondamentale, ad esempio, si tiene un videoproiettore di scorta per tutte le evenienze).

    Infine, si va in scena. E si incrociano le dita.

    Che tipo di risorse umane servono per progettare e mettere in scena un evento?

    Dalla domanda precedente, sicuramente apparirà chiaro che le risorse umane di cui ci serviamo
    sono estremamente variabili. In generale, serve un nutrito catalogo di artisti di ogni genere, dai musicisti ai giocolieri, dagli attori ai cantanti lirici. Con un sempre crescente numero di eventi
    organizzati da organizzazioni straniere in Italia, cresce anche la richiesta di personale capace di
    parlare fluentemente più di una lingua.

    Abbiamo la percezione che il sud sia una realtà molto più attiva nel campo della creatività , puoi confermare?

    A dire il vero, direi proprio di no. Sebbene Azimut - creating emotions sia una realtà
    piuttosto unica nel panorama peninsulare (a mia conoscenza ci sono solo 3 altre società che
    operano esattamente nel nostro campo, in Italia), la maggior parte delle agenzie che si occupano di eventi e comunicazione si trovano a Roma o Milano.

    Chiudiamo Ringraziando Dario per la disponibilità invitandovi a visitare il suo interessantissimo blog

    Scrivimi: giorgio.soffiato@boraso.com

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  • Il personaggio dell’anno sei tu

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 16 Febbraio 2007
    Archiviato in Innovazioni e tecnologia, Interviste e opinioni

    Uno degli argomenti più chiacchierati a cavallo del 2007 è stata la copertina dell´ultimo numero dell´anno del Time. All´interno di questo numero, è ormai tradizione per la testata americana l´elezione del personaggio dell´anno. Quest´anno tocca a te. Il personaggio dell´anno sei tu.

    L´articolo inizia con la discussione di uno dei tentativi più riusciti di marketing virale, uno dei video più visti di sempre su YouTube è infatti quello di lonelygirl15, misterioso e complicato personaggio che ha scatenato la curiosità morbosa di mezzo mondo per un periodo piuttosto lungo, si è poi scoperto che si trattava di una particolare forma promozionale per una fiction.

    L´articolo prosegue poi con una serie di esempi, dalle dimissioni di un membro del congresso causate dalle rivelazioni di un blogger, all´ascesa di un fotografo pachistano che ha avuto enorme successo sulla piattaforma flickr (lo youtube delle foto). Non manca una digressione sulle social network (in particolare facebook, strumento complesso che permette di condividere momenti di gioia e amicizie con molte persone nel pianeta), non manca nemmeno l´esempio di un blog di un ragazzo cinese che conta 12.000 visite giornaliere grazie ad un approccio ironico e scanzonato alla vita che gli permette un ´ diverso posizionamento´rispetto ai blog cinesi, notoriamente molto simili a diari e privi dell´ironia occidentale. Si potrebbe continuare con il maniaco di wikipedia (ha inserito da solo oltre 3000 voci) e il fan dell´open source.. e cosi via. Appare però interessante ragionare sul fenomeno nella sua interezza, soprattutto in termini operativi, vero focus di questo blog.

    Il fenomeno che si apre davanti a noi prende il nome di web 2.0 e definirlo non è semplice quanto sembra, possiamo dire che siamo senza dubbio di fronte ad una fase 2 del web in cui le tecnologie e soprattutto le persone hanno dato vita ad una nuova forma di partecipazione sul web che è stata definita ´ user-generated content´(contenuti prodotti dagli utilizzatori, ecco i blog, wikipedia, youtube etc..)
    Di fronte a tale mole di dati e contenuti ci sono due implicazioni aziendali da valutare:

    - Le imprese devono avere paura delle persone?

    Noi crediamo di no. È giusto essere onesti, soprattutto nel nord est in cui è nato questo blog (che però vive ovunque), esiste una fobia diffusa verso il nuovo, un arroccarsi sulle posizioni guadagnate con fatica e una decisa ostinazione verso il non cambiamento. Alla luce di internet, questo rappresenta un suicidio. Non vanno più bene i cataloghi, non vanno più bene i moduli di contatto, non vanno più bene le copie commissione. Oggi un sito web può divenire un luogo in cui generare esperienze per il consumatore, un consumatore informato e spesso arrabbiato, disposto però a premiare le eccellenze, le innovazioni, le oasi di relazione nel deserto dell´imposizione. Ecco perchè potrebbe risultare vincente ospitare i commenti degli utilizzatori nel proprio sito, istituire un sistema di risposte da esperti ai problemi della gente, magari una live chat con un consulente che fuga i dubbi delle persone in merito alla nostra classe di prodotti o settore merceologico. La diffusione delle tecnologie permette di produrre tali servizi a costi sostenibili (molto inferiori rispetto ad una campagna pubblicitaria), e i ritorni possono essere altissimi. Qualificando la nostra azienda come ´ il massimo esperto del settore´e dimostrandolo sul campo, potremo essere etichettati dal consumatore come azienda di cui fidarsi, magari meritandoci non solo la scelta del consumatore ma anche l´innesco di un passaparola positivo atto a segnalare la nostra presenza a parenti e amici. Avete mai segnalato un ristorante particolarmente interessante ad un amico? Perchè l´avete fatto? Probabilmente la riconoscenza dell´amico ed il fatto di essere riconosciuti come esperti di ristoranti vi ha fatto piacere, lo stesso succede anche alle persone (che sono consumatori) di fronte alle occasioni d´acquisto di tutti i giorni. Al tempo della concorrenza estrema e della saturazione del mercato anche questi accorgimenti possono fare la differenza, innescando oltretutto spirali di passaparola positivo che potrebbero anche portare lontano.

    - E´ possibile utilizzare in azienda queste nuove tecnologie partecipative?

    Si. E´ consigliato! Questo blog non è altro che un esperimento innovativo senza fini di lucro di un´azienda viva e attenta alle nuove tecnologie. Il nostro obiettivo è dimostrare che il nostro slogan, ´ i professionisti del web´non è solo uno dei famosi claim di marketing, si tratta invece della nostra mission, di quello che davvero ci rappresenta. Vogliamo fortemente far capire che lavoriamo sulla qualità per la qualità . Anche la tua azienda può fare questo: aprire un blog costa 0, servizi come blogger o wordpress permettono di fare in casa i primi esperimenti, te lo diciamo convinti che dopo poco, quando avrai capito quali sono le potenzialità della tua azienda, ci contatterai per lavorare assieme su un blog professionale progettato da professionisti in cui però sia sempre la tua voce il veicolo principale. Anche parlare per video ed immagini è un indubbio vantaggio, alcuni nostri clienti l´hanno già fatto aiutandosi con YouTube e GoogleVideo. Come hai potuto capire gli strumenti non mancano, però è importante arrivare in tempo ed essere alla pari con chi, nel tuo settore, sta già pensando a qualcosa di simile. C´è molto vantaggio competitivo da assicurarsi, vuoi lasciarlo agli altri?

    Tra i tanti che hanno parlato del tema segnaliamo Mauro Lupi e Pandemia, inoltre l’articolo del time apparso sul web (la versone cartacea è comunque diversa)

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