News: Internet Budget

  • Google sperimenta il pay to action: ora le aziende non hanno più scuse

    Google sta sperimentando in Usa in fase di beta test il modello pubblicitario basato sul pay per action, ovvero permettendo agli inserzionisti pubblicitari di pagare una determinata cifra “x” se l’utente che ha cliccato un banner, un annuncio o una altra forma di advertising compie una determinata “azione”.

    Il sistema di pay per action è un sistema pubblicitario che porta importanti vantaggi all’investitore pubblicitario che paga solo se ottiene un determinato risultato e non è soggetto a possibili click-fraud. Inoltre, il cliente ha un costo di presenza sui siti, di promozione del brand molto basso rispetto ai classici modelli CPM o CPC.
    Questo modello che paga l’editore del sito web viene chiamato anche di pay per lead o pay per selling e non prevede il pagamento di una somma solo per la vendita di un prodotto, ma anche per ogni determinata azione scelta dall’inserzionista come ad esempio l’iscrizione ad una newsletter o il downlodad di un software anche trial.

    Un rischio, che forse molti hanno sottovalutato o nemmeno intravisto, è quello del born-out generalizzato dei classici strumenti pubblicitari on-line: banner, bottoni, pop-up etc. In una logica di PPA infatti, la maggior parte dei provider saranno propensi a inondare di strumenti più aggressivi i propri siti (pop-up e interstitial per esempio) o i siti gestiti dal punto di vista pubblicitario; cosi facendo si arriverebbe alla saturazione della pubblicità rendendola quasi senza valore persuasivo, al pari di quella televisiva

    Si può solo avere una visione positiva di questa evoluzione in quanto pagando non più per visita ma per azione, potrebbe essere possibile un maggior incentivo a utilizzare la pubblicità online anche da quelle aziende che sono restie al web o a chi crede di gettare i propri soldi al vento
    Dal punto di vista del marketing siamo di fronte ad una grande spallata ai media come i giornali e le televisioni perchè se già sui temi di misurabilità e tracking il web aveva fatto passi da gigante, ora abbiamo veramente davanti un’innovazione di marketing da non sottovalutare.
    Sarà interessante comprendere quali potenziali obiettivi saranno perseguibili come “action”, chiaro che se l’acquisto finale potrà essere considerato action le aziende potranno lavorare sulle quantità investendo non solo i propri budget di comunicazione ma anche parte dei margini previsti data la certezza del risultato. Resta da capire se il consumatore prenderà bene questa manifesta dichiarazione di pagamento per il suo acquisto, il marketing potrebbe essere visto come uno spreco di denaro. Se oggi infatti la funzione del marketing viene anche riconosciuta come innovativa e informativa è possibile che con questo sistema si allarghi il fenomeno del cherry picking, cioè del consumatore che, in vera e propria contrapposizione all’azienda, decide di sfidarla traendo vantaggi e rappresentando un costo per essa (per intenderci i signori che con molto tempo libero girano 8 supermercati approfittando dei sottocosto di ogni singolo punto vendita).
    L’equilibrio da trovare richiede insomma una sperimentazione, l’iniziativa appare però una vera rivoluzione nello spending di marketing, non solo on line.

    Giancarlo Camoirano e Giorgio Soffiato per sitiwebamarketing

    Commenti: 9 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi

  • Se lo pago, costa troppo. Se è gratis, non lo voglio.

    Il mio post di oggi, lo dedico all´esperienza che ho avuto nei giorni scorsi come venditore di un servizio Internet. Non voglio in questa sede criticare o elogiare il prodotto, ne fargli pubblicità , pertanto rimarrà segreto.

    È stato di sicura utilità scoprire la considerazione che i potenziali clienti hanno del mondo Internet…chi non ha mai provato a vendere qualcosa, non può nemmeno immaginare tutte le variegate e colorate risposte che si possono ricevere: dai più gentili che ci dicono che non sono interessati, ai più anziani che rispondono con un bel sorriso che alla fine dell´anno se ne vanno in pensione, a coloro che ne hanno fatta talmente tanta (di pubblicità ) che non riescono più a gestirsi, passando da chi non ha tempo a chi non si fida, ecc… Se le varie esperienze in ogni negozio venissero raccolte, ci sarebbe da farci concorrenza ai libri di barzellette…

    Forse sarò di parte, in quanto con Internet ci lavoro , anche se sono solo all´inizio (ne sono consapevole) di un lungo, lunghissimo percorso…

    Quello che a volte non è perfettamente chiaro è la percezione che le persone hanno nei confronti di Internet: da quanto ho potuto constatare di persona, la gente ha fiducia in questo strumento, che è il futuro, bla bla bla.. ma non fa nulla per applicarsi e cercare di rendere tutte queste belle parole, degli atti reali.

    Certo: non è possibile pretendere che una persona che non sa accendere nemmeno un computer faccia di Internet la sua vita e il suo compagno di lavoro: ma c´è chi dice ´ bello´, e poi al massimo utilizza la posta elettronica ´ è il futuro´, e poi da solo un´occhiata all´ultima diavoleria del momento ´ non ho tempo per gestire anche questo´ma sfoglia una rivista della nostra ´ cultura moderna´´ il settore è in crisi´ma è seduto in un bar a leggere il giornale con la sua pipa e il buon caffè!

    Voglio essere chiaro e non frainteso, non sto criticando le abitudini della gente, ne il loro metodo di lavoro: tuttavia ritengo che un minimo impegno sia necessario… Siamo arrivati al punto che un prodotto anche se offerto gratis, senza impegno, facciamo tutto noi, non lo vogliamo?

    Allora questo è mancanza di tempo, di fiducia nella persona che vende o nello strumento Internet?

    Se è il primo, mi spiace, ma come ho detto, abbiamo proposto di fare tutto noi, non è un scusa valida: pertanto si prega di cambiare scusa; Se è mancanza di fiducia nella persona che vende, siate sinceri: tante volte siamo ´ parzialmente´consapevoli di quello che facciamo e diciamo, e nella peggiore delle ipotesi usciamo dal vostro negozio offesi, ma i vostri soldi rimangono vostri (meglio di così), ma almeno anche noi abbiamo la possibilità di migliorare e offrire un prodotto/servizio sempre migliore a vostra misura; Se invece, come (purtroppo) immagino, è il terzo punto quello che incide, cioè la mancanza di fiducia nello strumento stesso, allora la cosa si complica un pochino: non passa giorno che non senta dire ´ è il futuro´ma vorrei farvi presente che questo futuro è già arrivato e se non lo prendete velocemente in mano tra un po´ diventa passato.

    Avete la potenzialità di ricevere clienti da tutto il mondo, di essere sempre visibili (naturalmente con il dovuto lavoro)… Internet è come una miniera d´oro: basta scavare ed impegnarsi un po´ per trovarlo,ma a volte, ve lo portano già bello e pronto fin sotto casa ma non ci credete.

    E dopo tutto questo, il dubbio mi rimane… di chi è la colpa?

    Mattia Soragni per sitiwebmarketing

    Commenti: 14 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi

  • 5 motivi non banali per investire in internet nel 2007

    internet

    Tutti parlano di rivoluzione web, il 2.0, il social bookmarking, la sales forces automation e il community management ma, concretamente, perchè investire su internet? Molte risposte si trovano su molti siti, noi vorremmo provare a dare 5 motivazioni un pò meno banali del solito (oppure dire le solite cose diversamente..) guardando avanti piuttosto che indietro.

    1) avete mai detto a qualcuno “Milano Rimini Autostrada” per chiedergli “sai dirmi la strada per andare a Rimini da Milano via autostrada?”

    Probabilmente no. Se volete chiederlo ad un motore di ricerca però questo è il linguaggio cui dovete adeguarvi. Da questo si evince che di lavoro da fare ce n’è parecchio e che internet non è una bufala perchè se oggi che ci capisce cosi cosi è indispensabile, immaginate quando saremo davvero in sintoni! Quindi esserci oggi vorrà dire esserci anche quando le cose andranno meglio, ed aver preso un bel pò di vantaggio..

    2) Buttate i soldi dalla finestra?

    Mi auguro di no. Ma è quello che molti fanno investendo in giornali, tv, etc.. Il problema è che nessuno sa bene a chi vende, e anche chi lo sa non sa come rivolgersi al proprio target. Su internet, ed in particolare nei motori di ricerca, i target sono ben definiti ed è molto più semplice (se ben coadiuvati) risparmiare tempo e denaro ottimizzando le risorse.

    3) Avete mai visto un negozio senza porte?

    E’ quello che accade a molti dei siti internet italiani. E’ vero che quasi tutti hanno un sito ma molti sono i cosidetti “siti vetrina” in cui si dice “io vendo mele” ma non si da la possibilità di acquistarle.. Ci capita spesso di cercare di convincere (anche senza riuscirci) gli imprenditori della nostra zona sul fatto che un sito fatto male è un sito inesistente.. ma ci sembra sempre di essere il brutto anatroccolo..

    4) Vostro figlio guarda ancora la TV?

    Se la risposta è no, perchè si rimbecillisce (secondo voi, magari impara) davanti a videogiochi e internet, sappiate che i giovani hanno cambiato mezzo, e non di locomozione. Oggi internet è una seconda casa per loro e se volete parlare ai giovani, questo è il mezzo da scegliere.

    5) Vi piacciono i semafori rossi?

    Crediamo di no, oggi la pubblicità è interruzione e la gente è molto meno disposta di un tempo a farsi interrompere. Quando cambierete il vostro registratore troverete un tasto nel nuovo telecomando del dvr, il tasto “skip”. Questo simpatico bottone permette di “saltare” la pubblicità durante la visione dei programmi registrati rendendo inutili i 50.000 euro a spot che avete faticosamente speso. Internet è divertimento e creatività , anche in ragione del fatto che costi inferiori permettono di osare di più e qualche volta di sbagliare senza dover piangere per giorni, ecco perchè le aziende si ritrovano partner dei consumatori e gli offrono vero valore.

    In conclusione con questo nostro spot a internet vogliamo dire che vale davvero la pena di farci un giro, ogni giorno viviamo un ambiente dinamico, complesso, che offre però moltissime opportunità che non si possono non cogliere..

    Commenti: 4 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi

  • La vendita nel 2007 - un pò di operatività in questo marketing di teorie

    SWM incontra Cristiano Casarin, responsabile della rete vendita di immobilmente.com, esperienze nell´editoria e in svariati altri settori fanno di lui un profondo conoscitore della situazione italiana a livello commerciale.

    Buongiorno Cristiano, com´è cambiata la gestione della rete commerciale dagli anni 90 ad oggi?

    Innanzitutto buongiorno a tutti i lettori.
    Le reti commerciali a metà degli anni 90, quando ho iniziato la mia carriera di agente di commercio, erano molto più complesse; formate da molti venditori che si dovevano suddividere non zone ma quartieri. La politica commerciale di molte grandi aziende, che gestivano la pubblicità sui giornali era: ´un uomo un modulo´quindi più uomini erano sul bacino più moduli (spazi pubblicitari) si vendevano.Di conseguenza la gestione della rete commerciale era frazionata in molti agenti junior che gestivano tanti piccoli clienti, ( la maggior parte con il porta a porta), e pochi agenti senior che gestivano i numericamente limitati big spender.
    Oggi, ritengo si sia arrivati a cercare di avere meno account ma con più qualità e con portafogli clienti più importanti. Di conseguenza la gestione della rete vendita diventa meno dispersiva ma forse più accorta ed impegnativa, in quanto l´area manager si trova costretto a gestire al meglio e con maggior impegno gli agenti di zona per fare in modo che crescano e che riescano a sopperire con la qualità alla quantità .

    Vendere ´ sul campo´è molto diverso dalla teoria di vendita, come ti relazioni ed integri con la struttura di marketing di immobilmente?

    E´ la stessa differenza che esiste tra le ore di attesa che precedono la prima sera con una bella ragazza e quando ci sei di fronte a cena.
    La vendita dovrebbe essere lo scopo del marketing quindi la sua naturale conseguenza.
    A volte invece ho l´impressione che il marketing abbia la presunzione di essere fine a se stesso. La sinergia è l´arma fondamentale che esiste tra il marketing immobilmente e la vendita che io curo direttamente. Solamente il venditore riesce a captare gli umori e le esigenze del cliente. Non dimentichiamo che è il cliente l´obiettivo del marketing.
    Possiamo tranquillamente affermare che manca in molti ragazzi la volontà e l´ambizione di investire su se stessi. Non mi dilungo a dar colpe, anche perchè non mi compete, ma ritengo che ogni ragazzo che si affaccia al lavoro dovrebbe riflettere su cosa effettivamente offre il mercato. A volte ho l´impressione che si continui a ricercare le professioni che si ricercavano 20 anni fa senza rendersi conto dei cambiamenti che ha subito il mondo del lavoro e il mercato stesso. Se ci dovesse essere una presa di coscienza dei giovani, la formazione dovrebbe spettare come è ovvio all´università o per lo meno a delle aziende che abbiano connivenze con la scuola pubblica e che diano una preparazione adeguata. Ma ritengo che sia indispensabile soprattutto un cambiamento nel modo di vedere la professione da parte dei giovani. Faccio un piccolo appello: ´Ragazzi ricordatevi che tra pochi anni il libero professionismo e di conseguenza la partita iva diventerà una forma davvero importante e quasi indispensabile per essere regolarizzati e dei professionisti´

    L´agenzia Boraso.com ha ideato uno strumento di integrazione on line - off line davvero interessante, tu hai venduto comunicazione sui giornali per diversi anni, oggi ti trovi ad affrontare il mondo internet come una nuova sfida, quali sono le differenze tangibili?

    Ti dirò che l´unica differenza sta nella difficoltà che ha la gente di comprendere che internet è già una realtà consolidata e non il futuro!! Ritengo solamente che i grandi esperti di comunicazione on line debbano scoprire nuove forme di intervento per soddisfare una enorme nicchia di mercato medio basso che in questo momento non riesce a trovare una sua collocazione.
    Non mi stancherò mai di ripeterlo. Internet deve essere reso alla portata di tutti i target di clienti per il semplice motivo che il grosso mercato in Italia, è formato da medio piccole imprese e non da multinazionali come in America.
    L´unico modo per far questo è innanzitutto cercare di delocalizzare la comunicazione on line; e permettere ad aziende che hanno interessi regionali o addirittura provinciali di comunicare col proprio vicino.

    In futuro, con internet sempre più pervasivo e presente nelle nostre vite e che minaccia di far sparire i giornali come vedi la funzione vendita?

    Sono assolutamente convinto che i quotidiani in quanto tale, nn spariranno mai.
    Tutto quello che leggiamo sono provocazioni da parte di editori molto potenti che hanno la consapevolezza che internet sta davvero assumendo dimensioni di comunicazione, forse fino a 5 anni fa impensate e di conseguenza si chiedono se valga davvero la pena continuare a investire miliardi di dollari o di euro per fare un certo tipo di comunicazione tardiva e non del tutto in linea con le esigenze di velocità che ha il mercato odierno.

    Ma rilancio con una provocazione

    Chi rimarrebbe davanti allo schermo di un computer per leggere 20 pagine di approfondimenti alla notizia? oppure mettersi a stampare 40 fogli A4 ?

    Tornando al ruolo della vendita per quanto concerne il settore on line web internet, rimane e rimarrà alla base di tutto il rapporto di fiducia che riusciremo ad instaurare con il nostro cliente, e la qualità -penetrazione che il prodotto ha sul mercato di riferimento.

    Com´è la percezione di internet delle persone che incontri ogni giorno? Hanno paura o lo vedono come un´opportunità ?

    Nel mio peregrinare quotidiano, mi accorgo che esiste nel cliente medio, la poca o quasi inesistente conoscenza del modo in cui dovrebbe far comunicazione.La maggior parte delle imprese non si informa prima di investire il proprio denaro.L´imprenditore deve capire che il terget di riferimento è fondamentale per raggiungere lo scopo;non importa con quante persone comunichi ma con chi comunichi.Si tende nella maggior parte dei casi, a praticare e pianificare i media che hanno maggior quantità di afflusso.Questo va bene per pochi settori mercelologici come la grossa distribuzione (soprattutto alimentari, abbigliamento) ma nn per la maggior parte delle attività che fanno impresa.
    Se prendiamo in considerazione il terziario che oramai anche in Italia ha raggiunto la maggior parte della torta economica, il targettizzare è diventato fondamentale per fare una comunicazione mirata e meno dispersiva.
    In virtù di questo, INTERNET, è e sarà sempre più, il mezzo per parlare nello specifico con il nostro utente.E´ comunque indubbio che la stragrande maggioranza degli imprenditori che io incontro quotidianamente, hanno il timore di investire in internet perchè nn lo vedono ancora un vero e proprio mezzo di comunicazione come lo sono i press e le televisioni.
    Mi permetto di muovere una critica al mondo del web.
    E quando parliamo di internet non riduciamo sempre il tutto ai blog ai video e all´aspetto ludico del web!!! Diamo informazioni a chi ci ascolta (quindi anche ai potenziali clienti) di capire come si può investire denaro nella rete.Secondo il mio punto di vista se in questo momento solo il 2% degli investimenti confluisce nel web la colpa è anche di chi dovrebbe venderlo il web!
    Sono realmente convinto che se iniziamo a proporlo con un modo di comunicare semplice ma efficace, i risultati e il business vero nel breve si vedono.Molto spesso, quando partecipo alle convention ai meeting sull´universo internet, ho come l´impressione che non si sia ancora ben compreso come fare davvero business.
    Deve essere la rete ad avvicinarsi al cliente e non aspettare che il cliente prenda coscienza dell´importanza della comunicazione in rete!!

    La vendita è cambiata? E´ vero che è sempre più una relazione e che il cliente è sempre più coinvolto nel prodotto o, sostanzialmente, è sempre stato cosi?

    A quest´ultima domanda ho in parte risposto nelle affermazioni precedenti
    Non è cambiata la vendita sono cambiate le necessità del cliente.
    Ora il cliente ha meno denaro da investire , che negli anni 90.
    Quindi il binomio vincente è PRODOTTO-VENDITORE
    Un tempo si riuscivano a chiudere contratti anche con prodotti non di grossa penetrazione, ora il nostro interlocutore, è attento, informato, smaliziato, e sa o crede di saper bene di cosa necessita.
    Ritengo che ora più che mai sia fondamentale la fidelizzazione tanto quanto lo sviluppo.
    La correttezza ricopre un ruolo principale della gestione del cliente.
    Ormai i ´ venditori furbi´hanno poco futuro.E´ il momento di riservare all´organizzazione del lavoro più spazio di un tempo, prima di visitare un cliente è necessario avere più informazioni possibili su cliente stesso.Per concludere ora nn si improvvisa più, è necessario essere preparati sul prodotto che si propone sul nostro potenziale cliente e conoscere qual è il nostro obiettivo prima di muoverci.

    VENDERE GHIACCIO AGLI ESCHIMESI NN SIGNIFICA ESSERE DEI BUONI VENDITORI SIGNIFICA AVER FREGATO IL CLIENTEche in questo caso di ghiaccio nn ne aveva bisogno.(ma semmai di una caldaia)

    Ringraziamo sinceramente Cristiano Casarin per il suo contributo che avvicina non poco il contesto operativo a quello del marketing teorico, i concetti espressi sono molti e di assoluto rilievo, cosa ne pensate?

    Commenti: 1 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi

  • Proximity Marketing (parte seconda)

    Il nostro post sul Proximity Marketing è piaciuto, talmente tanto che abbiamo colto la palla al balzo ed abbiamo chiesto ad un esperto di chiarire per noi alcune questioni spinose. Ospite di Sitiwebmarketing è oggi il preparatissimo Francesco Baschieri di www.waymedia.it che ci toglierà alcune curiosità

    - proximity marketing e bluetooth marketing sono la stessa cosa?

    In generale, no. Nel senso che per proximity marketing si intendono tutti i messaggi di Marketing che sono veicolati in prossimità del luogo in cui poi avviene la transazione di acquisto. Quindi anche un’azione di volantinaggio di fronte a una pizzeria è a tutti gli effetti Proximity Marketing.

    Se invece parliamo di Proximity Mobile Marketing, allora le cose si complicano un po’. Qui si tratta di fare arrivare un messaggio di marketing sul dispositivo Mobile di un utente (con tutte le caratteristiche di “personalità ” che questo mezzo ha) quando l’utente si trova in un posto preciso.
    I problemi che si pongono sono due: localizzare l’utente e trasmettere il contenuto.

    Per localizzare l’utente ci sono svariati modi: triangolazione del segnale delle celle GSM, localizzazione GPS, uso di un trasmettitore locale (Bluetooth o WiFi) ecc… Ma si possono utilizzare anche tecniche che prevedono il riconoscimento di un codice a barre standard o bi-dimensionale (Q-code, Semacode, ecc…) utilizzando la telecamera del telefonino.
    Per trasmettere i dati i sistemi sono sostanzialmente due: uso della rete cellulare oppure sfruttamento di un canale free (bluetooth, wi-fi, NFC, UWB, ecc… ecc…)

    Per tanti motivi di natura tecnologica e commerciale, il Bluetooth sembra essere la tecnologia più promettente.

    - E’ gratuito
    - Risolve entrambi i problemi con un’unica tecnologia
    - E’ molto diffuso (oggi ce l’hanno di default il 90% dei telefoni venduti) grazie al fatto che è economico e soprattutto, a differenza del WiFi, è “tirato” da altre applicazioni quali auricolari wireless, vivavoce in macchina, ecc…
    - Consuma molta meno batteria del WiFi
    - E’ più “robusto” e poco sensibile ai disturbi. In un’area possono convivere molti più trasmettitori Bluetooth che non WiFi.

    - Mi sembra che questa tecnica sia assolutamente innovativa, per una piccola o media impresa i costi sono accessibili?

    I costi del servizio in se sono assolutamente accessibili per le piccole e medie imprese. In occasione di fiere o eventi abbiamo fornito i ns. apparecchi anche ad aziende non certo “enormi”.
    Noi siamo per vocazione dei “tecnici” e di solito ci limitiamo a fornire gli apparati e la gestione del servizio. Ma col tempo ci siamo accorti che la nostra esperienza e la nostra conoscenza del mezzo ha un grosso valore e consente di ottenere il massimo dei risultati dalle campagne. Per questo motivo stiamo offrendo sempre più servizi a valore aggiunto che vanno dalla pianificazione dei “punti di distribuzione” fino alla realizzazione di contenuti custom da inviare sui telefoni degli utenti (giochi java, applicazioni, ecc…)

    - come avviene la pianificazione di una campagna di proximity marketing?

    Ci vorrebbe una serie di articoli solo per rispondere a questa domanda. Bisogna innanzitutto conoscere il mezzo e soprattutto i suoi limiti.

    Noi pensiamo che questa prima generazione di sistemi (attualmente in waymedia stiamo già lavorando a grosse novità ) sia adatta soprattutto per la distribuzione di “gadget multimediali” che vanno ad integrarsi in strategie di marketing cross-media. Non solo bluetooth, quindi, ma anche e soprattutto comunicazione visiva. In futuro, quando le cose diventeranno più interattive, questa tecnologia potrà essere usata in molti altri tipi di campagne ma oggi la sua collocazione principale dovrebbe essere questa. E non è poco.

    Veniamo agli aspetti tecnici.

    E’ importante che nei pressi del punto di distribuzione dei contenuti (pensilina dell’autobus, totem pubblicitario, monumento, ecc…) sia presente una cartellonistica adeguata poichè bisogna fare capire all’utente che c’è la possibilità di scaricare un contenuto interessante in modo gratuito. Soprattutto bisogna dirgli in anticipo cosa si scaricherà e non affidarsi a frasi del tipo “attiva il tuo bluetooth e riceverai una sorpresa” che non vogliono dire nulla e spesso sortiscono l’effetto opposto: rifiuto dei contenuti e disaffezione.

    Molti pensano ad esempio che sia sufficiente andarsene in giro con un trasmettitore nello zaino (magari all’interno di una fiera) per distribuire a tutti la propria pubblicità . Purtroppo ci si rende subito conto che la cosa (per fortuna) non funziona. Per ricevere il contenuto, infatti, è necessario dare il proprio consenso a una richiesta di trasmissione del tipo “Vuoi ricevere un contenuto via Bluetooth da”. Questo meccanismo rende di fatto impossibile lo spamming, che è una tentazione forte in un canale di trasmissione gratuito.

    Inoltre, questa richiesta di consenso è quasi sempre silenziosa e scompare dopo pochi secondi oppure quando si esce dal raggio del trasmettitore. Risultato: un sacco di contatti che vengono registrati come ignorati, perchè le persone che magari si trovano con il Bluetooth acceso non si accorgono nemmeno della notifica. E spesso si sprecano delle risorse (in termini possibilità dell’hardware) che potrebbero essere utilizzate per fornire un servizio più performante alle persone veramente interessate.

    Bisogna quindi ridurre il raggio di azione del trasmettitore alle immediate vicinanze (Prossimità ) della cartellonistica, per essere sicuri che le persone interpellate siano effettivamente interessate ai contenuti.

    Una volta stabilito questo, bisogna rivolgere l’attenzione ai contenuti. Le possibilità sono molte e vanno dalle animazioni ai brani mp3 alle applicazioni java. Il tutto trasmesso a banda larga (con i telefoni di ultima generazione si viaggia a 2Mbit/s) e gratuitamente. Bisogna evitare, come già detto, di trasmettere cose inutili per il cliente, come una sequenza di gif animate testuali o cose del genere. Molto meglio un filmato divertente o una suoneria gratuita. E’ necessario sfruttare al massimo il meccanismo di viral marketing che si può instaurare se si fornisce un contenuto interessante. Noi in Waymedia puntiamo molto su piccoli games java a brand del cliente, tipo campo minato o spacca-quindici. Vanno benissimo per trascorrere qualche minuto in attesa alla pensilina dell’autobus oppure in viaggio. E vengono passati da un utente all’altro anche mesi dopo la fine della campagna.

    Altro modo per incentivare i download è quello di creare campagne bonus o competition, in cui un download ogni 100 rappresenta un buono per ritirare un premio o cose del genere.

    - Chi sono i target prediletti per il proximity marketing? Possiamo immaginare giovani e uomini d’affari ben integrati con la tecnologia, è cosi?

    Beh, è difficile pensare a un target di casalinghe pensionate, comunque le uniche limitazioni che vedo sono legate alla tecnologia (che come complessità è però equivalente a mandare un SMS) ma soprattutto all’interesse per il contenuto erogato. Se la tecnologia è utilizzata per fornire informazioni turistiche, ad esempio mini-guide a un monumento piuttosto che a un quadro, non vedo perchè non potrebbe avere un bacino di utenza più ampio. Però qui andiamo fuori dall’ambito del Proximity Marketing propriamente detto.

    Non possiamo non ringraziare Francesco per la Sua cortesia, se avete curiosità su un argomento tanto tecnico questo è il momento :-)

    Commenti: 1 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi

  • Italia.it - per saperne di più -

    Commenti: 0 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi

  • Low cost marketing? Commenti

    Di seguito un commento all’articolo di Marco Bettiol su firstdraft “low cost marketing”

    Ieri sono stato a Google Italia a parlare anche di questo con il responsabile pr Stefano Hesse. Alla mia richiesta se google spende in marketing ´ tradizionale´(affissioni, giornali, tv) ha risposto dicendo che google punta sul proprio prodotto (le adwords e youtube, come mediaset che fa pubblicità su mediaset) e su direct marketing ed eventi. Qualche campagna nella stampa specializzata è riservata a prodotti particolari assolutamente B2B. Tutto questo conferma quanto sostenuto da Marco Bettiol, oltretutto è verissimo che gli strumenti come la tv e i giornali possono essere utilizzati per creare curiosità o attesa attorno a forme di comunicazione più ricche (perchè multimediali e polisensoriali) e più complete (un sito è più vicino ad un´azienda traslata sul web che ad una pubblicità allargata), questo spiega anche il ricordo sempre più pesante a forme di guerrilla marketing e affini e la ricerca della propagazione virale anche nei biscotti in offerta a 0,99 (gli eccessi non mancano mai, sono errori che in una fase pioneristica del marketing multimediale come quella italiana possono essere accettati). Metto in risalto tre temi:

    - la moneta di internet è il tempo: il principale protagonista dei siti, blog, wiki è il contenuto. Bisogna avere qualcosa da dire per essere ammessi nel mondo ultrameritocratico del web 2.0, google ti da il voto, oknotizie ti da il voto, i blogger ti linkano se sei bravo.. se non sei bravo sei fuori (o fai trash che tira sempre.. anche sul web). Essere bravi richiede tempo, per pensare, per scrivere, per dire. In azienda manca di solito il marketing manager, possiamo pensare al web marketing manager o al content marketing manager quando nel 90% dei casi le nostre aziende hanno meno di 9 dipendenti? No, ecco perchè l´imprenditore da casa sua può scrivere sul blog, ci vuole tempo ma è tutto sommato divertente e chi lavora con la qualità ha sempre qualcosa da dire.
    Una buona web agency con l´equivalente di 2 mensilità di un 30 moduli in 10 edizione di freepress (giusto per essere operativi, diciamo 4.000 euro) ti fa un bel sito, poi per farlo crescere ci sono vari modi, si può pagare google, si può pagare la web agency o si può scrivere, dire, fare. Ecco perchè il marketing 2.0 è low cost.

    - le piccole e medie: il problema più grande a mio avviso è delle medie imprese che hanno una struttura di marketing di solito condervativa ma stanziano budget ed inseguono una crescita costante al grido di ´ vade retro ignoto´, tutto ciò che non è pianificato non lo vogliamo. In questo contesto essere innovatori è una sfida da capitalismo personale più che da azienda, e chi può far cambiare rotta è solo uno (o più) dipendenti che capiscono cosa bolle in pentola.

    - avrà un seguito su marketingarena perchè credo che l´argomento sia da sviluppare soprattutto sul tema: il web marketing è morto. Credo che il marketing digitale cresca molto più in fretta rispetto all´invecchiamento anagrafico dei responsabili di comunicazione di molte grandi aziende (per capire cosa intendo chiedere a google cosa è successo allo IABforum quando Malgara ha detto ´ in internet si vende solo il vanghetto di Silea´). Questo significa che presto le necessità di comunicazione strideranno con le competenze dei baroni della comunicazione, e ci sarà da ridere. Ma non vi rovino la sorpresa

    Giorgio

    Commenti: 0 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi