News: Internet e altri media

  • Blog aziendali: alla Bocconi li chiamano “Enterprise Generated Content”

    Un interessante convegno, che si terrà giovedì 24 Settembre 2009, alla Bocconi di Milano, verterà sul tema ”I pilastri dell’Enterprise Generated Content“, il termine scelto dai bocconiani per definire i contenuti generati dalle aziende. Già battezzati in diversi modi in passato (es. branded content, corporate generate content), la nascita di una definizione “ufficiale” da parte della Bocconi degli “Enterprise Generated Content”, è una prova evidente che le aziende stanno ottenendo lo status di produttori di contenuti, affiancandosi in qualche misura ai media tradizionali.

    Al convegno, che si terrà alla Bocconi presso l’Aula AS02 in via Roentgen 1 (ingresso gratuito previa registrazione online), saranno presentate le ricerche realizzate dall’Università, arricchite dalle importanti considerazioni di grandi nomi dell’imprenditoria italiana come Barilla, Purina, Telethon, Intesa San Paolo, Replay, oltre che dal parere di rappresentanze degli editori come Mondadori, Yahoo!, Time Warner e Corriere.it. Le ricerche presentate saranno: “Social Media Monitor: 100 aziende nella rete”; “Dalla filiera alla rete: le nuove regole d’ingaggio nella comunicazione digitale”; “Le community aziendali: verso il knowledge networking”.

    INFO: Centro ASK, tel. 02 5836.3710 - e.mail:ask@unibocconi.it (partecipazione gratuita previa iscrizione obbligatoria online entro il 22 settembre 2009)

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  • Morte dei quotidiani gratuiti online?

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 11 Maggio 2009
    Archiviato in Integrazione on-line off-line, Internet e altri media
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    Proprio nel momento in cui pare che i giornali in forma cartacea vadano sparendo, il magnate australiano dell’editoria Murdoch pensa e propone una cosa che sconvolge e porta in fibrillazione tutto il Web: un dispositivo di facile utilizzo, simile a Kindle di Amazon, per accedere, a pagamento, alle testate dell’impero News Corp., dal Wall Street Journal al Times di Londra al New York Post.
    Di fatto si parla di giornali online a pagamento.
    Ora, la cosa strana è che parlare di servizi o prodotti vari a pagamento, non è una cosa straordinaria, basti pensare che ogni cosa o servizio che noi acquistiamo o del quale usufruiamo lo si paga.
    Quando facciamo la spesa compriamo prodotti che paghiamo, quando l’ENEL ci manda la bolletta la paghiamo in cambio di un servizio e quando andiamo in edicola e compriamo un quotidiano lo paghiamo, e lo paghiamo anche relativamente caro.
    Quindi di fatto se diamo per scontato che un bene o servizio lo si debba pagare perchè per i servizi online non vale la stessa cosa?
    Se è vero come è vero che un un giornale distribuito in maniera canonica ha dei costi estremamente distanti dalla distribuzione in Rete (ecco il motivo per il quale le testate stanno migrando sul Web) è anche vero che un quotidiano ha un apparato imponente da muovere per poter erogare notizie sempre fresche provenienti da ogni parte del pianeta: pensiamo ad esempio solo ai costi da sostenere per mantenere una persona per mesi in una zona di guerra, ed avremo un’idea di quelle che possono essere le spese.
    Allo stesso modo sappiamo benissimo che le famigerate “dot-com” sono collassate sotto il loro stesso peso all’inizio degli anni 2000, quando si credeva di aver trovato l’oro nella pubblicità su Internet. La panacea pubblicitaria in realtà non esiste e la bolla speculativa che si era generata ha portato ad una recessione dell’intera new economy.
    Ma allora, assodato che la pubblicità sul Web non consente la sopravvivenza dei colossi informativi oggi esistenti e considerato che è un dato di fatto il pagare un bene o servizio, come mai questa idea di Murdoch ha alzato tanto polverone?
    Non sarebbe forse giusto pagare una informazione “di qualità”?
    Forse è proprio questo il punto su cui gli editori si dovrebbero soffermare a pensare, e forse è anche il punto che in maniera indiretta scandalizza la gente che legge i quotidiani, visto che le notizie non vengono intese come di qualità.
    La lottizzazione dei partiti, gli aiuti statali, le pressioni delle lobby e l’arrivismo di molti giornalisti, senza contare la macchina burocratico/organizzativa che spesso è smisurata, grassa ed opulenta, fa si che la gente, il cittadino medio, non abbia voglia di pagare per una informazione che tanto di qualità non è, e che spesso viene percepita come di parte se non addirittura di regime.
    Forse è questo che dovrebbe far riflettere gli editori e gli imprenditori del settore: le persone non vogliono avere per forza un servizio gratis ma non vogliono nemmeno pagare un servizio mediocre.

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  • Perché la pubblicità non ci ha salvati dalla crisi?

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 30 Dicembre 2008
    Archiviato in Internet e altri media

    La settimana scorsa è circolata la notizia che un’agenzia pubblicitaria belga, dovendo procedere ad una riduzione del personale, ha indetto un concorso online attraverso il quale è possibile decidere chi verrà licenziato.
    Si trattava naturalmente di un falso, di un’operazione di marketing virale che aveva lo scopo di creare un passaparola e dare visibilità all’agenzia e alla sua capacità inventiva.
    Difficile valutare i ritorni di un’operazione del genere: di sicuro ha avuto il pregio di portare agli occhi di tutti, in modo paradossale, un fenomeno che proprio nei giorni precedenti il Natale ha fatto tabula rasa di creativi in diverse agenzie di pubblicità italiane.

    Nulla di cui stupirsi: la crisi economica ha portato ad una notevole riduzione del budget destinato alla pubblicità, che si è trasformata in tagli al personale creativo di piccole e grandi agenzie italiane.
    Pare che qualcuno sia stato licenziato per telefono, altri all’indomani della festa aziendale.

    Dopo la crisi economica e finanziaria, dopo la crisi dell’informazione, assistiamo ora anche alla grande crisi della pubblicità.
    O forse quella che crediamo essere l’ultima è stata in realtà la prima.
    Già. La crisi nel settore pubblicitario è arrivata prima della crisi economica, è arrivata quando le nostre agenzie di pubblicità si sono manifestate incapaci di rinnovarsi nel tempo, quando i creativi hanno smesso di inventare, quando si sono adagiati sul loro status quo e hanno smesso di produrre idee.

    I media classici sono in crisi da tempo, la pubblicità italiana non ha saputo cogliere le nuove esigenze dei consumatori, non ha saputo rinnovarsi, non ha sfruttato le potenzialità delle nuove tecnologie: ha rinunciato, in tre parole, ad essere efficace, e anziché costituire il traino verso la ripresa è rimasta impigliata lei stessa nelle maglie della crisi.

    Si parla di imprenditori che non possono più permettersi di investire in pubblicità.
    Io parlo di imprenditori che non vogliono investire perché non ci credono, perché non si fidano.
    Le imprese, come i consumatori, chiedono una comunicazione commerciale innovativa, una nuova spinta verso la creatività.

    La pubblicità è un’opportunità, non un obbligo.
    Le agenzie di pubblicità devono farsi conoscere come promotrici di cambiamento.
    Devono saper ascoltare, perché la comunicazione è relazione.
    E devono tener conto di una nuova generazione di consumatori che lavora, si diverte e si nutre di Internet.
    Se i direttori delle grandi agenzie navigassero si renderebbero conto che il Web non è solo un insieme di informazioni ma una Rete di idee e di spunti offerti.
    Il loro concetto di comunicazione si deve evolvere, approfittando di quei giovani talenti che sono ancora capaci di giocare e di fare magie.

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  • Cos’è il “phishing” e come difendersi

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 01 Ottobre 2008
    Archiviato in Internet e altri media, News

    Più o meno tutti noi sappiamo cosa sia il “Phishing” ma forse non tutti ne conosciamo in profondità i meccanismi e le minacce intrinseche.

    La suddetta bruttura non è molto conosciuta tra la gente: non se ne ha il terrore come dei virus informatici o cose simili, ma vi assicuro che è molto subdola e pericolosa.

    “Il “Phishing” è un tipo di frode che si attua tramite posta elettronica allo scopo di rubare dei codici personali, solitamente i codici di accesso al conto corrente online.
    Quindi, se non avete accesso on-line al vostro conto corrente state tranquilli, non potrete essere truffati con il phishing.
    Come funziona un attacco di phishing?
    Supponiamo di avere un conto alla “Banca X” sul quale è attivo il servizio di consultazione on-line.
    1) il Phisher (colui che vorrebbe rubarvi i dati/soldi) prepara una pagina web uguale identica alla pagina di accesso al conto della Banca.
    2) Il Phisher invia una mail a molte persone, simulando di essere la “Banca X” e indicando una pagina (logicamente la finta pagina della banca) dove inserire i vostri dati di accesso, tirando fuori le scuse più strane.
    3) l’utente seguendo la procedura indicata nella mail non farà altro che fornire i dati di accesso al phisher, che potrà poi utilizzare il conto corrente per acquisti on-line e quant’altro.

    Logicamente tutte le banche stanno cercando di porre un rimedio, ma come potete capire dalla procedura adottata dal Phisher, la banca non può nulla se l’utente di sua iniziativa segue le indicazioni della mail.
    Quindi, come proteggersi?

    A- Nessuna banca chiederà mai i vostri dati di accesso per e-mail (questo è uno dei rimedi pensati dalle banche)

    B- dato “A”, non è consigliabile seguire i consigli inviati dal Phisher per email

    C- prima di compilare i campi del nome utente e password nella pagina di accesso alla banca, assicuratevi che nell’indirizzo della pagina che state consultando sia ben specificato il nome della banca e che il protocollo sia “HTTPS” (un sistema di comunicazione on-line protetto), ad esempio: la “Banca X” avrà un sito web con indirizzo “https://hb.banca-X.org/accessobanca.php”; difficilmente la pagina di accesso avrà indirizzo “http://www.entrainbanca.com/accedi.php”.

    D- nella barra inferiore delle pagine protette e’ sempre presente l’icona di un lucchetto chiuso;

    E- Generalmente queste e-mail non sono personalizzate, contengono un messaggio generico di richiesta di informazioni personali per motivi non ben specificati, usano toni “intimidatori” e non riportano una data di scadenza per l’invio di informazioni.

    Un nuovo metodo per rubare dei soldi all’ignaro utente è quello di inviare sms o mms suggerendo di telefonare ad un numero 89-9123456789 per i più disparati motivi.
    Guardandoci bene il numero appartiene alla numerazione 899, cioè un numero a pagamento con tariffe che arrivano anche a 1,80 euro al minuto.
    Anche qui, l’unico consiglio valido è quello più semplice: diffidate degli sconosciuti.

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  • Rigoni di Asiago si lancia in Internet con Studio Boraso.com

    Chi non conosce le famose e  deliziose marmellate Fiordifrutta 100% biologico della Rigoni di Asiago alzi la mano. L’azienda di Asiago, già Leader in Europa nel mercato delle confetture biologiche ha un nuovo obiettivo: diventare Leader anche su Internet cambiando totalmente e radicalmente strategia di comunicazione e marketing, abbracciando in pieno i nuovi strumenti del Web 2.0 e della comunicazione interattiva.
    Partner scelto dalla Rigoni di Asiago per questo ambizioso progetto è il nostro Studio Boraso.com di Milano, esperto in Strategie di Internet Marketing grazie all’esperienza maturata nella gestione di numerosi progetti web innovativi incubati all’interno dello Studio stesso.
    Sono molto contento per la fiducia che l’azienda Rigoni di Asiago ha voluto darci, devo ammettere che poche volte mi sono trovato davanti un’azienda così mentalmente aperta alle nuove tecnologie e specialmente non timorosa di investire e testare nuovi strumenti di comunicazione come il Web 2.0.
    Oggi infatti la comunicazione e il marketing sono cambiati rispetto ad anni fa, ma molti imprenditori e aziende hanno paura o non hanno la cultura adatta per investire in questi nuovi strumenti, rimanendo quindi fermi immobili mentre il mondo avanza velocemente; con la conseguenza di perdere continuamente importanti opportunità di business.

    Il nuovo progetto editoriale on line dell’Azienda sarà lanciato in Internet entro la fine del 2008 e prevede lo sviluppo del nuovo Portale aziendale, di azioni intensive di Web Marketing e di un importante Blog sul mondo del Biologico con l’obiettivo di dare informazioni e creare cultura del biologico in Italia interagendo con i consumatori e le persone; di più non possiamo dire per ovvi motivi….

    Ora lasciateci lavorare  ;-)

    Il Sito Web attuale della Rigoni di Asiago: www.rigonidiasiago.com

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  • La pubblicità del futuro si chiama Web Marketing

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 11 Agosto 2008
    Archiviato in Internet e altri media

    La televisione è uno strumento che invecchia, come i telespettatori che la guardano.
    Negli Stati Uniti l’età media degli spettatori ha ormai raggiunto i 50 anni, ma si tratta di un target che non risulta interessante per parecchie aziende.
    Di qui la necessità di indirizzare altrove l’investimento pubblicitario.

    Oggi, a differenza di qualche anno fa, ognuno di noi ha la possibilità di scegliere il proprio intrattenimento e in particolar modo i giovani preferiscono media più attivi, come Internet, i social network, i videogiochi.  

    Negli Stati Uniti spopola TiVo, una televisione che consente agli utenti di scaricare in anticipo i programmi preferiti e vederli in qualunque momento, senza la pubblicità.

    In Italia il fenomeno non è ancora così accentuato, ma che i giovani preferiscano il Web alla Tv e che ci trascorrano più tempo è un dato ufficiale.
    Le reti satellitari mostrano un po’ più di dinamismo, ma in generale l’interesse per la scatola televisiva sta scemando e i big player se ne sono accorti: un esempio tra tanti è quello di Sony che ha incorporato YouTube come uno dei canali ai quali si può accedere attraverso il telecomando.

    Su YouTube, però, non è certo facile far girare il classico “spottone”, noioso e autocelebrativo, non lo guarderebbe nessuno.
    E’ necessario creare contenuti originali, marketing innovativo, non convenzionale, virale.

    Ci vogliono idee nuove. Più inventiva, più originalità e, questa è la buona notizia per le aziende, minori investimenti.
    In una situazione economica difficile come quella attuale e con la necessità di ridurre gli investimenti in comunicazione, il Web potrebbe essere la risposta che soddisfa ogni esigenza.

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  • Blogolandia: l’informazione dalla gente per la gente

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 21 Luglio 2008
    Archiviato in Internet e altri media, Web 2.0

    L’ informazione cambia forma: diventa più agile, snella, libera e democratica. La gente racconta la gente senza bisogno di intermediari. E’ Blogolandia che apre le porte alla nuova democrazia 2.0

    Immaginiamo per un attimo un’informazione che per svilupparsi, crescere e divulgarsi non abbia bisogno di redazioni, di giornalisti e di strutture fisse, che non sia soggetta ad orari di apertura e chiusura o a pressioni politico istituzionali.
    Immaginiamola libera dai vincoli che oggi schiacciano ed assoggettano, in maniera arrogante, ogni redazione di qualunque media.
    Pensiamo alla forma stessa dell’informazione, alla sua natura: un fatto che accade diventa informazione nel momento in cui viene sublimato attraverso un mezzo che può essere un giornale, la televisione o Internet.
    Lo stesso fatto può diventare di dominio pubblico senza essere vagliato da una redazione “professionale”, ma semplicemente se raccontato o scritto dalla gente per la gente.
    Ecco in poche parole cos’è Blogolandia (http://blogolandia.it): una struttura che non ha bisogno di intermediari per potersi muovere e produrre notizie.
    I fatti accadono, come è nella loro natura, il cittadino li vive, li percepisce e li racconta: pochi passaggi, poche mani a correggere le bozze, nessun direttore a setacciare le frasi.
    Tutto molto semplice e a caduta libera, verticale e diretta.
    Centosettanta persone, una copertura di novanta Comuni e importanti contenuti locali sono i pochi  ingredienti che fanno di Blogolandia il primo network di urban blog italiano.
    Se vuoi far parte del progetto, se vuoi raccontare il tuo Comune come nessun media standard può fare, manda una mail a sindaci@blogolandia.it e diventa Sindaco (amministratore) del blog della tua città.

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