News: Integrazione on-line off-line

  • Campagne elettorali sul Web. Come funzionano?

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 01 Giugno 2009
    Archiviato in Integrazione on-line off-line, Web marketing, internet
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    Ogni candidato alle prossime elezioni amministrative, ogni lista e compagine elettorale ha ritenuto necessario aprire una vetrina sul web per evidenziare la propria proposta. Pochi siti o blog sono pero’ degni di nota per originalità e per innovazione tecnologica.
    Le campagne elettorali si vincono anche con la rete, con internet. Lo sanno bene gli americani che già dal 2000 avevano iniziato a strutturare format, blog e siti di informazioni destinati unicamente agli elettori cibernauti.
    Una categoria, quella degli utilizzatori della rete, negli Stati Uniti d’America, cosi’ diffusa trasversale e culturalmente elevate da non essere trascurata e dimenticata.
    Invece in Italia molti partiti hanno acceso il sito unicamente perche’ tutti lo fanno: senza convinzione e soprattutto senza alcuna competenza.
    E questo traspare dalla pochezza dei contenuti, dalla monotonia delle comunicazioni e degli scritti.
    Non entriamo oggi nell’analisi critica dei centinaia di siti visionati, magari indugeremo nell’evidenziare quello che più ci ha colpito in originalita’, ma vogliamo se possibile, genericamente, elencare alcune buone prassi per renderli, almeno minimamente interessanti a chi , come noi, ha navigato in cerca di slogan, contenuti e originalità.

    Generici: molti i siti e blog generici, addirittura palesemente seriali, con medesimi programmi, copiati ed incollati.
    Statici: moltissimi quelli che non hanno alcun aggiornamento, restano tali e quali dalla nascita alla morte del sito, normalmente dimenticato il giorno dopo l’elezione.
    Dimenticati: tantissimi i siti con un numero di accessi e di visitatori che non superano le poche unità giornaliere.
    Improvvisati: alcuni sono anche mal strutturati, probabilmente fatti in maniera artigianale da qualche webmaster in erba.
    Incompleti: a quasi tutti manca comunque sempre qualche cosa all’interno e sovente capita di trovare pagine bianche o “ in costruzione ”.
    I testi che descrivono i candidati risultano spesso incompleti.

    La sensazione è quella di chi affronta la meravigliosa realtà virtuale della rete senza alcuna conoscenza delle necessarie e minime attenzioni che questa vetrina eterea comporta.
    Insomma siamo ancora lontani dal saper avvicinare, blandire ed affascinare quel mondo italiano di internauti a cui invece andrebbe attribuita maggiore considerazione.

    Segnaliamo, questa volta, un solo sito, non eccezionale, ma che ci ha colpito per originalità, per l’uso di veloci video da parte del candidato a sindaco. Invece dei soliti scontati testi, il candidato mette in video se stesso, con formati amatoriali veloci e didascalici.
    Ogni breve video, della durata media di 1’e 45”, affronta un tema in scenari differenti. Anche le newsletter ( a cui ci siamo dovuti iscrivere) offrono una informazione in tempo reale molto “anglosassone”.
    Il sito, per chi volesse magari copiarne il format, è www.sulatesta.it , una lista civica di una cittadina marchigiana.
    Certo il vero format di riferimento resta per completezza, velocità e trasparenza il blog di Beppe Grillo www.beppegrillo.it . A cui va il merito di aver capito molto prima di tutti gli altri, le reali potenzialità della rete.
    E dei suoi sempre più affezionati e competenti navigatori.

    Autore: R. Tabussi

    Agenzia Mercurio di Comunicazione per redazioni giornalistiche

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  • Morte dei quotidiani gratuiti online?

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 11 Maggio 2009
    Archiviato in Integrazione on-line off-line, Internet e altri media
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    Proprio nel momento in cui pare che i giornali in forma cartacea vadano sparendo, il magnate australiano dell’editoria Murdoch pensa e propone una cosa che sconvolge e porta in fibrillazione tutto il Web: un dispositivo di facile utilizzo, simile a Kindle di Amazon, per accedere, a pagamento, alle testate dell’impero News Corp., dal Wall Street Journal al Times di Londra al New York Post.
    Di fatto si parla di giornali online a pagamento.
    Ora, la cosa strana è che parlare di servizi o prodotti vari a pagamento, non è una cosa straordinaria, basti pensare che ogni cosa o servizio che noi acquistiamo o del quale usufruiamo lo si paga.
    Quando facciamo la spesa compriamo prodotti che paghiamo, quando l’ENEL ci manda la bolletta la paghiamo in cambio di un servizio e quando andiamo in edicola e compriamo un quotidiano lo paghiamo, e lo paghiamo anche relativamente caro.
    Quindi di fatto se diamo per scontato che un bene o servizio lo si debba pagare perchè per i servizi online non vale la stessa cosa?
    Se è vero come è vero che un un giornale distribuito in maniera canonica ha dei costi estremamente distanti dalla distribuzione in Rete (ecco il motivo per il quale le testate stanno migrando sul Web) è anche vero che un quotidiano ha un apparato imponente da muovere per poter erogare notizie sempre fresche provenienti da ogni parte del pianeta: pensiamo ad esempio solo ai costi da sostenere per mantenere una persona per mesi in una zona di guerra, ed avremo un’idea di quelle che possono essere le spese.
    Allo stesso modo sappiamo benissimo che le famigerate “dot-com” sono collassate sotto il loro stesso peso all’inizio degli anni 2000, quando si credeva di aver trovato l’oro nella pubblicità su Internet. La panacea pubblicitaria in realtà non esiste e la bolla speculativa che si era generata ha portato ad una recessione dell’intera new economy.
    Ma allora, assodato che la pubblicità sul Web non consente la sopravvivenza dei colossi informativi oggi esistenti e considerato che è un dato di fatto il pagare un bene o servizio, come mai questa idea di Murdoch ha alzato tanto polverone?
    Non sarebbe forse giusto pagare una informazione “di qualità”?
    Forse è proprio questo il punto su cui gli editori si dovrebbero soffermare a pensare, e forse è anche il punto che in maniera indiretta scandalizza la gente che legge i quotidiani, visto che le notizie non vengono intese come di qualità.
    La lottizzazione dei partiti, gli aiuti statali, le pressioni delle lobby e l’arrivismo di molti giornalisti, senza contare la macchina burocratico/organizzativa che spesso è smisurata, grassa ed opulenta, fa si che la gente, il cittadino medio, non abbia voglia di pagare per una informazione che tanto di qualità non è, e che spesso viene percepita come di parte se non addirittura di regime.
    Forse è questo che dovrebbe far riflettere gli editori e gli imprenditori del settore: le persone non vogliono avere per forza un servizio gratis ma non vogliono nemmeno pagare un servizio mediocre.

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  • Dominio .tel per tutti, non solo per molti

    Abbiamo un numero di cellulare, un IM per Skype, per MSN e per Gtalk, un indirizzo eMail, un numero fisso di casa ed uno dell’ufficio, un indirizzo Web per il nostro blog ed uno aziendale, abbiamo un account su Facebook, su Twitter, Linkedin, su MySpace e Viadeo, ma abbiamo anche un Fax ed una posizione geografica precisa su GoogleMaps.
    Benissimo: ma tutti questi dati sono sparsi per la Grande Rete, sono diluiti per il Web e del tutto introvabili senza punti di riferimento precisi; o almeno lo saranno fino agli ultimi giorni di marzo.
    Dal 24 del suddetto mese infatti, saranno disponibili i domini con suffisso “.tel” che, dal un punto di vista della semplicità e della praticità, oltre a quello della deframmentazione dei dati personali, saranno a dir poco rivoluzionari.

    A differenza dei suffissi ai quali siamo abituati come i “.com” o “.it” non faranno capo a siti web tradizionali, ma a pagine che appunto si presentano come biglietti da visita digitali.
    In pratica molto semplicemente funziona così: si accede a questo indirizzo per cercare la disponibilità del nome dominio che si vuole (io ad esempio ho comprato Rudy.tel) lo si acquista a circa 20/30 euro per un anno, e non si deve fare altro.
    Non ci sono siti da costruire, template da disegnare e creare o foto da caricare, ma il tutto è già pronto e strutturato per raccogliere i nostri dati personali come tutti quelli elencati all’inizio di questo articolo.
    La pagina contiene l’elenco di tutti i punti di contatto di quella persona o di quell’azienda, online e offline, in un formato molto leggero, pensato per essere visto anche dai cellulari.
    Rispondono a un’esigenza: concentrare in un posto solo, facilmente accessibile e comunicabile agli altri, i vari contatti di una persona, che ormai sono una selva.
    Per fare un esempio pratico ad un incontro di lavoro, bisognerebbe dare la mail, il blog personale, il nome su Linkedin, quello su Skype.
    Con il .tel invece sarebbe sufficiente dire “mi trovi su Rudy.tel e lì vedi tutti i modi per contattarmi“.

    La riserva che rimane su questo nuovo sistema di aggregare le info, oltre a quella ovvia legato alla privacy, è quella legata all’effettiva utilità di un servizio che non fa altro che aggregare altri servizi.
    Solo il tempo ci dirà se i .tel saranno o meno un successo, ma nel dubbio, prima che vengano tutti occupati, perchè non acquistarne uno per noi o per la nostra azienda?

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  • Titor: uomo del futuro o marketing perfetto?

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 03 Ottobre 2008
    Archiviato in Integrazione on-line off-line, Marketing non convenzionale, Web marketing
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    Viaggiare nel tempo. Poter vedere se stessi da bambini, sapere, con cognizione di causa, come si evolveranno gli eventi e capire, toccando con mano, il perché dei fatti storici.
    Ammettiamo che questo sia accaduto… o che accadrà: ammettiamo che tra uno, cinque, dieci anni, qualcuno inventi una macchina del tempo, e spari un “emissario del futuro” al nostro tempo, con scopi e direttive precise.
    Conoscendo quest’uomo, e facendoci raccontare da lui il futuro vissuto in prima persona, non potremmo dimostrare ne la veridicità ne la falsità delle sue affermazioni, che sono per loro stessa natura inafferrabili in quanto non residenti nel nostro tempo: saremmo una sorta di agnostici temporali.
    Beh, quest’uomo esiste, si chiama John Titor, è venuto dal futuro con un compito preciso ed alla fine del suo viaggio se n’è tornato a casa scomparendo nello stesso nulla dal quale era venuto: “John Titor è un sedicente crononauta che si è fatto conoscere pubblicamente attraverso alcuni forum di Internet ad accesso libero.” http://it.wikipedia.org/wiki/John_Titor

    Ora, nessuno di noi può affermare con ASSOLUTA CERTEZZA se tutto questo sia vero oppure no, se Titor abbia viaggiato nel tempo oppure no e se la sua macchina sia esistita veramente oppure no.
    Quello che si può affermare con certezza è molto più pragmatico: Titor è esistito veramente, se non come viaggiatore nel tempo, come impostore e grande esperto scientifico. Le sue fonti infatti non dovevano essere comuni e non dovevano viaggiare su canali standard.
    Se abbia o meno viaggiato nel tempo, fino a quando non inventeremo la macchina del tempo nel presente, non lo si può sapere con certezza, ma quello che è certo è che quest’uomo ha montato una storia affascinante, con una struttura scientifica molto solida e con grande dovizia di particolari.
    Trattasi di bufala o di perfetto esempio di marketing virale?

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  • Internet: agenzia di Web Marketing per diventare presidente

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 09 Settembre 2008
    Archiviato in Integrazione on-line off-line, Web marketing

    Tanto per non cambiare abitudini, al centro della campagna elettorale statunitense anche quest’anno ci sono i pettegolezzi sulle vite private dei candidati e dei membri della loro squadra: Obama accusato di essere musulmano, il fratello povero di Obama che vivrebbe in una baracca a Nairobi, il figlio minore di Sarah Palin (vice di McCain per la corsa alla Casa Bianca) che sarebbe in realtà suo nipote e ora la gravidanza della figlia adolescente.
    Internet si rivela un complice particolarmente potente per chi vuol far circolare questo genere di informazioni, coi protagonisti costretti a creare siti Web appositi per stroncare sul nascere le false notizie sul proprio conto.

    Ciò che maggiormente affascina è constatare come i blog, assieme agli sms e ai siti di social networking abbiano un’importanza decisiva in queste elezioni: i new media sono in grado di amplificare qualsiasi cosa ed è impossibile ignorarli, soprattutto da parte di chi è alla ricerca di strumenti che garantiscano voti.

    Non è finita qui.
    Una settimana fa è stata diffusa una falsa copertina di Vogue con la foto di Sara Palin: La Stampa l’ha pubblicata in prima pagina mentre i blog non ci sono cascati.
    Sarà difficile, d’ora in poi, sostenere che la carta stampata è superiore ai blog perché è più autorevole, perché essendo iscritta all’ordine è garanzia di qualità per i lettori.
    La verità è che i blogger si stanno sostituendo ai giornalisti e alcuni blog hanno più lettori di molti quotidiani importanti, soprattutto grazie alla velocità di pubblicazione e di accesso alle notizie che garantisce un aggiornamento costante e in tempo reale.

    “Trasparenza” è la parola d’ordine dei blog, in contrasto con la notizia a tutti i costi che ha caratterizzato il monopolio dei vecchi media.

    L’informazione si è ormai spostata dai mass media ai social media: non a caso le presidenziali si svolgono a colpi di Web.

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  • Caccia al ruyi

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 03 Ottobre 2007
    Archiviato in Integrazione on-line off-line

    Segnalo un’interessante intervista apparsa oggi su marketingarena: Thomas Barazza descrive l’iniziativa multimediale Caccia al Ruyi, un esempio di integrazione on line off line al servizio dell’arte e della cultura.

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  • Gpay, un altro caso skebby?

    La notizia è di quelle che fanno fremere i geek: se le voci su un poco verosimile (per ora) google phone si rincorrono, ben più concrete sono le news in merito ad un sistema di pagamento via sms brevettato da google. Non è una novità assoluta, visto che paypal ha proposto un servizio simile, senza successo. Potremmo essere di fronte ad un altro caso skebby proprio per questo motivo: la tecnologia e il servizio esistono già ma solo un mix di momento storico, comunicazione e fortuna portano al successo un prodotto piuttosto che un altro (pre-esistente).

    Quando si analizza il caso google è sempre necessario guardare con lungimiranza dove l’azienda “vuole andare a parare”: sicuramente i servizi per cellulari sono una delle applicazioni che in futuro faranno la differenza, va detto che pur utilizzando terminali molto complessi è opinione comune che un buon vecchio nokia 6630/6680/6060 con l’applicazione gmail installata è ancora oggi uno dei metodi migliori per leggere la posta in mobilità . Se oltre a questo sistema sarà integrato anche il pagamento via sms il terminale sarà solo un mezzo e non un fine della questione. Lo è stato per l’ipod (mezzo per vendere musica) e lo sarà per il gphone, ma quale modello di business? Concordiamo con la tesi di punto informatico che vede la pubblicità come fonte di guadagno per google. Siamo stati tra i primi siti in Italia a parlare di proximity e bluetooth marketing e proprio questo modello potrebbe essere la chiave del successo che, come si sa, in google dipende dal modello “offri servizi all’utente e fai pagare le aziende”.

    Staremo a vedere, interessante valutare come google pratichi in questo modo un altro screzio a ebay (che controlla paypal) dando vita a quella che sembra ormai una guerra fredda, ma qui più che nelle antipatie si scivola a nostro avviso nei megatrend: le aziende allargano sempre più i propri business ed è normale che esistano delle sovrapposizioni competitive tra chi 10 minuti prima lavorava in partnership, è necessario abituarsi al modello co-opetition.

    Credo che il tema della funzione dei terminali sia tutto da sviluppare, ma sarà a breve importante comprendere anche la struttura della diffusione dell’innovazione, sembra che innovare non basti più per arrivare al successo..

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