News: Casi di eccellenza

  • Social media e Aziende, casi di successo: Dell e Twitter.

    Claudio Gagliardini

    di Claudio Gagliardini · pubblicato il 29 Giugno 2009
    Archiviato in Casi di eccellenza, Web 2.0, Web marketing
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    Continuiamo a dirlo ai nostri clienti e a “predicarlo” in occasione di workshop e convegni: i social media ed il social network offrono grandi opportunità alle aziende, basta solo imparare ad usare i nuovi strumenti a disposizione e comunicare nel modo giusto. Dell, colosso americano dell’informatica per ufficio e casa, è tra le aziende che l’hanno capito e che oggi stanno raccogliendo risultati incoraggianti.

    Già nel 2007 nasceva su Twitter @DellOutlet, frutto di una nuova strategia di marketing orientata al web e basata sui cimguettii” che hanno conquistato il mondo. Oggi di account Twitter l’azienda USA ne conta una ventina, segno che il milione di dollari guadagnato attraverso questo canale nel 2008, cui si sommano i 2 milioni dei primi mesi del 2009, hanno dato linfa, ottimismo e confidenza nel mezzo. Certo, se si confrontano questi dati col fatturato globale dell’azienda (61,1 miliardi di dollari nel 2008, 34° posto tra le Fortune 500), l’impatto emotivo di questa crescita si ridimensiona, ma sono comunque dati degni di nota e di investimento, tanto più in un periodo di crisi come questo.

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  • Il più grande caso di marketing Web 2.0

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 26 Settembre 2008
    Archiviato in Casi di eccellenza, Marketing non convenzionale, Web 2.0

    Il lavoro svolto dal team di Fiat Automobiles, guidato da Luca De Meo, in occasione del lancio sul mercato della Fiat 500 è valso allo Chief Marketing Officer di Fiat Group e CEO uno dei più prestigiosi riconoscimenti in ambito manageriale: quello di “Chief Marketing Officer of the Year” 2008.

    Giunto alla sua terza edizione, il “CMO of the Year” viene assegnato ogni anno da una delle società di consulenza nel settore del management globale più rinomate del pianeta, la Booz & Company.

    A valere tanto è stato il lancio della Fiat 500 attraverso il ricorso a “strumenti di marketing innovativi e non convenzionali”, cioè a una campagna nuova nel suo genere che ha puntato sugli strumenti 2.0, sul marketing virale e sul coinvolgimento in prima persona del pubblico attraverso il sito Web “500 Wants You” .

    Il sito, oltre a catalizzare l’attenzione del mercato, è riuscito ad ottenere informazioni utili nella progettazione del prodotto, mettendo a disposizione degli utenti gli strumenti per “creare” la Fiat 500 e riuscendo a raccogliere circa 1,5 milioni di allestimenti realizzati da possibili acquirenti.

    Proprio analizzando gli allestimenti e le esperienze online degli utenti, si è riusciti a comprendere come, per esempio, i colori pastello inizialmente progettati per il lancio non fossero graditi, modificando di conseguenza la produzione.

    Si è trattato del primo clamoroso caso di marketing 2.0 in Italia al quale, speriamo, ne seguiranno altri.

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  • Rigoni di Asiago si lancia in Internet con Studio Boraso.com

    Chi non conosce le famose e  deliziose marmellate Fiordifrutta 100% biologico della Rigoni di Asiago alzi la mano. L’azienda di Asiago, già Leader in Europa nel mercato delle confetture biologiche ha un nuovo obiettivo: diventare Leader anche su Internet cambiando totalmente e radicalmente strategia di comunicazione e marketing, abbracciando in pieno i nuovi strumenti del Web 2.0 e della comunicazione interattiva.
    Partner scelto dalla Rigoni di Asiago per questo ambizioso progetto è il nostro Studio Boraso.com di Milano, esperto in Strategie di Internet Marketing grazie all’esperienza maturata nella gestione di numerosi progetti web innovativi incubati all’interno dello Studio stesso.
    Sono molto contento per la fiducia che l’azienda Rigoni di Asiago ha voluto darci, devo ammettere che poche volte mi sono trovato davanti un’azienda così mentalmente aperta alle nuove tecnologie e specialmente non timorosa di investire e testare nuovi strumenti di comunicazione come il Web 2.0.
    Oggi infatti la comunicazione e il marketing sono cambiati rispetto ad anni fa, ma molti imprenditori e aziende hanno paura o non hanno la cultura adatta per investire in questi nuovi strumenti, rimanendo quindi fermi immobili mentre il mondo avanza velocemente; con la conseguenza di perdere continuamente importanti opportunità di business.

    Il nuovo progetto editoriale on line dell’Azienda sarà lanciato in Internet entro la fine del 2008 e prevede lo sviluppo del nuovo Portale aziendale, di azioni intensive di Web Marketing e di un importante Blog sul mondo del Biologico con l’obiettivo di dare informazioni e creare cultura del biologico in Italia interagendo con i consumatori e le persone; di più non possiamo dire per ovvi motivi….

    Ora lasciateci lavorare  ;-)

    Il Sito Web attuale della Rigoni di Asiago: www.rigonidiasiago.com

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  • Le aziende top in innovazione

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 17 Giugno 2008
    Archiviato in Casi di eccellenza, Innovazioni e tecnologia

    BusinessWeek ha stilato una classifica con le 50 aziende più innovative del mondo per il 2008,
    dalle grandi imprese tecnologiche alle giovani realtà imprenditoriali ancora poco conosciute, suddivise in 3 aree geografiche: Europa, Asia e Nord America.

    Quando si parla di aziende innovative, Apple non può che essere al primo posto, in tutte e tre le aree geografiche, seguita da Google: «Le aziende più forti, durante i periodi di recessione, investono», dice Eric Schmidt, Ceo di Google. Gli investimenti possono essere di vario genere e natura: come General Electric che investe nei mercati emergenti distribuendo l’elettrocardiogramma portatile in India.

    In classifica anche Nokia, Sony, Microsoft, mentre si posiziona al venticinquesimo posto Facebook, il social network fondato da Mark Zuckerberg che ormai rientra a pieno titolo tra i “grandi”.

    Queste le prime dieci posizioni:

    1. Apple
    2. Google
    3. Toyota
    4. General Electric
    5. Microsoft
    6. Tata
    7. Nintendo
    8. Procter & Gamble
    9. Sony
    10. Nokia

    Segue un’analisi delle giovani leve in ambito imprenditoriale, che si concentrano nel settore tecnologico e hanno meno di 30 anni, come Rob Kalin, creatore di Etsy, portale di design che consente a chiunque di mettere in vendita creazioni personali e opere fai-da-te o Bret Taylor e Jim Norris, creatori del servizio di microblogging FriendFeed.
    Interessante notare che tutti operano in start-up web, settore che ha ancora molto da offrire, come testimoniano le grandi imprese che acquisiscono piccole realtà: è il caso di StumbleUpOn, fondata dal ventinovenne Garrett Camp e rilevata da eBay lo scorso anno.

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  • I migliori e i peggiori brand

    brand

    La riflessione di oggi parte da una ricerca inglese condotta da Millward Brown research sui migliori e peggiori marchi secondo gli inglesi. Sveliamo subito la classifica, poi riflettiamoci su:

    I MIGLIORI

    1. Cafèdirect
    2. Google
    3. Waitrose
    4. Toyota
    5. Vodafone
    6. Virgin Mobile
    7. O2
    8. Olay
    9. Volkswagen
    10. Douwe Egberts

    I PEGGIORI

    1. Barclays
    2. Spar
    3. Texano
    4. NatWest
    5. Co-op
    6. Lexmark
    7. Palmolive
    8. Total
    9. Lloyds TSB
    10. Abbey

    Quanto si evince da questa classifica è molto interessante. Probabilmente non conoscerete tutti questi brand visto che alcuni sono tipicamente inglesi ma non si possono evitare alcune riflessioni. Permane a mio avviso l´incertezza su un mercato in pesante cambiamento, ecco quindi la comparsa tra i marchi migliori di molti brand legati alla tecnologia, ma anche la permanenza di marchi automotive e alimentari. Cafèdirect, il primo in assoluto, è un rivenditore di caffè che punta sul fattore etico. E´ proprio questo fattore la grande novità della classifica, anche Toyota, che si attesta al quarto posto, deve la sua immagine positiva all´attenzione riservata all´ambiente e alla natura, il modello ibrido Prius è un chiaro esempio di questa filosofia. Tra i marchi migliori meritano menzione anche i brand da sempre ´ utili e simpatici´come google e quelli che invece puntano più sul marketing tradizionale come Vodafone e O2, la cui presenza conferma che la costruzione di un´immagine di marca olistica e pervasiva rimane un fattore chiave. Grandissimi budget significano quasi sempre ritorni positivi nel settore tecnologico, ma questo non significa che con piccoli budget non si possa fare bene.

    Tra i negativi non sorprende la presenza di operatori della finanza come barclays mentre è più significativa quella di brand come Palmolive legati a prodotti di largo consumo abitualmente avezzi a politiche di marketing spinto.

    La conclusione di questa analisi è chiaramente a favore del ruolo del consumatore e del passaparola nel marketing di oggi. Un buon brand vuol dire moltissimo ed essere alleati dei nostri compratori è obbligatorio se si vuole che il marchio abbia una buona diffusione. E´ altresì preoccupante ritrovarsi contro la clientela perchè non solo non parleranno di noi, ma se lo faranno sarà per parlare male. Serve quindi un giusto mix di comunicazione ´ vecchio stile´e politiche aziendali orientate all´etica e alla relazione in positivo col consumatore.

    Quale ruolo per internet in questo ambito? La rete ci permette di massimizzare il passaparola (il famoso marketing virale) favorendo la diffusione del brand, è chiaramente la qualità che deve comunque fare da base ad un buon brand e ad una buona politica di comunicazione, diversamente non si va da nessuna parte.

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  • La vendita nel 2007 - un pò di operatività in questo marketing di teorie

    SWM incontra Cristiano Casarin, responsabile della rete vendita di immobilmente.com, esperienze nell´editoria e in svariati altri settori fanno di lui un profondo conoscitore della situazione italiana a livello commerciale.

    Buongiorno Cristiano, com´è cambiata la gestione della rete commerciale dagli anni 90 ad oggi?

    Innanzitutto buongiorno a tutti i lettori.
    Le reti commerciali a metà degli anni 90, quando ho iniziato la mia carriera di agente di commercio, erano molto più complesse; formate da molti venditori che si dovevano suddividere non zone ma quartieri. La politica commerciale di molte grandi aziende, che gestivano la pubblicità sui giornali era: ´un uomo un modulo´quindi più uomini erano sul bacino più moduli (spazi pubblicitari) si vendevano.Di conseguenza la gestione della rete commerciale era frazionata in molti agenti junior che gestivano tanti piccoli clienti, ( la maggior parte con il porta a porta), e pochi agenti senior che gestivano i numericamente limitati big spender.
    Oggi, ritengo si sia arrivati a cercare di avere meno account ma con più qualità e con portafogli clienti più importanti. Di conseguenza la gestione della rete vendita diventa meno dispersiva ma forse più accorta ed impegnativa, in quanto l´area manager si trova costretto a gestire al meglio e con maggior impegno gli agenti di zona per fare in modo che crescano e che riescano a sopperire con la qualità alla quantità .

    Vendere ´ sul campo´è molto diverso dalla teoria di vendita, come ti relazioni ed integri con la struttura di marketing di immobilmente?

    E´ la stessa differenza che esiste tra le ore di attesa che precedono la prima sera con una bella ragazza e quando ci sei di fronte a cena.
    La vendita dovrebbe essere lo scopo del marketing quindi la sua naturale conseguenza.
    A volte invece ho l´impressione che il marketing abbia la presunzione di essere fine a se stesso. La sinergia è l´arma fondamentale che esiste tra il marketing immobilmente e la vendita che io curo direttamente. Solamente il venditore riesce a captare gli umori e le esigenze del cliente. Non dimentichiamo che è il cliente l´obiettivo del marketing.
    Possiamo tranquillamente affermare che manca in molti ragazzi la volontà e l´ambizione di investire su se stessi. Non mi dilungo a dar colpe, anche perchè non mi compete, ma ritengo che ogni ragazzo che si affaccia al lavoro dovrebbe riflettere su cosa effettivamente offre il mercato. A volte ho l´impressione che si continui a ricercare le professioni che si ricercavano 20 anni fa senza rendersi conto dei cambiamenti che ha subito il mondo del lavoro e il mercato stesso. Se ci dovesse essere una presa di coscienza dei giovani, la formazione dovrebbe spettare come è ovvio all´università o per lo meno a delle aziende che abbiano connivenze con la scuola pubblica e che diano una preparazione adeguata. Ma ritengo che sia indispensabile soprattutto un cambiamento nel modo di vedere la professione da parte dei giovani. Faccio un piccolo appello: ´Ragazzi ricordatevi che tra pochi anni il libero professionismo e di conseguenza la partita iva diventerà una forma davvero importante e quasi indispensabile per essere regolarizzati e dei professionisti´

    L´agenzia Boraso.com ha ideato uno strumento di integrazione on line - off line davvero interessante, tu hai venduto comunicazione sui giornali per diversi anni, oggi ti trovi ad affrontare il mondo internet come una nuova sfida, quali sono le differenze tangibili?

    Ti dirò che l´unica differenza sta nella difficoltà che ha la gente di comprendere che internet è già una realtà consolidata e non il futuro!! Ritengo solamente che i grandi esperti di comunicazione on line debbano scoprire nuove forme di intervento per soddisfare una enorme nicchia di mercato medio basso che in questo momento non riesce a trovare una sua collocazione.
    Non mi stancherò mai di ripeterlo. Internet deve essere reso alla portata di tutti i target di clienti per il semplice motivo che il grosso mercato in Italia, è formato da medio piccole imprese e non da multinazionali come in America.
    L´unico modo per far questo è innanzitutto cercare di delocalizzare la comunicazione on line; e permettere ad aziende che hanno interessi regionali o addirittura provinciali di comunicare col proprio vicino.

    In futuro, con internet sempre più pervasivo e presente nelle nostre vite e che minaccia di far sparire i giornali come vedi la funzione vendita?

    Sono assolutamente convinto che i quotidiani in quanto tale, nn spariranno mai.
    Tutto quello che leggiamo sono provocazioni da parte di editori molto potenti che hanno la consapevolezza che internet sta davvero assumendo dimensioni di comunicazione, forse fino a 5 anni fa impensate e di conseguenza si chiedono se valga davvero la pena continuare a investire miliardi di dollari o di euro per fare un certo tipo di comunicazione tardiva e non del tutto in linea con le esigenze di velocità che ha il mercato odierno.

    Ma rilancio con una provocazione

    Chi rimarrebbe davanti allo schermo di un computer per leggere 20 pagine di approfondimenti alla notizia? oppure mettersi a stampare 40 fogli A4 ?

    Tornando al ruolo della vendita per quanto concerne il settore on line web internet, rimane e rimarrà alla base di tutto il rapporto di fiducia che riusciremo ad instaurare con il nostro cliente, e la qualità -penetrazione che il prodotto ha sul mercato di riferimento.

    Com´è la percezione di internet delle persone che incontri ogni giorno? Hanno paura o lo vedono come un´opportunità ?

    Nel mio peregrinare quotidiano, mi accorgo che esiste nel cliente medio, la poca o quasi inesistente conoscenza del modo in cui dovrebbe far comunicazione.La maggior parte delle imprese non si informa prima di investire il proprio denaro.L´imprenditore deve capire che il terget di riferimento è fondamentale per raggiungere lo scopo;non importa con quante persone comunichi ma con chi comunichi.Si tende nella maggior parte dei casi, a praticare e pianificare i media che hanno maggior quantità di afflusso.Questo va bene per pochi settori mercelologici come la grossa distribuzione (soprattutto alimentari, abbigliamento) ma nn per la maggior parte delle attività che fanno impresa.
    Se prendiamo in considerazione il terziario che oramai anche in Italia ha raggiunto la maggior parte della torta economica, il targettizzare è diventato fondamentale per fare una comunicazione mirata e meno dispersiva.
    In virtù di questo, INTERNET, è e sarà sempre più, il mezzo per parlare nello specifico con il nostro utente.E´ comunque indubbio che la stragrande maggioranza degli imprenditori che io incontro quotidianamente, hanno il timore di investire in internet perchè nn lo vedono ancora un vero e proprio mezzo di comunicazione come lo sono i press e le televisioni.
    Mi permetto di muovere una critica al mondo del web.
    E quando parliamo di internet non riduciamo sempre il tutto ai blog ai video e all´aspetto ludico del web!!! Diamo informazioni a chi ci ascolta (quindi anche ai potenziali clienti) di capire come si può investire denaro nella rete.Secondo il mio punto di vista se in questo momento solo il 2% degli investimenti confluisce nel web la colpa è anche di chi dovrebbe venderlo il web!
    Sono realmente convinto che se iniziamo a proporlo con un modo di comunicare semplice ma efficace, i risultati e il business vero nel breve si vedono.Molto spesso, quando partecipo alle convention ai meeting sull´universo internet, ho come l´impressione che non si sia ancora ben compreso come fare davvero business.
    Deve essere la rete ad avvicinarsi al cliente e non aspettare che il cliente prenda coscienza dell´importanza della comunicazione in rete!!

    La vendita è cambiata? E´ vero che è sempre più una relazione e che il cliente è sempre più coinvolto nel prodotto o, sostanzialmente, è sempre stato cosi?

    A quest´ultima domanda ho in parte risposto nelle affermazioni precedenti
    Non è cambiata la vendita sono cambiate le necessità del cliente.
    Ora il cliente ha meno denaro da investire , che negli anni 90.
    Quindi il binomio vincente è PRODOTTO-VENDITORE
    Un tempo si riuscivano a chiudere contratti anche con prodotti non di grossa penetrazione, ora il nostro interlocutore, è attento, informato, smaliziato, e sa o crede di saper bene di cosa necessita.
    Ritengo che ora più che mai sia fondamentale la fidelizzazione tanto quanto lo sviluppo.
    La correttezza ricopre un ruolo principale della gestione del cliente.
    Ormai i ´ venditori furbi´hanno poco futuro.E´ il momento di riservare all´organizzazione del lavoro più spazio di un tempo, prima di visitare un cliente è necessario avere più informazioni possibili su cliente stesso.Per concludere ora nn si improvvisa più, è necessario essere preparati sul prodotto che si propone sul nostro potenziale cliente e conoscere qual è il nostro obiettivo prima di muoverci.

    VENDERE GHIACCIO AGLI ESCHIMESI NN SIGNIFICA ESSERE DEI BUONI VENDITORI SIGNIFICA AVER FREGATO IL CLIENTEche in questo caso di ghiaccio nn ne aveva bisogno.(ma semmai di una caldaia)

    Ringraziamo sinceramente Cristiano Casarin per il suo contributo che avvicina non poco il contesto operativo a quello del marketing teorico, i concetti espressi sono molti e di assoluto rilievo, cosa ne pensate?

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  • Il design come imprenditorialità culturale

    Marco Bettiol e Stefano Micelli, due economisti dell´innovazione, tracciano in questo paper le linee guida di una delle vie di maggior successo per innovare e reinventare in azienda: il design.

    L´esclusività delle aziende italiane che ha garantito nel tempo il successo in nicchie e settori particolari grazie ad una sapiente combinazione tra gusto estetico e saperi artigianali va oggi ripensata alla luce della trasformazione complessiva dello scenario economico mondiale e dell´internazionalizzazione della produzione. Tutto questo si inserisce in un contesto di consumo assolutamente nuovo e instabile che vede il consumatore al potere e le imprese, come giusto, al suo servizio. I migliori sopravvivranno (e bene) ma chi lavora male non farà molta strada.

    Cosa vuole il consumatore oggi?

    ´ vuole che i prodotti siano segni e simboli capaci di comunicare l´identità di chi li compra.´
    (Micelli, Bettiol)

    Gli oggetti oggi servono a comunicare sè stessi e a manifestare un´identità . Il consumatore non acquista più per dimostrare agli altri la sua appartenenza di classe, entra invece in simbiosi con il prodotto cui ´ accorda la sua fiducia´e vive il suo acquisto come un prolungamento di sè stesso, un supplente nel rappresentarlo.
    Le nuove tecnologie fanno il resto, ambienti innovativi in cui sempre più persone si ritrovano dando vita a comunità di appassionati ed esperti (anche di nicchia) di vari prodotti che approfondiscono tematiche anche complesse a livelli che solo una conoscenza diffusa in rete permette di raggiungere.
    Le aziende possono e devono cogliere queste occasioni per parlare con i propri consumatori e, se possibile, proporsi come aggregatori di passioni e fornitori di emozioni, in un contesto sotteso che garantisce però una futura influenza sui consumatori, non più basata su chi martella di più in tv ma figlia della fiducia conquistata sul campo. Il blog Ducati è, in questo caso, l´esempio che non si può non fare.
    In un contesto di consumo sempre più complesso come quello delineato è spesso il concetto di esperienza a fare la differenza: le aziende (non solo i parchi divertimenti) progettano e ´ mettono in scena´esperienze di prodotto, consumo, servizio che rendono unica la transazione che passa dall´essere un flash, un picco di soddisfazione ad un momento pervasivo che si protrae nel tempo e di cui ´ resta qualcosa´dopo l´esperienza.

    Alla luce del fatto che

    Il ´ saper fare bene le cose´è ancora importante, ma non più sufficiente per mantenere una posizione di vantaggio sul mercato rispetto ad imprese multinazionali che con soluzioni organizzative e tecnologiche ad hoc hanno recuperato il gap di flessibilità che le penalizzava
    (Corò e Micelli, 2006).

    Gli autori propongono l´utilizzo del design come leva di differenziazione e delineano diversi percorsi partendo da ciò che più interessa a noi di SWM, i casi concreti di successo in azienda.

    - rinnovare il design nella tradizione: esclusività ed estetica: casi Venini e Ferrari

    - il design come integrazione creativa di tecnologia, comunicazione ed estetica: casi Merloni, Geox e dainese

    - Il design come ricontestualizzazione dei contenuti estetici: caso Nonino

    I nomi delle aziende citate sono blasonati ma tutte hanno in comune qualcosa di speciale e il merito del lavoro dei due autori è quello di portare soluzioni operative per le piccole e medie imprese che passano sicuramente da un cambiamento di mentalità nell´approccio all´innovazione ma ricordano che qualcuno, seguendo queste strade, ce l´ha già fatta.

    Ci sarebbe molto altro da dire, citiamo soltanto il ruolo di tre drivers importanti dell´innovazione e delle pmi del futuro: marca, distribuzione e partnership col consumatore in fase di progettazione. Se ne avete il tempo e la voglia scaricate e leggete questo lavoro, ne vale la pena, magari partendo da queste riflessioni sarà possibile trovare lo slancio necessario per ripensare le proprie produzioni.

    link: paper originale

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