News: Casi di eccellenza

  • Le aziende top in innovazione

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 17 Giugno 2008
    Archiviato in Casi di eccellenza, Innovazioni e tecnologia

    BusinessWeek ha stilato una classifica con le 50 aziende più innovative del mondo per il 2008,
    dalle grandi imprese tecnologiche alle giovani realtà imprenditoriali ancora poco conosciute, suddivise in 3 aree geografiche: Europa, Asia e Nord America.

    Quando si parla di aziende innovative, Apple non può che essere al primo posto, in tutte e tre le aree geografiche, seguita da Google: «Le aziende più forti, durante i periodi di recessione, investono», dice Eric Schmidt, Ceo di Google. Gli investimenti possono essere di vario genere e natura: come General Electric che investe nei mercati emergenti distribuendo l’elettrocardiogramma portatile in India.

    In classifica anche Nokia, Sony, Microsoft, mentre si posiziona al venticinquesimo posto Facebook, il social network fondato da Mark Zuckerberg che ormai rientra a pieno titolo tra i “grandi”.

    Queste le prime dieci posizioni:

    1. Apple
    2. Google
    3. Toyota
    4. General Electric
    5. Microsoft
    6. Tata
    7. Nintendo
    8. Procter & Gamble
    9. Sony
    10. Nokia

    Segue un’analisi delle giovani leve in ambito imprenditoriale, che si concentrano nel settore tecnologico e hanno meno di 30 anni, come Rob Kalin, creatore di Etsy, portale di design che consente a chiunque di mettere in vendita creazioni personali e opere fai-da-te o Bret Taylor e Jim Norris, creatori del servizio di microblogging FriendFeed.
    Interessante notare che tutti operano in start-up web, settore che ha ancora molto da offrire, come testimoniano le grandi imprese che acquisiscono piccole realtà: è il caso di StumbleUpOn, fondata dal ventinovenne Garrett Camp e rilevata da eBay lo scorso anno.

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  • I migliori e i peggiori brand

    brand

    La riflessione di oggi parte da una ricerca inglese condotta da Millward Brown research sui migliori e peggiori marchi secondo gli inglesi. Sveliamo subito la classifica, poi riflettiamoci su:

    I MIGLIORI

    1. Cafèdirect
    2. Google
    3. Waitrose
    4. Toyota
    5. Vodafone
    6. Virgin Mobile
    7. O2
    8. Olay
    9. Volkswagen
    10. Douwe Egberts

    I PEGGIORI

    1. Barclays
    2. Spar
    3. Texano
    4. NatWest
    5. Co-op
    6. Lexmark
    7. Palmolive
    8. Total
    9. Lloyds TSB
    10. Abbey

    Quanto si evince da questa classifica è molto interessante. Probabilmente non conoscerete tutti questi brand visto che alcuni sono tipicamente inglesi ma non si possono evitare alcune riflessioni. Permane a mio avviso l´incertezza su un mercato in pesante cambiamento, ecco quindi la comparsa tra i marchi migliori di molti brand legati alla tecnologia, ma anche la permanenza di marchi automotive e alimentari. Cafèdirect, il primo in assoluto, è un rivenditore di caffè che punta sul fattore etico. E´ proprio questo fattore la grande novità della classifica, anche Toyota, che si attesta al quarto posto, deve la sua immagine positiva all´attenzione riservata all´ambiente e alla natura, il modello ibrido Prius è un chiaro esempio di questa filosofia. Tra i marchi migliori meritano menzione anche i brand da sempre ´ utili e simpatici´come google e quelli che invece puntano più sul marketing tradizionale come Vodafone e O2, la cui presenza conferma che la costruzione di un´immagine di marca olistica e pervasiva rimane un fattore chiave. Grandissimi budget significano quasi sempre ritorni positivi nel settore tecnologico, ma questo non significa che con piccoli budget non si possa fare bene.

    Tra i negativi non sorprende la presenza di operatori della finanza come barclays mentre è più significativa quella di brand come Palmolive legati a prodotti di largo consumo abitualmente avezzi a politiche di marketing spinto.

    La conclusione di questa analisi è chiaramente a favore del ruolo del consumatore e del passaparola nel marketing di oggi. Un buon brand vuol dire moltissimo ed essere alleati dei nostri compratori è obbligatorio se si vuole che il marchio abbia una buona diffusione. E´ altresì preoccupante ritrovarsi contro la clientela perchè non solo non parleranno di noi, ma se lo faranno sarà per parlare male. Serve quindi un giusto mix di comunicazione ´ vecchio stile´e politiche aziendali orientate all´etica e alla relazione in positivo col consumatore.

    Quale ruolo per internet in questo ambito? La rete ci permette di massimizzare il passaparola (il famoso marketing virale) favorendo la diffusione del brand, è chiaramente la qualità che deve comunque fare da base ad un buon brand e ad una buona politica di comunicazione, diversamente non si va da nessuna parte.

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  • La vendita nel 2007 - un pò di operatività in questo marketing di teorie

    SWM incontra Cristiano Casarin, responsabile della rete vendita di immobilmente.com, esperienze nell´editoria e in svariati altri settori fanno di lui un profondo conoscitore della situazione italiana a livello commerciale.

    Buongiorno Cristiano, com´è cambiata la gestione della rete commerciale dagli anni 90 ad oggi?

    Innanzitutto buongiorno a tutti i lettori.
    Le reti commerciali a metà degli anni 90, quando ho iniziato la mia carriera di agente di commercio, erano molto più complesse; formate da molti venditori che si dovevano suddividere non zone ma quartieri. La politica commerciale di molte grandi aziende, che gestivano la pubblicità sui giornali era: ´un uomo un modulo´quindi più uomini erano sul bacino più moduli (spazi pubblicitari) si vendevano.Di conseguenza la gestione della rete commerciale era frazionata in molti agenti junior che gestivano tanti piccoli clienti, ( la maggior parte con il porta a porta), e pochi agenti senior che gestivano i numericamente limitati big spender.
    Oggi, ritengo si sia arrivati a cercare di avere meno account ma con più qualità e con portafogli clienti più importanti. Di conseguenza la gestione della rete vendita diventa meno dispersiva ma forse più accorta ed impegnativa, in quanto l´area manager si trova costretto a gestire al meglio e con maggior impegno gli agenti di zona per fare in modo che crescano e che riescano a sopperire con la qualità alla quantità .

    Vendere ´ sul campo´è molto diverso dalla teoria di vendita, come ti relazioni ed integri con la struttura di marketing di immobilmente?

    E´ la stessa differenza che esiste tra le ore di attesa che precedono la prima sera con una bella ragazza e quando ci sei di fronte a cena.
    La vendita dovrebbe essere lo scopo del marketing quindi la sua naturale conseguenza.
    A volte invece ho l´impressione che il marketing abbia la presunzione di essere fine a se stesso. La sinergia è l´arma fondamentale che esiste tra il marketing immobilmente e la vendita che io curo direttamente. Solamente il venditore riesce a captare gli umori e le esigenze del cliente. Non dimentichiamo che è il cliente l´obiettivo del marketing.
    Possiamo tranquillamente affermare che manca in molti ragazzi la volontà e l´ambizione di investire su se stessi. Non mi dilungo a dar colpe, anche perchè non mi compete, ma ritengo che ogni ragazzo che si affaccia al lavoro dovrebbe riflettere su cosa effettivamente offre il mercato. A volte ho l´impressione che si continui a ricercare le professioni che si ricercavano 20 anni fa senza rendersi conto dei cambiamenti che ha subito il mondo del lavoro e il mercato stesso. Se ci dovesse essere una presa di coscienza dei giovani, la formazione dovrebbe spettare come è ovvio all´università o per lo meno a delle aziende che abbiano connivenze con la scuola pubblica e che diano una preparazione adeguata. Ma ritengo che sia indispensabile soprattutto un cambiamento nel modo di vedere la professione da parte dei giovani. Faccio un piccolo appello: ´Ragazzi ricordatevi che tra pochi anni il libero professionismo e di conseguenza la partita iva diventerà una forma davvero importante e quasi indispensabile per essere regolarizzati e dei professionisti´

    L´agenzia Boraso.com ha ideato uno strumento di integrazione on line - off line davvero interessante, tu hai venduto comunicazione sui giornali per diversi anni, oggi ti trovi ad affrontare il mondo internet come una nuova sfida, quali sono le differenze tangibili?

    Ti dirò che l´unica differenza sta nella difficoltà che ha la gente di comprendere che internet è già una realtà consolidata e non il futuro!! Ritengo solamente che i grandi esperti di comunicazione on line debbano scoprire nuove forme di intervento per soddisfare una enorme nicchia di mercato medio basso che in questo momento non riesce a trovare una sua collocazione.
    Non mi stancherò mai di ripeterlo. Internet deve essere reso alla portata di tutti i target di clienti per il semplice motivo che il grosso mercato in Italia, è formato da medio piccole imprese e non da multinazionali come in America.
    L´unico modo per far questo è innanzitutto cercare di delocalizzare la comunicazione on line; e permettere ad aziende che hanno interessi regionali o addirittura provinciali di comunicare col proprio vicino.

    In futuro, con internet sempre più pervasivo e presente nelle nostre vite e che minaccia di far sparire i giornali come vedi la funzione vendita?

    Sono assolutamente convinto che i quotidiani in quanto tale, nn spariranno mai.
    Tutto quello che leggiamo sono provocazioni da parte di editori molto potenti che hanno la consapevolezza che internet sta davvero assumendo dimensioni di comunicazione, forse fino a 5 anni fa impensate e di conseguenza si chiedono se valga davvero la pena continuare a investire miliardi di dollari o di euro per fare un certo tipo di comunicazione tardiva e non del tutto in linea con le esigenze di velocità che ha il mercato odierno.

    Ma rilancio con una provocazione

    Chi rimarrebbe davanti allo schermo di un computer per leggere 20 pagine di approfondimenti alla notizia? oppure mettersi a stampare 40 fogli A4 ?

    Tornando al ruolo della vendita per quanto concerne il settore on line web internet, rimane e rimarrà alla base di tutto il rapporto di fiducia che riusciremo ad instaurare con il nostro cliente, e la qualità -penetrazione che il prodotto ha sul mercato di riferimento.

    Com´è la percezione di internet delle persone che incontri ogni giorno? Hanno paura o lo vedono come un´opportunità ?

    Nel mio peregrinare quotidiano, mi accorgo che esiste nel cliente medio, la poca o quasi inesistente conoscenza del modo in cui dovrebbe far comunicazione.La maggior parte delle imprese non si informa prima di investire il proprio denaro.L´imprenditore deve capire che il terget di riferimento è fondamentale per raggiungere lo scopo;non importa con quante persone comunichi ma con chi comunichi.Si tende nella maggior parte dei casi, a praticare e pianificare i media che hanno maggior quantità di afflusso.Questo va bene per pochi settori mercelologici come la grossa distribuzione (soprattutto alimentari, abbigliamento) ma nn per la maggior parte delle attività che fanno impresa.
    Se prendiamo in considerazione il terziario che oramai anche in Italia ha raggiunto la maggior parte della torta economica, il targettizzare è diventato fondamentale per fare una comunicazione mirata e meno dispersiva.
    In virtù di questo, INTERNET, è e sarà sempre più, il mezzo per parlare nello specifico con il nostro utente.E´ comunque indubbio che la stragrande maggioranza degli imprenditori che io incontro quotidianamente, hanno il timore di investire in internet perchè nn lo vedono ancora un vero e proprio mezzo di comunicazione come lo sono i press e le televisioni.
    Mi permetto di muovere una critica al mondo del web.
    E quando parliamo di internet non riduciamo sempre il tutto ai blog ai video e all´aspetto ludico del web!!! Diamo informazioni a chi ci ascolta (quindi anche ai potenziali clienti) di capire come si può investire denaro nella rete.Secondo il mio punto di vista se in questo momento solo il 2% degli investimenti confluisce nel web la colpa è anche di chi dovrebbe venderlo il web!
    Sono realmente convinto che se iniziamo a proporlo con un modo di comunicare semplice ma efficace, i risultati e il business vero nel breve si vedono.Molto spesso, quando partecipo alle convention ai meeting sull´universo internet, ho come l´impressione che non si sia ancora ben compreso come fare davvero business.
    Deve essere la rete ad avvicinarsi al cliente e non aspettare che il cliente prenda coscienza dell´importanza della comunicazione in rete!!

    La vendita è cambiata? E´ vero che è sempre più una relazione e che il cliente è sempre più coinvolto nel prodotto o, sostanzialmente, è sempre stato cosi?

    A quest´ultima domanda ho in parte risposto nelle affermazioni precedenti
    Non è cambiata la vendita sono cambiate le necessità del cliente.
    Ora il cliente ha meno denaro da investire , che negli anni 90.
    Quindi il binomio vincente è PRODOTTO-VENDITORE
    Un tempo si riuscivano a chiudere contratti anche con prodotti non di grossa penetrazione, ora il nostro interlocutore, è attento, informato, smaliziato, e sa o crede di saper bene di cosa necessita.
    Ritengo che ora più che mai sia fondamentale la fidelizzazione tanto quanto lo sviluppo.
    La correttezza ricopre un ruolo principale della gestione del cliente.
    Ormai i ´ venditori furbi´hanno poco futuro.E´ il momento di riservare all´organizzazione del lavoro più spazio di un tempo, prima di visitare un cliente è necessario avere più informazioni possibili su cliente stesso.Per concludere ora nn si improvvisa più, è necessario essere preparati sul prodotto che si propone sul nostro potenziale cliente e conoscere qual è il nostro obiettivo prima di muoverci.

    VENDERE GHIACCIO AGLI ESCHIMESI NN SIGNIFICA ESSERE DEI BUONI VENDITORI SIGNIFICA AVER FREGATO IL CLIENTEche in questo caso di ghiaccio nn ne aveva bisogno.(ma semmai di una caldaia)

    Ringraziamo sinceramente Cristiano Casarin per il suo contributo che avvicina non poco il contesto operativo a quello del marketing teorico, i concetti espressi sono molti e di assoluto rilievo, cosa ne pensate?

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  • Il design come imprenditorialità culturale

    Marco Bettiol e Stefano Micelli, due economisti dell´innovazione, tracciano in questo paper le linee guida di una delle vie di maggior successo per innovare e reinventare in azienda: il design.

    L´esclusività delle aziende italiane che ha garantito nel tempo il successo in nicchie e settori particolari grazie ad una sapiente combinazione tra gusto estetico e saperi artigianali va oggi ripensata alla luce della trasformazione complessiva dello scenario economico mondiale e dell´internazionalizzazione della produzione. Tutto questo si inserisce in un contesto di consumo assolutamente nuovo e instabile che vede il consumatore al potere e le imprese, come giusto, al suo servizio. I migliori sopravvivranno (e bene) ma chi lavora male non farà molta strada.

    Cosa vuole il consumatore oggi?

    ´ vuole che i prodotti siano segni e simboli capaci di comunicare l´identità di chi li compra.´
    (Micelli, Bettiol)

    Gli oggetti oggi servono a comunicare sè stessi e a manifestare un´identità . Il consumatore non acquista più per dimostrare agli altri la sua appartenenza di classe, entra invece in simbiosi con il prodotto cui ´ accorda la sua fiducia´e vive il suo acquisto come un prolungamento di sè stesso, un supplente nel rappresentarlo.
    Le nuove tecnologie fanno il resto, ambienti innovativi in cui sempre più persone si ritrovano dando vita a comunità di appassionati ed esperti (anche di nicchia) di vari prodotti che approfondiscono tematiche anche complesse a livelli che solo una conoscenza diffusa in rete permette di raggiungere.
    Le aziende possono e devono cogliere queste occasioni per parlare con i propri consumatori e, se possibile, proporsi come aggregatori di passioni e fornitori di emozioni, in un contesto sotteso che garantisce però una futura influenza sui consumatori, non più basata su chi martella di più in tv ma figlia della fiducia conquistata sul campo. Il blog Ducati è, in questo caso, l´esempio che non si può non fare.
    In un contesto di consumo sempre più complesso come quello delineato è spesso il concetto di esperienza a fare la differenza: le aziende (non solo i parchi divertimenti) progettano e ´ mettono in scena´esperienze di prodotto, consumo, servizio che rendono unica la transazione che passa dall´essere un flash, un picco di soddisfazione ad un momento pervasivo che si protrae nel tempo e di cui ´ resta qualcosa´dopo l´esperienza.

    Alla luce del fatto che

    Il ´ saper fare bene le cose´è ancora importante, ma non più sufficiente per mantenere una posizione di vantaggio sul mercato rispetto ad imprese multinazionali che con soluzioni organizzative e tecnologiche ad hoc hanno recuperato il gap di flessibilità che le penalizzava
    (Corò e Micelli, 2006).

    Gli autori propongono l´utilizzo del design come leva di differenziazione e delineano diversi percorsi partendo da ciò che più interessa a noi di SWM, i casi concreti di successo in azienda.

    - rinnovare il design nella tradizione: esclusività ed estetica: casi Venini e Ferrari

    - il design come integrazione creativa di tecnologia, comunicazione ed estetica: casi Merloni, Geox e dainese

    - Il design come ricontestualizzazione dei contenuti estetici: caso Nonino

    I nomi delle aziende citate sono blasonati ma tutte hanno in comune qualcosa di speciale e il merito del lavoro dei due autori è quello di portare soluzioni operative per le piccole e medie imprese che passano sicuramente da un cambiamento di mentalità nell´approccio all´innovazione ma ricordano che qualcuno, seguendo queste strade, ce l´ha già fatta.

    Ci sarebbe molto altro da dire, citiamo soltanto il ruolo di tre drivers importanti dell´innovazione e delle pmi del futuro: marca, distribuzione e partnership col consumatore in fase di progettazione. Se ne avete il tempo e la voglia scaricate e leggete questo lavoro, ne vale la pena, magari partendo da queste riflessioni sarà possibile trovare lo slancio necessario per ripensare le proprie produzioni.

    link: paper originale

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  • Creating Emotions

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 20 Febbraio 2007
    Archiviato in Casi di eccellenza, Interviste e opinioni, Parola alle piccole, Web marketing

    SitiWebMarketing incontra Dario Cherubino, Direttore Creativo di AzimutOnLine, blogger per passione. Dario si occupa di eventi e ci offre la sua visione su questo interessante argomento, a lui la parola.

    Buongiorno Dario, ci parli un pò di te e di azimut? Come sei arrivato personalmente al management della creatività e degli eventi?

    A dire la verità , praticamente per caso. I miei esordi sono stati la creazione e l’organizzazione di un raduno/evento di appassionati del genere del fantastico. Un esperimento amatoriale, chiamato Festa di Primavera. Avevo 19 anni. L’esperimento riuscì talmente bene che lo
    ripetemmo l’anno successivo, e poi quello dopo ancora, e tramite passaparola cominciarono ad
    arrivare sempre più persone, non solo da tutta Italia, ma anche da altre parti d’Europa. Quando
    arrivò l’interesse della stampa e delle televisioni non si poteva più considerare una
    produzione amatoriale in senso stretto.

    Fu grazie alla risonanza data dalla stampa che fui contattato da un imprenditore locale che
    necessitava di un nuovo direttore creativo per una importante agenzia di intrattenimento e
    spettacoli. Non immaginavo nemmeno che se ne potesse fare un lavoro, della mia passione!
    Accettai, naturalmente, e devo ammettere che in quel periodo ho fatto un duro ma essenziale
    apprendistato.

    Azimut arriva anni dopo, nella mia vita. Era nata con una concezione sicuramente diversa da
    tutte le altre agenzie presenti in Sicilia: la produzione e realizzazione di eventi, intrattenimenti e spettacoli originali, interattivi e di nuova concezione, costruiti attorno alle specifiche esigenze di comunicazione del committente. A metà strada tra una società di spettacoli e un’agenzia di comunicazione alternativa. Per lo più, si rivolge a un ramo business, ma ammetto con piacere che abbiamo lavorato anche con enti pubblici e privati in cerca di qualcosa di veramente mai visto prima.

    A che punto è il mercato degli eventi in Italia? E rispetto al resto del mondo?

    Direi che la situazione italiana e quella del resto del mondo occidentale siano piuttosto simili.
    Questo è davvero un mercato globale, dato che chi organizza questi eventi valuta contemporaneamente la possibilità di svolgerli a Roma come a Parigi, New York o Taormina.

    Il mercato è in netta crescita. I dati dell’ultimo “Monitor degli Eventi in Italia” (ricerca Astra)
    indicano una sempre maggiore fiducia nel media “evento” un po’ in tutte le categorie, dal lancio
    di un nuovo prodotto all’incentivazione aziendale, dai roadshow ai congressi.

    Noi di SWM siamo molto interessati a comprendere se e come queste nuove forme di relazione e comunicazione possono aiutare anche le piccole e medie imprese, a livello di target e a livello di costi, puoi aiutarci?

    Il discorso sarebbe davvero troppo lungo per essere affrontato in poche righe. Mi accontenterò di dire che i costi della realizzazione di un evento (che sia promozionale, di incentivazione, o altro ancora) sono in generale molto più contenuti rispetto agli altri mezzi presenti sul mercato.
    Essendo un momento di comunicazione diretta, sono la scelta migliore quando si vuole coinvolgere un target specifico (ad esempio, i propri clienti migliori, i propri dipendenti, opinion leader o perfino abitanti di una stessa area geografica ristretta) trasmettendo emozioni, la dove la comunicazione classica risulta più indifferenziata e anonima, e rischia di perdersi in mezzo a troppi altri messaggi.
    Per questo, le forme di comunicazione alternative (che non sono solo gli eventi) sono un mezzo
    utilizzabile anche e soprattutto dalle piccole e medie aziende che hanno bisogno di emergere in un mercato sempre più settoriale e specializzato.

    Come si misura l’efficacia di un evento?

    Calcolare il ROI (return on investment) di un evento non è affatto facile, e varia molto a
    seconda dello scopo dell’evento stesso. Esistono casi semplici, legati al miglioramento di
    dati sensibili riguardanti la vendita o il consumo di un bene. Se l’evento ha come fine la
    pubblicizzazione di un nuovo sito internet, ad esempio, è possibile fare un calcolo valutando
    l’incremento degli hit giornalieri. Ma nel caso in cui gli obiettivi siano più complessi (aumentare la brand awareness presso il pubblico, fidelizzare i clienti, incentivare i dipendenti), i risultati si potranno valutare solo in un periodo di tempo più lungo, e sarà comunque difficile scinderli da altre promozioni, pubblicità e azioni intraprese dal committente stesso o dai suoi concorrenti.
    In questi casi, si valutano molti elementi insieme, dal numero di partecipanti alla rassegna stampa ottenuta, fino al livello di partecipazione emozionale, per ottenere una stima del ROI quanto più veritiera possibile. L’utilizzo di questionari è spesso una buona mossa per avere un feedback immediato dai partecipanti.

    La fase di progettazione, senza voler carpire i segreti del mestiere, è complicata?

    Il punto di partenza è sempre quello di individuare le esigenze del committente:l’obiettivo da raggiungere, innanzitutto, ma anche il tempo, la località prescelta (se c’è già ), il numero e l’età media dei partecipanti, fino ad arrivare al budget a disposizione. Normalmente noi poniamo quante più domande possibile proprio per essere sicuri di costruire un progetto Spesso il committente non sa rispondere alle nostre domande, e allora siamo noi a proporre varie alternative. E’ una prima fase di raccolta informazioni e soprattutto di confronto.

    La creatività viene quindi sospinta su questi rigidi binari in una fase di brainstorming interno
    all’azienda, dove si buttano giù più idee possibili. Solo in seguito si opera una prima scrematura,
    basandosi sulla realizzabilità e sull’efficacia delle varie idee.
    In questa fase, è solo l’esperienza sul campo che permette di distinguere le idee belle sulla carta
    ma che rischiano di non avere il successo sperato, da quelle che invece centreranno gli obiettivi
    prefissati.

    Si opera quindi una cernita delle professionalità necessarie a portare avanti il progetto: artisti,
    tecnici, personale per l’accoglienza e di supporto, ecc. Una volta ottenuto il placet del committente, si passa alla parte di progettazione pratica, e alle prove insieme allo staff creato per l’occasione, proprio come se fosse una grande produzione teatrale. Si valutano tutti gli inconvenienti che possano compromettere il progetto, e si prendono adeguati provvedimenti (se una videoproiezione è fondamentale, ad esempio, si tiene un videoproiettore di scorta per tutte le evenienze).

    Infine, si va in scena. E si incrociano le dita.

    Che tipo di risorse umane servono per progettare e mettere in scena un evento?

    Dalla domanda precedente, sicuramente apparirà chiaro che le risorse umane di cui ci serviamo
    sono estremamente variabili. In generale, serve un nutrito catalogo di artisti di ogni genere, dai musicisti ai giocolieri, dagli attori ai cantanti lirici. Con un sempre crescente numero di eventi
    organizzati da organizzazioni straniere in Italia, cresce anche la richiesta di personale capace di
    parlare fluentemente più di una lingua.

    Abbiamo la percezione che il sud sia una realtà molto più attiva nel campo della creatività , puoi confermare?

    A dire il vero, direi proprio di no. Sebbene Azimut - creating emotions sia una realtà
    piuttosto unica nel panorama peninsulare (a mia conoscenza ci sono solo 3 altre società che
    operano esattamente nel nostro campo, in Italia), la maggior parte delle agenzie che si occupano di eventi e comunicazione si trovano a Roma o Milano.

    Chiudiamo Ringraziando Dario per la disponibilità invitandovi a visitare il suo interessantissimo blog

    Scrivimi: giorgio.soffiato@boraso.com

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  • Imparare dai grandi: il rilancio della FIAT passa anche da internet

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 16 Febbraio 2007
    Archiviato in Casi di eccellenza, Integrazione on-line off-line

    Chi non ha ammirato in questi mesi il rilancio di un´azienda storica come Fiat? Molte lezioni si possono trarre dall´operato di Marchionne e soci alla testa di un gruppo che versava in una crisi profonda e sta uscendo da leader in crescita in un mercato che fatica. Sono soprattutto gli studiosi di strategia e organizzazione aziendale a dover spiegare il miracolo di un´entità mastodontica e indebitata che in due anni diviene snella e vincente. A noi però interessano due parole chiave: design e comunicazione, vogliamo imparare da fiat, e rileggere in piccolo la situazione.

    Sicuramente il fatto di rivoluzionare design e interni dei propri modelli ha dato a fiat una spinta assoluta, ma è soprattutto in comunicazione che il lavoro fatto è stato superbo. Una volta raggiunta la qualità del prodotto il problema principale è stata la comunicazione di questa qualità e il dover convincere la gente che fiat non è più un marchio di auto di bassa qualità e costi tutto sommato neanche tanto esigui. Ecco che tutti i testimonial scelti hanno fatto il loro dovere, da Michael Schumacher per bravo ai jamaicani per doblò. Il rilancio del marchio passa quindi per l´operazione simpatia ma non solo, il testimonial famoso può essere costoso, ma chi ha detto che deve essere famoso? La promozione di una nota marca di abbigliamento è passata di recente per la sponsorizzazione degli sportivi famosi in ambito locale. Vestire un calciatore di serie C2 non costa nulla, basta regalargli i capi da indossare, se il calciatore è positivo nei confronti dell´iniziativa di certo mostrerà durante la partita o nelle proprie uscite gli abiti firmati. Ecco quindi un´idea innovativa per lavorare sul marchio senza svenarsi.

    Oltre ai testimonial, un ruolo chiave nel lancio dei nuovi modelli fiat è quello dei ´ mini-siti´specifici. Diciamo mini perchè sono legati a un solo modello ma di mini c´è in realtà ben poco. Per la nuova 500 è stato scelto un sito che punta sulla personalizzazione, per bravo invece un blog che permette di vedere i manager al lavoro e le varie fasi di progettazione dell´auto.
    Perchè non ipotizzare un sito dedicato al miglior prodotto della nostra offerta? Perchè non aprire un blog in cui parlare direttamente al cliente? La misurabilità dei risultati è ancora parziale ma le potenzialità sono infinite e comunque è sempre consigliabile implementare sistemi su cui si possa lavorare in maniera incrementale aggiungendo sempre nuove funzioni.

    Probabilmente pochi tra i nostri lettori potranno permettersi Vasco Rossi come colonna sonora e spazi di prestigio su mediaset, lavorare però con strumenti innovativi può essere una soluzione a basso costo assolutamente da sottoscrivere. Gli obiettivi dei due strumenti analizzati sono tra l´altro complementari visto che le sponsorizzazioni sono usate per ´ fare brand´mentre strumenti come il blog e il sito possono essere utilizzati al meglio per ricercare la conversione del contatto in richiesta informazioni o vendita.

    E´ importante avere un approccio integrato alla comunicazione ma ancor di più lo è ricercare innovazioni e ´ colpi di creatività ´che aiutino a rivoluzionare la comunicazione portando alla realizzazione degli obiettivi prefissati.

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