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  • L’importanza del dominio nel Web marketing

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 24 Giugno 2009
    Archiviato in internet

    Ho letto Re-Brand di Mirko Nesurini, un’analisi davvero avvincente sui cosiddetti “sleeping brand”, su come risvegliarli e su come valutare se sia meglio puntare al loro risveglio o alla creazione di un brand ex novo.

    Tra i vari argomenti trattati, ho provato un naturale interesse ogni volta che l’autore ha parlato di Internet, e in particolar modo di quanto la coincidenza tra il marchio e il nome di dominio sia un fattore chiave per il marketing, ma non per la giurisprudenza, che talvolta si muove un po’ a caso in questo territorio inesplorato.

    Nel 2001 a Firenze per il caso Blaukpunkt.it il giudice ha stabilito che registrare un dominio coincidente col nome di un marchio esistente è legittimo in quanto il nome del dominio non implicherebbe un richiamo al marchio o al prodotto venduto.

    Nel 2003, invece, Giorgio Armani si è presentato davanti al giudice assieme all’imprenditore Luca Armani, proprietario di un timbrificio, che aveva registrato il marchio Armani.it. In quel caso la sentenza decretò che il dominio doveva andare di diritto alla società il cui marchio era maggiormente conosciuto, e dunque allo stilista, al quale il dominio è stato poi riassegnato.

    E’ stato forse il caso più eclatante: di solito si tende infatti a raggiungere un compromesso, come i Ramazzotti, cantante e distilleria, che si sono accordati su Ramazzotti.it per l’amaro e Ramazzotti.com per Eros (Mirko Nesurini, Re-Brand).

    Il tutto ci riporta ad un’assenza di legislazione in materia di nomi di dominio, la cui coincidenza col marchio è, come si è detto, fondamentale.

    Oggi è infatti buona norma, per un’azienda nascente, controllare quali domini sono liberi prima di deciderne il nome: dal Web non si può più prescindere.

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  • E’ possibile fare marketing online attraverso i Social Network?

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 21 Maggio 2009
    Archiviato in Social Network, Web marketing

    I Social media come Facebook, Twitter e MySpace stanno avendo un grandissimo successo e contribuendo a creare innovazione soprattutto nell’ambito della comunicazione e del marketing.

    Prendiamo l’esempio di Twitter: si tratta di un servizio di microblogging che consente di pubblicare brevi messaggi di testo (massimo 140 caratteri) e di condividerli con chiunque li voglia leggere.
    La cosa interessante è che sempre più spesso questo servizio viene usato con successo a scopi pubblicitari e commerciali.

    Geniale, ad esempio, l’utilizzo che ne ha fatto la NASA in occasione del lancio della sonda spaziale Phoenix (e che sta facendo tuttora attraverso Mike Massimino, in missione sullo shuttle… ).
    Particolarmente creativa è stata l’idea di far “parlare” la sonda in prima persona, umanizzandola e facendole raccontare ciò che stava facendo e provando.
    Perché? Perché migliaia di utenti si sono mantenuti aggiornati col flusso di messaggi, hanno espresso apprezzamento e contribuito a creare un’opinione generale favorevole nei confronti dell’esplorazione dello spazio che rappresenta un elevato costo pubblico.

    Un altro esempio è quello di una piccola impresa di fast food ambulante, “Kogi”, costituita da 2 furgoni che vendono a Los Angeles un tipo di barbecue Coreano.
    L’idea è stata quella di utilizzare Twitter per fornire informazioni sulle fermate dei furgoni, in modo tale da consentire agli estimatori di questi cibi di organizzarsi per potersi recare sul posto: il risultato sono state code di centinaia di persone.

    Chi di voi ha una versione particolarmente moderna della comunicazione, ha voglia di mettersi in gioco e soprattutto ha notizie frequenti da comunicare sulla propria attività, anzichè acquistare spazi pubblicitari costosi potrebbe tentare questa strada, a costo zero e con molto appeal in più.

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  • Il web marketing virale di Facebook fa paura

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 20 Gennaio 2009
    Archiviato in Social Network, Web 2.0

    Facebook ti segue ovunque, non c’è persona o articolo o blog che non ne parli, bene o male che sia.

     

    Chi non si è lasciato contagiare dal virus?
    Facebook, come Internet nel suo insieme, non è altro che uno specchio della realtà, della società in cui viviamo ogni giorno e nella quale convivono migliaia di personalità e di opinioni.
    Ci puoi trovare davvero di tutto e mentre condividi coi tuoi amici ciò che stai facendo puoi scegliere quale film vedere al cinema o per chi votare alle elezioni.
    Lo si può usare solo per giocare ma se ne può anche sfruttare l’immenso potenziale virale che, attraverso le catene di persone, può arrivare a mobilitare l’opinione pubblica.
    Penso ad Obama, a come abbia vinto le elezioni anche grazie ai social network, riuscendo a reclutare migliaia di volontari in tutti gli Stati Americani e a conquistare voti, ma penso anche al recente dibattito sulla qualità della vita nel territorio, che dalla piazza virtuale si è trasformato in confronto reale.

     

    E’ un media sociale che va preso sul serio, ma non troppo sul serio.
    Qualche tempo fa avevo scritto di come molte aziende stiano vietando l’utilizzo di Facebook ai dipendenti, che ci trascorrono troppo tempo e sono meno produttivi. In questi giorni imperversa invece la polemica sulla pagina dedicata al boss Riina che raccoglie oltre 6000 fans (ne esistono altre dedicate ad altri boss): a lanciare l’allarme è stato il Times e, come scrive Repubblica, pare che la procura di Palermo abbia preso molto sul serio i commenti che vi si possono leggere.
    Ora si chiede a gran voce la rimozione di quelle pagine, il che la dice lunga sulla totale ignoranza dei meccanismi sociali che animano il Web.

     

    Il punto è che su Facebook esiste una molteplicità di pensiero che porta alla creazione di gruppi e di fans di qualunque cosa, la maggior parte dei quali sono a scopo ludico e se anche esortano a dar fuoco alla casa del Grande Fratello non significa che qualcuno lo farà davvero: c’è il gruppo “Impediamo a Maria de Filippi di rovinare la gioventù di oggi”, ma anche  Dona anche tu un neurone al figlio di Bossi per poter passare la maturità”, “Petizione per l’uso della voce di Homer Simpson negli annunci di Trenitalia”, “Perché Dio si è preso De André e ci ha lasciato D’Alessio?” e così via in un delirio di espressioni e preferenze, di ironia e paradossi.  

    Resta solo da scoprire se questa popolarità è destinata a durare o se si tratta di una moda passeggera come è stata Second Life: se il trend di crescita dovesse continuare con i ritmi correnti, nel giro di un paio d’anni Facebook arriverebbe a superare il traffico di Google, il che mi sembra piuttosto improbabile.

     

    Certo dopo una giornata trascorsa su Facebook in continuo contatto con gli amici e con ciò che fanno, pensano e consigliano, il bisogno di staccare è forte.

    Chiudo tutto e mi faccio i file miei.

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  • Perché la pubblicità non ci ha salvati dalla crisi?

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 30 Dicembre 2008
    Archiviato in Internet e altri media

    La settimana scorsa è circolata la notizia che un’agenzia pubblicitaria belga, dovendo procedere ad una riduzione del personale, ha indetto un concorso online attraverso il quale è possibile decidere chi verrà licenziato.
    Si trattava naturalmente di un falso, di un’operazione di marketing virale che aveva lo scopo di creare un passaparola e dare visibilità all’agenzia e alla sua capacità inventiva.
    Difficile valutare i ritorni di un’operazione del genere: di sicuro ha avuto il pregio di portare agli occhi di tutti, in modo paradossale, un fenomeno che proprio nei giorni precedenti il Natale ha fatto tabula rasa di creativi in diverse agenzie di pubblicità italiane.

    Nulla di cui stupirsi: la crisi economica ha portato ad una notevole riduzione del budget destinato alla pubblicità, che si è trasformata in tagli al personale creativo di piccole e grandi agenzie italiane.
    Pare che qualcuno sia stato licenziato per telefono, altri all’indomani della festa aziendale.

    Dopo la crisi economica e finanziaria, dopo la crisi dell’informazione, assistiamo ora anche alla grande crisi della pubblicità.
    O forse quella che crediamo essere l’ultima è stata in realtà la prima.
    Già. La crisi nel settore pubblicitario è arrivata prima della crisi economica, è arrivata quando le nostre agenzie di pubblicità si sono manifestate incapaci di rinnovarsi nel tempo, quando i creativi hanno smesso di inventare, quando si sono adagiati sul loro status quo e hanno smesso di produrre idee.

    I media classici sono in crisi da tempo, la pubblicità italiana non ha saputo cogliere le nuove esigenze dei consumatori, non ha saputo rinnovarsi, non ha sfruttato le potenzialità delle nuove tecnologie: ha rinunciato, in tre parole, ad essere efficace, e anziché costituire il traino verso la ripresa è rimasta impigliata lei stessa nelle maglie della crisi.

    Si parla di imprenditori che non possono più permettersi di investire in pubblicità.
    Io parlo di imprenditori che non vogliono investire perché non ci credono, perché non si fidano.
    Le imprese, come i consumatori, chiedono una comunicazione commerciale innovativa, una nuova spinta verso la creatività.

    La pubblicità è un’opportunità, non un obbligo.
    Le agenzie di pubblicità devono farsi conoscere come promotrici di cambiamento.
    Devono saper ascoltare, perché la comunicazione è relazione.
    E devono tener conto di una nuova generazione di consumatori che lavora, si diverte e si nutre di Internet.
    Se i direttori delle grandi agenzie navigassero si renderebbero conto che il Web non è solo un insieme di informazioni ma una Rete di idee e di spunti offerti.
    Il loro concetto di comunicazione si deve evolvere, approfittando di quei giovani talenti che sono ancora capaci di giocare e di fare magie.

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  • Digital Natives: i nati digitali

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 01 Dicembre 2008
    Archiviato in Innovazioni e tecnologia, internet

    C’è una nuova categoria di persone che rivendica un ruolo nella nostra società, accanto agli anziani, agli adulti, ai giovani, ai bambini… sono gli “screenagers”, nati meno di 16 anni fa insieme al Web e cresciuti con le nuove tecnologie, dal pc al cellulare.
    Hanno straordinarie potenzialità, sono multitasking (cioè possono fare più cose contemporaneamente), sono transculturali, globali e aggreganti virtualmente.
    Questi ragazzi che vivono in Rete presentano addirittura differenze neurologiche rispetto alle generazioni precedenti, sottoposte a stimoli ed abitudini diverse.

    In Corea il 51% dei bambini tra 2 e 5 anni usa Internet.
    In Italia dobbiamo ancora prendere atto dell’esistenza degli screenagers e dobbiamo renderci conto del grande divario che si sta creando tra le loro esigenze e i nostri metodi educativi e formativi: a scuola bambini e ragazzi si annoiano perché si trovano spaesati in un mondo arretrato che non prevede schermi e connessioni, in istituti che non sono in grado di offrire loro nemmeno una lavagna multimediale.

    Attraverso il Web riescono ad esprimere il loro più alto valore sociale e creativo: la prima esigenza è quella di aprire l’accesso ad Internet e non di chiuderlo.

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  • La prima mossa del Presidente Obama: aprire un blog

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 10 Novembre 2008
    Archiviato in Web 2.0

    Barack Obama ha dato vita alla prima campagna elettorale 2.0, e ora si accinge a consolidare una strategia politica fondata sull’interattività.

    Dopo aver vinto le elezioni ha fatto un’altra scelta innovativa, volta a mantenere alta l’attenzione del Web e a non disperdere le grandi potenzialità offerte dalla community che ha supportato la sua campagna elettorale attraverso Internet.

    Il nuovo presidente degli Stati Uniti ha infatti dato vita a Change, il sito Web che lo accompagnerà nel corso dei 75 giorni di transizione dall’attuale amministrazione Bush al suo definitivo insediamento alla Casa Bianca.

    Ma Change non offre solo una serie di risorse per comprendere meglio il processo di transizione: rappresenta un vero e proprio luogo di confronto aperto sui temi più urgenti proposti dalla nascente amministrazione Obama, garantendo a tutti la possibilità di esprimere le proprie idee sulle sfide che il Paese dovrà fronteggiare.
    Alla faccia del 2.0.

    “L’Amministrazione di Obama serberà una lezione essenziale derivata dal successo della campagna elettorale: le persone unite da intenti comuni possono ottenere grandi risultati” si legge in uno dei primi post scritti sul blog del nuovo sito Web.

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  • Il settore immobiliare online: tendenze e cambiamenti dell’immobiliare moderno

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 06 Novembre 2008
    Archiviato in E-business, Web marketing

    Nel complesso contesto dell’immobiliare moderno, l’abilità richiesta a chi opera nel settore è quella di saper interpretare e gestire i cambiamenti ed essere pronto alle future evoluzioni del mercato.
    I ruoli sono ormai mutati: nel tempo l’agente immobiliare si è trasformato da mediatore a consulente, così come il costruttore si è affacciato al mercato e al rapporto con l’utenza finale, utenza più preparata ed informata, quindi più difficile da intercettare.
    In questa nuova struttura gli equilibri non sono stabili e l’innovazione può risultare determinante.

    In un prossimo futuro la Rete giocherà di certo un ruolo sempre più decisivo ma è bene non dimenticare che i diversi mezzi di comunicazione hanno differenti specificità e un marketing di successo prevede la presenza su più fonti di informazione per non perdere opportunità di business.

    Le tendenze e i cambiamenti dell’immobiliare moderno sono stati indagati dai ricercatori BorasoLabs ed esposti in uno studio che verrà presentato in anteprima l’11 novembre 2008 al bAI Italy Tour di Milano e che sarà poi disponibile per il download a partire dal 12 novembre 2008 sul sito www.boraso.com.

    Lo studio intende valutare da un punto di vista analitico le dinamiche che regolano il settore immobiliare in Italia, soprattutto per quanto concerne la sua accezione on line: sul Web ha infatti preso recentemente forma un vero e proprio ecosistema di progetti e idee che rende complessa la definizione di una geografia degli operatori.
    Dopo aver contestualizzato il settore ed introdotto il marketing immobiliare, lo studio si focalizza sul Web Marketing immobiliare e sugli strumenti e leve che lo compongono, effettuando un’analisi dei maggiori portali del settore e fornendo molte altre informazioni per orientarsi nelle scelte delle strategie di marketing online.

    Completano l’analisi i risultati di due questionari (utenti in cerca di casa e agenti immobiliari) e le interviste ad alcuni esponenti di spicco del settore immobiliare on line che tracciano le linee guida per il futuro.

    Lo studio si presenta come particolarmente innovativo a livello italiano anche perché unisce l’attenzione per i media moderni (blog, forum, social network) con l’analisi puntuale di testi e fonti autorevoli di settore.

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