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  • Rispetto

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 24 Febbraio 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web, Ristrutturazione/Rilancio Siti web

    In merito al caso Italia.it l’unica cosa che un sito come il nostro può fare è chiedere rispetto.

    Rispetto per il denaro degli Italiani che, se confermato, accordano 45 milioni di euro ad un portale che vale qualche migliaio.

    Rispetto per il lavoro di chi in questo paese fa il nostro lavoro, ideare siti con budget bassi e creatività al top, sempre oltre l’ostacolo

    Rispetto per le regole del gioco: lo sanno anche i bambini che l’usabilità è importante, perchè per navigare quel sito serve un ingegnere o in alternativa uno che non ha mai toccato internet?

    Rispetto per i cittadini stranieri, nonchè potenziali turisti: il brand Italia nasce male, e in ritardo. Non era il caso di nasconderlo dietro un portale in cui la peculiarità più azzeccata è l’orologio in home page

    Non aggiungiamo altro, ma da operatori del settore è vera amarezza quella che circonda le nostre aziende.

    Non siamo soli:

    http://blog.html.it/archivi/2007/02/22/apre-i-battenti-italiait.php

    http://scandaloitaliano.wordpress.com/

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  • Il design come imprenditorialità culturale

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 23 Febbraio 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Marco Bettiol e Stefano Micelli, due economisti dell´innovazione, tracciano in questo paper le linee guida di una delle vie di maggior successo per innovare e reinventare in azienda: il design.

    L´esclusività delle aziende italiane che ha garantito nel tempo il successo in nicchie e settori particolari grazie ad una sapiente combinazione tra gusto estetico e saperi artigianali va oggi ripensata alla luce della trasformazione complessiva dello scenario economico mondiale e dell´internazionalizzazione della produzione. Tutto questo si inserisce in un contesto di consumo assolutamente nuovo e instabile che vede il consumatore al potere e le imprese, come giusto, al suo servizio. I migliori sopravvivranno (e bene) ma chi lavora male non farà molta strada.

    Cosa vuole il consumatore oggi?

    ´vuole che i prodotti siano segni e simboli capaci di comunicare l´identità di chi li compra.”
    (Micelli, Bettiol)

    Gli oggetti oggi servono a comunicare sè stessi e a manifestare un´identità . Il consumatore non acquista più per dimostrare agli altri la sua appartenenza di classe, entra invece in simbiosi con il prodotto cui ´accorda la sua fiducia” e vive il suo acquisto come un prolungamento di sè stesso, un supplente nel rappresentarlo.
    Le nuove tecnologie fanno il resto, ambienti innovativi in cui sempre più persone si ritrovano dando vita a comunità di appassionati ed esperti (anche di nicchia) di vari prodotti che approfondiscono tematiche anche complesse a livelli che solo una conoscenza diffusa in rete permette di raggiungere.
    Le aziende possono e devono cogliere queste occasioni per parlare con i propri consumatori e, se possibile, proporsi come aggregatori di passioni e fornitori di emozioni, in un contesto sotteso che garantisce però una futura influenza sui consumatori, non più basata su chi martella di più in tv ma figlia della fiducia conquistata sul campo. Il blog Ducati è, in questo caso, l´esempio che non si può non fare.
    In un contesto di consumo sempre più complesso come quello delineato è spesso il concetto di esperienza a fare la differenza: le aziende (non solo i parchi divertimenti) progettano e ´mettono in scena” esperienze di prodotto, consumo, servizio che rendono unica la transazione che passa dall´essere un flash, un picco di soddisfazione ad un momento pervasivo che si protrae nel tempo e di cui ´resta qualcosa dopo l´esperienza.

    Alla luce del fatto che

    Il ´saper fare bene le cose” è ancora importante, ma non più sufficiente per mantenere una posizione di vantaggio sul mercato rispetto ad imprese multinazionali che con soluzioni organizzative e tecnologiche ad hoc hanno recuperato il gap di flessibilità che le penalizzava
    (Corò e Micelli, 2006).

    Gli autori propongono l´utilizzo del design come leva di differenziazione e delineano diversi percorsi partendo da ciò che più interessa a noi di SWM, i casi concreti di successo in azienda.

    - rinnovare il design nella tradizione: esclusività ed estetica: casi Venini e Ferrari

    - il design come integrazione creativa di tecnologia, comunicazione ed estetica: casi Merloni, Geox e dainese

    - Il design come ricontestualizzazione dei contenuti estetici: caso Nonino

    I nomi delle aziende citate sono blasonati ma tutte hanno in comune qualcosa di speciale e il merito del lavoro dei due autori è quello di portare soluzioni operative per le piccole e medie imprese che passano sicuramente da un cambiamento di mentalità nell´approccio all´innovazione ma ricordano che qualcuno, seguendo queste strade, ce l´ha già fatta.

    Ci sarebbe molto altro da dire, citiamo soltanto il ruolo di tre drivers importanti dell´innovazione e delle pmi del futuro: marca, distribuzione e partnership col consumatore in fase di progettazione. Se ne avete il tempo e la voglia scaricate e leggete questo lavoro, ne vale la pena, magari partendo da queste riflessioni sarà possibile trovare lo slancio necessario per ripensare le proprie produzioni.

    link: paper originale

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  • Il design come imprenditorialità culturale

    Marco Bettiol e Stefano Micelli, due economisti dell´innovazione, tracciano in questo paper le linee guida di una delle vie di maggior successo per innovare e reinventare in azienda: il design.

    L´esclusività delle aziende italiane che ha garantito nel tempo il successo in nicchie e settori particolari grazie ad una sapiente combinazione tra gusto estetico e saperi artigianali va oggi ripensata alla luce della trasformazione complessiva dello scenario economico mondiale e dell´internazionalizzazione della produzione. Tutto questo si inserisce in un contesto di consumo assolutamente nuovo e instabile che vede il consumatore al potere e le imprese, come giusto, al suo servizio. I migliori sopravvivranno (e bene) ma chi lavora male non farà molta strada.

    Cosa vuole il consumatore oggi?

    ´ vuole che i prodotti siano segni e simboli capaci di comunicare l´identità di chi li compra.´
    (Micelli, Bettiol)

    Gli oggetti oggi servono a comunicare sè stessi e a manifestare un´identità . Il consumatore non acquista più per dimostrare agli altri la sua appartenenza di classe, entra invece in simbiosi con il prodotto cui ´ accorda la sua fiducia´e vive il suo acquisto come un prolungamento di sè stesso, un supplente nel rappresentarlo.
    Le nuove tecnologie fanno il resto, ambienti innovativi in cui sempre più persone si ritrovano dando vita a comunità di appassionati ed esperti (anche di nicchia) di vari prodotti che approfondiscono tematiche anche complesse a livelli che solo una conoscenza diffusa in rete permette di raggiungere.
    Le aziende possono e devono cogliere queste occasioni per parlare con i propri consumatori e, se possibile, proporsi come aggregatori di passioni e fornitori di emozioni, in un contesto sotteso che garantisce però una futura influenza sui consumatori, non più basata su chi martella di più in tv ma figlia della fiducia conquistata sul campo. Il blog Ducati è, in questo caso, l´esempio che non si può non fare.
    In un contesto di consumo sempre più complesso come quello delineato è spesso il concetto di esperienza a fare la differenza: le aziende (non solo i parchi divertimenti) progettano e ´ mettono in scena´esperienze di prodotto, consumo, servizio che rendono unica la transazione che passa dall´essere un flash, un picco di soddisfazione ad un momento pervasivo che si protrae nel tempo e di cui ´ resta qualcosa´dopo l´esperienza.

    Alla luce del fatto che

    Il ´ saper fare bene le cose´è ancora importante, ma non più sufficiente per mantenere una posizione di vantaggio sul mercato rispetto ad imprese multinazionali che con soluzioni organizzative e tecnologiche ad hoc hanno recuperato il gap di flessibilità che le penalizzava
    (Corò e Micelli, 2006).

    Gli autori propongono l´utilizzo del design come leva di differenziazione e delineano diversi percorsi partendo da ciò che più interessa a noi di SWM, i casi concreti di successo in azienda.

    - rinnovare il design nella tradizione: esclusività ed estetica: casi Venini e Ferrari

    - il design come integrazione creativa di tecnologia, comunicazione ed estetica: casi Merloni, Geox e dainese

    - Il design come ricontestualizzazione dei contenuti estetici: caso Nonino

    I nomi delle aziende citate sono blasonati ma tutte hanno in comune qualcosa di speciale e il merito del lavoro dei due autori è quello di portare soluzioni operative per le piccole e medie imprese che passano sicuramente da un cambiamento di mentalità nell´approccio all´innovazione ma ricordano che qualcuno, seguendo queste strade, ce l´ha già fatta.

    Ci sarebbe molto altro da dire, citiamo soltanto il ruolo di tre drivers importanti dell´innovazione e delle pmi del futuro: marca, distribuzione e partnership col consumatore in fase di progettazione. Se ne avete il tempo e la voglia scaricate e leggete questo lavoro, ne vale la pena, magari partendo da queste riflessioni sarà possibile trovare lo slancio necessario per ripensare le proprie produzioni.

    link: paper originale

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  • Primi nei motori di ricerca, come si fa?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 20 Febbraio 2007
    Archiviato in Motori di ricerca e Search Marketing, Web marketing

    A questa e ad altre domande, Massimo Boraso, CEO di Boraso.com da risposta, puntando sulle tecniche principali di base, utilizzabili per posizionare il proprio sito, sia aziendale che personale per dargli visibilità .

    Alcuni consigli utili, espressi in modo semplice ed efficace, per portare al top il proprio sito ricordando che “Internet, non è Informatica, ma Comunicazione!”

    Ecco alcuni Link utili e di approfondimento:
    Il Video Integrale della Puntata andata in Onda su Telestense: www.comunicafe.tv
    Il sito Oggetto della trasmissione televisiva: www.immobilmente.com
    Sito Web della Boraso.com www.boraso.com

    Video editing by Mattia Soragni

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  • Creating Emotions

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 20 Febbraio 2007
    Archiviato in Casi di eccellenza, Interviste e opinioni, Parola alle piccole, Web marketing

    SitiWebMarketing incontra Dario Cherubino, Direttore Creativo di AzimutOnLine, blogger per passione. Dario si occupa di eventi e ci offre la sua visione su questo interessante argomento, a lui la parola.

    Buongiorno Dario, ci parli un pò di te e di azimut? Come sei arrivato personalmente al management della creatività e degli eventi?

    A dire la verità , praticamente per caso. I miei esordi sono stati la creazione e l’organizzazione di un raduno/evento di appassionati del genere del fantastico. Un esperimento amatoriale, chiamato Festa di Primavera. Avevo 19 anni. L’esperimento riuscì talmente bene che lo
    ripetemmo l’anno successivo, e poi quello dopo ancora, e tramite passaparola cominciarono ad
    arrivare sempre più persone, non solo da tutta Italia, ma anche da altre parti d’Europa. Quando
    arrivò l’interesse della stampa e delle televisioni non si poteva più considerare una
    produzione amatoriale in senso stretto.

    Fu grazie alla risonanza data dalla stampa che fui contattato da un imprenditore locale che
    necessitava di un nuovo direttore creativo per una importante agenzia di intrattenimento e
    spettacoli. Non immaginavo nemmeno che se ne potesse fare un lavoro, della mia passione!
    Accettai, naturalmente, e devo ammettere che in quel periodo ho fatto un duro ma essenziale
    apprendistato.

    Azimut arriva anni dopo, nella mia vita. Era nata con una concezione sicuramente diversa da
    tutte le altre agenzie presenti in Sicilia: la produzione e realizzazione di eventi, intrattenimenti e spettacoli originali, interattivi e di nuova concezione, costruiti attorno alle specifiche esigenze di comunicazione del committente. A metà strada tra una società di spettacoli e un’agenzia di comunicazione alternativa. Per lo più, si rivolge a un ramo business, ma ammetto con piacere che abbiamo lavorato anche con enti pubblici e privati in cerca di qualcosa di veramente mai visto prima.

    A che punto è il mercato degli eventi in Italia? E rispetto al resto del mondo?

    Direi che la situazione italiana e quella del resto del mondo occidentale siano piuttosto simili.
    Questo è davvero un mercato globale, dato che chi organizza questi eventi valuta contemporaneamente la possibilità di svolgerli a Roma come a Parigi, New York o Taormina.

    Il mercato è in netta crescita. I dati dell’ultimo “Monitor degli Eventi in Italia” (ricerca Astra)
    indicano una sempre maggiore fiducia nel media “evento” un po’ in tutte le categorie, dal lancio
    di un nuovo prodotto all’incentivazione aziendale, dai roadshow ai congressi.

    Noi di SWM siamo molto interessati a comprendere se e come queste nuove forme di relazione e comunicazione possono aiutare anche le piccole e medie imprese, a livello di target e a livello di costi, puoi aiutarci?

    Il discorso sarebbe davvero troppo lungo per essere affrontato in poche righe. Mi accontenterò di dire che i costi della realizzazione di un evento (che sia promozionale, di incentivazione, o altro ancora) sono in generale molto più contenuti rispetto agli altri mezzi presenti sul mercato.
    Essendo un momento di comunicazione diretta, sono la scelta migliore quando si vuole coinvolgere un target specifico (ad esempio, i propri clienti migliori, i propri dipendenti, opinion leader o perfino abitanti di una stessa area geografica ristretta) trasmettendo emozioni, la dove la comunicazione classica risulta più indifferenziata e anonima, e rischia di perdersi in mezzo a troppi altri messaggi.
    Per questo, le forme di comunicazione alternative (che non sono solo gli eventi) sono un mezzo
    utilizzabile anche e soprattutto dalle piccole e medie aziende che hanno bisogno di emergere in un mercato sempre più settoriale e specializzato.

    Come si misura l’efficacia di un evento?

    Calcolare il ROI (return on investment) di un evento non è affatto facile, e varia molto a
    seconda dello scopo dell’evento stesso. Esistono casi semplici, legati al miglioramento di
    dati sensibili riguardanti la vendita o il consumo di un bene. Se l’evento ha come fine la
    pubblicizzazione di un nuovo sito internet, ad esempio, è possibile fare un calcolo valutando
    l’incremento degli hit giornalieri. Ma nel caso in cui gli obiettivi siano più complessi (aumentare la brand awareness presso il pubblico, fidelizzare i clienti, incentivare i dipendenti), i risultati si potranno valutare solo in un periodo di tempo più lungo, e sarà comunque difficile scinderli da altre promozioni, pubblicità e azioni intraprese dal committente stesso o dai suoi concorrenti.
    In questi casi, si valutano molti elementi insieme, dal numero di partecipanti alla rassegna stampa ottenuta, fino al livello di partecipazione emozionale, per ottenere una stima del ROI quanto più veritiera possibile. L’utilizzo di questionari è spesso una buona mossa per avere un feedback immediato dai partecipanti.

    La fase di progettazione, senza voler carpire i segreti del mestiere, è complicata?

    Il punto di partenza è sempre quello di individuare le esigenze del committente:l’obiettivo da raggiungere, innanzitutto, ma anche il tempo, la località prescelta (se c’è già ), il numero e l’età media dei partecipanti, fino ad arrivare al budget a disposizione. Normalmente noi poniamo quante più domande possibile proprio per essere sicuri di costruire un progetto Spesso il committente non sa rispondere alle nostre domande, e allora siamo noi a proporre varie alternative. E’ una prima fase di raccolta informazioni e soprattutto di confronto.

    La creatività viene quindi sospinta su questi rigidi binari in una fase di brainstorming interno
    all’azienda, dove si buttano giù più idee possibili. Solo in seguito si opera una prima scrematura,
    basandosi sulla realizzabilità e sull’efficacia delle varie idee.
    In questa fase, è solo l’esperienza sul campo che permette di distinguere le idee belle sulla carta
    ma che rischiano di non avere il successo sperato, da quelle che invece centreranno gli obiettivi
    prefissati.

    Si opera quindi una cernita delle professionalità necessarie a portare avanti il progetto: artisti,
    tecnici, personale per l’accoglienza e di supporto, ecc. Una volta ottenuto il placet del committente, si passa alla parte di progettazione pratica, e alle prove insieme allo staff creato per l’occasione, proprio come se fosse una grande produzione teatrale. Si valutano tutti gli inconvenienti che possano compromettere il progetto, e si prendono adeguati provvedimenti (se una videoproiezione è fondamentale, ad esempio, si tiene un videoproiettore di scorta per tutte le evenienze).

    Infine, si va in scena. E si incrociano le dita.

    Che tipo di risorse umane servono per progettare e mettere in scena un evento?

    Dalla domanda precedente, sicuramente apparirà chiaro che le risorse umane di cui ci serviamo
    sono estremamente variabili. In generale, serve un nutrito catalogo di artisti di ogni genere, dai musicisti ai giocolieri, dagli attori ai cantanti lirici. Con un sempre crescente numero di eventi
    organizzati da organizzazioni straniere in Italia, cresce anche la richiesta di personale capace di
    parlare fluentemente più di una lingua.

    Abbiamo la percezione che il sud sia una realtà molto più attiva nel campo della creatività , puoi confermare?

    A dire il vero, direi proprio di no. Sebbene Azimut - creating emotions sia una realtà
    piuttosto unica nel panorama peninsulare (a mia conoscenza ci sono solo 3 altre società che
    operano esattamente nel nostro campo, in Italia), la maggior parte delle agenzie che si occupano di eventi e comunicazione si trovano a Roma o Milano.

    Chiudiamo Ringraziando Dario per la disponibilità invitandovi a visitare il suo interessantissimo blog

    Scrivimi: giorgio.soffiato@boraso.com

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  • Non ho bisogno di internet

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 19 Febbraio 2007
    Archiviato in Internet e altri media, News, Web marketing

    Alfredo ha 55 anni e vive in provincia di Padova. Ha iniziato a lavorare nell´azienda del padre a 13 anni ed oggi ha una moglie, due figli adolescenti e una casa di proprietà . Oggi è al timone della fabbrica del padre e fortunatamente può permettersi una bella macchina e una o due vacanze l´anno. E´ infastidito dalla concorrenza cinese per la sua azienda di materiale in acciaio e pensa che il mondo stia andando a rotoli e che la crisi sia ormai irreversibile. Ricorda con nostalgia i tempi passati e crede che la tecnologia e internet siano uno spreco di tempo, facciano rimbecillire i figli e tolgano forze al lavoro vero, quello nelle fabbriche e nei campi.

    Io non ho bisogno di essere in internet, la mia azienda non ne avrebbe alcun vantaggio!
    Strano signor Alfredo, google restituisce 1.090.000 risultati se scriviamo ´ tubi acciaio´di cui 5 permanenti sponsorizzati, guardi qui..

    Questo è un mio concorrente! Ed ha da poco ampliato la propria sede.. che ci fa con un sito web?
    Comunica signor Alfredo, e lo fa anche bene visto che si tratta del primo risultato che il motore di ricerca restituisce, ha inserito il proprio catalogo che è liberamente consultabile da casa senza doversi muovere nel traffico per venire presso la Sua azienda, o dover telefonare e attendere 5 giorni per una spedizione. Se un tubo serve con urgenza, forse è qui che in molti cercheranno la soluzione ai propri problemi.

    Io non ho tempo per queste cose da smanettoni, mio figlio non studia per stare dietro a parole come ´ blog´e ´ wikipedia´, e io non ne capisco nemmeno il significato!
    Forse suo figlio studia al computer, wikipedia è la più grande enciclopedia del mondo, ed è gratuita. In ogni caso signor Alfredo gli smanettoni sono oggi 20 milioni, di cui 15 fanno abitualmente ricerche tramite google, il motore che abbiamo appena consultato.

    Belle parole, ma io ho bisogno di ordini e clienti, non di cataloghi buttati al vento, cosi magari me li copiano pure!
    Forse lei non sa che su internet è oggi possibile completare tutto il processo d´acquisto, pagamento incluso, i sistemi sono sicuri e il commercio on line è già una realtà . Comunque potremmo cominciare comunicando al mondo l´esistenza della sua impresa..

    La mia azienda è già sulle pagine gialle e su due quotidiani locali! Spendo 30 mila euro all´anno!
    Le farà piacere sapere che con quella cifra su internet può acquistare non solo un sito web completo ma può anche progettare una campagna pubblicitaria nazionale e una corposa presenza sui motori di ricerca

    E cosa cambia?
    Per esempio che tutti i giornali che lei paga per ospitare la Sua pubblicità hanno lettori molto diversi e c´è una parte di lettori che non è minimamente interessata ai suoi tubi d´acciaio. Si dice sempre che i budget pubblicitari sono sprecati per metà , ma non si sa quale delle due metà . In internet non ci sono sprechi perchè si comunica solo a persone veramente interessate. Se non bastasse a nessuno piace essere interrotto dalla pubblicità mentre guarda la televisione o sfoglia un giornale, mezzi sempre più saturi e invasivi. La pubblicità in internet è rivolta ad un consumatore che sta cercando proprio quello che Lei offre, è per questo che non solo non sarà infastidito dalla sua comunicazione, ma ne sarà interessato.

    Internet è una bolla di sapone, e come tutte le altre mode scoppierà !
    Secondo noi non è cosi, oggi la maggior parte delle famiglie non solo dispone di un computer, ma ha anche accesso ad internet con una connessione veloce. La rete permette di migliorare la qualità del lavoro e sono già moltissimi quelli che si dedicano totalmente a questo settore e ne hanno fatto un buon business. Per Lei, signor Alfredo, ci sono molte aree di prova in cui, anche gratis, si può capire davvero qual è la potenzialità dello strumento di cui lei diffida.

    E´ a tutti quelli come Alfredo che dedichiamo questo blog. Tutti noi su internet ci siamo da un pezzo ma ci sembra necessario che tutti comprendano che non solo siamo di fronte ad uno strumento da cui non si può prescindere, ma soprattutto l´accessibilità a questo mezzo è alla portata di tutti e i costi sono molto più bassi rispetto ai normali mezzi di comunicazione.

    p.s. a proposito, un blog è un diario, una specie di sito in cui si cerca di rendere massima la possibilità di commentare le notizie che vengono inserite e si da la possibilità di relazionarsi in maniera paritaria con l´autore del blog.

    Credits per l’immagine: elblogsalmon.com

     

    Scrivimi: giorgio.soffiato@boraso.com

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  • Sistemi operativi, quale scegliere?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 17 Febbraio 2007
    Archiviato in Innovazioni e tecnologia

    Nel numero di giovedì 8 febbraio di Nova Umberto Rametto presenta un interessante confronto tra i 3 sistemi operativi più diffusi nel mercato, recentemente rinnovati, che promettono battaglia a tutto campo e un attacco al leader Windows senza esclusione di colpi, ma con Vista Bill Gates e i suoi sembrano voler ulteriormente blindare il fortino.
    I 3 candidati all´installazione sui nostri pc di casa piuttosto che al lavoro o sui portatili sono Windows Vista, MacOs X e Linux. Il primo ha visto la luce a fine 2006, il secondo sarà ulteriormente migliorato nella versione Leopard tra poche settimane mentre il terzo è in continuo aggiornamento visto che sono migliaia le persone che contribuiscono allo sviluppo e al miglioramento del più celebre software open source di sempre. Linux infatti è gratuito (tranne che per le versioni server professionali), MacOs costa invece 129 euro e Vista va da 99 a 599.
    A livello di compatibilità e diffusione Vista è di certo un predestinato, il 90% dei pc home e business è infatti equipaggiato con tale sistema. Mac è invece preferito da chi lavora con grafica, creatività e digitale ma non mancano le aziende che lo utilizzano e in certe case è lui il re del salotto. Scelto spesso per design e funzionalità rappresenta una religione per chi lo possiede che lo ama almeno quanto odia windows. Linux ha problemi di diffusione non indifferenti ma grazie al suo codice libero è amato nelle università ed alcune aziende hanno deciso di installarlo visto che è un sistema sicuro e a basso costo. Più problematica l´installazione home riservata al momento agli ´smanettoni´. A livello di applicazioni e giochi Mac e linux pagano la posizione di inseguitori contro il colosso di microsoft che gode quindi dei vantaggi di molti software sviluppati per windows. Se dovessimo trovare una parola per ognuno dei sistemi probabilmente le relazioni sarebbero:

    Windows–> fitness: si adatta più o meno bene ad ogni situazione
    Mac –> surf: ottimo per navigare in internet e gestire tutte le situazioni ad alta multimedialità
    Linux –> hacker: un sistema trasparente e tutto da riprogrammare

    Probabilmente non esiste un sistema operativo ideale a priori, esiste invece il sistema operativo che meglio si adatta al profilo di questo o quell utente:

    novizio o indaffarato: chi ha fretta, cerca compatibilità e semplicità e non vuole sorprese si orienterà di certo su windows

    medio o creativo: chi cerca certezze quasi a livello windows ma è patito del bello e vuole uscire dagli schemi ha di sicuro sotto braccio un portatile bianco o sulla scrivania uno di quei monitori con la mela che sembrano televisioni

    avanzato o curioso: l´utente esperto che ama personalizzare tutto, ma proprio tutto, nella propria macchina sceglierà linux

    Per correttezza va detto che chi vi scrive possiede un computer fisso su cui gira windows, un portatile con windows e linux montati in contemporanea e un ibook (portatile mac). Il giudizio sul campo non cambia rispetto a quanto detto, il mac è sicuramente versatile e comodo (3 ore di batteria nel portatile rispetto all´ora scarsa del pc portatile) ma gli standard configurati come outlook rendono restii a disfarsi del tutto di windows e i suoi amici. Linux è bello, affascinante ed etico, ma di sicuro resta un sistema per pochi.
    E voi che sistema operativo preferite?

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