News: Archivo » 2008

  • La pubblicità del futuro si chiama Web Marketing

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 11 Agosto 2008
    Archiviato in Internet e altri media

    La televisione è uno strumento che invecchia, come i telespettatori che la guardano.
    Negli Stati Uniti l’età media degli spettatori ha ormai raggiunto i 50 anni, ma si tratta di un target che non risulta interessante per parecchie aziende.
    Di qui la necessità di indirizzare altrove l’investimento pubblicitario.

    Oggi, a differenza di qualche anno fa, ognuno di noi ha la possibilità di scegliere il proprio intrattenimento e in particolar modo i giovani preferiscono media più attivi, come Internet, i social network, i videogiochi.  

    Negli Stati Uniti spopola TiVo, una televisione che consente agli utenti di scaricare in anticipo i programmi preferiti e vederli in qualunque momento, senza la pubblicità.

    In Italia il fenomeno non è ancora così accentuato, ma che i giovani preferiscano il Web alla Tv e che ci trascorrano più tempo è un dato ufficiale.
    Le reti satellitari mostrano un po’ più di dinamismo, ma in generale l’interesse per la scatola televisiva sta scemando e i big player se ne sono accorti: un esempio tra tanti è quello di Sony che ha incorporato YouTube come uno dei canali ai quali si può accedere attraverso il telecomando.

    Su YouTube, però, non è certo facile far girare il classico “spottone”, noioso e autocelebrativo, non lo guarderebbe nessuno.
    E’ necessario creare contenuti originali, marketing innovativo, non convenzionale, virale.

    Ci vogliono idee nuove. Più inventiva, più originalità e, questa è la buona notizia per le aziende, minori investimenti.
    In una situazione economica difficile come quella attuale e con la necessità di ridurre gli investimenti in comunicazione, il Web potrebbe essere la risposta che soddisfa ogni esigenza.

    Commenti: 1 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi

  • 6 gradi di separazione sul Web

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 06 Agosto 2008
    Archiviato in Social Network

    E’ vero che tra ognuno di noi e il Presidente degli Stati Uniti ci sono solo sei gradi di separazione?
    Questa tesi affascinante è stata sostenuta nel 1967 dallo psicologo Stanley Milgram, secondo
    il quale ogni persona può essere collegata a qualunque altra attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari: un conoscente ci può presentare a un suo conoscente, che a sua volta fa lo stesso con un altro conoscente… se questa operazione viene ripetuta almeno 6 volte, si può arrivare a contattare anche le persone più importanti, fino alla vetta del mondo sociale. 
     
    Oggi la teoria è confermata da uno studio effettuato da Microsoft esaminando l’utilizzo del client di messaggistica istantanea Windows Live Messenger.
    I ricercatori hanno analizzato per circa 2 anni i log di 30 miliardi di conversazioni on line fra 180 milioni di navigatori sparsi in 5 continenti, senza accedere al contenuto delle chat né all’identità degli utenti: si sono limitati a monitorare i flussi delle conversazioni, mettendoli in relazione con i dati demografici relativi ai singoli internauti.
    Il risultato ha confermato in pieno la teoria: tra 2 utenti del programma ci sono in media 6,6 gradi di separazione.

    In un precedente esperimento condotto da ricercatori della Columbia University nel 2003, fu chiesto agli internauti di andare alla ricerca di diciotto persone in tredici nazioni, utilizzando solo le loro connessioni online. Fu dimostrato che in media bastavano dai cinque ai sette passaggi per arrivare a destinazione.

    Commenti: 0 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi

  • Contattare le aziende via email? Meglio di no

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 04 Agosto 2008
    Archiviato in E-business

    Una recente inchiesta della Strike Force Sales, dopo aver inviato 460 richieste di informazioni via email ad un ampio spettro di aziende e organizzazioni, ha stabilito che il 60% delle grandi società non risponde alle domande dei clienti.
    Il dirigente operativo Darren Cox spiega che, dopo una settimana, il 59% delle compagnie doveva ancora inviare una risposta, e quelle che l’avevano fatto ci avevano messo almeno un giorno e mezzo.
    I settori più reticenti risultano essere il commercio e l’edilizia.
    “Considerando che Internet ha rivoluzionato il mondo degli affari e le cifre che vengono spese in pubblicità, ignorare le e-mail dei clienti è una vera negligenza”, sostiene Cox, che continua: “Le società ricevono circa l’80% di spam e il 20% di vere richieste, ma nessuno si preoccupa di dividere le une dalle altre”.

    In un’epoca di Web 2.0, nella quale gli utenti sono abituati a confrontarsi ed interagire, un comportamento di questo genere fa capire come molte aziende siano arretrate rispetto alle richieste dei clienti che desiderano ricevere informazioni ed essere agevolati prima, durante e dopo l’acquisto di un prodotto o servizio.
    Va inoltre ricordato che recenti ma consolidati studi hanno dimostrato che acquisire un nuovo cliente costa cinque volte di più che conservarne uno vecchio… se siamo disposti ad investire in marketing e pubblicità per acquisire nuovi clienti, perché non siamo altrettanto disposti ad investire in customer care per mantenere i clienti che già abbiamo?

    Oggi la posta elettronica ha sorpassato il telefono come strumento di comunicazione d’affari ed è impensabile inviare una email e non ottenere risposta.

    Commenti: 0 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi

  • Internet sulle automobili dal 2009

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 28 Luglio 2008
    Archiviato in Futuro, Innovazioni e tecnologia

    Le case automobilistiche stanno facendo a gara per la messa a punto di tecnologie che permettano di portare il Web dentro gli abitacoli delle automobili.

    Già alla fine dell’anno gli americani della Chrysler dovrebbero essere in grado di vendere automobili con Web incorporato e Bmw dovrebbe raggiungere lo stesso obiettivo nel 2010.

    Il sistema Internet sul quale punta la Chrysler è stato elaborato da Autonet Mobile sulla base della tecnologia senza fili wifi, utilizzando per le connessioni la rete cellulare ad alta velocità.

    Naturalmente per motivi di sicurezza e affinché il conducente non si distragga e non corra il rischio di provocare incidenti, la navigazione online dall’automobile sarà riservata esclusivamente ai passeggeri che, durante i viaggi, potranno giocare con i videogiochi online, guardare un film, scaricare musica, scrivere e-mail… fare insomma tutto ciò che si può fare da qualunque computer connesso con la Rete.

    La presenza di Internet in automobile dovrebbe infine consentire anche il controllo della stessa a distanza, per accertarne le condizioni ed eventualmente anche per chiudere portiere e luci… ideale per chi non è mai sicuro di aver chiuso la macchina e gli viene il dubbio solo quando è già arrivato a casa.

    Commenti: 2 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi

  • Uomini cibernetici: è tempo di etica 2.0

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 25 Luglio 2008
    Archiviato in Futuro

    L’etica è un percorso, un lungo cammino che stiamo percorrendo e che ci porta a distinguere tra il bene ed il male giorno dopo giorno. Deve essere inteso come un percorso proprio per questo: è in continuo mutamento.
    Quello che era eticamente inaccettabile cinquant’anni fa oggi è assolutamente nella norma e quindi, secondo il principio etico/evoluzionistico, quello che oggi consideriamo fuori da ogni logica morale, fra alcuni decenni potrebbe essere del tutto normale e socialmente accettato.

    Per la celebrazione dei primi 40 anni di vita di Intel, Justin Rattner, direttore tecnico dell’azienda, ha espresso alcune congetture sul futuro dell’umanità: entro il 2012 la linea che divide gli esseri umani dalle macchine potrebbe diventare quasi impercettibile.
    Nella visione del futuro di Rattner i microchip potrebbero essere integrati nei nostri corpi, per esempio per impedire o calmierare il deterioramento degli organi o per “riaprire” arterie otturate.
    Secondo Justin Rattner  saremmo anche ipercontrollati da microscopici sensori che viaggeranno nel nostro apparato circolatorio controllandone il livello zuccherino  e la frequenza cardiaca per poter avvertire, in maniera automatica e del tutto autonoma, il medico quando venissero rilevati potenziali problemi di salute.
    In pratica, secondo Rattner, le macchine, i computer, i sistemi informatici ed automatizzati diventeranno molto più di semplici oggetti, in quanto saranno una parte sinergica del nostro corpo fornendo informazioni decisamente vitali sul nostro stato di salute o sulle nostre condizioni in generale.

    Il confine tra uomo e macchina si farà sempre più sottile: se consideriamo il fatto che un uomo sarà “riempito” di silicio, risulterà difficile percepire una macchina come viene percepita oggi.
    Questo, nell’arco degli anni in cui si svilupperanno queste nuove tecnologie, renderà indispensabile la formazione di una nuova etica, di una moderna forma mentis che ci possa permettere di considerare “morale” la coabitazione nello stesso corpo di silicio e carne.
    Le macchine diventeranno autonome e fondamentali nella nostra esistenza, che lo si voglia o no, e saremo naturalmente portati ad attribuire loro una sorta di umanità, che a sua volta andrà a generare nuovi, inaspettati e rocamboleschi mutamenti dell’etica.
    Oggi è impensabile, ma domani si coltiveranno organi umani in batteria, il nostro corpo sarà permeato da tecnologie attualmente nemmeno immaginabili, i nostri apparati interni saranno potenziati,  protetti e monitorati da microscopici e sofisticatissimi sistemi e se si guasterà il nostro apparato di sostentamento fisico saremo molto più dispiaciuti di quanto non lo siamo oggi se si guasta il telefonino.
    Tutto questo ci sembrerà normalissimo come oggi lo è parlare di trapianto di cuore.

    Commenti: 0 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi

  • Il Nerdic è la lingua più parlata

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 23 Luglio 2008
    Archiviato in News

    Nel mondo rivoluzionato da Internet, anche il linguaggio è diventato materia per tecnofili.
    Il Nerdic, cioè la lingua degli appassionati di tecnologia, è diventata la più parlata d’Europa, riuscendo a vincere le resistenze dei francesi (che ancora oggi chiamano il Web “Toile d’araignee mondiale”), l’orgoglio degli inglesi che hanno messo da parte la lingua del business mondiale e le difficoltà degli italiani nell’imparare le terminologie straniere.

    A testimoniarlo è PIXmania.com, sito di e-commerce che ha condotto una ricerca sui cittadini europei appartenenti a tutte le fasce d’età.

    Questa nuova terminologia, che nasce dalla mescolanza di tanti linguaggi, espressioni e slang, ha la caratteristica di rinnovarsi continuamente, ed è per questo che gli autori della ricerca hanno stilato non solo un decalogo con le espressioni diventate più popolari ma anche di quelle che verranno presto dimenticate.

    La più curiosa? RickRoll: usata per consigliare a un altro internauta di visualizzare il videoclip “Never Gonna Give You Up” di Rick Astley, famosissimo cantante degli anni ‘80.
    Basta scrivere la parola su Google per vedersi restituire 473mila risultati, o su Youtube per veder apparire 2.850 video: c’è chi proietta la canzone nel mondo dei Simpson e chi la usa come sottofondo per ammansire l’animale domestico.

    Ora che abbiamo l’HSDPA e la DVB-H… chi penserà mai più all’esperanto?

    Commenti: 4 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi

  • Blogolandia: l’informazione dalla gente per la gente

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 21 Luglio 2008
    Archiviato in Internet e altri media, Web 2.0

    L’ informazione cambia forma: diventa più agile, snella, libera e democratica. La gente racconta la gente senza bisogno di intermediari. E’ Blogolandia che apre le porte alla nuova democrazia 2.0

    Immaginiamo per un attimo un’informazione che per svilupparsi, crescere e divulgarsi non abbia bisogno di redazioni, di giornalisti e di strutture fisse, che non sia soggetta ad orari di apertura e chiusura o a pressioni politico istituzionali.
    Immaginiamola libera dai vincoli che oggi schiacciano ed assoggettano, in maniera arrogante, ogni redazione di qualunque media.
    Pensiamo alla forma stessa dell’informazione, alla sua natura: un fatto che accade diventa informazione nel momento in cui viene sublimato attraverso un mezzo che può essere un giornale, la televisione o Internet.
    Lo stesso fatto può diventare di dominio pubblico senza essere vagliato da una redazione “professionale”, ma semplicemente se raccontato o scritto dalla gente per la gente.
    Ecco in poche parole cos’è Blogolandia (http://blogolandia.it): una struttura che non ha bisogno di intermediari per potersi muovere e produrre notizie.
    I fatti accadono, come è nella loro natura, il cittadino li vive, li percepisce e li racconta: pochi passaggi, poche mani a correggere le bozze, nessun direttore a setacciare le frasi.
    Tutto molto semplice e a caduta libera, verticale e diretta.
    Centosettanta persone, una copertura di novanta Comuni e importanti contenuti locali sono i pochi  ingredienti che fanno di Blogolandia il primo network di urban blog italiano.
    Se vuoi far parte del progetto, se vuoi raccontare il tuo Comune come nessun media standard può fare, manda una mail a sindaci@blogolandia.it e diventa Sindaco (amministratore) del blog della tua città.

    Commenti: 0 - commenta la notiziaInvia ad un amico Invia ad un amico | Condividi