News: Archivo » Luglio 2008

  • Internet sulle automobili dal 2009

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 28 Luglio 2008
    Archiviato in Futuro, Innovazioni e tecnologia

    Le case automobilistiche stanno facendo a gara per la messa a punto di tecnologie che permettano di portare il Web dentro gli abitacoli delle automobili.

    Già alla fine dell’anno gli americani della Chrysler dovrebbero essere in grado di vendere automobili con Web incorporato e Bmw dovrebbe raggiungere lo stesso obiettivo nel 2010.

    Il sistema Internet sul quale punta la Chrysler è stato elaborato da Autonet Mobile sulla base della tecnologia senza fili wifi, utilizzando per le connessioni la rete cellulare ad alta velocità.

    Naturalmente per motivi di sicurezza e affinché il conducente non si distragga e non corra il rischio di provocare incidenti, la navigazione online dall’automobile sarà riservata esclusivamente ai passeggeri che, durante i viaggi, potranno giocare con i videogiochi online, guardare un film, scaricare musica, scrivere e-mail… fare insomma tutto ciò che si può fare da qualunque computer connesso con la Rete.

    La presenza di Internet in automobile dovrebbe infine consentire anche il controllo della stessa a distanza, per accertarne le condizioni ed eventualmente anche per chiudere portiere e luci… ideale per chi non è mai sicuro di aver chiuso la macchina e gli viene il dubbio solo quando è già arrivato a casa.

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  • Uomini cibernetici: è tempo di etica 2.0

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 25 Luglio 2008
    Archiviato in Futuro

    L’etica è un percorso, un lungo cammino che stiamo percorrendo e che ci porta a distinguere tra il bene ed il male giorno dopo giorno. Deve essere inteso come un percorso proprio per questo: è in continuo mutamento.
    Quello che era eticamente inaccettabile cinquant’anni fa oggi è assolutamente nella norma e quindi, secondo il principio etico/evoluzionistico, quello che oggi consideriamo fuori da ogni logica morale, fra alcuni decenni potrebbe essere del tutto normale e socialmente accettato.

    Per la celebrazione dei primi 40 anni di vita di Intel, Justin Rattner, direttore tecnico dell’azienda, ha espresso alcune congetture sul futuro dell’umanità: entro il 2012 la linea che divide gli esseri umani dalle macchine potrebbe diventare quasi impercettibile.
    Nella visione del futuro di Rattner i microchip potrebbero essere integrati nei nostri corpi, per esempio per impedire o calmierare il deterioramento degli organi o per “riaprire” arterie otturate.
    Secondo Justin Rattner  saremmo anche ipercontrollati da microscopici sensori che viaggeranno nel nostro apparato circolatorio controllandone il livello zuccherino  e la frequenza cardiaca per poter avvertire, in maniera automatica e del tutto autonoma, il medico quando venissero rilevati potenziali problemi di salute.
    In pratica, secondo Rattner, le macchine, i computer, i sistemi informatici ed automatizzati diventeranno molto più di semplici oggetti, in quanto saranno una parte sinergica del nostro corpo fornendo informazioni decisamente vitali sul nostro stato di salute o sulle nostre condizioni in generale.

    Il confine tra uomo e macchina si farà sempre più sottile: se consideriamo il fatto che un uomo sarà “riempito” di silicio, risulterà difficile percepire una macchina come viene percepita oggi.
    Questo, nell’arco degli anni in cui si svilupperanno queste nuove tecnologie, renderà indispensabile la formazione di una nuova etica, di una moderna forma mentis che ci possa permettere di considerare “morale” la coabitazione nello stesso corpo di silicio e carne.
    Le macchine diventeranno autonome e fondamentali nella nostra esistenza, che lo si voglia o no, e saremo naturalmente portati ad attribuire loro una sorta di umanità, che a sua volta andrà a generare nuovi, inaspettati e rocamboleschi mutamenti dell’etica.
    Oggi è impensabile, ma domani si coltiveranno organi umani in batteria, il nostro corpo sarà permeato da tecnologie attualmente nemmeno immaginabili, i nostri apparati interni saranno potenziati,  protetti e monitorati da microscopici e sofisticatissimi sistemi e se si guasterà il nostro apparato di sostentamento fisico saremo molto più dispiaciuti di quanto non lo siamo oggi se si guasta il telefonino.
    Tutto questo ci sembrerà normalissimo come oggi lo è parlare di trapianto di cuore.

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  • Il Nerdic è la lingua più parlata

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 23 Luglio 2008
    Archiviato in News

    Nel mondo rivoluzionato da Internet, anche il linguaggio è diventato materia per tecnofili.
    Il Nerdic, cioè la lingua degli appassionati di tecnologia, è diventata la più parlata d’Europa, riuscendo a vincere le resistenze dei francesi (che ancora oggi chiamano il Web “Toile d’araignee mondiale”), l’orgoglio degli inglesi che hanno messo da parte la lingua del business mondiale e le difficoltà degli italiani nell’imparare le terminologie straniere.

    A testimoniarlo è PIXmania.com, sito di e-commerce che ha condotto una ricerca sui cittadini europei appartenenti a tutte le fasce d’età.

    Questa nuova terminologia, che nasce dalla mescolanza di tanti linguaggi, espressioni e slang, ha la caratteristica di rinnovarsi continuamente, ed è per questo che gli autori della ricerca hanno stilato non solo un decalogo con le espressioni diventate più popolari ma anche di quelle che verranno presto dimenticate.

    La più curiosa? RickRoll: usata per consigliare a un altro internauta di visualizzare il videoclip “Never Gonna Give You Up” di Rick Astley, famosissimo cantante degli anni ‘80.
    Basta scrivere la parola su Google per vedersi restituire 473mila risultati, o su Youtube per veder apparire 2.850 video: c’è chi proietta la canzone nel mondo dei Simpson e chi la usa come sottofondo per ammansire l’animale domestico.

    Ora che abbiamo l’HSDPA e la DVB-H… chi penserà mai più all’esperanto?

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  • Blogolandia: l’informazione dalla gente per la gente

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 21 Luglio 2008
    Archiviato in Internet e altri media, Web 2.0

    L’ informazione cambia forma: diventa più agile, snella, libera e democratica. La gente racconta la gente senza bisogno di intermediari. E’ Blogolandia che apre le porte alla nuova democrazia 2.0

    Immaginiamo per un attimo un’informazione che per svilupparsi, crescere e divulgarsi non abbia bisogno di redazioni, di giornalisti e di strutture fisse, che non sia soggetta ad orari di apertura e chiusura o a pressioni politico istituzionali.
    Immaginiamola libera dai vincoli che oggi schiacciano ed assoggettano, in maniera arrogante, ogni redazione di qualunque media.
    Pensiamo alla forma stessa dell’informazione, alla sua natura: un fatto che accade diventa informazione nel momento in cui viene sublimato attraverso un mezzo che può essere un giornale, la televisione o Internet.
    Lo stesso fatto può diventare di dominio pubblico senza essere vagliato da una redazione “professionale”, ma semplicemente se raccontato o scritto dalla gente per la gente.
    Ecco in poche parole cos’è Blogolandia (http://blogolandia.it): una struttura che non ha bisogno di intermediari per potersi muovere e produrre notizie.
    I fatti accadono, come è nella loro natura, il cittadino li vive, li percepisce e li racconta: pochi passaggi, poche mani a correggere le bozze, nessun direttore a setacciare le frasi.
    Tutto molto semplice e a caduta libera, verticale e diretta.
    Centosettanta persone, una copertura di novanta Comuni e importanti contenuti locali sono i pochi  ingredienti che fanno di Blogolandia il primo network di urban blog italiano.
    Se vuoi far parte del progetto, se vuoi raccontare il tuo Comune come nessun media standard può fare, manda una mail a sindaci@blogolandia.it e diventa Sindaco (amministratore) del blog della tua città.

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  • Web 2.0: un pericolo per la Privacy?

    pamela ferrara

    di pamela ferrara · pubblicato il 17 Luglio 2008
    Archiviato in News, Web 2.0

    Un emendamento alla Manovra del governo ha appena sancito che dal 2010 tutti noi avremo le impronte digitali sulla carta di identità.
    Il Grande Fratello di Orwell è sempre più attuale e la sua smania di controllo viene soddisfatta ogni giorno dalle sempre nuove tecnologie elettronico-informatiche che mettono a dura prova la privacy della nostra vita quotidiana: satelliti spia, software anti-privacy, intercettazioni telefoniche e così via, in un crescendo di effetti speciali e indiscrezione.
    Ma che fosse tutta colpa del Web 2.0 non ci avevamo ancora pensato.

    La Relazione annuale al Parlamento fatta ieri del Garante della Privacy ci mette in guardia:  “Assistiamo con vigile attenzione al diffondersi di Youtube e dei nuovi Social Networks, come Myspace e Facebook, che consentono a milioni e milioni di persone di scambiarsi notizie, informazioni, immagini, destinate poi a restare per sempre sulla Rete”.

    Di sicuro sulla Rete stanno circolando a gran velocità queste dichiarazioni del Garante, che ha annoverato tra le insidie più temibili il diffondersi della cosiddetta “pubblicità comportamentale”, che analizza il modo in cui ci muoviamo in Internet per inviarci pubblicità mirata sulla base dei nostri gusti e interessi; o il geomarketing che, sfruttando il controllo satellitare, è in grado di seguire i nostri spostamenti e di offrirci in ogni località i prodotti e i servizi che preferiamo, il tutto mentre “permane una diffusa indifferenza per la protezione dei dati in settori delicatissimi quali credito, sanità, amministrazione finanziaria, strutture di servizio”.

    Il Garante conclude dicendo che i giovani fruiscono Internet in modo troppo disinvolto e inconsapevole e questo comportamento rende necessario fornire al più presto indicazioni chiare che consentano un utilizzo più attento e informato del Web 2.0.

    Tralasciando che i giovani cresciuti a pane e Internet non sono certo così sprovveduti, attendiamo con interesse le proposte del Garante per aumentare la consapevolezza dei navigatori.

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  • Iphone: mostro o gioiello?

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 15 Luglio 2008
    Archiviato in Innovazioni e tecnologia

    In questo periodo non ci si può esimere dal parlare dell’ iPhone, l’ultimo nato di casa Apple che e già divenuto uno status symbol.
    Come ogni oggetto di moda è soggetto a violentissime critiche quanto ad adulazioni squisite: la cosa curiosa è che queste due cose sembrano spesso dipendere più da ciò che l’oggetto riesce a trasmettere, più che dall’oggettività di una analisi dello stesso.
    Molta, moltissima gente, odia o ama un manufatto quando lo stesso è di moda, a prescindere da tutto: ci sono quelli che accusano il “melafonino” di essere solamente uno status e di non valere affatto i soldi che costa. Si sente dire che il fatto che sia di moda è “il male” e che la gente, pur non arrivando alla fine del mese, non può fare a meno di averlo.
    Beh diciamo le cose come stanno: l’iPhone è molto di moda… e allora?
    Il fatto che sia bello, funzionalissimo, ricolmo di tecnologie all’avanguardia e decisamente rivoluzionario non conta? E’ condannabile solo per “la colpa” di essere alla moda e all’ultimo grido?
    Io credo di no e penso che, quando si parla di un oggetto, bisogna cercare di mantenersi più distaccati, lasciando alle cose le proprietà e i difetti che le contraddistinguono.
    Il fatto che una persona non si possa permettere un Porche Cayenne non vuol dire che la reputi una brutta macchina, ne inutile ne tanto meno superflua.
    Ma con gli oggetti tecnologici è diverso: la tecnologia fa paura. Viene spesso interpretata come una magia, una pratica oscura, come qualcosa che non si riesce a capire o che risulta ostica e lontana.
    Allora, per pigrizia intellettuale, non si tenta di capire ma ci si allontana e si fa del sarcasmo, con un atteggiamento di distacco borioso che riempie il nostro ego, sostituendo la frustrazione di non sapere di cosa si sta parlando.
    Ecco che allora ci si tuffa nel turbine del “non serve a niente” e “la gente lo compra solo perché di moda”. Così facendo ci si sente/reputa superiori alla massa, a quel popolino che fa la coda per accaparrarsi un sofisticato ma inutile oggetto.
    Si può discutere sul fatto che le persone vengano colte da isteria e che Apple cavalchi questa onda di pubblicità gratuita, si può anche affermare che l’oggetto in questione è venduto sovrapprezzo in Italia, ma non si può odiare e denigrare il manufatto in sé.
    E’ difficile percepire che un oggetto è straordinario quando non se ne capiscono le caratteristiche, ma è uno sforzo mentale che bisogna iniziare a fare: oggi l’iPhone è il dispositivo più avanzato che uno possa tenere nella propria mano. Che piaccia o no.
    Di contro, a tutti quelli che lo amano in maniera incondizionata ricordo una cosa: è un cellulare. Fa un sacco di cose ma è e rimane un cellulare che costa come una rata del mutuo della vostra casa.

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  • Recupero energetico: il futuro parte da qua

    Rudy Bandiera

    di Rudy Bandiera · pubblicato il 14 Luglio 2008
    Archiviato in Futuro, Innovazioni e tecnologia

    Viviamo su un pianeta violentato del quale noi stessi, rappresentiamo probabilmente un cancro, una malattia che sta portando il nostro globo alla distruzione e la nostra razza all’estinzione.
    E questo perché? Per l’energia.
    Energia è diventata la parola sulla quale si fonda il pianeta Terra. Le economie, la politica e tutto quello che riguarda il sistema uomo, si basa ormai sulla produzione dell’energia: estrarre più petrolio, implementare l’efficienza del nucleare, imporre il solare e potenziare l’eolico sono le uniche cose che sappiamo/vogliamo fare per poter procrastinare il nostro modus vivendi.

    Ma forse, quello che non abbiamo capito, è che la chiave di volta non sta nell’aumentare la produzione del succo/energia, ma risiede nel mantenerla, uniformarla e trasformarla. Per poi riutilizzarla.
    Se vogliamo dare una svolta al nostro modo di vivere e smettere di essere una malattia per il pianeta, dobbiamo prima di tutto cambiare modo di pensare ed evolverci ad un gradino superiore: dobbiamo abbandonare l’idea che il progresso sia l’aumento della produzione di qualcosa e incentivare il pensiero del recupero, del riciclo e della conservazione.

    Pensiamo ad esempio al calore prodotto dai motori a scoppio, che se imbrigliato e incanalato potrebbe essere utilizzato: il calore è una forma di energia.
    Pensiamo ai passi, ai semplici passi umani su un marciapiede: è una forma di energia virtualmente illimitata che si può sfruttare in maniera relativamente semplice visto che una persona che cammina provoca una vibrazione al suolo. Mille persone che camminano producono una ingente quantità di energia attraverso le vibrazioni prodotte.
    Riflettiamo su un ultimo punto: le automobili che sfrecciano sulle autostrade producono grandi movimenti di aria ai lati della carreggiata. Esistono  già congegni poco invasivi da piazzare ai bordi della strada per poter trasformare questa banale aria, in una fonte energetica. Piccole pale rotanti, in grande numero ai lati della strada, molto semplicemente.

    Ora, questi mezzi sono poca cosa, ma aggiunti al solare, all’eolico odierno, alla forza delle maree e delle onde, possono diventare una fonte enorme e inesauribile.
    Con questi sistemi sostenibili, ogni energia consumata ne libera altra che sublima, viene incanalata e riutilizzata,  senza sprechi e fino all’ultima goccia.
    Questo, aggiunto alla maggior efficienza che si può sviluppare in tutte le macchine del pianeta, porterebbe a una sorta di equilibrio grazie al quale la Terra forse, non sentirebbe più il nostro peso.

    Per sapere di più sulle nuove tecnologie energetiche: http://www.popsci.com/futurecity/home2.html

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