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  • Ma quanto è attuale il cluetrain manifesto?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 30 Marzo 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Ricevo da uno dei nostri più affezionati lettori (Enrico Gennari che ringrazio) copia di uno dei documenti più affascinanti della rete, il cluetrain manifesto. I “95 comandamenti di internet” hanno circa 9 anni ma.. provate a trovarli obsoleti..

    Scritto nel ´lontano´ 1999 a otto mani da Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger, il Cluetrain Manifesto sembra quasi una profezia che si avvera con l´avanzare del Web 2.0.
    Si basa su 95 tesi: veri e propri comandamenti per chi cerca di imporsi in maniera originale e intelligente sui nuovi mercati resi possibili da internet.

    1. I mercati sono conversazioni.
    2. I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.
    3. Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.
    4. Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa.
    5. Le persone si riconoscono l´un l´altra come tali dal suono di questa voce.
    6. Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell´era dei mass media.
    7. Gli iperlink sovvertono la gerarchia.
    8. Sia nei mercati interconnessi che tra i dipendenti delle aziende intraconnessi, le persone si parlano in un nuovo modo. Molto più efficace.
    9. Queste conversazioni in rete stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza.
    10. Il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più organizzati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone.
    11. Le persone nei mercati in rete sono riuscite a capire che possono ottenere informazioni e sostegno più tra di loro, che da chi vende. Lo stesso vale per la retorica aziendale circa il valore aggiunto ai loro prodotti di base.
    12. Non ci sono segreti. Il mercato online conosce i prodotti meglio delle aziende che li fanno. E se una cosa è buona o cattiva, comunque lo dicono a tutti.
    13. Ciò che accade ai mercati accade anche a chi lavora nelle aziende. L´entità metafisica chiamata “L´Azienda” è la sola cosa che li divide.
    14. Le aziende non parlano con la stessa voce di queste nuove conversazioni in rete. Vogliono rivolgersi a un pubblico online, ma la loro voce suona vuota, piatta, letteralmente inumana.
    15. Appena tra qualche anno, l´attuale “omogeneizzata” voce del business ‴ il suono della missione aziendale e delle brochures ‴ sembrerà artefatta e artificiale quanto il linguaggio della corte francese nel settecento.
    16. Le aziende che parlano il linguaggio dei ciarlatani già oggi non stanno più parlando a nessuno.
    17. Se le aziende pensano che i loro mercati online siano gli stessi che guardavano le loro pubblicità in televisione, si stanno prendendo in giro da sole.
    18. Le aziende che non capiscono che i loro mercati sono ormai una rete tra singoli individui, sempre più intelligenti e coinvolti, stanno perdendo la loro migliore occasione.
    19. Le aziende possono ora comunicare direttamente con i loro mercati. Se non lo capiscono, potrebbe essere la loro ultima occasione.
    20. Le aziende devono capire che i loro mercati ridono spesso. Di loro.
    21. Le aziende dovrebbero rilassarsi e prendersi meno sul serio. Hanno bisogno di un po´ di senso dell´umorismo.
    22. Avere senso dell´umorismo non significa mettere le barzellette nel sito web aziendale. Piuttosto, avere dei valori, un po´ di umiltà , parlar chiaro e un onesto punto di vista.
    23. Le aziende che cercano di “posizionarsi” devono prendere posizione. Nel migliore dei casi, su qualcosa che interessi davvero il loro mercato.
    24. Vanterie ampollose del tipo “Siamo posizionati per essere il primo fornitore di XYZ” non costituiscono un posizionamento.
    25. Le aziende devono scendere dalla loro torre d´avorio e parlare con la gente con la quale vogliono entrare in contatto.
    26. Le Pubbliche Relazioni non si relazionano con il pubblico. Le aziende hanno una paura tremenda dei loro mercati.
    27. Parlando con un linguaggio lontano, poco invitante, arrogante, tengono i mercati alla larga.
    28. Molti programmi di marketing si basano sulla paura che il mercato possa vedere cosa succede realmente all´interno delle aziende.
    29. Elvis l´ha detto meglio di tutti: “Non possiamo andare avanti sospettandoci a vicenda”.
    30. La fedeltà a una marca è la versione aziendale della coppia fissa, ma la rottura è inevitabile ed è in arrivo. Poichè sono in rete, i mercati intelligenti possono rinegoziare la relazione con incredibile rapidità .
    31. I mercati in rete possono cambiare fornitore dalla sera alla mattina. I lavoratori della conoscenza in rete possono cambiare datore di lavoro nel tempo dell´intervallo del pranzo. Le vostre “iniziative di downsizing” ci hanno insegnato a domandarci “La fedeltà ? Cos´è?”
    32. I mercati intelligenti troveranno i fornitori che parlano il loro stesso linguaggio.
    33. Imparare a parlare con voce umana non è un gioco di società . E non può essere improvvisato a un qualsiasi convegno solo per darsi un tono.
    34. Per parlare con voce umana, le aziende devono condividere i problemi della loro comunità .
    35. Ma prima, devono appartenere a una comunità .
    36. Le aziende devono chiedersi dove finisce la loro cultura di impresa.
    37. Se la loro cultura finisce prima che inizi la comunità , allora non hanno mercato.
    38. Le comunità umane sono basate sulla comunicazione ‴ su discorsi umani su problemi umani.
    39. La comunità della comunicazione è il mercato.
    40. Le aziende che non appartengono a una comunità della comunicazione sono destinate a morire.
    41. Le aziende fanno della sicurezza una religione, ma si tratta in gran parte di una manovra diversiva. Più che dai concorrenti, la maggior parte si difende dal mercato e dai suoi stessi dipendenti.
    42. Come per i mercati in rete, le persone si parlano direttamente anche dentro l´azienda ‴ e non proprio di regole e regolamenti, comunicazioni della direzione, profitti e perdite.
    43. Queste conversazioni si svolgono oggi sulle intranet aziendali. Ma solo quando ci sono le condizioni.
    44. Di solito le aziende impongono l´intranet dall´alto, per distribuire documenti sulla politica del personale e altre informazioni aziendali che i dipendenti fanno del loro meglio per ignorare.
    45. Le intranet emanano noia. Le migliori sono quelle costruite dal basso da singole persone che si impegnano per dare vita a qualcosa di molto più valido: una conversazione aziendale in rete.
    46. Una intranet in buona salute organizza i dipendenti nel più ampio significato del termine. Il suo effetto è più radicale di qualsiasi piattaforma sindacale.
    47. Se questo spaventa a morte le aziende, è pur vero che esse dipendono fortemente dalle intranet aperte per far emergere e condividere le conoscenze più importanti. Devono resistere all´impulso di “migliorare” o tenere sotto controllo queste conversazioni in rete.
    48. Quando le intranet aziendali non sono condizionate da timori o da un eccesso di regole, incoraggiano un tipo di conversazione molto simile a quella dei mercati in rete.
    49. Gli organigrammi funzionavano nella vecchia economia, in cui i piani dovevano essere ben compresi da tutta la piramide gerarchica e dettagliati piani di lavoro potevano scendere dall´alto.
    50. Oggi, l´organigramma è fatto di link, non di gerarchie. Il rispetto per la conoscenza vince su quello per l´autorità astratta.
    51. Gli stili di management basati sul comando e sul controllo derivano dalla burocrazia e al tempo stesso la rafforzano. Il risultato sono la lotta per il potere e una cultura di impresa paranoica.
    52. La paranoia uccide la conversazione. Questo è il punto. Ma la mancanza di conversazione uccide le aziende.
    53. Ci sono due conversazioni in corso. Una all´interno dell´azienda, l´altra con il mercato.
    54. Nessuna delle due va bene, nella maggior parte dei casi. Quasi sempre, alla base del fallimento ci sono le vecchie idee di comando e controllo.
    55. Come politica di impresa, queste idee sono velenose. Come strumenti, sono fuori uso. Comando e controllo sono visti con ostilità dai lavoratori della conoscenza e con sfiducia dai mercati online.
    56. Queste due conversazioni vogliono parlare l´una con l´altra. Parlano lo stesso linguaggio. Si riconoscono l´un l´altra dalla voce.
    57. Le aziende intelligenti si faranno da parte per far accadere l´inevitabile il prima possibile.
    58. Se la volontà di farsi da parte è presa come parametro del quoziente di intelligenza, allora veramente poche aziende si mostrano rinsavite.
    59. Seppur subliminalmente, milioni di persone sulla rete percepiscono ormai le aziende come strane finzioni legali che fanno di tutto perchè queste due conversazioni non si incontrino.
    60. Questo è suicidio. I mercati vogliono parlare con le aziende.
    61. E´ triste, ma la parte di azienda con cui i mercati vogliono parlare è spesso nascosta dietro una cortina di fumo, il cui linguaggio suona falso ‴ e spesso lo è.
    62. I mercati non vogliono parlare con ciarlatani e venditori ambulanti. Vogliono partecipare alle conversazioni che si svolgono dietro i firewall delle aziende.
    63. Sveliamoci e parliamo di noi: quei mercati siamo Noi. Vogliamo parlare con voi.
    64. Vogliamo accedere alle vostre informazioni, ai vostri progetti, alle vostre strategie, ai vostri migliori cervelli, alle vostre vere conoscenze. Non ci accontentiamo delle vostre brochures a 4 colori, nè dei vostri siti Internet sovraccarichi di bella grafica ma senza alcuna sostanza.
    65. Noi siamo anche i dipendenti che fanno andare avanti le vostre aziende. Vogliamo parlare ai clienti direttamente, con le nostre voci e non con i luoghi comuni delle brochures.
    66. Come mercati, come dipendenti, siamo stufi a morte di ottenere le informazioni da un lontano ente di controllo.
    67. Come mercati, come dipendenti, ci domandiamo perchè non ci ascoltate. Sembrate parlare una lingua diversa.
    68. Il linguaggio tronfio e gonfio con cui parlate in giro ‴ nella stampa, ai congressi ‴ cosa ha a che fare con noi?
    69. Forse fate una certa impressione sugli investitori. Forse fate una certa impressione in Borsa. Ma su di noi non fate alcuna impressione.
    70. Se non fate alcuna impressione su di noi, i vostri investitori possono andare a fare un bagno. Non lo capiscono? Se lo capissero, non vi lascerebbero parlare così.
    71. Le vostre vecchie idee di “mercato” ci fanno alzare gli occhi al cielo. Non ci riconosciamo nelle vostre previsioni ‴ forse perchè sappiamo di stare già da un´altra parte.
    72. Questo nuovo mercato ci piace molto di più. In effetti, lo stiamo creando noi.
    73. Siete invitati, ma è il nostro mondo. Levatevi le scarpe sulla soglia. Se volete trattare con noi, scendete dal cammello.
    74. Siamo immuni dalla pubblicità . Semplicemente dimenticatela.
    75. Se volete che parliamo con voi, diteci qualcosa. Tanto per cambiare, fate qualcosa di interessante.
    76. Abbiamo qualche idea anche per voi: alcuni nuovi strumenti, alcuni nuovi servizi. Roba che pagheremmo volentieri. Avete un minuto?
    77. Siete troppo occupati nel vostro business per rispondere a un´e-mail? Oh, spiacenti, torneremo. Forse.
    78. Volete i nostri soldi? Noi vogliamo la vostra attenzione.
    79. Interrompete il viaggio, uscite da quell´auto-coinvolgimento nevrotico, venite alla festa.
    80. Niente paura, potete ancora fare soldi. A patto che non sia l´unica cosa che avete in mente.
    81. Avete notato che di per sè i soldi sono qualcosa di noioso e a una sola dimensione? Di cos´altro possiamo parlare?
    82. Il vostro prodotto si è rotto. Perché? Vorremmo parlare col tipo che l´ha fatto. La vostra strategia aziendale non significa niente. Vorremmo scambiare due parole con l´amministratore delegato. Che vuol dire che “non c´è”?
    83. Vogliamo che prendiate sul serio 50 milioni di noi almeno quanto prendete sul serio un solo reporter del Wall Street Journal.
    84. Conosciamo alcune persone della vostra azienda. Sono piuttosto bravi online. Ne nascondete altri, di bravi? Possono uscire ed entrare in gioco anche loro?
    85. Quando abbiamo delle domande, ci cerchiamo l´un l´altro per le risposte. Se non esercitaste un tale controllo sulle “vostre persone”, sarebbero anche loro tra le persone che cercheremmo.
    86. Quando non siamo occupati a fare il vostro “mercato target”, molti di noi sono le vostre persone. Preferiamo chiacchierare online con gli amici che guardare l´orologio. Questo farebbe conoscere il vostro nome molto di più del vostro sito internet da un milione di dollari. Ma siete voi a dirci che è la Divisione Marketing che deve parlare al mercato.
    87. Ci piacerebbe che sapeste cosa sta succedendo qui. Sarebbe davvero bello. Ma sarebbe un grave errore pensare che ce ne stiamo con le mani in mano.
    88. Abbiamo di meglio da fare che preoccuparci se riuscirete a cambiare in tempo. Il business è solo una parte della nostra vita. Sembra essere invece tutta la vostra. Pensateci: chi ha bisogno di chi?
    89. Il nostro potere è reale e lo sappiamo. Se non riuscite a vedere la luce alla fine del tunnel, arriverà qualcuno più attento, più interessante, più divertente con cui giocare.
    90. Anche nel peggiore dei casi, la nostra nuova conversazione è più interessante della maggior parte delle fiere commerciali, più divertente di ogni sitcom televisiva, e certamente più vicina alla vita di qualsiasi sito web aziendale.
    91. Siamo leali verso noi stessi, - i nostri amici, i nostri nuovi alleati, i nostri conoscenti, persino verso i nostri compagni di battute. Le aziende che non fanno parte di questo mondo non hanno nemmeno un futuro.
    92. Le aziende stanno spendendo miliardi di dollari per il problema dell´Anno 2000. Come fanno a non sentire la bomba a orologeria nei loro mercati? La posta in gioco è persino più alta.
    93. Siamo dentro e fuori le aziende. I confini delle nostre conversazioni sembrano il Muro di Berlino di oggi, ma in realtà sono solo una seccatura. Sappiamo che stanno crollando. Lavoreremo da entrambe le parti per farle venire giù.
    94. Alle aziende tradizionali le conversazioni online possono sembrare confuse. Ma ci stiamo organizzando più rapidamente di loro. Abbiamo strumenti migliori, più idee nuove, nessuna regola che ci rallenti.
    95. Ci stiamo svegliando e ci stiamo linkando. Stiamo a guardare, ma non ad aspettare.

    è no?

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  • Ma quanto è attuale il cluetrain manifesto?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 30 Marzo 2007
    Archiviato in Web marketing

    Ricevo da uno dei nostri più affezionati lettori (Enrico Gennari che ringrazio) copia di uno dei documenti più affascinanti della rete, il cluetrain manifesto. I “95 comandamenti di internet” hanno circa 9 anni ma.. provate a trovarli obsoleti..

    Scritto nel ´ lontano´1999 a otto mani da Rick Levine, Christopher Locke, Doc Searls e David Weinberger, il Cluetrain Manifesto sembra quasi una profezia che si avvera con l´avanzare del Web 2.0.
    Si basa su 95 tesi: veri e propri comandamenti per chi cerca di imporsi in maniera originale e intelligente sui nuovi mercati resi possibili da internet.

    1. I mercati sono conversazioni.
    2. I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.
    3. Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.
    4. Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa.
    5. Le persone si riconoscono l´un l´altra come tali dal suono di questa voce.
    6. Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell´era dei mass media.
    7. Gli iperlink sovvertono la gerarchia.
    8. Sia nei mercati interconnessi che tra i dipendenti delle aziende intraconnessi, le persone si parlano in un nuovo modo. Molto più efficace.
    9. Queste conversazioni in rete stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza.
    10. Il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più organizzati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone.
    11. Le persone nei mercati in rete sono riuscite a capire che possono ottenere informazioni e sostegno più tra di loro, che da chi vende. Lo stesso vale per la retorica aziendale circa il valore aggiunto ai loro prodotti di base.
    12. Non ci sono segreti. Il mercato online conosce i prodotti meglio delle aziende che li fanno. E se una cosa è buona o cattiva, comunque lo dicono a tutti.
    13. Ciò che accade ai mercati accade anche a chi lavora nelle aziende. L´entità metafisica chiamata “L´Azienda” è la sola cosa che li divide.
    14. Le aziende non parlano con la stessa voce di queste nuove conversazioni in rete. Vogliono rivolgersi a un pubblico online, ma la loro voce suona vuota, piatta, letteralmente inumana.
    15. Appena tra qualche anno, l´attuale “omogeneizzata” voce del business il suono della missione aziendale e delle brochures sembrerà artefatta e artificiale quanto il linguaggio della corte francese nel settecento.
    16. Le aziende che parlano il linguaggio dei ciarlatani già oggi non stanno più parlando a nessuno.
    17. Se le aziende pensano che i loro mercati online siano gli stessi che guardavano le loro pubblicità in televisione, si stanno prendendo in giro da sole.
    18. Le aziende che non capiscono che i loro mercati sono ormai una rete tra singoli individui, sempre più intelligenti e coinvolti, stanno perdendo la loro migliore occasione.
    19. Le aziende possono ora comunicare direttamente con i loro mercati. Se non lo capiscono, potrebbe essere la loro ultima occasione.
    20. Le aziende devono capire che i loro mercati ridono spesso. Di loro.
    21. Le aziende dovrebbero rilassarsi e prendersi meno sul serio. Hanno bisogno di un po´ di senso dell´umorismo.
    22. Avere senso dell´umorismo non significa mettere le barzellette nel sito web aziendale. Piuttosto, avere dei valori, un po´ di umiltà , parlar chiaro e un onesto punto di vista.
    23. Le aziende che cercano di “posizionarsi” devono prendere posizione. Nel migliore dei casi, su qualcosa che interessi davvero il loro mercato.
    24. Vanterie ampollose del tipo “Siamo posizionati per essere il primo fornitore di XYZ” non costituiscono un posizionamento.
    25. Le aziende devono scendere dalla loro torre d´avorio e parlare con la gente con la quale vogliono entrare in contatto.
    26. Le Pubbliche Relazioni non si relazionano con il pubblico. Le aziende hanno una paura tremenda dei loro mercati.
    27. Parlando con un linguaggio lontano, poco invitante, arrogante, tengono i mercati alla larga.
    28. Molti programmi di marketing si basano sulla paura che il mercato possa vedere cosa succede realmente all´interno delle aziende.
    29. Elvis l´ha detto meglio di tutti: “Non possiamo andare avanti sospettandoci a vicenda”.
    30. La fedeltà a una marca è la versione aziendale della coppia fissa, ma la rottura è inevitabile ed è in arrivo. Poichè sono in rete, i mercati intelligenti possono rinegoziare la relazione con incredibile rapidità .
    31. I mercati in rete possono cambiare fornitore dalla sera alla mattina. I lavoratori della conoscenza in rete possono cambiare datore di lavoro nel tempo dell´intervallo del pranzo. Le vostre “iniziative di downsizing” ci hanno insegnato a domandarci “La fedeltà ? Cos´è?”
    32. I mercati intelligenti troveranno i fornitori che parlano il loro stesso linguaggio.
    33. Imparare a parlare con voce umana non è un gioco di società . E non può essere improvvisato a un qualsiasi convegno solo per darsi un tono.
    34. Per parlare con voce umana, le aziende devono condividere i problemi della loro comunità .
    35. Ma prima, devono appartenere a una comunità .
    36. Le aziende devono chiedersi dove finisce la loro cultura di impresa.
    37. Se la loro cultura finisce prima che inizi la comunità , allora non hanno mercato.
    38. Le comunità umane sono basate sulla comunicazione – su discorsi umani su problemi umani.
    39. La comunità della comunicazione è il mercato.
    40. Le aziende che non appartengono a una comunità della comunicazione sono destinate a morire.
    41. Le aziende fanno della sicurezza una religione, ma si tratta in gran parte di una manovra diversiva. Più che dai concorrenti, la maggior parte si difende dal mercato e dai suoi stessi dipendenti.
    42. Come per i mercati in rete, le persone si parlano direttamente anche dentro l´azienda – e non proprio di regole e regolamenti, comunicazioni della direzione, profitti e perdite.
    43. Queste conversazioni si svolgono oggi sulle intranet aziendali. Ma solo quando ci sono le condizioni.
    44. Di solito le aziende impongono l´intranet dall´alto, per distribuire documenti sulla politica del personale e altre informazioni aziendali che i dipendenti fanno del loro meglio per ignorare.
    45. Le intranet emanano noia. Le migliori sono quelle costruite dal basso da singole persone che si impegnano per dare vita a qualcosa di molto più valido: una conversazione aziendale in rete.
    46. Una intranet in buona salute organizza i dipendenti nel più ampio significato del termine. Il suo effetto è più radicale di qualsiasi piattaforma sindacale.
    47. Se questo spaventa a morte le aziende, è pur vero che esse dipendono fortemente dalle intranet aperte per far emergere e condividere le conoscenze più importanti. Devono resistere all´impulso di “migliorare” o tenere sotto controllo queste conversazioni in rete.
    48. Quando le intranet aziendali non sono condizionate da timori o da un eccesso di regole, incoraggiano un tipo di conversazione molto simile a quella dei mercati in rete.
    49. Gli organigrammi funzionavano nella vecchia economia, in cui i piani dovevano essere ben compresi da tutta la piramide gerarchica e dettagliati piani di lavoro potevano scendere dall´alto.
    50. Oggi, l´organigramma è fatto di link, non di gerarchie. Il rispetto per la conoscenza vince su quello per l´autorità astratta.
    51. Gli stili di management basati sul comando e sul controllo derivano dalla burocrazia e al tempo stesso la rafforzano. Il risultato sono la lotta per il potere e una cultura di impresa paranoica.
    52. La paranoia uccide la conversazione. Questo è il punto. Ma la mancanza di conversazione uccide le aziende.
    53. Ci sono due conversazioni in corso. Una all´interno dell´azienda, l´altra con il mercato.
    54. Nessuna delle due va bene, nella maggior parte dei casi. Quasi sempre, alla base del fallimento ci sono le vecchie idee di comando e controllo.
    55. Come politica di impresa, queste idee sono velenose. Come strumenti, sono fuori uso. Comando e controllo sono visti con ostilità dai lavoratori della conoscenza e con sfiducia dai mercati online.
    56. Queste due conversazioni vogliono parlare l´una con l´altra. Parlano lo stesso linguaggio. Si riconoscono l´un l´altra dalla voce.
    57. Le aziende intelligenti si faranno da parte per far accadere l´inevitabile il prima possibile.
    58. Se la volontà di farsi da parte è presa come parametro del quoziente di intelligenza, allora veramente poche aziende si mostrano rinsavite.
    59. Seppur subliminalmente, milioni di persone sulla rete percepiscono ormai le aziende come strane finzioni legali che fanno di tutto perchè queste due conversazioni non si incontrino.
    60. Questo è suicidio. I mercati vogliono parlare con le aziende.
    61. E´ triste, ma la parte di azienda con cui i mercati vogliono parlare è spesso nascosta dietro una cortina di fumo, il cui linguaggio suona falso – e spesso lo è.
    62. I mercati non vogliono parlare con ciarlatani e venditori ambulanti. Vogliono partecipare alle conversazioni che si svolgono dietro i firewall delle aziende.
    63. Sveliamoci e parliamo di noi: quei mercati siamo Noi. Vogliamo parlare con voi.
    64. Vogliamo accedere alle vostre informazioni, ai vostri progetti, alle vostre strategie, ai vostri migliori cervelli, alle vostre vere conoscenze. Non ci accontentiamo delle vostre brochures a 4 colori, nè dei vostri siti Internet sovraccarichi di bella grafica ma senza alcuna sostanza.
    65. Noi siamo anche i dipendenti che fanno andare avanti le vostre aziende. Vogliamo parlare ai clienti direttamente, con le nostre voci e non con i luoghi comuni delle brochures.
    66. Come mercati, come dipendenti, siamo stufi a morte di ottenere le informazioni da un lontano ente di controllo.
    67. Come mercati, come dipendenti, ci domandiamo perchè non ci ascoltate. Sembrate parlare una lingua diversa.
    68. Il linguaggio tronfio e gonfio con cui parlate in giro nella stampa, ai congressi cosa ha a che fare con noi?
    69. Forse fate una certa impressione sugli investitori. Forse fate una certa impressione in Borsa. Ma su di noi non fate alcuna impressione.
    70. Se non fate alcuna impressione su di noi, i vostri investitori possono andare a fare un bagno. Non lo capiscono? Se lo capissero, non vi lascerebbero parlare cos`.
    71. Le vostre vecchie idee di “mercato” ci fanno alzare gli occhi al cielo. Non ci riconosciamo nelle vostre previsioni forse perchè sappiamo di stare già da un´altra parte.
    72. Questo nuovo mercato ci piace molto di più. In effetti, lo stiamo creando noi.
    73. Siete invitati, ma è il nostro mondo. Levatevi le scarpe sulla soglia. Se volete trattare con noi, scendete dal cammello.
    74. Siamo immuni dalla pubblicità . Semplicemente dimenticatela.
    75. Se volete che parliamo con voi, diteci qualcosa. Tanto per cambiare, fate qualcosa di interessante.
    76. Abbiamo qualche idea anche per voi: alcuni nuovi strumenti, alcuni nuovi servizi. Roba che pagheremmo volentieri. Avete un minuto?
    77. Siete troppo occupati nel vostro business per rispondere a un´e-mail? Oh, spiacenti, torneremo. Forse.
    78. Volete i nostri soldi? Noi vogliamo la vostra attenzione.
    79. Interrompete il viaggio, uscite da quell´auto-coinvolgimento nevrotico, venite alla festa.
    80. Niente paura, potete ancora fare soldi. A patto che non sia l´unica cosa che avete in mente.
    81. Avete notato che di per sè i soldi sono qualcosa di noioso e a una sola dimensione? Di cos´altro possiamo parlare?
    82. Il vostro prodotto si è rotto. Perchè? Vorremmo parlare col tipo che l´ha fatto. La vostra strategia aziendale non significa niente. Vorremmo scambiare due parole con l´amministratore delegato. Che vuol dire che “non c´è”?
    83. Vogliamo che prendiate sul serio 50 milioni di noi almeno quanto prendete sul serio un solo reporter del Wall Street Journal.
    84. Conosciamo alcune persone della vostra azienda. Sono piuttosto bravi online. Ne nascondete altri, di bravi? Possono uscire ed entrare in gioco anche loro?
    85. Quando abbiamo delle domande, ci cerchiamo l´un l´altro per le risposte. Se non esercitaste un tale controllo sulle “vostre persone”, sarebbero anche loro tra le persone che cercheremmo.
    86. Quando non siamo occupati a fare il vostro “mercato target”, molti di noi sono le vostre persone. Preferiamo chiacchierare online con gli amici che guardare l´orologio. Questo farebbe conoscere il vostro nome molto di più del vostro sito internet da un milione di dollari. Ma siete voi a dirci che è la Divisione Marketing che deve parlare al mercato.
    87. Ci piacerebbe che sapeste cosa sta succedendo qui. Sarebbe davvero bello. Ma sarebbe un grave errore pensare che ce ne stiamo con le mani in mano.
    88. Abbiamo di meglio da fare che preoccuparci se riuscirete a cambiare in tempo. Il business è solo una parte della nostra vita. Sembra essere invece tutta la vostra. Pensateci: chi ha bisogno di chi?
    89. Il nostro potere è reale e lo sappiamo. Se non riuscite a vedere la luce alla fine del tunnel, arriverà qualcuno più attento, più interessante, più divertente con cui giocare.
    90. Anche nel peggiore dei casi, la nostra nuova conversazione è più interessante della maggior parte delle fiere commerciali, più divertente di ogni sitcom televisiva, e certamente più vicina alla vita di qualsiasi sito web aziendale.
    91. Siamo leali verso noi stessi, - i nostri amici, i nostri nuovi alleati, i nostri conoscenti, persino verso i nostri compagni di battute. Le aziende che non fanno parte di questo mondo non hanno nemmeno un futuro.
    92. Le aziende stanno spendendo miliardi di dollari per il problema dell´Anno 2000. Come fanno a non sentire la bomba a orologeria nei loro mercati? La posta in gioco è persino più alta.
    93. Siamo dentro e fuori le aziende. I confini delle nostre conversazioni sembrano il Muro di Berlino di oggi, ma in realtà sono solo una seccatura. Sappiamo che stanno crollando. Lavoreremo da entrambe le parti per farle venire giù.
    94. Alle aziende tradizionali le conversazioni online possono sembrare confuse. Ma ci stiamo organizzando più rapidamente di loro. Abbiamo strumenti migliori, più idee nuove, nessuna regola che ci rallenti.
    95. Ci stiamo svegliando e ci stiamo linkando. Stiamo a guardare, ma non ad aspettare.

    Stupefacente no?

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  • Saremo tutti di noi - ovvero un secondo cultural divide pervade il web 2.0

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 27 Marzo 2007
    Archiviato in Internet e altri media, News

    Una bella canzone di Eros Ramazzotti parlava a blog spenti di ´ autoreferenzialtà ´, un concetto tale da scomodare l´accademia della crusca che qui lo definisce con la solita arguta puntualità . Per chi i link non li clicca mai per pigrizia, come me, riporto un estratto, sperando che non se la prendano:

    autoreferenziale
    Il termine ´autoreferenziale´ è adoperato soprattutto in logica e serve a indicare un enunciato che, in qualche modo, si riferisce già a sè stesso (si pensi, ad esempio, al paradosso di Epimenide, cretese, il quale dice: ´tutti i cretesi sono bugiardi´ - la dimensione “autoreferenziale” permette di individuare il paradosso, secondo il quale lo stesso enunciato ´tutti i cretesi sono bugiardi´ andrebbe considerato a sua volta come una bugia etc. Ma si pensi anche alla dimostrazione di Godel, il quale, senza la dimensione “autoreferenziale”, forse non avrebbe potuto afferrare il proprio assunto…). È stato impiegato poi in linguistica per individuare un aspetto importante del linguaggio, in particolar modo da Jakobson in poi…

    (..) lo adopererebbero anche a tavola, magari in una cena di “lavoro”, in compagnia di altri linguisti e logici, per suscitare una gradevole ilarità tra i commensali; o ancora, uno scrittore, magari un Gadda, direbbe “autoreferenziale” per indicare un aspetto banale della quotidianità , per ammiccare a questo o a quel lettore colto, infine per dare espressione a uno stile già definito “espressionistico”

    La domanda ora è la seguente: siamo tutti di noi? Siamo 500, 1000, 2000 e ci leggiamo tra noi oppure il mondo, la fuori sa che esistiamo?
    Mi sembra che questa cultura economico-tecnica-geek sia molto apprezzata e condivisa, ma riusciamo a farlo capire? Di certo gli opinion leaders eletti per acclamazione sul web hanno una grande influenza ma sembra che solo in alcuni casi si riesca a trasmettere all´esterno quanto vogliamo comunicare.

    Luca De Biase ne parla in questo post ciò che io invece vorrei capire, e ringrazio il team di firstdraft per la discussione avuta in merito ad un recente pranzo, è se va delineandosi una sorta di secondo digital divide tra i blogger/utenti del web/navigatori avanzati e gli altri. Ciò che si prospetta è un secondo divide di tipo culturale, leggiamo le news su oknotizie, cerchiamo le strade su google maps e abbiamo abbandonato l´sms per affidarci all´instant messagging, tanto non riusciamo a stare senza web, abbiamo tutti un nokia perchè la gmail si legge meglio. La mia domanda è dunque legata all´esistenza o meno di un secondo gradino, un web 2.0 però culturale, che coinvolge le persone e soprattutto quanti di noi ne fanno parte e come relazionarsi con chi il computer non l´ha mai acceso, sembrano marziani ma potrebbero essere ancora più di noi.. che ne pensate?

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  • Google sperimenta il pay to action: ora le aziende non hanno più scuse

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 25 Marzo 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Google sta sperimentando in Usa in fase di beta test il modello pubblicitario basato sul pay per action, ovvero permettendo agli inserzionisti pubblicitari di pagare una determinata cifra “x” se l’utente che ha cliccato un banner, un annuncio o una altra forma di advertising compie una determinata “azione”.

    Il sistema di pay per action è un sistema pubblicitario che porta importanti vantaggi all’investitore pubblicitario che paga solo se ottiene un determinato risultato e non è soggetto a possibili click-fraud. Inoltre, il cliente ha un costo di presenza sui siti, di promozione del brand molto basso rispetto ai classici modelli CPM o CPC.
    Questo modello che paga l’editore del sito web viene chiamato anche di pay per lead o pay per selling e non prevede il pagamento di una somma solo per la vendita di un prodotto, ma anche per ogni determinata azione scelta dall’inserzionista come ad esempio l’iscrizione ad una newsletter o il downlodad di un software anche trial.

    Un rischio, che forse molti hanno sottovalutato o nemmeno intravisto, è quello del born-out generalizzato dei classici strumenti pubblicitari on-line: banner, bottoni, pop-up etc. In una logica di PPA infatti, la maggior parte dei provider saranno propensi a inondare di strumenti più aggressivi i propri siti (pop-up e interstitial per esempio) o i siti gestiti dal punto di vista pubblicitario; cosi facendo si arriverebbe alla saturazione della pubblicità rendendola quasi senza valore persuasivo, al pari di quella televisiva

    Si può solo avere una visione positiva di questa evoluzione in quanto pagando non più per visita ma per azione, potrebbe essere possibile un maggior incentivo a utilizzare la pubblicità online anche da quelle aziende che sono restie al web o a chi crede di gettare i propri soldi al vento
    Dal punto di vista del marketing siamo di fronte ad una grande spallata ai media come i giornali e le televisioni perchè se già sui temi di misurabilità e tracking il web aveva fatto passi da gigante, ora abbiamo veramente davanti un’innovazione di marketing da non sottovalutare.
    Sarà interessante comprendere quali potenziali obiettivi saranno perseguibili come “action”, chiaro che se l’acquisto finale potrà essere considerato action le aziende potranno lavorare sulle quantità investendo non solo i propri budget di comunicazione ma anche parte dei margini previsti data la certezza del risultato. Resta da capire se il consumatore prenderà bene questa manifesta dichiarazione di pagamento per il suo acquisto, il marketing potrebbe essere visto come uno spreco di denaro. Se oggi infatti la funzione del marketing viene anche riconosciuta come innovativa e informativa è possibile che con questo sistema si allarghi il fenomeno del cherry picking, cioè del consumatore che, in vera e propria contrapposizione all’azienda, decide di sfidarla traendo vantaggi e rappresentando un costo per essa (per intenderci i signori che con molto tempo libero girano 8 supermercati approfittando dei sottocosto di ogni singolo punto vendita).
    L’equilibrio da trovare richiede insomma una sperimentazione, l’iniziativa appare però una vera rivoluzione nello spending di marketing, non solo on line.

    Giancarlo Camoirano e Giorgio Soffiato per sitiwebamarketing

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  • Google sperimenta il pay to action: ora le aziende non hanno più scuse

    Google sta sperimentando in Usa in fase di beta test il modello pubblicitario basato sul pay per action, ovvero permettendo agli inserzionisti pubblicitari di pagare una determinata cifra “x” se l’utente che ha cliccato un banner, un annuncio o una altra forma di advertising compie una determinata “azione”.

    Il sistema di pay per action è un sistema pubblicitario che porta importanti vantaggi all’investitore pubblicitario che paga solo se ottiene un determinato risultato e non è soggetto a possibili click-fraud. Inoltre, il cliente ha un costo di presenza sui siti, di promozione del brand molto basso rispetto ai classici modelli CPM o CPC.
    Questo modello che paga l’editore del sito web viene chiamato anche di pay per lead o pay per selling e non prevede il pagamento di una somma solo per la vendita di un prodotto, ma anche per ogni determinata azione scelta dall’inserzionista come ad esempio l’iscrizione ad una newsletter o il downlodad di un software anche trial.

    Un rischio, che forse molti hanno sottovalutato o nemmeno intravisto, è quello del born-out generalizzato dei classici strumenti pubblicitari on-line: banner, bottoni, pop-up etc. In una logica di PPA infatti, la maggior parte dei provider saranno propensi a inondare di strumenti più aggressivi i propri siti (pop-up e interstitial per esempio) o i siti gestiti dal punto di vista pubblicitario; cosi facendo si arriverebbe alla saturazione della pubblicità rendendola quasi senza valore persuasivo, al pari di quella televisiva

    Si può solo avere una visione positiva di questa evoluzione in quanto pagando non più per visita ma per azione, potrebbe essere possibile un maggior incentivo a utilizzare la pubblicità online anche da quelle aziende che sono restie al web o a chi crede di gettare i propri soldi al vento
    Dal punto di vista del marketing siamo di fronte ad una grande spallata ai media come i giornali e le televisioni perchè se già sui temi di misurabilità e tracking il web aveva fatto passi da gigante, ora abbiamo veramente davanti un’innovazione di marketing da non sottovalutare.
    Sarà interessante comprendere quali potenziali obiettivi saranno perseguibili come “action”, chiaro che se l’acquisto finale potrà essere considerato action le aziende potranno lavorare sulle quantità investendo non solo i propri budget di comunicazione ma anche parte dei margini previsti data la certezza del risultato. Resta da capire se il consumatore prenderà bene questa manifesta dichiarazione di pagamento per il suo acquisto, il marketing potrebbe essere visto come uno spreco di denaro. Se oggi infatti la funzione del marketing viene anche riconosciuta come innovativa e informativa è possibile che con questo sistema si allarghi il fenomeno del cherry picking, cioè del consumatore che, in vera e propria contrapposizione all’azienda, decide di sfidarla traendo vantaggi e rappresentando un costo per essa (per intenderci i signori che con molto tempo libero girano 8 supermercati approfittando dei sottocosto di ogni singolo punto vendita).
    L’equilibrio da trovare richiede insomma una sperimentazione, l’iniziativa appare però una vera rivoluzione nello spending di marketing, non solo on line.

    Giancarlo Camoirano e Giorgio Soffiato per sitiwebamarketing

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  • Il made in Italy sfida youtube e Second Life

    Ad Aprile nascerà YourTrumanShow. Sarà figlio della Silicon Valley e di due torinesi: Arturo Artom e Luca Ferrero.
    Di capitali e investimenti americani, YourTrumanShow avrà il cuore tecnologico e grafico a Torino, dove hanno sede Advice e Ok Santiago, le due società che hanno lavorato alla costruzione della piattaforma.

    La nuova piattaforma sarà un ibrido tra le due già note You Tube e Second Life.
    Al contrario di Secondo Life non creerà vite virtuali bensì porterà la vita reale sul Web e si approprierà della velocità di caricamento video per cui è nota You Tube. Tuttavia non accetterà qualsiasi tipo di filmato ma sarà una piattaforma verticale che raccoglierà storie di vita, le classificherà e permette permetterà ai visitatori di votarle e recensirle.
    Raccontare se stessi, esperienze, frustrazioni, drammi e felicità : un reality show online..

    Il portale ammetterà tre tipologie di utenti: publisher, visitatori e reviewer (categoria quest’ultima ritenuta fondamentale dai creatori). Il tutto si baserà su un sistema di rating; gli utenti potranno votare i video e le recensioni decretando la credibilità o meno di publisher e reviewer.

    I due italiani contano di guadagnare non solo tramite la vendita di spazi pubblicitari, ma anche con accordi di vendita dei diritti dei video postati. Stanno infatti per chiudere un accordo con una media company per la vendita dei diritti di sfruttamento delle storie pubblicate.
    L’idea è semplice ma acuta: tra migliaia di video è molto probabile che si possa trarre materia buona per uno spin-off televisivo o per una sceneggiatura che sarà già stata “approvata” dal pubblico di massa… una sorta di enorme database di possibili storie di successo.
    I problemi principali proveranno sicuramente da You Tube e SecondLife e dallo scontro che avverà .

    È necessario aprirsi un varco, coinvolgere e fidelizzare..
    L´idea a mio parere sembra quella di attirare tutte i videoascoltatori dei reality show dando loro la possibilità di esserne parte, in fondo tutti noi vogliamo i nostri 15 secondi di gloria..e se, come si dice, sarà possibile che i contenuti migliori siano presi in considerazione da case di produzione..beh il successo potrà non restare solo un sogno..ma una realtà .

    Dobbiamo trarre degli insegnamenti e dei moniti da questo progetto: il made in Italy online esiste, porta innovazione. Peccato che per trovare i fondi debba andare dall´altra parte dell´Oceano.

    Forse un´ulteriore spunto per chi, come per i fake blog, pensa di giocare sporco, e perchè di pubblicizzare qualche prodotto in maniera più o meno occulta.. Un nuovo campo d´azione per il product placement.

    Giancarlo Camoirano per sitiwebmarketing

    Kawakumi ne parla qui

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  • Se lo pago, costa troppo. Se è gratis, non lo voglio.

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 21 Marzo 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Il mio post di oggi, lo dedico all´esperienza che ho avuto nei giorni scorsi come venditore di un servizio Internet. Non voglio in questa sede criticare o elogiare il prodotto, ne fargli pubblicità , pertanto rimarrà segreto.

    È stato di sicura utilità scoprire la considerazione che i potenziali clienti hanno del mondo Internet. chi non ha mai provato a vendere qualcosa, non può nemmeno immaginare tutte le variegate e colorate risposte che si possono ricevere: dai più gentili che ci dicono che non sono interessati, ai più anziani che rispondono con un bel sorriso che alla fine dell´anno se ne vanno in pensione, a coloro che ne hanno fatta talmente tanta (di pubblicità ) che non riescono più a gestirsi, passando da chi non ha tempo a chi non si fida, ecc… Se le varie esperienze in ogni negozio venissero raccolte, ci sarebbe da farci concorrenza ai libri di barzellette…

    Forse sarò di parte, in quanto con Internet ci lavoro , anche se sono solo all´inizio (ne sono consapevole) di un lungo, lunghissimo percorso…

    Quello che a volte non è perfettamente chiaro è la percezione che le persone hanno nei confronti di Internet: da quanto ho potuto constatare di persona, la gente ha fiducia in questo strumento, che è il futuro, bla bla bla… ma non fa nulla per applicarsi e cercare di rendere tutte queste belle parole, degli atti reali…

    Certo: non è possibile pretendere che una persona che non sa accendere nemmeno un computer faccia di Internet la sua vita e il suo compagno di lavoro: ma c´è chi dice ´bello´, e poi al massimo utilizza la posta elettronica… ´è il futuro´, e poi da solo un´occhiata all´ultima diavoleria del momento… ´non ho tempo per gestire anche questo´ ma sfoglia una rivista della nostra ´cultura moderna´Ã¢â‚¬Â¦´il settore è in crisi´ ma è seduto in un bar a leggere il giornale con la sua pipa e il buon caffè…

    Voglio essere chiaro e non frainteso… non sto criticando le abitudini della gente, ne il loro metodo di lavoro: tuttavia ritengo che un minimo impegno sia necessario… Siamo arrivati al punto che un prodotto anche se offerto gratis, senza impegno, facciamo tutto noi, non lo vogliamo?

    Allora questo è mancanza di tempo, di fiducia nella persona che vende o nello strumento Internet?

    Se è il primo, mi spiace, ma come ho detto, abbiamo proposto di fare tutto noi, non è un scusa valida: pertanto si prega di cambiare scusa; Se è mancanza di fiducia nella persona che vende, siate sinceri: tante volte siamo ´parzialmente´ consapevoli di quello che facciamo e diciamo, e nella peggiore delle ipotesi usciamo dal vostro negozio offesi, ma i vostri soldi rimangono vostri (meglio di così), ma almeno anche noi abbiamo la possibilità di migliorare e offrire un prodotto/servizio sempre migliore a vostra misura; Se invece, come (purtroppo) immagino, è il terzo punto quello che incide, cioè la mancanza di fiducia nello strumento stesso, allora la cosa si complica un pochino: non passa giorno che non senta dire ´è il futuro…´ ma vorrei farvi presente che questo futuro è già arrivato e se non lo prendete velocemente in mano tra un po´ diventa passato.

    Avete la potenzialità di ricevere clienti da tutto il mondo, di essere sempre visibili (naturalmente con il dovuto lavoro)… Internet è come una miniera d´oro: basta scavare ed impegnarsi un po´ per trovarlo…ma a volte, ve lo portano già bello e pronto fin sotto casa ma non ci credete…

    E dopo tutto questo, il dubbio mi rimane… di chi è la colpa?

    Mattia Soragni per sitiwebmarketing

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