News: Archivo » 2007
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Cos’è un blog?
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Blog “para”aziendali: metodo e trasparenza
Forse è giunto il momento di ripensare il ruolo dei blog aziendali, tempo fa in un articolo (di cui ho avuto l’onore della critica del guru Mauro Lupi) sostenevo che esistono delle condizioni per l’apertura di un blog aziendale, in particolare- avere qualcosa da dire
- avere qualcuno che ascoltaSostanzialmente confermo la tesi, anche se da quel giorno sono divenuto un grande fan dei blog aziendali, perchè? Ho iniziato a studiare il fenomeno ed ho compreso che la seconda criticità (qualcuno che ascolta) non è un problema irrisolvibile vista la base di audience di oggi (e soprattutto quella potenziale di domani), resta il fatto di avere qualcosa da dire e qui probabilmente possiamo discutere del ruolo vero di un blog aziendale. Il fatto di catalizzare l’attenzione con prodotti dell’azienda è a mio avviso complicato se il brand bloggato non è un lovemark (cioè ducati, apple, nike e pochi altri), difficile però che il panettiere sotto casa sia un lovemark (anche se non impossibile), che fare dunque? Sicuramente l’idea di blog “para aziendali” potrebbe convincere, si tratta di soluzioni di content management in cui cooperano (fondamentale la sinergia) l’azienda, un content manager e una web agency con l’obiettivo di dare vita ad uno spazio tematico di condivisione, perchè questa soluzione risolve la prima criticità (avere qualcosa da dire)? Semplicemente perchè si parla dell’azienda solo nel 20% dei casi e nel restante 80% si forniscono all’audience informazioni vere e utili, fruibili.
Gli svantaggi di questo approccio sono di certo legati al ritorno per l’azienda (è come se lo spazio di un’affissione fosse utilizzato per l’80% per informare e per il 20% per comunicare), non vedo però una diretta propozionalità in termini di ritorni tra l’urlo comunicante e il guadagno, soprattutto in rete. Forse aveva ragione chi criticava l’effetto moda di qualche mese fa, credo però che su internet più che altrove la sincronia temporale sia necessaria e forse a quel tempo non era tempo e soprattutto un concetto di blog aziendale chiuso (che non considera i concorrenti e non ha il coraggio di parlarne) non è cosi innovativo.. questo nuovo modello potrebbe risolvere alcuni problemi, lo sperimenteremo su un blog “para”aziendale da noi creato e vedremo che succede :-) p.s. il costo di creazione? Molto meno di 1000 euro
Sostenibile?
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Chi s’accontenta.. non paga!
Le grandi innovazioni che vengono dal web e dal peer to peer costringono a ripensare tutti i modelli di business, ne abbiamo parlato spesso soprattutto riferendoci al mercato della musica. Proprio quando sembrava che modelli interessanti come l’abbonamento o lo streaming potessero risollevare il mercato si capisce che non sarà semplice generare quel valore aggiunto necessario a giustificare un prezzo. Prendiamo la musica, è vero che ci sono i puristi che vogliono ascoltare un certo tipo di musica con un certo tipo di supporto, ma ci sono anche quelli che ascoltano musica in auto o in ufficio giusto per non sentire il silenzio o avere qualcosa in sottofondo, ci sono quindi anche utenti non poi cosi pretenziosi.. la rete viene incontro a tali target (a mio avviso tutt’altro che irrisori in termini numerici) con progetti del tutto gratuiti come il sorprendente songza. Un motore di ricerca che mi ha colpito per fruibilità ed usabilità : è infatti possibile ascoltare moltissima musica gratuitamente ed in streaming sul proprio terminale (e se fosse un cellulare? dove metteremmo il lettore mp3) dopo averla ricercata, ciò che è bello è che l’indicizzazione, la ricerca ed il play vengono fatti nella stessa pagina, davvero molto interessante.La situazione è interessante: ogni giorno un nuovo progetto on line prende vita e si sviluppa soddisfando bisogni più o meno latenti a prezzi più o meno elevati o, spesso, gratuitamente. Che fare? Personalmente ritengo sia il caso di ricercare proprio quel valore aggiunto che può dare senso ad un esborso monetario, si è visto che il richiamo etico (gratificare il lavoro dell’artista) per vari motivi non funziona, serve quindi qualcosa di tangibile, il ritorno del vinile di cui abbiamo parlato è una via ma di certo anche una nicchia, le confezioni con vari plus un’altra, il merchandising e l’event marketing una ulteriore possibiltà . La sesazione è legata all’emergere della necessità di una “suite” di soluzioni per resuscitare il morente supporto digitale ove risiede un’opera, c’è però forte incertezza sui modi, voi che dite?
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Gli utenti scriveranno per sempre?
Giulia Boschi, , traccia una interessante panoramica del futuro dei famigerati user generated content, il dubbio (condiviso) è che nel tempo gli utenti comprendano che le aziende stanno sfruttando con scopi di business i contenuti degli utenti oppure semplicemente che molte aziende basano la propria fortuna su mondi creati dal business ma popolati dagli utenti. Le reti di blog, i social network, i wiki.. sono tutte piattaforme che non andrebbero lontano senza gli utenti, va detto però che lo stesso google potrebbe implodere se la gente non cercasse più, anche se è palese che in termini di sforzo richiesto una ricerca non può eguagliare la scrittura di un post.
Ritengo che la riflessione sia interessante e tutt’altro che audace e che anche quello degli UGC possa essere definito mercato, va detto che molti utilizzano un blog dal quale non ricavano profitti diretti per scopi di self marketing (seth godin) o per promuovere altre forme di business (consulenza, aziende etc..). Di certo se nel tempo si avrà uno sbilanciamento tra domanda e offerta (ad oggi a favore dell’offerta) assisteremo a due fenomeni
- contenuti pagati
- specializzazione dei generatori di contenutiUna precisazione va fatta: se è vero che i contenuti sono spesso di grande qualità e pesantemente multimediali è vero anche che il denaro non è l’unico driver che guida la generazione di contenuti, anche l’autostima e la voglia di gridare qualcosa da agli utenti una grande motivazione per scrivere, il tema è quindi complesso ma non va sottovalutato, voi che ne pensate?
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Poste mobile: 2 milioni di clienti entro il 2010?
E’ un obiettivo tutt’altro che difensivo quello dichiarato dai vertici di Poste Italiane per il nuovo prodotto Poste Mobile. Un accordo con Vodafone rende Poste Italiane il primo operatore telefonico postale al mondo. Sarmi e i suoi lanciano la sfida: 2 milioni di clienti come operatore virtuale, una stima che sembrerebbe azzardata se non fosse per l’effettiva gamma di servizi che poste italiane vuole gettare nella mischia, sarà infatti possibile:- trasferire denaro da e verso carte prepagate Postepay
- effettuare la ricarica del proprio cellulare prelevando l´importo dalla Postepay
- verificare il saldo e gli ultimi movimenti del proprio conto BancoPosta o della propria PostepayDall´inizio del 2008 saranno disponibili molti altri servizi, sarà possibile:
- pagare bollettini
- inviare telegrammi
- trasferire denaro
- ricaricare la SIM PosteMobile dal proprio conto BancoPostaSe le offerte sono sostanzialmente in linea con quelle degli altri gestori (possibilità di parlare con un altro numero a basso costo, possibilità di parlare con clienti poste a basso costo etc..) è interessante valutare la politica di cross selling di poste italiane: ci saranno vantaggi per i possessori di conto bancoposta o di postepay e questa interoperabilità sembra essere molto “furba”.
Dice Sarmi (fonte poste.it): La nascita di PosteMobile conferma la capacità del Gruppo Poste Italiane di innovare, valorizzando le proprie piattaforme tecnologiche ed esplorando nuovi mercati. Questo ´ ha aggiunto l´amministratore delegato ´ ci permette di offrire una gamma sempre più ampia di servizi ad alto valore aggiunto e di essere sempre più vicini al cliente con soluzioni assolutamente originali, semplici e sicure. Nel caso dei trasferimenti di denaro tramite telefonino, Poste Italiane è un precursore in campo mondiale. I nostri servizi puntano a trasformare radicalmente l´uso del telefonino. Con PosteMobile il cellulare non sarà più solo strumento di comunicazione in movimento, ma offrirà al cliente la libertà di inviare e ricevere denaro e quindi effettuare operazioni di pagamento o postali senza l´obbligo di recarsi allo sportello, semplificando così la vita di tutti i giorni´.
Un plauso a poste italiane quindi, tanto per aver “battuto sul tempo” operatori che sembrano più flessibili come le banche ma che in realtà nascondono una paurosa inadeguatezza, quanto per la capacità di fare vera innovazione riuscendo a percepire nelle tempistiche adeguate le richieste del mercato.
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Il ritorno del vinile
Rockonomics è il bel blog di Francesco Cancellato, questo post serve a segnalarlo ma anche a parlare di un gradito ritorno: quello del vinile. Nel post Spin the black circle Francesco descrive la malattia del cd e la perfetta salute del vinile, idealmente presente al funerale del successore, autodistruttosi al grido di “digitale!”Ecco la descrizione della vinylmania fatta da Francesco
Le stamperie non riescono a stare dietro agli ordini. Don MacInnis, proprietario della Record Technology, afferma ad esempio che la produzione, nel 2007, sta crescendo al ritmo del 25% e che tale crescita non riguarda solo musica dance per DJ, ma tutti i generi. Anche i negozi, soprattuto quelli online come Amazon, si stanno attrezzando creando apposite sezioni per la nuova ondata di vinylmania. Ed etichette discografiche indipendenti di culto come la Matador si sono rimesse a vendere dischi in vinile con dentro un codice per scaricare dal sito lo stesso album in mp3. Patrick Amory della Matador afferma che questo programma sta avendo un ´successo clamoroso´. E non si dimentichi che i Radiohead - credevate non se ne parlasse, eh? Sbagliavate - oltre al download a offerta libera hanno fatto uscire il discbox da 60 Euro con la versione vinilica di In Rainbows.
Cosa ci dice tutto questo? Probabilmente che il mercato della musica sta cambiando di nuovo, il ritorno del vinile cosa rappresenta? A mio avviso è lo specchio dell’enfasi esperienziale, il vinile è come quei vecchi pub in cui la birra ha un gusto diverso, grande importanza viene oggi data all’oggetto come viatico di una esperienza, anche musicale. La musica è commodity, gli mp3 e le canzoni sono facilmente scaricabili, i Radiohead ridono delle major (continuando a mangiare?) e nuove forme devono salvare la musica, se qualcuno aveva pensato agli abbonamenti, altri pensano che la soluzione stia nel supporto, sarà il vinile a far saltare il banco?
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Generazione touch
In un’economia dai mercati saturi e dal marketing sempre meno fantasioso, spesso emergono dei fenomeni interessanti che vale la pena di sottolineare. Non è una novità , nemmeno per questo blog, il successo di nintendo e della sua nuova linea di console fisse e portatili.Sono stato recentemente attratto da un titolo, “practice english”, che mi ha portato ad una sezione del sito touchgenerations.com dove appare in maniera inequivocabile la vocazione di nintendo verso l’innovazione. Innovazione che è di prodotto, di marketing e di concetto. Di prodotto perchè l’idea di rivoluzionare la gestione del movimento è stata applicata con grande enfasi e si è lavorato a console e titoli appositamente studiati, di marketing e di concetto perchè la comunicazione che ne è seguita (ed il sito indicato) sono assolutamente in linea con questa idea, ed i titoli proposti seguono un taget ben preciso: brain training, english training e affini utilizzano la leva ludica per portare un plus vero in termini di allenamento del cervello e miglioramento di qualche abilità , e testimonial “azzeccati” come Giorgio Panariello e Nicole kidman confermano la linea, personaggi ironici e al tempo stesso molto intelligenti.
Un plauso quindi a Nintendo che sceglie di ripensare il proprio mercato e si vede premiata dai dati di vendita.
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