News: Archivo » Dicembre 2007

  • Cos’è un blog?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 03 Dicembre 2007
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  • Blog “para”aziendali: metodo e trasparenza

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 03 Dicembre 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Forse è giunto il momento di ripensare il ruolo dei blog aziendali, tempo fa in un articolo (di cui ho avuto l’onore della critica del guru Mauro Lupi) sostenevo che esistono delle condizioni per l’apertura di un blog aziendale, in particolare

    - avere qualcosa da dire
    - avere qualcuno che ascolta

    Sostanzialmente confermo la tesi, anche se da quel giorno sono divenuto un grande fan dei blog aziendali, perchè? Ho iniziato a studiare il fenomeno ed ho compreso che la seconda criticità (qualcuno che ascolta) non è un problema irrisolvibile vista la base di audience di oggi (e soprattutto quella potenziale di domani), resta il fatto di avere qualcosa da dire e qui probabilmente possiamo discutere del ruolo vero di un blog aziendale. Il fatto di catalizzare l’attenzione con prodotti dell’azienda è a mio avviso complicato se il brand bloggato non è un lovemark (cioè ducati, apple, nike e pochi altri), difficile però che il panettiere sotto casa sia un lovemark (anche se non impossibile), che fare dunque? Sicuramente l’idea di blog “para aziendali” potrebbe convincere, si tratta di soluzioni di content management in cui cooperano (fondamentale la sinergia) l’azienda, un content manager e una web agency con l’obiettivo di dare vita ad uno spazio tematico di condivisione, perchè questa soluzione risolve la prima criticità (avere qualcosa da dire)? Semplicemente perchè si parla dell’azienda solo nel 20% dei casi e nel restante 80% si forniscono all’audience informazioni vere e utili, fruibili.

    Gli svantaggi di questo approccio sono di certo legati al ritorno per l’azienda (è come se lo spazio di un’affissione fosse utilizzato per l’80% per informare e per il 20% per comunicare), non vedo però una diretta propozionalità in termini di ritorni tra l’urlo comunicante e il guadagno, soprattutto in rete. Forse aveva ragione chi criticava l’effetto moda di qualche mese fa, credo però che su internet più che altrove la sincronia temporale sia necessaria e forse a quel tempo non era tempo e soprattutto un concetto di blog aziendale chiuso (che non considera i concorrenti e non ha il coraggio di parlarne) non è cosi innovativo.. questo nuovo modello potrebbe risolvere alcuni problemi, lo sperimenteremo su un blog “para”aziendale da noi creato e vedremo che succede :-) p.s. il costo di creazione? Molto meno di 1000 euro

    Sostenibile?

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  • Chi s’accontenta.. non paga!

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 01 Dicembre 2007
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    Le grandi innovazioni che vengono dal web e dal peer to peer costringono a ripensare tutti i modelli di business, ne abbiamo parlato spesso soprattutto riferendoci al mercato della musica. Proprio quando sembrava che modelli interessanti come l’abbonamento o lo streaming potessero risollevare il mercato si capisce che non sarà semplice generare quel valore aggiunto necessario a giustificare un prezzo. Prendiamo la musica, è vero che ci sono i puristi che vogliono ascoltare un certo tipo di musica con un certo tipo di supporto, ma ci sono anche quelli che ascoltano musica in auto o in ufficio giusto per non sentire il silenzio o avere qualcosa in sottofondo, ci sono quindi anche utenti non poi cosi pretenziosi.. la rete viene incontro a tali target (a mio avviso tutt’altro che irrisori in termini numerici) con progetti del tutto gratuiti come il sorprendente songza. Un motore di ricerca che mi ha colpito per fruibilità ed usabilità : è infatti possibile ascoltare moltissima musica gratuitamente ed in streaming sul proprio terminale (e se fosse un cellulare? dove metteremmo il lettore mp3) dopo averla ricercata, ciò che è bello è che l’indicizzazione, la ricerca ed il play vengono fatti nella stessa pagina, davvero molto interessante.

    La situazione è interessante: ogni giorno un nuovo progetto on line prende vita e si sviluppa soddisfando bisogni più o meno latenti a prezzi più o meno elevati o, spesso, gratuitamente. Che fare? Personalmente ritengo sia il caso di ricercare proprio quel valore aggiunto che può dare senso ad un esborso monetario, si è visto che il richiamo etico (gratificare il lavoro dell’artista) per vari motivi non funziona, serve quindi qualcosa di tangibile, il ritorno del vinile di cui abbiamo parlato è una via ma di certo anche una nicchia, le confezioni con vari plus un’altra, il merchandising e l’event marketing una ulteriore possibiltà . La sesazione è legata all’emergere della necessità di una “suite” di soluzioni per resuscitare il morente supporto digitale ove risiede un’opera, c’è però forte incertezza sui modi, voi che dite?

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