News: Archivo » Novembre 2007

  • Odio 2.0

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 12 Novembre 2007
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    Web 2.0, condivisione, partecipazione.. in una parola facebook.. il sito in cui tutti condividono tutto e si consocono creando nuovi rapporti mediati dalla rete. Il rovescio della medaglia si chiama hatebook.com, il portale della rabbia. L’idea è quella di sfogare, in pieno stile community, la propra rabbia verso il prossimo, “perchè in gruppo si odia meglio” (repubblica.it)

    Su questo sito c’è chi ha verificato l’odio verso i politici di casa nostra, da www.politicaduepuntozero.it

    Mi sono divertito a verificare se tra i più odiati c´erano dei politici di casa nostra e ho scoperto Prodi (22 haters e un nemico dichiarato) e Berlusconi (5 haters riuniti nell´hate-clan ´I fuckin hate Belusconi´). Assenti - per il momento - Veltroni, Fini, Mastella, Di Pietro, Fassino, D´Alema, Bertinotti e Bossi.

    La blogosfera ha reagito al progetto puntando sull’ironia ma c’è chi si chiede se qualcuno non rischi di prendere troppo sul serio la situazione sfogando rabbia vera.. il recente caso finlandese della strage preceduta dal video su youtube ne è un chiaro segnale.. come dobbiamo comportarci di fronte a queste iniziative?

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  • Il denaro immateriale

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 08 Novembre 2007
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    Abbiamo già parlato del www day tenutosi ad Occhiobello il mese scorso. Mi ha colpito, tra le presentazioni, quella di Massimo Bustreo (docente IULM) a proposito di second life e della lezione di sociologia del denaro che i linden dollars generano. Il denaro virtuale è un bel problema, nel senso che presto oltre ai dubbi in merito a fisco e tassazione (i linden dollars sono tassati dal governo USA e hanno un cambio con il dollaro) ci sarà da chiedersi come gestire le moltitudini di monete immateriali esistenti.

    Se un tempo la creazione di sistemi artificiali era complessa e limitata ad idiomi (esperanto) e credi religiosi, oggi gli universi sintetici sono realtà e chiamano alla riflessione. Non credo che i mondi virtuali come second life siano il nuovo internet, troppo lenti, complessi e irreali per essere già nel futuro.. sono però segnali chiari, la rete si organizza e il denaro è un segno dell’evoluzione di un sistema sociale vissuto dagli avatar e mediato dai cavi di rete. Non siamo abituati al denaro immateriale, personalmente in posta preferisco i buoni cartacei a quelli dematerializzati, perchè il denaro è denaro solo se lo senti in mano, un pò come quei vecchi proprietari terrieri che vanno ad acquistare l’auto in contanti.. ecco perchè non capiamo il denaro immateriale, soprattutto noi italiani che usiamo le carte di credito meno degli altri e da sempre ci portiamo appresso questa ammirazione per la moneta sonante.

    I denari immateriali pervadono la rete, in proposito ecco un bel post di Mauro Lupi, e pongono nuove questioni, principalmente due:
    - internet sta cambiando ed eveolve verso un sistema sociale completo?
    - come sarà il denaro del futuro?

    A voi..

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  • Il territorio e la start-up

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 07 Novembre 2007
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    Il tema delle nuove imprese è sempre scottante, soprattutto per chi l’univeristà la ricorda ancora nitidamente ed ha fatto una tesi sui motori di ricerca, quindi su google, invidiando non poco Larry e Sergej (Page e Brin, fondatori di google) divenuti oramai amici dopo 8 mesi di studio delle loro abitudini e vocazioni, per comprendere cosa e come ha portato alla nascita di un business cosi florido.

    Il mio miglior post di sempre in termini di rumore generato è di certo “google poteva nascere in Italia?”, pubblicato su marketingarena nel lontano febbraio.. ora il bravo Antonio Volpon mi fa pensare, con un ottimo post su fucinaweb, al ruolo delle start-up ed in particolare al concetto di humus territoriale.

    Dal future of web apps di Londra Antonio porta a casa gli appunti di una disputa tra Paul Graham e Ryan Carson, figure vicine al mondo del venture capitalism, i quali dibattono sulla necessità o meno di un territorio ricettivo per dare vita ad una start-up di successo. Graham sostiente che la Silicon Valley è il posto giusto, e fa la differenza, in termini di indotto, competenze, esternalità , accesso ai contatti ed al capitale, in una parola humus. Carson dice che la differenza la fanno invece le idee, non i territori.

    Antonio la pensa cosi:

    Chi ha ragione? Probabilmente, come sempre, tutti e nessuno. Ritengo che far crescere una startup in Silicon Valley porti con sè qualche vantaggio se l´idea è buona, ma soprattutto innovativa. E sono convinto che lavorare in quel contesto permetta di chiarire le proprie idee e di confrontarsi su temi altrimenti solo ipotizzabili. Ma non è detto che una startup debba per forza essere venduta dopo sei mesi a Google, esiste forse qualche possibilità per realizzare idee in altri contesti (cioè luoghi), soprattutto se queste riguardano aspetti più legati all´intrattenimento e alla cultura, piuttosto che l´informatica ´spicciola´, come oggi succede per molte startup.

    Io credo che il concetto da richiamare sia quello dei distretti (la S.Valley è un distretto) e che solo un visionario possa sostenere che la Silicon Valley è un luogo come un altro. Detto questo è anche giusto togliere il paraocchi, se Google e Yahoo sono nate in quella zona è anche grazie al fervore di un periodo che non è più, i libri di “storia della silicon valley” (che dura da 15-30 anni) parlano anche di clamorosi fallimenti. Le start up di altro tipo, culturali, manifatturiere, di servizi, turistiche, enogastronomiche, ma anche informatiche possono di certo nascere e prosperare anche altrove, la realtà è però che i grandi boom sono spesso americani.. i boom globali almeno. In questo caso però è forse una dimensione nazionale più che territoriale ad importare. Personalmente credo che l’idea possa fare la differenza, ma la nuova domanda è la seguente: se un’azienda come (Continua a leggere… )

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  • On line i primi materiali del www day: i blog

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 05 Novembre 2007
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    [slideshare id=146235&doc=blog-www-day-2-1193385410533719-3&w=425]

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  • Il petrolio a 100$ favorirà le nuove tecnologie?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 04 Novembre 2007
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    Lo sostiene il popolare wired, i 100$ richiesti per un barile di petrolio sono una vera e propria manna dal cielo per lo sviluppo di nuove tecnologie basate sulle energie alternative, in particolare biofuel e idrogeno ma anche i combustibili fossili come il metano, considerati un tempo troppo costosi da estrarre e reperire, oggi invece divenuti competitivi sui mercati alla luce dell’ascesa dell’oro nero (e pensare che una volta era la liquirizia..)

    Il problema è semplice, l’OPEC ha sentenziato di non poter aumentare la produzione per venire incontro alla domanda, che in questo caso è maggiore dell’offerta e (legge economica di base) fa crescere il prezzo. I russi, ottimisti, sostengono che il muro dei 100 dollari non sarà sfondato prima di fine anno, ma gli analisti sono certi che il prezzo salirà ancora molto.

    I venture capitalist americani hanno messo 2.5 miliardi di dollari nell’ultimo anno nel great green boom che contraddistingue le energie rinnovabili e di certo il petrolio ed il suo prezzo hanno ulteriormente sostenuto la tendenza. Perchè una notizia del genere su siti web marketing? Primo, perchè l’ambiente è nostro amico. Secondo, non sentite odore di business?

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