News: Archivo » Settembre 2007

  • Un ecosistema di strumenti per un buon marketing on line

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 10 Settembre 2007
    Archiviato in E-business

    Sono in molti a pensare che il marketing on line corrisponda al sito web dell´azienda. Questo è vero solo in parte: l´oggetto merceologico, la comunicazione off line e il contesto competitivo sono variabili da non sottovalutare nella definizione degli strumenti da utilizzare per una presenza web di successo.

    Una delle cose interessanti (cui magari dedicheremo un post di approfondimento) è la diversità di leadership che spesso si riscontra on line e off line, sovente infatti il leader off line non crede nel canale web e in questi spazi si insinuano altri concorrenti o addirittura realtà provenienti da settori diversi. Sul web inoltre hanno molta più importanza le pr e la comunicazione personale, con i contenuti che la fanno da padrone a discapito delle promozioni fine a sè stesse come i banner.

    Che fare dunque? Il presidio della rete nella sua interezza è pressochè impossibile ma potrebbe risultare interessante dare vita ad un ecosistema di strumenti che possano coprire diverse esigenze: sito + blog + negozio ebay + twitter aziendale? E´ solo un esempio, magari un po´ estremo, delle possibilità di espandere il proprio ´ fuoco mediatico´on line.

    Di certo la criticità è legata al tempo, internet spesso fa risparmiare denaro ma costa molto tempo, la creazione di una piattaforma di questo tipo garantisce però la possibilità di andarsi a prendere quel vantaggio competitivo che difficilmente oggi si può conquistare con il solo sito web, dedicando magari risorse alla mattanza del posizionamento sui motori di ricerca.

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  • Hp Blackbird - la lamborghini dei PC

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 07 Settembre 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Chi ha giocato con un pc almeno una volta nella vita non può non conoscere Vodoo. L’azienda canadese leader nei prodotti altissimo di gamma per il gaming è stata di recente acquisita da HP e prepara, dopo aver ampliato la propria struttura e lo staff, un prodotto che punta a rivoluzionare il mondo del gioco su pc: il blackbird 002.

    Un solo problema: servono dai 2500 ai 6000 dollari per godere del raffreddamento a liquisdo asetek e delle due schede video Nvidia8800Ultra, e di molte altre componenti ad hoc per chi al pc chiede di più che un pò di ram..

    E’ interessante notare come il gigante HP abbia deciso di mettere all’opera una “boutique” di costruttori proprio al tempo della massificazione della produzione, per approcciare un mercato che ospita i consumatori tra i più esigenti al mondo, gente che non ha paura di tirare oltre il limite le configurazioni dei propri mostri, lavorando sul modding e sul benchmarking delle prestazioni con abilità da costruttore, persone che mai accetterebbero di far brutta figura nel proprio forum preferito!

    Nicchie dunque, che i net gamers siano più attraenti (in termini di marketing) dei grigi clienti business?

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  • Ipod touch: l’ibrido definitivo

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 06 Settembre 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Steve Jobs non sbaglia un colpo. Non ha deluso la sua presentazione a San Francisco dei nuovi ipod. Oltre ai restyling in metallo delle versioni classiche, a catalizzare l’attenzione è stato il nuovo gioiellino di casa apple: l’ipod touch. Funzionalità ipod e stile iphone ma soprattutto.. wi-fi ed internet! Insomma.. non telefona ma per il resto non manca nulla! Browser safari integrato, ovviamente musica, e possibilità di riprodurre video fanno dell’ipod touch un prodotto decisamente interessante.

    Il prezzo concorrenziale (due versioni da 299 e 399 euro) fa del nuovo nato un “must”. Interessanti novità anche per l’ipod nano che vede il suo schermo allargarsi e le sue dimensioni già esigue rimpicciolire, dando vita ad un prodotto più sottile.
    Anche nel marketing Steve Jobs non ha niente da imparare: è stato infatti annunciato un accordo con Starbucks per la connessione gratuita nei cafè aderenti da parte dei possessori di ipod tuoch. Quello che appare un fattore marginale è in realtà cosa non da poco. Abbiamo visto in diversi frangneti e casi che il co-marketing è spesso leva differenziante e vincente. Bravo Steve quindi, ancora una volta! La domanda è: riuscirà a ripetere il successo dei precedenti? Chi ha un ipod ne comprerà uno nuovo? Come si pone l’ipod di fronte al problema dell’obsolescenza?

    Per l’immagine: appleology.com

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  • Ipod touch: l’ibrido definitivo

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 06 Settembre 2007
    Archiviato in Innovazioni e tecnologia

    Steve Jobs non sbaglia un colpo. Non ha deluso la sua presentazione a San Francisco dei nuovi ipod. Oltre ai restyling in metallo delle versioni classiche, a catalizzare l’attenzione è stato il nuovo gioiellino di casa apple: l’ipod touch. Funzionalità ipod e stile iphone ma soprattutto.. wi-fi ed internet! Insomma.. non telefona ma per il resto non manca nulla! Browser safari integrato, ovviamente musica, e possibilità di riprodurre video fanno dell’ipod touch un prodotto decisamente interessante.

    Il prezzo concorrenziale (due versioni da 299 e 399 euro) fa del nuovo nato un “must”. Interessanti novità anche per l’ipod nano che vede il suo schermo allargarsi e le sue dimensioni già esigue rimpicciolire, dando vita ad un prodotto più sottile.
    Anche nel marketing Steve Jobs non ha niente da imparare: è stato infatti annunciato un accordo con Starbucks per la connessione gratuita nei cafè aderenti da parte dei possessori di ipod tuoch. Quello che appare un fattore marginale è in realtà cosa non da poco. Abbiamo visto in diversi frangneti e casi che il co-marketing è spesso leva differenziante e vincente. Bravo Steve quindi, ancora una volta! La domanda è: riuscirà a ripetere il successo dei precedenti? Chi ha un ipod ne comprerà uno nuovo? Come si pone l’ipod di fronte al problema dell’obsolescenza?

    Per l’immagine: appleology.com

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  • Un abbonamento mensile per salvare la musica

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 05 Settembre 2007
    Archiviato in Marketing non convenzionale

    Con questa copertina l’edizione domenicale del New York Times Magazine si chiede se “tal dei tali” potrà salvare il business della musica. Il tal dei tali in questione è Rick Rubin, fondatore dell’etichetta discografica Def Jam, oggi ai piani alti della Columbia Records e pronto a rivoluzionare il mercato con una struttura innovativa, che comprende anche un “ufficio passaparola” in azienda.

    Il “Word of mouth department” è stato istituito dopo un esperimento chiamato “Big Red” in cui 20 studenti di noti college tra cui Harvard e Miami hanno dato vita a focus group con interessanti risultati:

    a) nessuno ascolta più la radio
    b) la maggior parte dei giovani scarica musica ma non considera questa pratica un furto
    c) gran parte della musica viene scaricata da Itunes negli Ipod

    I giovani si muovono tra facebook (cool, ma ancora per poco) e i blog, considerano myspace “scaduto” e la cosa che più li gratifica e muove i loro comportamenti è il passaparola. Un esperimento della Columbia ha portato a “generare” passaprola in stile 2.0 nei forum e nelle chat utilizzando dei seeder (persone che inseriscono a pagamento commenti o “voci” positive in merito ad un prodotto o argomento, in questo caso alla musica), si tratta però del solito approccio top-down in cui cambiano le forme, ma non la sostanza.
    E’ invece interessante notare come il modello futuro proposto da Rubin sia quello della sottoscrizione: con 19/29/39 euro al mese una immensa libreria musicale sarà disponibile on line in ogni parte del mondo, senza limitazioni. Il modello itunes è infatti limitante secondo l’ideatore di questa strategia visto che applica un pricing paritario per le canzoni “da top 10″ come per quelle meno ascoltate. Dice Rubin che con il suo modello l’industria musicale potrebbe decuplicare il proprio volume d’affari.

    Le certezze in merito sono due:

    - le major devono trovare un nuovo modello di business che tenga in considerazione l’immaterialità del bene che propongono. Non è irrilevante il fatto che moltissime persone scaricano musica senza ritenere tale pratica sbagliata o illegale.

    - il marketing digitale rivoluziona le convinzioni più radicate e lo switch da “tariffazione a consumo” ad “abbonamento” ha fatto alcuni feriti, ma non molti morti. Le compagnie di TLC ad esempio sono ancora tutte li, a giocare tra la lobby e le offerte speciali cercando di mantenere un vantaggio competitivo labile, ma non ancora perso.

    Serve coraggio per innovare, ma è più una certezza che un dubbio il fatto che l’applicazione dei vecchi modelli alle nuove piattaforme rischia di essere un boomerang molto pesante, e se si è visto che il word of mouth è cosi importante, significa che l’utente conta più di qualcosa in questa faccenda.

    immagine: idolator.com

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  • Gpay, un altro caso skebby?

    La notizia è di quelle che fanno fremere i geek: se le voci su un poco verosimile (per ora) google phone si rincorrono, ben più concrete sono le news in merito ad un sistema di pagamento via sms brevettato da google. Non è una novità assoluta, visto che paypal ha proposto un servizio simile, senza successo. Potremmo essere di fronte ad un altro caso skebby proprio per questo motivo: la tecnologia e il servizio esistono già ma solo un mix di momento storico, comunicazione e fortuna portano al successo un prodotto piuttosto che un altro (pre-esistente).

    Quando si analizza il caso google è sempre necessario guardare con lungimiranza dove l’azienda “vuole andare a parare”: sicuramente i servizi per cellulari sono una delle applicazioni che in futuro faranno la differenza, va detto che pur utilizzando terminali molto complessi è opinione comune che un buon vecchio nokia 6630/6680/6060 con l’applicazione gmail installata è ancora oggi uno dei metodi migliori per leggere la posta in mobilità . Se oltre a questo sistema sarà integrato anche il pagamento via sms il terminale sarà solo un mezzo e non un fine della questione. Lo è stato per l’ipod (mezzo per vendere musica) e lo sarà per il gphone, ma quale modello di business? Concordiamo con la tesi di punto informatico che vede la pubblicità come fonte di guadagno per google. Siamo stati tra i primi siti in Italia a parlare di proximity e bluetooth marketing e proprio questo modello potrebbe essere la chiave del successo che, come si sa, in google dipende dal modello “offri servizi all’utente e fai pagare le aziende”.

    Staremo a vedere, interessante valutare come google pratichi in questo modo un altro screzio a ebay (che controlla paypal) dando vita a quella che sembra ormai una guerra fredda, ma qui più che nelle antipatie si scivola a nostro avviso nei megatrend: le aziende allargano sempre più i propri business ed è normale che esistano delle sovrapposizioni competitive tra chi 10 minuti prima lavorava in partnership, è necessario abituarsi al modello co-opetition.

    Credo che il tema della funzione dei terminali sia tutto da sviluppare, ma sarà a breve importante comprendere anche la struttura della diffusione dell’innovazione, sembra che innovare non basti più per arrivare al successo..

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  • Web doping

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 03 Settembre 2007
    Archiviato in Internet e altri media

    Il titolo provocatorio nasconde una preoccupazione più che seria: dove sta andando internet? In molti casi sembra di trovarsi di fronte ad una deriva tecnologica più che ad un contenitore centrato sulla conoscenza e sulla condivisione delle informazioni.

    Il caso più interessante è quello dei blog, ma portali e siti istituzionali non disdegnano, oppure aprono un blog! Una volta inserito un pensiero, una notizia, un´emozione, il gioco non finisce. Anzi inizia, perchè è il momento di condividere, far conoscere, attendere commenti. Prima di subire il fuoco incrociato del ´ lo fate anche voi´è bene ammettere che ci adeguiamo al trend, ma il punto è capire se il trend è quello giusto. Chiamiamo web doping la differenza tra la qualità di un contenuto e la sua visibilità in rete. Teoricamente la qualità è un ottimo indicatore a servizio dell´utente, se è questo l´obiettivo di chi produce contenuti per la rete, spesso però sono le chiavi ´ sesso, politica, gossip´a nutrire l´informazione sul web, che di certo non è spazzatura, ma che ha a volte strutture difficilmente comprensibili.
    Tre esempi di web doping:

    Motori di ricerca: la visibilità è tutto, serve quindi un sito costruito secondo regole precise per ´ entrare in sintonia con il motore di ricerca´e fin qui.. chi può però permettersi di investire su ottimizzazione e posizionamento budget interessanti riesce di certo a migliorare la propria visibilità sul web.

    Social networking: far conoscere le proprie notizie sul web è molto importante e per questo esistono siti ad hoc (che ultimamente spuntano come funghi) che hanno la funzione di catalizzare l´attenzione sulla news. Va detto che un sistema di rating dovrebbe garantire la presenza tra le news più interessanti per quelle di qualità migliore, ma il sospetto che altri fattori influenzino la posizione è più che vivo.

    Accorgimenti sito: dallo scambio link con altri siti alla presenza nei forum, fino alle recensioni… tutti strumenti che migliorano la presenza del sito sui motori di ricerca e provano a far aumentare il famoso pagerank..

    Di certo il web è una delle piattaforme migliori di sempre: libera, sociale e in continua evoluzione. Si ha però in alcuni casi la sensazione di essere schiavi di regole che penalizzano la qualità (un sito in flash è più bello, ma a google non piace, risultato i siti in flash sono quasi spariti). E´ giusto e interessante che chi dedica più tempo al web abbia ´ vetrine´migliori, il rischio da scacciare però è quello che per occupare la vetrina più interessante, si dimentichi a casa la merce da esporre…

    Fonte immagine: rainews24

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