News: Archivo » Settembre 2007

  • L’università prepara i talenti che le aziende richiedono?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 18 Settembre 2007
    Archiviato in Parola alle piccole

    Il dibattito è serrato, soprattutto in questi ultimi tempi, anche se la tematica è da sempre molto calda: l’università e le aziende si parlano? Stando alle reciproche dichiarazioni sembra proprio di no.

    Uno dei problemi principali degli atenei italiani è la forte settorialità : in un contesto competitivo dinamico in cui un responsabile di prodotto deve saper parlare con il marketing, e viceversa, i nostri atenei sfornano professionalità molto elevate ma fortemente specializzate e spesso mancanti di un lessico basilare per inserirsi senza dolori e lunghi (e costosi) periodi di formazione in azienda. Dalla parte del neolaureato e neoassunto sembra giustificata e inevitabile una trafila che comprende stage, tirocinio e apprendistati vari, tutte procedure che andrebbero assorbite dal già lungo percorso scolastico. Non è possibile laurearsi a 23/24 anni (contro i 21/22 degli americani) e dover poi mettere in preventivo 3 anni di ulteriore formazione prima di arrivare “a regime”. E si parla di laureati specialistici con professionalità elevate, quindi di figure per cui esiste una domanda da parte delle aziende, non di quei lavoratori che sono costretti a sopportare un precariato estremo (forse dovuto al fatto che le aziende devono sopportare un precariato fiscale da parte del governo, ma questo è tema che non ci interessa).

    Il punto, oltre ai ritardi nella formazione, è legato però anche alla tipologia di formazione ad oggi proposta dagli atenei italiani: sostanzialmente lo studio dell’economia industriale e del management delle grandi aziende prepara ad un lavoro che può avere sede solo a Milano vista la struttura industriale del nostro paese, con il risultato che le pmi mancano di professionalità perchè non possono permettersele e non risultano attrattive e che le grandi multinazionali si giocano i laureati italiani. Esistono molti studenti che lavorerebbero volentieri senza spostarsi dalla propria residenza e che di certo potrebbero fornire sul territorio competenza e qualità , ciò che manca è una preparazione ad hoc ed un dialogo tra università e impresa in cui le pmi spieghino “ciò di cui necessitano” e le università rispondano con corsi specifici dedicati.

    Chi ci rimette non è tanto il singolo, quanto la collettività e la struttura del nostro paese: le piccole e medie imprese continuano in questo modo ad impiegare personale non professionalizzato o peggio a formare continuamente all’interno figure ibride con costi elevatissimi. Molte piccole aziende non possono permettersi un responsabile marketing, un contabile e un responsabile di prodotto, e l’università non fornisce un percorso professionale che garantisca basi di tutte queste competenze, come fare?

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  • Social networking in azienda: si può?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 17 Settembre 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    Secondo la fantastica wikipedia i social network sono:

    Una rete sociale (spesso si usa il termine inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. Le reti sociali sono spesso usate come base di studi interculturali in sociologia e in antropologia.

    On line, tra moda e rivoluzione, i social network più famosi sono Second Life, MySpace, Facebook e… molti altri! Il successo del social networking è basato su analogie (o pesanti differenze) di profili e processi di matching che ci fanno incontrare o non incontrare persone, conoscere mondi, scoprire talenti.

    Il social network a livello aziendale è molto interessante, le prime piattaforme nate in questo senso sono quelle legate alla profilazione con scopo di connessione tra manager o comunque mobilità e ricerca di personale (penso a linkedin e neurona). All’interno delle aziende il social networking può essere utilizzato come piattaforma di condivisione, si di idee ed esperienze ma anche di potenziali notizie ed operatività legate al lavoro. Sull’inserto odierno di repubblica “affari e finanza” è riportato il caso di Stm, azienda milanese tra le prime ad utilizzare in social networking che ha addirittura spostato alcuni dipendenti dall’Italia all’USA a seguito della nascita di gruppi di lavoro interni e autonomi “mediati” dalle reti sociali. Per scoprire “peso ed importanza” dei vari protagonisti della comunità è in funzione un sistema di mappe che fa comprendere intuitivamente il ruolo e la funzione di ognuno (magari rappresentato tanto più grande quanto maggiori sono i link in entrata al suo profilo).

    Il vero dramma in questo caso è per gli uffici IT: soprattutto nelle pmi questi addetti erano abituati a gestire un sito, un gestionale e un crm. Oggi al sito è affiancato un blog, i cui contenuti vanno diffusi negli aggregatori, le piattaforme di condivisione vanno aggiornate e il nuovo crm open source configurato.. siamo di fronte a grandi vantaggi in termini economici ma di certo il tempo da investire non è poco.. ci sembra però che il gioco valga la candela in questa nuova rivoluzione del web

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  • Social networking in azienda: si può?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 17 Settembre 2007
    Archiviato in Marketing non convenzionale

    Secondo la fantastica wikipedia i social network sono:

    Una rete sociale (spesso si usa il termine inglese social network) consiste di un qualsiasi gruppo di persone connesse tra loro da diversi legami sociali, che vanno dalla conoscenza casuale, ai rapporti di lavoro, ai vincoli familiari. Le reti sociali sono spesso usate come base di studi interculturali in sociologia e in antropologia.

    On line, tra moda e rivoluzione, i social network più famosi sono Second Life, MySpace, Facebook e… molti altri! Il successo del social networking è basato su analogie (o pesanti differenze) di profili e processi di matching che ci fanno incontrare o non incontrare persone, conoscere mondi, scoprire talenti.

    Il social network a livello aziendale è molto interessante, le prime piattaforme nate in questo senso sono quelle legate alla profilazione con scopo di connessione tra manager o comunque mobilità e ricerca di personale (penso a linkedin e neurona). All’interno delle aziende il social networking può essere utilizzato come piattaforma di condivisione, si di idee ed esperienze ma anche di potenziali notizie ed operatività legate al lavoro. Sull’inserto odierno di repubblica “affari e finanza” è riportato il caso di Stm, azienda milanese tra le prime ad utilizzare in social networking che ha addirittura spostato alcuni dipendenti dall’Italia all’USA a seguito della nascita di gruppi di lavoro interni e autonomi “mediati” dalle reti sociali. Per scoprire “peso ed importanza” dei vari protagonisti della comunità è in funzione un sistema di mappe che fa comprendere intuitivamente il ruolo e la funzione di ognuno (magari rappresentato tanto più grande quanto maggiori sono i link in entrata al suo profilo).

    Il vero dramma in questo caso è per gli uffici IT: soprattutto nelle pmi questi addetti erano abituati a gestire un sito, un gestionale e un crm. Oggi al sito è affiancato un blog, i cui contenuti vanno diffusi negli aggregatori, le piattaforme di condivisione vanno aggiornate e il nuovo crm open source configurato.. siamo di fronte a grandi vantaggi in termini economici ma di certo il tempo da investire non è poco.. ci sembra però che il gioco valga la candela in questa nuova rivoluzione del web

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  • 30 milioni di dollari per andare sulla luna: paga google

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 15 Settembre 2007
    Archiviato in Innovazioni e tecnologia

    Da news.com arriva la notizia che google ha deciso di lanciare il Google Lunar X Prize, una corsa robotica alla luna con 30 milioni di dollari in palio. Ecco in breve la mission (dal sito)

    Aziende private di tutto il mondo concorreranno per far atterrare sulla Luna una navicella-robot (rover) finanziata con mezzi privati, in grado di completare i diversi obiettivi della missione, tra cui esplorare la superficie lunare per almeno 500 metri e inviare video, immagini e dati sulla Terra

    La corsa privata allo spazio prevede un primo premio da 20 milioni di dollari e altri premi “minori” per un totale di 10 milioni. Il sito è molto interessante e fornisce informazioni scientifiche di livello, incoraggiando alleanze e spiegando i motivi di interesse per l’esplorazione lunare.
    Per google un grande ritorno di immagine e un’attenzione alla ricerca e all’innovazione sempre più olistica. Dove c’è tecnologia c’è google, verrebbe da dire. E’ sorprendente la quantità di settori in cui la grande azienda è coinvolta e questa propensione alla ricerca (figlia di pura passione o del business?) è di certo uno spunto di riflessione sull’atipicità di google e soprattutto sulla sua flessibilità e “liquidità ” intesa come adattamento a contesti sempre nuovi con politiche di “comunicazione” decisamente atipiche.

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  • Spesa a casa? Ci prova Amazon

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 13 Settembre 2007
    Archiviato in E-commerce

    Quello della spesa fatta on line e consegnata a domicilio è sempre stato un settore complicato.. In passato in Italia ci hanno provato “Pam a casa”, “spesa a casa” e altri con più o meno successo.. all’estero il leader assoluto è Tesco che ha installato un sistema molto interessante che prevede l’acquisto on line ed il picking (ritiro) della spesa già confezionata al negozio sotto casa. Ora via Web 2.0 Cafè scopriamo che anche Amazon entra nel mercato con il servizio amazon fresh che promette consegne di alimentari a casa o in un punto di ritiro.

    Siamo di fronte all’ennesimo tentativo di e-commerce alimentare, Amazon farà meglio degli altri?

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  • Perchè fare pubblicità ?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 11 Settembre 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    A cosa serve la pubblicità ? L’articolo odierno viene dalle richieste di un nostro lettore che ci chiede proprio che senso ha comunicare.

    Non credo esista una risposta univoca, e nemmeno semplice. un tempo la pubblicità si faceva per vendere, e oggi è tutto sommato ancora cosi, solo che la pubblicità si chiama comunicazione e gli obiettivi intermedi, prima della vendita, possono essere di vario tipo. La verità è che sono aumentati esponenzialmente mezzi, obiettivi, prodotti e target audience. Se un tempo si comunicava mediante il giornale con un’immagine e uno slogan e molto spesso con jingle e canzoncine, oggi si comunica in moltissimi modi, forse anche troppi (spero che la foto sia emblematica..).

    Essenzialmente comunque è necessario fare pubblicità per far sapere al mondo che si dispone di un buon prodotto, la migliore pubblicità è di certo quella fatta dai consumatori, il famoso e famigerato passaparola, ma non sempre è cosi facile ottenerlo. In ogni caso esistono metriche di misurazione della pubblicità e delle rese che essa garantisce (di volta in volta).
    3 parole per la pubblicità :

    onestà : è importante essere onesti e sinceri in comunicazione, di magnificare il prodotto “ci sta”, i consumatori sono abituati ed hanno alzato barriere percettive “ad hoc”, ciò che non va fatto sono le promesse assolutamente non attendibili.

    creatività : proprio in virtù del fatto che le aziende che comunicano sono tantissime è necessario differenziarsi studiando messaggi, location e scene creative.

    tragettizzazione: è importante comunicare al segmento di mercato che si ritiente più interessante per il proprio prodotto, a meno di campagne corporate (in cui si comunicano i valori dell’azienda e non un prodotto specifico).

    La comunicazione è importante, anche in caso di crisi (crisis management) o per particolari situazioni (comunicare un evento, lanciare un nuovo prodotto) etc..

    E il web? Un tempo si parlava di siti vetrina, ed ancora oggi molte aziende lavorano con siti statici e poco attraenti.. quando li hanno! Il web è una forma di comunicazione interessante perchè unisce costi contenuti a opportunità di marketing avanzato (misurazione, targetizzazione), è di certo lo strumento di comunicazione ad oggi meno compreso e più conveniente

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  • Perchè fare pubblicità ?

    Giorgio Soffiato

    di Giorgio Soffiato · pubblicato il 11 Settembre 2007
    Archiviato in Realizzazione siti web

    A cosa serve la pubblicità ? L’articolo odierno viene dalle richieste di un nostro lettore che ci chiede proprio che senso ha comunicare.

    Non credo esista una risposta univoca, e nemmeno semplice. un tempo la pubblicità si faceva per vendere, e oggi è tutto sommato ancora cosi, solo che la pubblicità si chiama comunicazione e gli obiettivi intermedi, prima della vendita, possono essere di vario tipo. La verità è che sono aumentati esponenzialmente mezzi, obiettivi, prodotti e target audience. Se un tempo si comunicava mediante il giornale con un’immagine e uno slogan e molto spesso con jingle e canzoncine, oggi si comunica in moltissimi modi, forse anche troppi (spero che la foto sia emblematica..).

    Essenzialmente comunque è necessario fare pubblicità per far sapere al mondo che si dispone di un buon prodotto, la migliore pubblicità è di certo quella fatta dai consumatori, il famoso e famigerato passaparola, ma non sempre è cosi facile ottenerlo. In ogni caso esistono metriche di misurazione della pubblicità e delle rese che essa garantisce (di volta in volta).
    3 parole per la pubblicità :

    onestà : è importante essere onesti e sinceri in comunicazione, di magnificare il prodotto “ci sta”, i consumatori sono abituati ed hanno alzato barriere percettive “ad hoc”, ciò che non va fatto sono le promesse assolutamente non attendibili.

    creatività : proprio in virtù del fatto che le aziende che comunicano sono tantissime è necessario differenziarsi studiando messaggi, location e scene creative.

    tragettizzazione: è importante comunicare al segmento di mercato che si ritiente più interessante per il proprio prodotto, a meno di campagne corporate (in cui si comunicano i valori dell’azienda e non un prodotto specifico).

    La comunicazione è importante, anche in caso di crisi (crisis management) o per particolari situazioni (comunicare un evento, lanciare un nuovo prodotto) etc..

    E il web? Un tempo si parlava di siti vetrina, ed ancora oggi molte aziende lavorano con siti statici e poco attraenti.. quando li hanno! Il web è una forma di comunicazione interessante perchè unisce costi contenuti a opportunità di marketing avanzato (misurazione, targetizzazione), è di certo lo strumento di comunicazione ad oggi meno compreso e più conveniente

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